Raffaele, abbiamo una bambina di 3500 grammi! annunciò gioiosa Giulia al telefono.
Io stavo sotto le finestre dellospedale di Firenze, agitando la mano verso la moglie che teneva in braccio il neonato.
È una femmina. Sono papà! Giulia, ma non ci avevate promesso un maschietto?!
Il silenzio calò nella corrispondenza, poi la voce di Giulia tornò più bassa:
Credo che ci sia stato un errore
Mi voltai e attraversai la piazza dove i papà felici tracciavano con i gessetti messaggi damore sullasfalto, lanciavano palloncini colorati verso il cielo, le auto sfarzose scintillavano sotto il sole e parenti curiosi si accalcavano attorno. Da sempre sognavo un figlio, un erede, il proseguimento della nostra stirpe. Mentre Giulia era incinta, dipingevo nella mente il nostro futuro: noi a calciare un pallone nel cortile, noi a pescare al lago, a scambiare chiacchiere da uomini e a portare alla mamma il pesce più grosso, per poi ritrovarci tutti intorno al tavolo la sera, a raccontarci la giornata, con il mio ragazzo al mio fianco, orgoglio mio.
Giulia impiegò cinque lunghi anni a rimanere incinta; fummo anche dal dottor Alessandro Caruso, uno dei più noti medici delluniversità di Bologna, ma solo dopo quel tempo la notizia arrivò.
Raffaè, davvero?! mi sentii dire alle spalle, e mi girai per vedere Pasquale, il compagno di università.
Da quanto tempo, quanti inverni! Come stai?
Sono venuto a trovare mia madre, è un po debole e ha bisogno di aiuto; suo padre è morto da cinque anni. Tu?
Esco dallospedale, la moglie ha partorito una bambina.
Congratulazioni! E tu perché non sei più allegro? mi sorrise Pasquale.
Sì, lo sono. risposi, ma lui, vedendo il caffè a due passi, mi invitò a entrare.
Allora sei qui per luomo? Tutti noi aspettiamo i ragazzi, gli eredi, è normale. Anchio, qualche anno fa, mi preparavo a diventare padre di un maschio, ma la vita ha avuto altri piani.
E i tuoi? Sono venuti con te? chiese.
Pasquale abbassò lo sguardo e taciò, poi mi guardò con una tristezza che sembrava racchiudere lintero universo.
Sono solo, non ho più famiglia. Raffaè, non è il momento, tu hai la tua gioia.
Che succede? insistetti.
Un incidente non voglio parlarne. Sono solo da un anno, sto pensando di trasferirmi di nuovo dalla madre, trovare lavoro, ristrutturare lappartamento.
Rimasi a chiacchierare per ore, ricordando i tempi delluniversità, gli amici comuni, i progetti per il futuro. Gli diedi il mio numero, dicendogli che poteva chiamarmi in qualsiasi ora.
La mattina seguente, con un enorme mazzo di peonie rosse, preferite di Giulia, e una serie di palloncini multicolori legati alla sedia a rotelle, corsi alle finestre dellospedale.
Giulia! esclamai al suono della sua voce nel ricevitore.
Scusami! Sono così felice per la nostra attesa bambina! A chi somiglia?
A te, Raffaele, sei proprio un riflesso!
Davvero? Ieri mi sentivo
Non è necessario, capisco tutto. la interruppe lei.
Raffaè, è una bambina robusta, calma, mangia e dorme, e nel sonno sorride. Presto ci daranno il certificato, lo vedrai di persona
P.S. Non riusciamo ad avere altri figli; il parto fu difficile e le conseguenze ne influenzarono la salute. Ventanni dopo, la nostra figlia, cresciuta intelligente e bella, è il nostro orgoglio; Pasquale è diventato il suo padrino. Ancora oggi le sono grato per quella chiacchierata, che mi ha aperto gli occhi e, soprattutto, mi ha insegnato a valorizzare e amare tutte le persone che mi stanno accanto.
La vita, infatti, non si misura solo con gli eredi maschili, ma con la capacità di accogliere lamore in ogni sua forma.






