La lezione per una moglie italiana: quando smartphone e pigrizia rischiano di distruggere il matrimonio – La storia di Anfisa, una giovane mamma alle prese con la routine domestica, tra crisi coniugale, cucina disastrata e il rischio di perdere tutto per non aver saputo apprezzare il valore della famiglia.

La lezione per una moglie

Basta, non ne posso più! sbottò Riccardo lanciando il cucchiaio sul tavolo, fissando la moglie con una rabbia che sembrava liquida e densa come il minestrone davanti a lui. Ma si può chiamare cibo, questo brodo di pasta scotta che si incolla alle dita e due polpette mezze crude? Cosa hai fatto tutto il giorno? Non ti staccavi mai dal telefono, eh?

Ma come puoi parlarmi così? Gemette teatralmente Ginevra, nascondendo alla svelta proprio quel telefono sotto il cuscino, come a coprire una colpa invisibile. Io sono stata dietro a Ettore! È impossibile tenerlo a bada! È uguale al padre, guarda, aggiunse, con voce tagliente, mentre lui diventava tutto rosso. È dura per me, capisci? Mi cade tutto dalle mani! La maternità mi ha massacrata

Ettore ha due anni e mezzo, disse Riccardo con voce piatta, trattenendo il dolore di un sogno sporco e illogico. Era ora di mandarlo allasilo, e tu potresti tornare a lavorare. Ti sentiresti meglio!

Dovrei lasciare mio figlio in quel covo di germi? esclamò scandalizzata Ginevra. Vuoi forse che ci trasferiamo in ospedale?

Devi stimolarlo, crescerlo, farlo diventare grande, se non lo sai!

Lo sto crescendo! Ettore per la sua età è avvantaggiato, la pediatra lo ha confermato durante la visita! Ginevra difendeva il proprio mondo fragile. Riccardo parlava di questa cosa da settimane e lei aveva paura, paura che veramente lo mandasse allasilo. Non voleva tornare a lavorare! Ormai era abituata a passare le giornate fluttuando tra le pagine dei social. Abbandonare loblio digitale era fuori discussione.

Un ringraziamento quindi lo devo fare io a chi? Riccardo non resse e batté il pugno sul tavolo. Il piatto rimbalzò come un pensiero molle. Mia madre! È lei che viene e si occupa di Ettore! Tu dormi oppure giochi con il telefono! Non sarebbe meglio se almeno ogni tanto sistemassi la casa o cucinassi qualcosa di commestibile? Perché dovrei lavorare tutto il giorno e poi tornare a casa per mangiare QUESTA roba? Sputò la parola come una ciliegia amara.

Non sono una cuoca! Né una donna delle pulizie! Sono tua moglie! E come tale tu dovresti garantirmi una vita degna!

Eppure, Ginevra credeva davvero in ciò che diceva. Dopo centinaia di talk-show e mille forum di donne sposate, aveva cambiato il senso della parola “moglie”. Se prima pensava con innocenza di dover accudire il marito e gestire la casa perfettamente, ora sapeva che quella era roba da servitù. E lei si stimava abbastanza da non finire tra chi lava e pulisce.

Così, eh? sibilò Riccardo, colmo di rabbia. Io lavoro tutto il giorno per la famiglia, e tu schiacci il divano? Giusto?

Io mi dedicherò alla mia crescita personale, rispose con fierezza Ginevra. Vedrai che perfino i tuoi amici mi useranno a esempio: Che moglie in gamba! Potrò parlare di qualsiasi argomento.

Sicura? Che libro hai letto di recente? Cosa hai imparato di nuovo? Riccardo si alzò come dentro un sogno assurdo, e incombeva sulla moglie come una nuvola scura Perché non rispondi? Ah, giusto, non hai nulla da dire! I social non sono alta cultura; e i tuoi stupidi programmi dove si urlano addosso non ti insegnano niente. Rispondi sul serio: vuoi occuparti della casa e di Ettore, come farebbe una vera moglie, sì o no?

No! Lho già detto, non sono la vostra badante…

Ginevra sollevò una pioggia di lamentele: guadagnava troppo poco, era un dittatore, non cera mai Riccardo ascoltò tutto senza fiatare, poi pronunciò, secco come un ceppo sotto la cenere:

Divorzio.

Cosa? domandò Ginevra, col fiato appena raccolto per una nuova esplosione di accuse.

Sì, divorzio, ripeté Riccardo, freddo, come se fosse fuori da tutto. Troverò una vera donna, capace di essere madre e moglie per mio figlio. Tu con Ettore ci stai solo unora al giorno; il resto è tutto per le nonne. Non sei una madre; non ti meriti il titolo. E nemmeno quello di moglie.

Per un attimo, Ginevra fu presa dallangoscia, poi si scrollò. Sarà mica serio, Riccardo! Di certo non divorzia per davvero. E poi, pensa, come può essere certo che avrà la custodia lui? Lei è la madre! Questo conta tutto.

Riccardo però cambiò. Sparì, diventò trasparente in casa. Ettore e la nonna partirono per qualche settimana al mare, e Ginevra diede il consenso con gioia. Nessuno la disturbava, e i social riempivano le sue giornate come sogni di zucchero filato. Poi, dopo qualche giorno, la nostalgia iniziò a bucare la sua nuvola e telefonò sempre più spesso alla suocera.

Due settimane dopo la lite, arrivò la lettera del tribunale. Riccardo aveva tenuto fede alla sua minaccia. In aula, la realtà si schiuse come una finestra spalancata: sua madre stessa si schierò, decisa, dalla parte di Riccardo.

Sono sicura che Ettore deve restare con il padre, dichiarò la signora, puntando gli occhi severi sulla figlia. Ginevra non ha mai avuto istinto materno: la crescita di Ettore e tutto il lavoro sono sempre stati miei o di Carla, la madre di Riccardo. Riccardo lavora tanto, ma riesce a dedicare tempo al bambino.

Il giudice annuiva con un sorriso ironico alla ragazza tremante. Aveva ragione a sudare. Lei non aveva nulla né casa, né lavoro, né un filo di rapporto con Ettore. Le possibilità dellaffido erano dalla parte del padre.

Vi prego, datemi tempo per riconciliarci! Non separateci, vi supplico! Piangeva disperata Ginevra Riccardo, ti giuro che cambio! Butto via tutte quelle stupidaggini su domestiche e divento la moglie perfetta! Credici, ti prego!

Va bene

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Un mese prima.

Mia figlia ormai non ha più limiti, mi vergogno, sospirava la signora Ninetta davanti al caffè. Riccardo, ti capisco, che te ne fai di una moglie così? Passa le giornate in casa e non mette nemmeno in ordine. E con Ettore non ci gioca Se vuoi divorziare, io non ti giudico. Solo lasciami vedere Ettore, basta questo.

Io Ginevra la amo, con tutti i suoi difetti, Riccardo sospirava guardando le ombre danzare sul palazzo di fronte. Ma questa situazione non va. Le voglio dare ancora una possibilità.

E perché no? Sai che cè? Ho io lidea: chiedi il divorzio. Ginevra non vorrà, e avrete tre mesi per riconciliarvi Questo le farà bene al cervello.

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Ginevra imparò la lezione. La casa tornò a brillare di luce e profumi invitanti, lei diventò gentile e attenta, finalmente vide Ettore. E lui, il piccolo sognatore, era felice, perché amava tanto la sua gracile, disordinata mammina.

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La lezione per una moglie italiana: quando smartphone e pigrizia rischiano di distruggere il matrimonio – La storia di Anfisa, una giovane mamma alle prese con la routine domestica, tra crisi coniugale, cucina disastrata e il rischio di perdere tutto per non aver saputo apprezzare il valore della famiglia.