La mamma che nessuno vuole

MAMMA INUTILE

Tommaso, siediti! Bisogna parlare subito! La moglie si sedette al tavolo, il viso segnato da una decisione irrevocabile.
Il marito si sedette accanto a lei. Isabella si asciugò gli occhi lucidi con un fazzoletto:
Non so proprio cosa fare con la mamma. Cammina a stento, questinverno nella sua casetta non può resistere, sta proprio per crollare.
E cosa proponi?
Te lo dico: non lo so.
Isa, come sempre speri che sia io a risolvere, ma è tua mamma, devi decidere tu.
Tommaso, non possiamo portarla qui. Abbiamo un bilocale e due figli maschi, grandicelli ormai. Dove la mettiamo la mamma? Si sentiva che la figlia aveva già preso una decisione riguardo alla madre, cercava solo di renderla il più indolore possibile per il marito. In città cè una residenza per anziani a pagamento.
Isabella, vuoi mettere tua madre in una casa di riposo?
Non abbiamo altra scelta. Dicono che lì si sta bene.
Ma è, come hai detto, a pagamento, il marito abbozzò un sorriso ironico. E quanto costa?
Cento euro al giorno. Se paghi tutto il mese, fanno duemilaquattrocento. Là curano tutto, e cè assistenza medica. Per noi è una bella somma, ma in qualche modo ci arrangiamo.
Isabella, mi sembra così immeritato. Tua mamma ci portava sempre marmellate, sottaceti, regalini per i nipoti. Lo faceva col cuore, e ora la mettiamo in casa di riposo.
Tommaso, pensi che non mi si spezzi il cuore? Non abbiamo scelta.
Eh! sospirò gravemente il marito. Non ci sono altre soluzioni?
Pensavo di vendere la sua casa. Mamma lha intestata a me. Ma chi la compra ora, inverno alle porte? E poi, chi pagherebbe per una rovina del genere?
Hai parlato con tua madre?
Non ancora. Sabato andremo a ripulire lorto, ne approfitteremo per parlare.
Allorto ci penso io con i ragazzi, il marito scosse la testa. Ma alla casa di riposo, parlane tu senza di me.
Tommaso, ci sta solo fino a primavera, poi vediamo. Se non le piace, troviamo qualcosa daltro.
No, Isabella, sento che se la mettiamo lì, ci rimarrà per sempre. È tutto così crudele.
***
Ormai da una settimana la signora Giuseppina viveva nella casa di riposo. Sapeva che sua figlia non aveva altra scelta. Faticava a camminare, figurarsi a vivere da sola nella casetta, ormai aveva superato i settantanni.
Ma non aveva mai sognato una vecchiaia così. Sperava di passare gli ultimi anni tra le persone care, e invece, da malata, a chi serve più?
Entrò uninfermiera:
Signora Giuseppina, sono venuti i suoi nipoti.
Il volto della nonna si illuminò nel vedere entrare i ragazzi. Già il più piccolo, Luca, la superava di una spanna, e Andrea era ormai una testa sopra.
Ciao, nonna! Come stai qui?
Bene, qui si mangia bene. Le infermiere ci assistono, come al solito si agitò per lospite. Sedetevi, sedetevi lì a tavola!
Restiamo poco. Ti abbiamo portato della roba da mangiare e dei vestiti caldi.
Grazie! e chiese subito. Come va a scuola?
Bene, risposero quasi in coro.
Studiate, ragazzi! Andrea, è il tuo ultimo anno. Hai già deciso cosa farai?
Alluniversità della città.
E mamma e papà? Vi hanno mandato da soli?
Papà è andato a casa tua.
Oddio, che almeno tiri fuori tutte le carote dallorto, fa già freddo, sbuffò la nonna. E pure i cavoli, sono belli grossi ormai.
Adesso lo chiamo!
Luca prese il cellulare e compose il numero:
Papà, la nonna dice di raccogliere le carote e i cavoli.
Va bene, rispose il padre.
Passami! la nonna prese il telefono dalle mani del nipote e diede ordini al genero. Tommaso, le carote, falle seccare qualche giorno prima di metterle in cantina. Poi torni, le sistemi tu. I cavoli tagliali col torsolo; quelli giù in cantina, infilali nella sabbia con il torsolo in basso, le carote grandi a parte, quelle piccole portale a casa!
Sì, sì. Non ti preoccupare!
Tommaso, trova la mia gatta Briciola e dagli da mangiare! Poverina, è rimasta sola.
La trovo.
Tieni! restituì il telefono al nipote.
Nonna, andiamo, va bene? disse il nipote maggiore alzandosi dal tavolo.
Aspettate! la nonna prese il portafoglio. Ecco, mille euro ciascuno. Compratevi qualcosa di bello.
Ma tu
Prendete, qui i soldi non mi servono.
Grazie, nonna!
Uscirono, e Giuseppina si avvicinò alla finestra e rimase a guardarli a lungo andarsene.
***
Tommaso lasciò la sua vecchia Panda davanti alle finestre di casa. Poco dopo si accostò il Fiat del vicino del piano dopo. Notò i sacchi di carote e cavoli nelle mani di Tommaso:
Dalla campagna?
Più o meno, da mia suocera.
Anche noi pensiamo di comprare una casa in campagna, oppure una casetta vicino. I figli ormai sono grandi e via.
Senti, Marco! disse Tommaso pensieroso. Tu hai un appartamento con quattro camere, vero?
Sì, secondo piano.
Che ne pensi di scambiarlo con il mio bilocale, anche lui al secondo. In più, ti cedo la casetta con orto della suocera. È anziana, non riesce più a curare tutto.
Accidenti! il vicino si grattò la testa. Bella idea Devo pensarci.
Parla con tua moglie, venite a trovarci stasera.
Ok, ne parlo.
***
Tommaso si lavò, mangiò, poi si buttò a letto. Isabella si spostò in cucina a preparare la cena, presto sarebbero arrivati i figli, il piccolo dalla palestra e il grande il grande si era già innamorato.
Era ora, diciassette anni! Basta che non combinino guai. Anche il piccolo, non sta mai in casa, sempre in giro
Un colpo alla porta. Si asciugò le mani e corse ad aprire. Erano i vicini dellaltro ingresso:
Isabella, siamo venuti a trovarvi!
Entrate! Vittoria, qualcosa non va?
Ma non ti ha detto nulla tuo marito?
No, Isabella era sorpresa.
I mariti vogliono scambiarsi gli appartamenti.
Ma che dici? esclamò Isabella. Entrate, accomodatevi!
Corse in soggiorno e scosse suo marito ancora addormentato sul divano:
Tommaso, alzati! Ci sono ospiti.
Lui balzò su e andò a lavarsi:
Arrivo!
Intanto lospite ispezionava lappartamento.
Qualcuno mi spiega cosa sta succedendo?
Isabella, i nostri uomini vogliono scambiare il vostro appartamento e la casa di tua madre con la nostra casa grande disse ancora una volta guardandosi intorno. Avete un bellappartamentino.
Rientrò Tommaso e Isabella gli si avvicinò immediatamente:
Cosa hai deciso?
Se ci accordiamo, ci trasferiamo nella loro e portiamo tua mamma da noi.
Isabella rifletté, le si accese un sorriso enigmatico sul volto:
Allora? Beviamo un tè e poi veniamo a vedere casa vostra.
Lascialo stare il tè rise Tommaso. Una cosa così va festeggiata meglio.
***
Quella notte, Tommaso e Isabella non riuscivano a dormire, stavano svegli a parlare di come avrebbero sistemato la nuova, grande casa. Parlava soprattutto lei, finché il marito non si addormentò.
Già dormi? lo punzecchiò di fianco.
Isabella, per ora non dire niente a tua mamma, sennò si agita troppo. Quando tutto sarà pronto, la portiamo.
***
Quella mattina dautunno, grigia di pioggia, Giuseppina guardava le gocce scendere dalla finestra della stanza della casa di riposo. Il suo umore era come il cielo:
Tre settimane qui. Sembra che i figli si siano dimenticati di me. Una mamma inutile. I nipoti sono venuti una volta sola, poi più niente. Mia figlia ha chiamato due volte.
La prima, felice, mi ha detto che la mia casa forse lha venduta, o scambiata, chissà Almeno avranno soldi per pagarmi la retta, duemilaquattrocento al mese non sono pochi. Ma a casa, ormai, non posso più tornare.
La seconda, mi ha detto che hanno troppo da fare, verranno quando possono. È vero, i giovani hanno sempre mille cose. Oggi è sabato, forse vengono. Ma perché non mi sono mai fatta il cellulare? Anche se, a usarlo, non ho mai imparato
Seduta così, persa nei suoi pensieri tristi. Ma dun tratto unauto si fermò al cancello: era la macchina del genero.
Sono venuti, non mi hanno dimenticata! Ma perché Tommaso è da solo? E senza borse Succede qualcosa?
Non toglieva gli occhi dalla porta. E quando questa si aprì, entrò Tommaso, sorridente:
Ciao, mamma!
Ciao, Tommaso! Che succede?
Preparati! con un altro sorriso. Torniamo a casa.
Dove? In visita?
No, per sempre. Porta con te tutte le tue cose!
Parli per enigmi
I nipoti hanno detto: niente anticipazioni, per te sarà una sorpresa.
La nonna, trafelata, sentiva che qualcosa stava cambiando. Proprio allora rientrava la vicina di stanza, ormai una cara amica:
Giusi, dove vai?
Anna, mio genero mi porta via disse felice. Dice: per sempre!
Beata te! I miei ormai mi lasciano qui fino alla fine.
Anna, vedrai che ti portano pure via. Non è facile coi vecchi, per i figli.
***
Guardava Giuseppina dal finestrino: il genero la portava a casa, e pensieri grigi le saliva su:
Perché mi porta via? Hanno solo due stanze, saranno stretti anche loro. Dove mi metteranno? Sarò solo di peso, finirò per disturbare di notte Tornerò di nuovo in casa di riposo, vedrai.
Arrivarono, come sempre Tommaso parcheggiò. Laiutò a scendere, prese le sue cose e, invece che verso il solito portone, la guidò verso laltro ingresso! Giuseppina guardò Tommaso con sorpresa.
Dai, entriamo!
Salirono al secondo piano e si fermarono davanti a una porta. Non appena si aprì, sbucarono i nipoti:
Nonna, entra! Adesso questa è casa nostra! gridò Luca.
Giuseppina entrò. La figlia le corse incontro e labbracciò:
Mamma, da oggi vivi con noi. Vieni che ti faccio vedere la tua stanza.
La camera, piccola ma accogliente: un armadio, un letto nuovo Sembrava impossibile che avrebbe vissuto proprio lì, accanto ai suoi cari.
Allimprovviso, tra le sue gambe si strofinò qualcosa e si mise a fare le fusa:
Briciola! gridò Giuseppina e scoppiò a piangere di gioia.

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