Diario di Marco
Non posso mai dimenticare quel periodo difficile. Quando avevo otto anni, la nostra mamma si ritrovò improvvisamente in strada insieme a noi tre figli. Papà aveva preso tutti i suoi risparmi dalla vendita della casa e poi era sparito, lasciandoci senza un soldo.
Mamma e papà avevano sperato tanto di avere figli. Fino ai suoi trentotto anni, mamma aveva provato di tutto, consultato medici a Firenze, eppure nessuno sapeva spiegare perché non potesse avere bambini. Mia madre aveva quasi perso la speranza e si era rassegnata a una vita senza figli. Papà invece sembrava non darci troppo peso, la consolava sempre con un: Non pensarci troppo, vedrai che andrà tutto bene. Ma la verità, col senno di poi, è che per lui non avere figli non era certo una tragedia.
Eppure mamma non smise mai di pregare il Signore. E, quasi per miracolo, nacqui io. La felicità di mamma era palpabile, sembrava aver ritrovato tutta lenergia del mondo. Papà invece già si irritava facilmente, specialmente quando piangevo di notte. Solo un anno dopo nacquero i miei fratelli gemelli, Filippo e Cosimo. Mamma ringraziava Dio tutti i giorni, si sentiva finalmente la donna più fortunata del mondo: era diventata mamma! Ma papà? I bambini, ormai era chiaro, non gli interessavano. Stava già tramando qualcosa.
Un giorno convinse mamma a vender casa, raccontandole che ne avremmo comprata una più grande e che una parte avremmo potuto pagarla a rate. Lei si fidò. Ma non appena incassò i soldi, papà prese tutto e sparì. Da quel giorno, nessuno ha mai più saputo dove sia.
Così mamma rimase sola, con tre bambini piccoli e senza una casa. Andò a vivere dai miei nonni, i suoi genitori, in un appartamentino a Bologna. In sei in due camere: io, i miei fratelli, mamma, nonna e nonno. Mamma aveva perso ogni fiducia negli uomini, nelle relazioni, ma si rimboccò le maniche. Lavorava tutto il giorno per darci da mangiare e vestire noi tre.
Passarono degli anni. Poi se ne andarono anche i nonni, uno dopo laltro. La casa rimase più vuota, ma da quella tristezza nacque inaspettatamente qualcosa di bello. Una domenica di giugno, andammo al Parco della Montagnola. Mentre giocavamo, un uomo della stessa età di mamma si avvicinò a lei. Cercava di fare conversazione, ma mamma era fredda, sulla difensiva. Tornammo più volte in quel parco, e lui continuava a cercarla. Un giorno, finalmente, mamma accettò di dargli il suo numero. Iniziarono a sentirsi, poi a vedersi, e in poco tempo tra loro nacque una storia seria.
Dopo appena due mesi ci siamo trasferiti tutti insieme in un appartamento più grande, in via Andrea Costa. Lui si chiamava Giovanni. Giovanni è diventato il nostro papà, quello vero, quello che ci ha cresciuto. Nei momenti belli e in quelli brutti, non ci ha mai lasciato soli. Da allora la nostra infanzia è cambiata: per la prima volta eravamo davvero felici.
Oggi siamo adulti, e chiamiamo Giovanni papà. Ho imparato che una donna con figli non è un peso, e che la felicità può sempre tornare, anche dopo la tempesta. Il vero padre non è chi mette al mondo, ma chi resta e ti ama ogni giorno.





