La mia ex moglie… Tutto accadde due anni fa, quando stava per finire la mia trasferta di lavoro …

La mia ex moglie…

Tutto questo accadde ormai molti anni fa. Era passato un po più di due anni. Il mio incarico di lavoro a Firenze stava per concludersi e presto sarei dovuto tornare a casa mia, a Prato. Dopo aver comprato il biglietto dell’autobus, visto che avevo ancora tre ore da trascorrere, decisi di camminare senza meta tra le vecchie strade della città.

Fu proprio lì che incontrai una donna che riconobbi allistante. Era la mia prima moglie, dalla quale mi ero separato dodici anni prima. Celestina non era cambiata quasi per nulla, solo il suo viso mi pareva più pallido e stanco, probabilmente anche lei era stata colta di sorpresa da quellincontro, proprio come me.

Avevo amato Celestina con intensità, in modo quasi doloroso, e fu proprio questa gelosia ossessiva a separarci. Ero geloso perfino di sua madre, bastava che si fermasse un attimo di troppo laddove non me lo aspettassi, che subito il mio cuore cominciava a battere forte e mi pareva di star per morire.

Alla fine Celestina mi aveva lasciato, stanca dei miei interrogatori quotidiani: dovera andata, con chi aveva parlato e perché. Ricordo ancora quando, tornando a casa dal lavoro con un cagnolino che avevo trovato per strada e che volevo regalarle, non trovai nessuno in casa. Sul tavolo cera solo una lettera.

In quella lettera mi scriveva che andava via, anche se ancora mi voleva bene. Le mie continue accuse lavevano ormai sfinita, e aveva deciso che era meglio per entrambi lasciarci. Mi chiedeva perdono e mi supplicava di non cercarla

Ed ora, dopo dodici anni di lontananza, per caso la incontravo di nuovo, proprio in una città dove mi trovavo solo per lavoro. Parlammo a lungo, tanto che quasi dimenticai che rischiavo di perdere lautobus per Prato. Infine le dissi:
Mi dispiace Celestina, ma devo andare, sto per perdere il mio pullman.

Lei allora, con un tono dolce ma deciso, mi chiese:
Paolo, fammi un favore. Lo so che hai fretta, ma te lo chiedo per i bei momenti che abbiamo condiviso insieme. Dobbiamo entrare un momento in un posto qui vicino, è molto importante per me e da sola non me la sento.

Acconsentii, pur avvisandola che avremmo dovuto fare in fretta. Entrammo in un grande edificio antico, e continuammo a camminare lungo corridoi e scale, passando da unala allaltra per quello che mi sembrò non più di un quarto dora. Intorno a noi vedevamo passare uomini, donne, bambini, anziani. Non mi chiesi minimamente cosa ci facessero lì persone di tutte le età: in quel momento tutta la mia attenzione era concentrata su Celestina.

A un certo punto lei entrò in una porta, la richiuse piano dietro di sé e, prima di sparire, mi guardò come per salutarmi per sempre, dicendo sottovoce:
È strano, non sono mai riuscita a stare davvero con te, né a starti davvero lontano.

Rimasi lì, fermo, ad aspettarla. Avrei voluto chiederle cosa intendesse veramente con quella frase. Ma Celestina non tornava più. Allimprovviso mi scossi come da un sogno. Realizzai allistante che stavo perdendo lautobus! Mi guardai intorno: mi trovavo in uno stabile abbandonato, con i muri scrostati, e le finestre erano soltanto grandi buchi. Non cerano neppure più le scale, solo vecchie assi di legno su cui a fatica riuscii a scendere al pianterreno.

Arrivai alla stazione con più di unora di ritardo e dovetti comprare un altro biglietto, spendendo altri euro che pesavano allora sul mio stipendio.

Quando ero allo sportello, qualcuno mi disse sottovoce che il pullman precedente, quello che avevo mancato, si era rovesciato lungo un argine e affondato nellArno. Nessuno si era salvato.

Due settimane dopo, ancora sconvolto, trovai il coraggio di andare a bussare alla porta della madre di Celestina, che avevo rintracciato tramite un conoscente. Matilde Rossi mi accolse con uno sguardo mesto e mi disse che Celestina era morta undici anni fa, appena un anno dopo il nostro divorzio. Stentavo a crederle, convinto che la madre non volesse farmi sapere dove si trovasse per evitare che tornassi a perseguitarla.

Alla mia richiesta di vedere la sua tomba, Matilde, con infinita tristezza, acconsentì. Dopo poco mi trovai davanti a una lapide, sulla quale sorrideva la donna che avevo amato per tutta la vita, e che in un modo inspiegabile, quella sera, mi aveva salvato la vita.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × two =

La mia ex moglie… Tutto accadde due anni fa, quando stava per finire la mia trasferta di lavoro …