La mia lista dei desideri: sogni e ambizioni da realizzare in Italia

Lista dei miei desideri

Caro diario,

Nel piccolo ingresso il caos dei cartoni mi soffoca. Marco, rosso di fatica, spingeva ancora una scatola verso il ripostiglio sopra il pavimento. La polvere si depositava sul suo capo quasi calvo con una spessa coltre grigia.

E allora, perché conservare tutto questo? Non sono altro rifiuti brontolava mentre scendeva per la traballante scala a pioli.

Non sono rifiuti rispose dolcemente ma con decisione Loredana. Era seduta a terra, a smistare una vecchia valigia piena di carte. Sono ricordi.

Ricordi sbuffò Marco. Da questi ricordi mi cade la schiena. Li butti via lo stesso fra un anno. Non cè spazio.

Loredana non rispose. Le sue dita scivolarono sulla copertina logora di un vecchio album di pelle. Lo aprì.

Guarda disse, senza sentire il suo broncio. La prima elementare. Ti ricordi?

Marco si avvicinò con riluttanza. Nella foto ingiallita, al sole, compariva una bambina con due fiocchi bianchi tra i capelli.

Mi ricordo mormorò più dolce. Piangevi perché il grembiule ti graffiava.

E questo continuò è il campo estivo di Montecatini…

Montecatini, annuì Marco, guardando oltre la sua spalla. È lì che hai portato quella conchiglia. Quella che ancora giace da qualche parte in questa stanza.

Riprese a rovistare tra le scatole, ma con meno ardore. Loredana sfogliava pagina dopo pagina. Gioventù, università, il loro matrimonio Marco in un giubbotto improbabilmente ampio, lei in un vestito di pizzo da madre. Giovani, lisci, felici. Sorridevano davanti allobiettivo, ignari di ciò che li attenderebbe tra ventanni: quel piccolo appartamento affollato, il suo continuo brontolio, il suo silenzioso rancore per la romantica rimasta su carta.

Attenta! improvvisamente esclamò Loredana.

Marco urtò una piccola scatola di cartone; il suo contenuto si sparse sul pavimento. Mentre brontolava e rimetteva a posto i libri, Loredana sollevò dal linoleum una scatinata scatola rivestita di velluto. Aprì il coperchio.

Dentro, su un cuscino di cotone, cera la medesima conchiglia di Montecatini, qualche distintivo sbiadito, un ramoscello di mimosa secco e un foglio di quaderno piegato a quattro.

Che cosè? chiese Marco, finita la pulizia.

Loredana srotolò il foglio. Una scrittura infantile, diligente, riportava:

«Lista dei miei desideri.
1. Diventare dottoressa.
2. Sapere suonare la chitarra.
3. Andare a Venezia.
4. Sposarsi per grande amore».

Lo porse al marito senza parole. Lui lo lesse, si addolcì, poi gracchiò:

Non è diventata dottoressa. Non suona la chitarra. Non scappa a Venezia… E per quanto riguarda lamore si bloccò, esitante, e accarezzò la sua schiena dolorante. Non è diventata dottoressa, ma ora la mia schiena è rigida come quella di un vecchio, tutto per questi tuoi archivi.

Loredana gli strappò il foglio dalle mani, lo osservò attentamente, prima il punto quattro, poi il volto stanco del marito, le sue mani che avevano appena trasportato scatole pesanti per fare spazio nel suo armadio.

Sposarsi per grande amore non significa vivere in perenne romanticismo, Marco. Significa che, quando il marito ha la schiena dolorante, la moglie gli fa un massaggio. E lui, in cambio, lava i piatti.

Ripiegò con cura il foglio, lo ripose nella scatola e chiuse il coperchio.

Va bene sospirò. Forse hai ragione. Alcune cose di questo si possono davvero sistemare.

Mise da parte la scatola, nella pila delle cose più preziose, quelle che non verranno mai gettate. Si avvicinò a Marco, lo abbracciò e posò la guancia contro la sua barba ruvida.

Grazie sussurrò. Per tutto.

Marco rimase immobile per un attimo, poi accarezzò goffamente i suoi capelli.

Dai, non fare così esitò. Mi darai comunque un massaggio alla schiena?

Lo ricorderò rispose Loredana, appoggiandosi al suo spalla.

Capiva che Venezia e la chitarra erano rimasti su quel foglio ingiallito, ma qui, nella polverosa e angusta entrata, cera lodore della vita quotidiana. E quella era felicità, quella che non si fotografa né si incolla in un album. Esisteva semplicemente. Ed è stato sufficiente.

Lezione personale: i grandi sogni possono rimanere sogni, ma la vera ricchezza è curare le piccole cose che ci tengono uniti ogni giorno.

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