La mia vera nuora: dalla giovane Emilia alla sofisticata Jeanne – la storia di Roma, tra amori, tradimenti e il valore di una famiglia italiana

Caro diario,

Stasera i pensieri non mi danno tregua, e sento il bisogno di mettere ordine scrivendo. Tutto è iniziato qualche anno fa, quando mio figlio mi comunicò, senza troppi preamboli: Mamma, mi sposo con Matilde. Tra tre mesi saremo genitori. Non posso dire che la notizia mi abbia sorpreso più di tanto, visto che Matilde la conoscevo già una ragazza giovane, troppo giovane. Neppure diciottanni compiuti, e lui che doveva ancora svolgere il servizio militare. Non erano che ragazzini, eppure volevano matrimonio e già si preparavano ad accogliere un figlio.

Cercammo a lungo un abito da sposa che le stesse bene. Alla fine, con la pancia al settimo mese, non era semplice. Il matrimonio fu sobrio ma rumoroso, una vera festa di famiglia napoletana. Dopo le nozze, i ragazzi andarono a vivere dai genitori di Matilde, ma mio figlio veniva a trovarmi ogni settimana. Si chiudeva in camera sua, chiedendo di non essere disturbato. Come madre mi preoccupava.

Chiamai Matilde, cercando di capire:
Va tutto bene tra voi? domandai dolcemente.
Certo, perché? mi rispose calma, unautentica sfinge.
Matilde, sai dove si trova tuo marito adesso?
Signora Carmela, pensi pure alle sue faccende. Tra me e Giulio ci pensiamo noi. Ecco, quella fu la prima di molte risposte sgarbate.
Ritirandomi in buon ordine, chiusi la chiamata con un secco: Scusa se ti ho rubato tempo.
Non sono mai stata una donna litigiosa né invadente, e decisi di lasciarli sbrogliare la loro matassa senza ulteriori intromissioni.

Poco dopo nacque nostra nipotina, Teresa. Il nome non mi entusiasmava, la chiamai affettuosamente Lina. Quando Giulio fu chiamato alla leva, restai a Napoli con Lina e Matilde, mentre lui partì per il Nord Italia. In quei due anni andai spesso a trovare Lina. Ogni volta notavo quanto Matilde diventasse sempre più bella, davvero una meraviglia. Forse troppo. E, con luniversità piena di tentazioni, mi veniva il sospetto che non avrebbe aspettato il ritorno del marito.

Sospetto anche che Matilde non tenesse particolarmente alla suocera io. Quando andavo a prendere Lina per portarla fuori, Matilde sospirava vistosamente, mi consegnava la carrozzina evitando ogni contatto. Sembrava quasi dirmi: Non vedo lora che te ne vai. Anche solo lo sguardo bastava a farmi sentire indesiderata. Non ho mai voluto alimentare il conflitto, così tornavo sempre a casa mia rapidamente, evitando ogni discussione.

Rientrato Giulio dal servizio militare, sembrava andare tutto bene. In famiglia regnava serenità: Lina cresceva bene, Giulio adorava sua moglie, e Matilde, impeccabile padrona di casa, risplendeva. Tutto filava liscio, per quindici anni.

Ma Matilde un giorno cambiò radicalmente. Iniziò ad avere amanti, senza la minima voglia di nascondersi. Sembrava divertirsi a rendere tutto palese. Come si dice da noi: Il tappo non tiene la botte. Giulio sopportò per tre anni, divorato dallamore per lei e dallorgoglio ferito. Lei, invece, lo pungeva e lo derideva senza pietà. Non ho mai trovato il coraggio di farle sermoni morali, lo ammetto, quasi la temevo. Bastava un suo sguardo per farmi gelare.

Provai comunque a parlare con Giulio:
Figlio mio, che succede tra te e Matilde?
Non preoccuparti, mamma, tutto si sistemerà, mi rispondeva lui, troppo dignitoso persino nel dolore.

Notavo il suo senso di colpa, come se si sentisse responsabile degli errori di Matilde. Non potevo farmi i fatti miei, così decisi di parlare a Matilde direttamente.
Posso farti una domanda? chiesi sottovoce.
Signora Carmela, chieda a suo figlio chi è e cosa fa nella ditta. Mia zia, che lavora lì, mi ha raccontato tutto. Suo figlio mi tradisce! Ha iniziato lui! Matilde gridava ormai. Che ci sono andata a fare? Pensai che forse era meglio lasciar perdere.

Poco dopo si separarono. Lina rimase con la madre. Giulio cominciò a frequentare donne di ogni tipo: brune, bionde, castane Non rimaneva mai solo.
Matilde si risposò quasi subito, fu Giulio a dirmelo. Si commosse persino. Per lui Matilde era stata una moglie attenta.
La seconda moglie fu Stefania, piccola, affascinante e decisa. Giulio aveva 35 anni, lei quaranta. Mio figlio sembrava stregato, pronto a tutto. Stefania impose subito condizioni: matrimonio in Comune, casa per sua figlia, benessere assicurato.

Anche Stefania, diversamente da Matilde, voleva diventare subito mia amica, mi chiamava Carmela, mi dava del tu. Troppa confidenza, non mi sentivo mai del tutto a mio agio. Ma detesto discutere, quindi lasciavo correre. I regali che Stefania comprava con i soldi di Giulio stanno appesi nellarmadio, mai indossati. Mi sono sempre sembrati privi di cuore.

La verità è che Stefania è tutta apparenza. Sorrisi finti e parole vuote. Si è trovata un bancomat e avanza continue pretese. Ah, se penso a Matilde! Almeno lei, quando urlava, aveva unanima, mi chiamava sempre per nome completo, amava davvero Giulio.
Stefania non cucina, preferisce spendere euro per piatti pronti in gastronomia. Una volta le dissi:
Ogni tanto potresti preparare una minestra per Giulio.
Carmela, non insegnare alla gatta a miagolare, rispose lei, con la sua solita aria ironica.

Le sue amiche sempre in primo piano. Una corte di donne pronte a sciamare tra terme di lusso, caffè e boutique. Appena qualcosa non le torna, Stefania si mette a piangere, fa sceneggiate, urla che si sente trascurata. Vuole sempre luovo, ma già sgusciato. Come fa Giulio a sopportare tutto questo? Non lo comprendo. Penso che l’incontro tra lui e Stefania sia stata una svista fatale.

A volte penso a Matilde e non posso fare a meno di rimpiangerla. Ricordo i suoi piatti, la sua cucina casereccia: il pesce alla napoletana, i suoi involtini, le torte che erano veri capolavori. Giulio non ha saputo tenersi una donna così. Colpa sua. Per fortuna, Lina viene spesso a trovarmi, mi porta piccoli regali.

Per me, Matilde è e resterà la vera nuora, anche se ormai appartiene al passato. Solo quando perdi qualcosa, comprendi il suo valore. Stefania, al massimo, è una presenza di passaggio. Povero il mio Giulio. Io sono convinta che il cuore di mio figlio batta ancora per Matilde. Ma per lui quella strada è sbarrata, per sempre.

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