Alessia, mi sposo, disse Vittoria con un sorriso imbarazzato, il matrimonio è venerdì prossimo. Vieni? Mi farebbe davvero piacere rivederti.
Stai scherzando? Tu? Perché adesso? sentì Alessia un freddo correre dentro, come se lavesse tradita.
Non si era mai immaginata che quelle parole le sarebbero piaciute così dolorose. Da sempre guardava Vittoria con compassione, dubbiosa che qualcuno potesse mai prenderla per moglie.
Perché allimprovviso? Con Lorenzo ci conosciamo da sei mesi, rispose Vittoria.
E tu lo hai tenuto nascosto? Chi è? Non lho mai visto. Dove lhai messo?
Messo? rise Vittoria. Lavoriamo insieme, ci vediamo in cantiere. Non me lo immaginavo nemmeno, ma lui mi ha proposto e io ho detto di sì!
È anche lui un imbianchino, come te? alzò le sopracciglia Alessia, un po ironica.
Lorenzo sa fare di tutto. È il capo della ditta edile dove lavoro.
Alessia trattenne il respiro. Non sapeva subito cosa rispondere, osservava Vittoria cercando di capire se fosse uno scherzo. Ma la ragazza sembrava serena, lontana da qualsiasi burla.
Le due si erano conosciute alla scuola media e da allora erano amiche. Alessia era sempre stata la più brava: gli studi le venivano facili, era più carina, più snella, vestiva meglio, e i ragazzi giravano intorno a lei. A Vittoria nessuno le rivolgeva sguardi; Alessia la prendeva in simpatia, pensando che la vita fosse ingiusta con la povera amica.
Vittoria non aveva né bel viso né figura di cui vantarsi, andava a scuola con risultati medi e dopo la prima media si è iscritta a un corso di imbianchinostuccatore.
Non esiste una professione più interessante? aveva chiesto Alessia allora. Non potrei cambiare indirizzo?
Perché? Mia madre è imbianchino da tutta la vita, quindi anchio lho fatto.
Passerai tutta la vita in una tuta sporca? Dai, non vuoi un lavoro più pulito, magari in un ufficio tra gente colta? Io voglio studiare design.
Io non capisco il design, ma dipingere e fare lo stucco lho sempre aiutata a fare a casa. Mi piace. So molte cose, e con i miei voti non entro alluniversità.
Alessia non era riuscita a entrare alluniversità, ma non si era arresa. Finì prima un istituto tecnico, poi con i punti conquistò un posto in facoltà di design.
Nonostante le strade di studio si fossero separate, le due amiche si vedevano spesso, mantenendo la loro amicizia. Alessia, molto socievole, invitava Vittoria a uscire in gruppi allegri; così, per il suo aspetto, Vittoria stava bene e riceveva lattenzione dei ragazzi.
Alessia era convinta che, se fosse andata a finire al fianco di un ragazzo bello, ricco e promettente, la sua vita sarebbe decollata. E così arrivò la notizia del matrimonio.
Allora verrai al matrimonio? chiese di nuovo Vittoria.
Certo, non mancherò! rispose Alessia decisa. Conoscerò lo sposo?
Come no.
Alessia sperava che Lorenzo fosse un vecchio calvo e grassoccio, un uomo che si sposava con Vittoria solo per risparmiare sui lavori di finitura dei cottage in costruzione. Sarebbe stato conveniente: tutti i soldi rimanevano in famiglia.
Ma, contro le sue aspettative, Lorenzo si rivelò un giovane barbutto non proprio scultori, ma assai simpatico e allegro. Lo guardava con adorazione, ignaro di chiunque altro intorno.
Al matrimonio Alessia girava intorno a Vittoria cercando di attirare lattenzione dello sposo, ma lui e la sposa sembravano persi luno nellaltro, ignari dei suoi sforzi. Solo la madre dello sposo, la signora Tiziana Federica, li notò.
Che giochi con gli occhi? la spinse verso Tiziana. Guarda, sono solo una donna di campagna, vado a sistemare i capelli in fretta.
Non capisco di cosa parli.
Tu capisci tutto. Non ti avvertirò due volte.
Ma io ho già un fidanzato, non è come il tuo genero. balbettò Alessia, poi mentì, anche noi presto ci sposiamo.
Allora divertiti con lui, sorrise Tiziana, tenendo docchio Alessia tutta la serata.
Alessia non riusciva a calmarsi; il suo orgoglio era ferito. Due giorni prima aveva rotto con lultimo fidanzato, un disoccupato figlio di una operai. Vittoria, al contrario, aveva trovato un ragazzo di classe, ma lui laveva scelta solo perché Alessia non cera. Se Alessia fosse stata lì, la sposa sarebbe stata diversa.
Dopo il matrimonio i giovani si sistemarono nellappartamento di Lorenzo. Alessia divenne una frequentissima ospite di quella casa, mostrando cura per lamica ma, in cuor suo, sperando di suscitare linteresse di Lorenzo.
Lorenzo era spesso via al cantiere; Vittoria soffriva di una forte nausea da gravidanza. Alessia, più sicura di sé, si offrì di preparare il pranzo e di farle da aiuto in cucina.
Prepariamo qualcosa, propose, aprendo la cucina per Vittoria.
Non riesco a guardare il cibo, rispose la futura madre. Ho chiesto a Lorenzo di andare al bar finché questo non passa.
Il bar è caro, ma il cibo fatto in casa è meglio, non ti preoccupare.
Nel momento giusto Vittoria partorì una bambina, Maddalena. Anche lì laiuto di Alessia fu indispensabile. Le due nonne, ancora giovani, venivano a trovare solo nei weekend. Alessia, ancora alluniversità, saltava le lezioni per stare vicino a Lorenzo, desiderando attirare la sua attenzione.
Lorenzo rimaneva indifferente ai suoi tentativi, facendo crescere in lei la determinazione di essere più presente.
Riposati, io porto la bimba a fare una passeggiata, suggerì Alessia a Vittoria, spingendo il passeggino fuori per farle andare allaria fresca.
Vittoria, debole dopo il parto, acconsentì. Alessia sincronizzava le passeggiate con il ritorno di Lorenzo dal lavoro.
Guarda, Maddalena, chi arriva? È il tuo papà, ti riconosce subito.
Lorenzo, naturalmente, si chinava a guardare il bambino.
Non dorme? Ciao, piccola! Ciao, Alessia, dove è Vittoria? chiese.
Probabilmente dorme, il parto è stato difficile per lei. Le cosce sono strette, il fisico è stato un ostacolo, ma la aiuterò, siamo amiche. Andiamo a nutrirla, ho preparato uno stufato saporito.
Nonostante gli sforzi di Alessia, il rapporto con Lorenzo rimaneva platonico; lui adorava sua moglie e a lei era solo cortese. Alessia decise di intensificare la sua presenza, finché un giorno incrociò la madre di Vittoria, la signora Tiziana.
Che fai qui a girovagare? sbottò la donna, entrando in casa dopo il lavoro. Vittoria, perché la tua amica ti gestisce la casa?
Mamma, ma che cosa? Alessia mi aiuta tanto, non potrei farcela da sola.
Lhai assunta come collaboratrice domestica? Non hai pensato a nulla di più intelligente? Vuoi restare senza marito?
Perché mi insultate sempre? esplose Alessia. Voglio solo aiutare.
So cosa vuoi. Hai appena partorito. Ti ho vista al matrimonio leccare il ciuccio di Lorenzo. Vai via finché puoi
La madre scaraventò Alessia fuori dalla porta.
Non essere una sciocca, la rimproverò, non capisci a che punto può arrivare tutto questo? Gli uomini sono deboli, ti lascerà sola come una vedova.
Alessia, ferita, si allontanò, ma alcuni giorni dopo tornò prima del solito, quando tutti erano al lavoro, per impedire a Vittoria di sentirsi sola. Vittoria, appena cullata la bimba, stava stirando in silenzio per non svegliare la piccola.
Avevo paura che non saresti più venuta. Non offendersi per mia madre, è una vera panica, disse Vittoria, sentendosi in colpa per lo scontro.
Alessia si sedette sul divano, incrociando le gambe.
Tua madre dice tutta la verità, strinse gli occhi. Solo tu non lo vedi. O fingi di non vedere.
Noi due amiamo Lorenzo da tempo. Lui ha paura di ammetterlo a te. Ti prende in giro, povera.
Guarda te stessa: tre ciocche di capelli in cinque file, gambe come corna di capra. Che bellezza! Ah, ah! E la mente non ti ha salvata. Imbianchino!
Chi sei per lui? Si è sposato con te solo per pietà, per convenienza, per avere una imbianchina in casa mentre gestisce il suo cantiere.
Dio mio fermati, Alessia, sussurrò Vittoria con le labbra bianche, ti prego, taci.
Ho taciuto a lungo, ma non posso più. Lorenzo e io avremo un bambino, lo amo davvero. Lascia che vada, non farlo soffrire.
Vittoria guardò impotente la porta della camera. Alessia fece lo stesso. Improvvisamente apparve Lorenzo, arrivato per pranzo, aveva intenzione di riposare un attimo e fu testimone di una scena spiacevole. Si avvicinò silenzioso ad Alessia, la abbracciò per la spalla e la condusse fuori. Lei, sorpresa, lo seguì.
Lui attese che lei indossasse le scarpe, aprì la porta e indicò la via.
Non tornare più qui, disse, non passare più da queste parti.
Chiuse la porta e tornò nella stanza dove Vittoria piangeva.
Non credere a nulla, le disse con tono severo, non cè stato nulla tra me e lei, non può essere. Non mi serve, non è il mio gusto.
Non lo credo, singhiozzò Vittoria. Ma perché mi odia così tanto?
È solo invidia, è normale. la sollevò tra le braccia e la portò nella camera da letto, per consolarla, per dimostrare ancora una volta il suo affetto.
Nove mesi dopo nacque Samuele, due gocce dacqua che somigliavano al padre.
Dove sia Alessia, Vittoria non lo sa più e non gli importa. Non serve più a nessuno un aiuto.




