La misteriosa chat segreta del marito Una mattina di caos per Olga e Sergio tra sveglia mancata e la corsa per prepararsi al lavoro e accompagnare il piccolo Vittorio all’asilo: tutto precipita quando, per errore, Olga prende il telefono del marito e scopre per caso una conversazione all’apparenza compromettente con l’amico Mimmo su una ragazza della palestra. Sconvolta, Olga si convince che il marito stia per tradirla proprio nel weekend in cui lei porterà Vittorio dalla nonna. Quando però, tornata a casa, si trova davanti a una situazione inaspettata che coinvolge il migliore amico di Sergio, viene svelato un retroscena surreale e tutto si capovolge, tra colpi di scena, equivoci e la riscoperta dell’amore vero. Un racconto coinvolgente ambientato nella quotidianità di una giovane coppia italiana, tra gelosie, malintesi esilaranti e la forza del legame famigliare.

Diario di Giulia Moretti

Questa mattina è iniziata proprio male per me e Marco. Abbiamo dormito troppo e ci siamo svegliati di soprassalto, col sole già alto. In casa era tutto uno scompiglio: io correvo tra la camera e il bagno stringendo tra i denti la tazza del caffè mentre cercavo di infilare i pantaloni e sistemare lo zainetto dell’asilo di nostro figlio Luca.

Amore! Vai tu a prenderlo oggi, vero? ho urlato dalla camera da letto, cercando disperatamente le sue scarpe tra mille altre scarpe parcheggiate sul tappeto.

Va bene! ha risposto Marco, già con la giacca a metà. Ma dovè il mio portafoglio?

Non ne ho idea! ho ribattuto un po scocciata mentre cercavo di ritrovare il mio cellulare tra le lenzuola disfatte. Alla fine, lho trovato sul comodino e mi sono precipitata da Luca che, beato lui, giocava con le sue macchinine senza curarsi minimamente del caos.

Per arrivare all’asilo abbiamo impiegato cinque minuti o forse meno, nemmeno il tempo di ascoltare una canzone in radio. Mentre mi chinavo per togliere la giacca a Luca, la lampo si è incastrata. Lui ha storto la bocca e si è messo a piagnucolare.

Mamma, non voglio andare allasilo… ha iniziato con la sua vocina, stringendosi le mani a pugno e arricciando la fronte.

Ma dai, Luca, che oggi è una giornata bellissima! Vedrai i tuoi amici, giocherete insieme cercavo di consolarlo anche se la mia voce non riusciva a nascondere la fretta e lansia.

Niente da fare: Luca proprio non voleva lasciarmi la presa. Fortunatamente è arrivata la maestra Martina, mi ha sorriso con dolcezza e gli ha preso la mano.

Giulia, non si preoccupi, oggi lo facciamo ridere noi. Dai Luca, vieni dai tuoi amici, ci stanno già aspettando.

Ho tirato un grande sospiro di sollievo ma subito dopo mi sono sentita travolta da unondata di agitazione. Sono corsa verso luscita pensando solo a quanto fossi in ritardo, guardando ossessivamente lorologio. Ho deciso di chiamare la mia cliente per avvertirla della mia tarda, ma rovistando nella borsa mi sono accorta subito che avevo preso il telefono di Marco invece del mio maledette le cover abbinate, maledetti i codici uguali!

Perfetto ho esclamato ad alta voce, già nervosa per il tempo che volava via. Avrei dovuto chiamare Marco per chiedergli di inviarmi il contatto ma, mentre ci pensavo, il telefono ha vibrato. Sullo schermo è apparso un messaggio.

Luca: «Allora, quella della palestra? Sei riuscito a beccare il numero?»

Mi sono fermata. Lho letto e riletto, incredula. Poi, alla fine, ho aperto la chat e sono andata avanti a leggere le conversazioni.

Luca: «Allora, ce lhai fatta a conquistarla?»
Marco: «Sì, mi ha dato il numero. Abbiamo fissato per questo weekend. Da me».

Quelle frasi mi hanno fatto ghiacciare il sangue. Questo fine settimana… io avrei dovuto portare Luca da mia madre e fermarmi da lei per la notte.

Oddio ho sussurrato mentre sentivo il cuore contrarsi dal dolore. Maledette quelle cover abbinate…

Da quel momento ogni attimo accanto a Marco è diventato quasi insostenibile. Ogni giorno, ogni suo sguardo entrava in collisione con i miei pensieri. Tre giorni ancora al fine settimana, e io frugavo dentro me stessa cercando di capire come comportarmi, tormentata dal dubbio che forse avevo frainteso tutto. Ma poi quelle parole ricomparivano, come un martello: «Questo weekend. Da me».

Marco era assolutamente normale. Sempre premuroso, gentile, pronto ad aiutarmi. La sera mi chiedeva come fosse andata la giornata, cucinava con me, metteva a letto Luca. Io lo osservavo in cerca di qualsiasi segnale, ma non traspariva niente: nessun senso di colpa, nessuna esitazione. Questo mi inquietava ancora di più.

Arrivata a mercoledì sera, mentre guardavamo un film insieme e Marco mi stringeva dolcemente sulle spalle, ho dovuto trattenere le lacrime. Il suo abbraccio, una volta rifugio, ora mi faceva sentire esposta, indifesa come se il mio mondo fosse sullorlo del crollo. Tutto mi sembrava falso.

Il venerdì sera, dopo aver messo a letto Luca, me ne stavo contempliativa davanti al lavello con una mano lenta che correva sullacqua. Marco si è avvicinato, mi ha cinto la vita con un abbraccio e mi ha detto piano:

Sei un po pensierosa oggi. Va tutto bene?

Sono rimasta lì, rigida, sentendo un brivido salirmi lungo la schiena.

Sì, solo un po stanca ho risposto, forzando un sorriso.

Ci credo mormorò lui, baciandomi sulla testa.

Quella notte, quando Marco già dormiva, sono scivolata in punta di piedi in bagno, ho chiuso la porta a chiave e sono rimasta a guardare lacqua scorrere nella vasca. Tutto il dolore è esploso.

Ma perché? ripetevo tra i singhiozzi Perché?

Continuavo a farmi sempre la stessa domanda. Ma nessuna risposta. La testa era un turbinio di emozioni: paura, rabbia, incredulità. Cosa devo fare? Parlargliene, andarmene, fare finta di niente? Il cuore urlava di dolore, ma sapevo che avrei dovuto indossare di nuovo la maschera la mattina dopo.

Sabato mattina, portando Luca da mia mamma, sentivo ogni passo così pesante. Mamma si è accorta subito che qualcosa non andava.

Giulia, va tutto bene? mi ha chiesto occhi negli occhi.

Le ho sorriso in modo forzato, come per coprire il panico che avevo dentro.

Certo, mamma. Solo di fretta Voglio fare una sorpresa a Marco, ho mentito, dando un bacio veloce a Luca e infilandomi subito in macchina.

Il viaggio verso casa è stato un continuo scorrere di pensieri: «E se fosse solo un amico? O magari lei nemmeno si presenterà? O forse sto solo fraintendendo tutto?»

Avrei voluto cogliere Marco in flagrante e insieme sperare che fosse tutto un terribile errore. Mi sarebbe piaciuto chiudere gli occhi e dimenticare tutto, continuare a vivere come prima.

Una volta arrivata sotto casa, ho spento il motore ma sono rimasta al volante, come se il tempo si potesse fermare proprio lì. Mi sono tornate in mente tutte le immagini felici della nostra famiglia: Marco che ride con me in cucina, noi insieme a spasso con Luca nel parco, le nostre serate sul divano a guardare film. Era difficile credere che tutto questo potesse crollare da un momento allaltro. Ogni secondo in macchina era un sottilissimo prolungare della quiete prima del possibile disastro.

Poi, con mano tremante, sono salita su per le scale, mi sono fermata davanti alla porta e solo dopo vari sospiri ho infilato la chiave nella serratura. Dentro casa cera buio solo un po di luce in cucina. Ho sentito delle voci soffuse, qualche risata e sussurri. Mi si è gelato il sangue.

«È successo» ho pensato. «Sta succedendo davvero.»

Ho fatto un passo dopo laltro nel corridoio, ogni cellula del mio corpo che urlava di tornare indietro. Più avanzavo, più tutto mi sembrava irreale. Il cuore mi martellava fortissimo.

Marco? ho sussurrato, la mia voce quasi irriconoscibile.

Poi, più forte:

Marco!

Entrando in cucina, ho visto due persone: un uomo e una donna. Luomo non era Marco. Era Riccardo, il miglior amico di Marco. Sono rimasta pietrificata, mentre Riccardo si voltava di scatto, visibilmente imbarazzato.

Giulia! Non è come pensi Davvero Giulia, ma lo sai come abito? Non potevo certo portarla da mia mamma iniziò a scusarsi, nervoso.

Non riuscivo a sentirlo davvero. Ero lì, guardandoli come se si fossero spenti i suoni attorno; una parte di me piangeva, unaltra accennava un sorriso. Forse di liberazione.

Ho capito, Riccardo ho sussurrato, sopraffatta dalle emozioni. Vado via.

Mi sono girata e sono uscita allaria fresca, ancora stordita e incerta. Ho tirato fuori il telefono e con le mani che mi tremavano ho chiamato Marco.

Pronto ha risposto, ma non riuscivo a mettere insieme le parole. Tra le lacrime e un inspiegabile sorriso nervoso, ho detto solo:

Ti amo Ti amo così tanto

Mischiando pianto e risate strozzate, provavo a trovare un senso a quello che mi usciva di bocca. Tutta la tensione, i dubbi, le paure erano deflagrate. Ho aggiunto solo:

Sono stata a casa Cera Riccardo

Capisco Giulia, scusami se puoi. Non essere arrabbiata, per favore. Sono in ufficio, ora. Vieni da me? Dai, non essere arrabbiata Vieni?

Sto arrivando

Mi sono fiondata in macchina con solo una cosa in testa: raggiungere Marco e stringerlo forte.

Ci siamo trovati seduti sul pavimento della sala riunioni dellazienda, con una bottiglia di Chianti tra noi. Io, con la testa posata sulla spalla di lui, strizzavo il bicchiere tra le mani, ancora frastornata.

Scusami, non volevo spiare il tuo telefono. Non mi sono mai permessa mormoravo.

Giulia, sono io che ti devo chiedere scusa. Non avresti dovuto ritrovarti coinvolta in una storia così. Avrei dovuto dirtelo subito.

Perché ti ha chiesto di aiutarlo?

Perché è il mio migliore amico. Perché il giorno prima ha fatto una figuraccia davanti a quella ragazza.

Che è successo?

Lha urtata senza volerlo e le ha rovesciato una lattina di Red Bull addosso Ha distrutto il suo tailleur bianco, è diventata tutta blu! E dopo, come al solito, si è comportato da ragazzino: Non ce la faccio! Ho paura! Marco, aiutami tu!.

Marco ha imitato la voce di Riccardo e io non ho potuto trattenere una risata.

È come un fratello per me Mi fa una tale tenerezza! Allora mi sono preso il numero, lho fatto sembrare un eroe e ci ho messo un po di ironia. E il risultato eccolo qua.

Ma perché lha portata da casa nostra? Poteva benissimo andare in un albergo.

Giulia, ricordati perché vive ancora con sua madre

Per non spendere un euro daffitto E perché mamma gli prepara le polpette e gli stira le camicie

Esatto Marco mi ha guardato con aria significativa.

Ma che tirchio! sono scoppiata a ridere.

Siamo amici da più di ventanni Forse sono lunico davanti al quale si senta libero di essere davvero se stesso

Eh già Sei proprio un vero amico, Marco! Complimenti!

Poi mi sono fermata di colpo:

Aspetta, Riccardo e la ragazza sono ancora lì? Non possiamo mica dormire in ufficio A casa non mi va di tornare subito. Che si arrangino!

Marco mi ha baciato e ha sorriso.

Io non sono tirchio come lui. Anzi, oggi ci meritiamo una serata romantica.

Davvero?! Andiamo in hotel?

Lui ha annuito e poi, ridendo, mi ha sollevata sulle spalle. Ho iniziato a ridere, cercando di liberarmi, ma mi teneva forte.

Ti porto dove vuoi, questa volta al sicuro!

Non potevo credere che solo poche ore prima pensavo che il nostro matrimonio fosse finito.

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