La moglie e il suocero Quando Martina acconsente con riluttanza a conoscere i genitori di Andrea, s…

Moglie e Padre

Allora, ti racconto questa storia che sembra uscita da una di quelle serie italiane che non puoi smettere di guardare. Tutto inizia con Martina. Di facciata, Martina voleva davvero conoscere i genitori di Dario, ma a dirla tutta non le fregava niente. Perché mai avrebbe dovuto interessarle? Non erano mica loro che avrebbe dovuto sopportare per una vita intera. E poi il padre di Dario, il famoso Sergio Ricci, con la sua aria da uomo daffari romano e, secondo la voce popolare, con tanto denaroda lui non sarebbe venuta fuori altro che sospetti e problemi.

Comunque, ormai sera decisa: doveva recitare la sua parte fino in fondo, ormai che aveva accettato la proposta.

Martina si era vestita bene ma senza esagerare, stile semplice, quelleleganza sobria che ti fa sembrare solo una brava ragazza italiana, ecco.

Sai bene che il primo incontro con i genitori del tuo fidanzato è sempre una cosa piena di imprevisti, e se poi loro sono pure furbi… beh, serve stomaco.

Dario, poverino, pensava che Martina fosse in ansia:

Dai, non ti preoccupare, Marty, tranquilla. Mio padre sembra un orso, ma si lascia convincere. Nessuno ti mangerà viva. Vedrai che ti piaceranno, anzi, si innamoreranno di te! Papà è un po particolare, ma mamma è quella che mette in festa qualsiasi stanza, cercava di rassicurarla mentre erano davanti al portone di casa sua, a Marino.

Martina gli sorrise, si scostò una ciocca di capelli dalla spalla. Ok, quindi papà il musone e mamma la simpaticona. Bel mix, pensò tra sé e sé.

La casa? Niente di particolare, laveva vista già una decina di volte in case di amici che stavano pure meglio.

Appena dentro, vennero accolti subito.

Martina non era agitata. Boh, che doveva temere? Gente come unaltra. Anna Ferretti, la mamma, una tipica signora romana, casalinga da sempre, qualche viaggetto qua e là con le amiche, racconti sentiti mille voltenulla di nuovo. Il padre di Dario, Sergio Ricciper lui pochi sorrisi, parola quasi mai, ma almeno non era uno di quelli che ti mangia viva. Però sto nome, Sergio Ricci a lei, Martina, non suonava nuovo.

Appena entrarono, Martina si congelò sulla soglia. Ecco. Fine dei giochi. La suocera niente, ma il futuro suocero lo aveva riconosciuto in un secondo. Loro si erano già visti. Tre anni prima. Non tanto spesso eh, ma abbastanza da ricordarselo bene. Un po in albergo, un po in bar, qualche ristorante. Ovviamente nessunoné la moglie di Sergio, né suo figlio Darioaveva mai saputo niente.

Ora siamo fritti.

Anche Sergio Ricci a quanto pare la riconobbe. Gli si oscurò lo sguardo, difficile dire cosa pensasse. Forse stupore, forse fastidio, forse peggio. Però non disse nulla.

Dario, ignaro di tutto, la presentò tutto fiero:

Mamma, papà, vi presento Martina. La mia fidanzata. Avrei voluto portarvela prima, ma lei è tanto timida.

Oddio…

Ricci alzò una mano, stringendole la sua con forza.

Piacere, Martina disse, e cera in quella voce una sfumatura che solo lei colse. Che fosse rabbia? Oppure un avvertimento?

Martina si chiese che bluff avrebbe tirato fuori lui, convinta che da un momento allaltro Sergio avrebbe tirato fuori tutto quello che sapeva su di lei.

Il piacere è mio, signor Ricci rispose, sforzandosi di sembrare naturale, mentre dentro ladrenalina schizzava a mille. Adesso mi sputtana Sicuro

E invece niente. Ricci riuscì anche a far finta di sorridere, le spostò la sedia a tavola.

Forse vuole solo aspettare il momento giusto per svergognarmi davanti a tutti

Ma passò la cena e non successe nulla, nessuna scena. Allora a Martina fu chiaro: lui non poteva parlare, perché così avrebbe sputtanato anche sé stesso con la moglie.

Appena si rilassò un attimo, la serata diventò quasi piacevole. Anna raccontava aneddoti buffi di quando Dario era piccolo, Ricci ogni tanto faceva domande su che lavoro facesse Martinae ci credi, lui sapeva già tutto, ma la lasciava parlare. Ogni tanto zero ironia, a volte una battuta velenosa, che solo loro due capivano.

Tipo quando la guardò e disse:

Sa, Martina, lei mi ricorda tanto una mia vecchia collega. Molto brillante, sa capire le persone e si fa sempre prendere in simpatia. Con chiunque.

Martina non si fece trovare impreparata:

Eh, ognuno ha i suoi talenti, signor Ricci.

Dario, come fanno sempre i fidanzati innamorati, aveva solo occhi per lei, completamente cieco a tutto il resto. E lei pensò che, poverino, quella sì che era la cosa più dolce e, allo stesso tempo, la più triste.

Più tardi, quando il discorso cadde sui viaggi, Ricci la stuzzicò guardandola negli occhi:

Io preferisco posti tranquilli, isolati. Dove posso leggere in pace. E lei, Marti, in che posti preferisce andare?

Beccata.

A me piace quando cè tanta gente intorno, che si fa festa, che si ride rispose Martina decisa anche se, ammetto, a volte troppi orecchi sono pericolosi.

Colpo di coda. Anna Ferretti, per un attimo breve, la squadrò con aria dubbiosa, ma poi scrollò le spalle.

Ricci lo sapeva beneMartina non era certo tipo da silenzi, e sapeva pure il perché.

A fine serata, quando tutti si prepararono per andare a dormire, Ricci strinse il figlio in un abbraccio:

Tienitela stretta, Dario. Lei è speciale.

Detto così sembrava un complimento, ma era chiaramente anche una frecciatina. Solo Martina capì davvero.

Per un istante, le sembrò che nella stanza la temperatura calasse di botto. Speciale. Laveva chiamata proprio così.

***

Quella notte, Martina non riusciva a dormire. I pensieri le ronzavano in testa. Come si fa, adesso? Come si va avanti dopo una cosa del genere? Era convinta che nemmeno Ricci stesse dormendo. Luiper lo shock, leiper lansia del prossimo confronto.

Si alzò piano, si sistemò la felpa sopra la maglietta e i pantaloncini che usava sempre in casa, e andò giù in cucina. Scese le scale con una certa finta flemmanon troppo piano, in modo che, se cera qualcuno sveglio, la sentisse. E infatti, appena arrivata in veranda, chi vede? Ricci.

Non dovette aspettare molto.

Non riesci a dormire? sussurrò lui da dietro.

No, stanotte proprio niente sonno rispose lei.

La brezza fresca portava il suo profumo da uomo elegante, inconfondibile.

Lui la fissava.

Cosa vuoi da mio figlio, Martina? tornò secco, senza più falsi sorrisi Io so bene di cosa sei capace, so quanti Sergio hai incontrato nella vita. E che ti sono sempre interessati solo i soldi. Non lo hai mai nascosto troppo, alla fine. E allora, perché Dario?

Visto che ormai aveva buttato lamo, Martina decise di stare al gioco, ma senza fare la tenera.

Ma lo amo, signor Ricci rispose, con una vocina tagliente Non posso?

Lui non ci credeva.

Amore? Tu? Dai, non diciamoci bugie. Io so chi sei, Martina. E racconterò tutto a Dario. Racconterò chi sei davvero, quello che facevi. Vedremo se poi vorrà ancora sposarti.

Martina si avvicinò, quasi faccia a faccia.

Faccia pure, signor Ricci disse spingendo bene tutte le parole, però allora anche sua moglie saprà tutto sul nostro piccolo segreto.

Questo…

Non è un ricatto. È parità. Vuoi parlare delle nostre vecchie confidenze? Allora toccherà raccontare tutto, e giuro, non mi terrò nulla. Chiediamoci: sua moglie cosa penserà della sua fedeltà?

Quando anni prima, dopo una serata pesante, lui si era pentito con Martina di tradire una moglie così corretta Anna non gli avrebbe mai perdonato uno sgarro così. Per lui, rischiare proprio tutto: matrimonio, soldi, famiglia. E anche Dario non lo avrebbe capito mai.

E Ricci non era tipo da rischiare. Sapeva che Martina non bluffava.

Va bene si arrese Non dico niente. E tu pure, silenzio. Dimentichiamo.

Ed è per questo che Martina non era preoccupata. In fondo, lui aveva più da perdere.

Come vuole, signor Ricci.

Lindomani, se ne andarono. Con gli occhi di Ricci pieni di odio rivolti verso Martina, mentre lei salutava Annache ormai la chiamava «figlia». Ricci quasi diventò paonazzo.

Non poteva dire a Dario chi era davvero Martina, temeva troppo di rovinarsi con la moglie. E se Anna lo lasciava, lei si prendeva mezza casa, i risparmi E Dario non glielo avrebbe mai perdonato.

Poi, qualche settimana dopo, Dario e Martina passarono due settimane a casa dei suoi. Vacanza piena.

Ricci, ovviamente, cercava di sfuggirle, inventandosi mille impegni per stare fuori tutto il giorno. Però, un giorno che rimase solo in casa, la curiosità fu più forte. Si mise a cercare tra le cose di Martina, per vedere se trovava qualche indizio o qualcosa da usare.

Frugava nella borsa: rossetti, agenda, blocchetto degli appunti. Poi lo vide: un test di gravidanza. Due linee rosa evidenti.

Pensavo che la tragedia sarebbe stata che mio figlio sposasse una come No, questa sì che è una tragedia mormorò, rimettendo giù il test, ma Martina lo pescò sulle mani.

Eh, proprio elegante rovistare nelle borse altrui, complimenti lo beccò, ironica, ma non sembrava troppo scossa.

Ricci neanche provò a negare.

Sei incinta di Dario?

Martina prese la borsa dalle sue mani, lo guardò dritto:

Mi sa che ha rovinato la sorpresa, signor Ricci.

Lui impazzì. Adesso, Martina non avrebbe mai mollato suo figlio. E se avesse raccontato la verità, allora sarebbe saltato tutto, per tutti. Quindi, zitto e mosca. Più difficile starsene zitti di così

***

Nove mesi, e poi altri sei.

Dario e Martina erano diventati genitori di una bambina, Alice.

Ricci, invece, nemmeno voleva vederla quella nipotina. Non la sentiva sua. Aveva quasi paura della nuora, del suo passato. E del fatto che a Dario, Martina importava ben poco.

E di nuovo.

Anna si preparava per andare a trovarli.

Sergio, vieni con me?

No, mè tornato il mal di testa.

Ancora? Qui se non stai attento fa peggio.

Ma no dai, solo stanchezza. Vai tu, vai.

Sergio Ricci si inventava sempre una scusa: mal di testa, male ai piedi, febbre misteriosa. Perfino qualche medicina per rendere la sua scusa più credibile! Non la sopportava, Martina. Ma non poteva raccontare nulla a nessuno.

La serata fu una noia incredibile per lui, tra sensi di colpa e frustrazione.

Si mise al letto, lesse due pagine, ma niente, la mente era altrove.

Quando ormai si era fatto molto tardi e Anna non tornava, Ricci iniziò a preoccuparsi. Erano le undici e tutto taceva, nessuna risposta al telefono. Allora chiamò Dario.

Dà, tutto bene? Anna è già andata via? Non è ancora a casa.

Papà, proprio tu non sei quello con cui ho voglia di parlare ora.

E giù, attaccò.

Ricci era già pronto a saltare in auto per andare lui a controllare, quando davanti a casa si fermò proprio Martina con la sua Panda. Appena la vide, stava per sentirsi male.

Che ci fai qui? Parla! Che succede?

Martina sembrava la calma fatta a persona. Si prese un bicchiere di vino, se lo bevve tutto dun fiato, poi si sedette.

È andato tutto in malora.

Come sarebbe a dire?

Dario ha trovato sul sito di un locale una vecchia foto di quattro anni fa. Ricordi quella festa all«Oasi»? Il fotografo ha caricato tutto online! Dario ci ha riconosciuti, ora va fuori di testa. Anna vuole lasciarti. E io bene, credo che pure io e Dario sia finita, come avresti sempre voluto.

Ricci la fissò. Gli sfilavano nella testa tutte le immagini di quella sera, quella maledetta festa. Aveva pure chiesto che non facessero foto Ma chi lavrebbe mai detto che la verità veniva fuori così!

Si sedette pure lui, di botto.

E tu, che ci fai qui?

Avevo bisogno di scappare un attimo rise Martina A casa, adesso, cè il finimondo. Alice sta con la tata. Un bicchiere?

Le porse il vino buono di casa sua.

Seduti lì, in veranda, a bere. Solo il frinire delle cicale, sembrava lunica cosa che li unisse.

È tutta colpa tua sbottò Ricci.

Martina guardava il vino.

Già.

Sei insopportabile.

Non posso negarlo.

Non ti dispiace per Dario.

Un po, ma di più per me stessa.

Pensi solo a te.

Non lo nego.

Lui allungò una mano, le prese il mento, la costrinse a guardarlo.

Lo sai che non ti ho mai amata, vero?

Ti credo.

***

La mattina dopo, Anna trovò Ricci e Martina ancora assieme, addormentati sul divano.

Chi cè? Martina si sollevò, assonnata.

Sono io rispose Anna, con lo sguardo di chi ha appena visto la propria vita andare in pezzi.

Martina, tranquilla, le fece un mezzo sorriso. Ricci si svegliò soltanto dopo e del resto, non provò nemmeno a fermarla.

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