La mia nipote, Benedetta, è comparsa nella mia porta come unombra di seta, ma si è offerta subito in un lamento: Non mi nutri!
Abito a Milano, mentre la mia sorella Silvia vive a Firenze. La figlia di Silvia, Ginevra, sogna di entrare allUniversità di Bologna; la sua stanza nel dormitorio già la attende, ma per ora è capitata qui per due settimane, forse per esami, forse per timbri di carta. Non ho seguito i rituali burocratici, so solo che arrivare prima di iscriversi è normale. Silvia ha deciso che Ginevra starebbe un po sotto il mio tetto.
Chi deve apparecchiare la tavola? Non ne abbiamo discusso. Quando la madre, Carla, tace, i due decidono da soli. La vedo seduta sul divano, le mani che sfiorano il cuscino come se fossero nuvole. Che cosa ti turba? le chiedo. Pensavo che mi avresti offerto un pranzo caldo, risponde. Con una voce che echeggia nei corridoi di un sogno, le dico: Non ti darò cibo, ho il mio orario. Devo andare subito! Chiama tua madre, chiedile di trasferirti qualche euro sul conto, comprati dei biscotti, dei cornetti e del tè. Il tè, lo devo comprare anchio, perché ne ho finito! Hai appena 18 anni, sai?
Carla non mi scrive da tempo; non sa che, una volta gli uccelli di casa hanno lasciato il nido, il marito è sparito in una nebbia senza cartina, e io ho scavato una vita di lavoro, un ritmo di orologio che fa tremare le pareti. A casa compare solo quando la luna è stanca, le forze per le faccende domestiche sono svanite, e dormire sembra uneco lontana.
Incontrare Ginevra è un piacere delicato. È cresciuta, è diventata più femminile, ma non sono più la zia libera e scattante, Lidia, che un tempo poteva preparare un intero elefante senza battere ciglio. Lasciamo che lei stessa compri la spesa, tagli, cuocia o, meglio ancora, compri qualcosa di pronto, così non rischia di trasformare la cucina o lappartamento in un campo di battaglia.
La sua ira si è trasformata in un silenzio ribelle, giorno dopo giorno, sperando forse in un pensionato completo con la mamma. Non so se tutto si sistemerà; è difficile smettere di essere la buona e comoda presenza, dopo anni di relazioni pacifiche con i più cari. Sono ancora pacifica: ho offerto un letto gratuito, ma manca lelemento che un tempo scorreva. Sono andata da uno psicologo per trovare parole gentili, per spiegare alla famiglia che ora non sono più così funzionale; devono contare meno su di me.



