La nipote. Fin dalla nascita, la piccola Olivetta non era stata desiderata dalla madre, Gianna, che…

La Nipote

Fin dalla nascita, invece di essere amata come ogni bambino, Alessia non ha mai trovato un posto nel cuore di sua madre, Graziella. La trattava come si tratta un mobile inutile, una cosa che cè, ma se non ci fosse farebbe lo stesso. Tra litigi continui con il padre di Alessia, e dopo che lui lha lasciata per tornare dalla legittima moglie, Graziella è come se avesse perso completamente il lume della ragione.

“Se nè andato, eh? Tanto non aveva mai pensato di mollare la sua governante! Mi ha portato via la vita! Mi ha raccontato solo frottole!” urlava nel telefono “E adesso mi lascia con questa figlia? La butto dalla finestra o la lascio con i barboni alla stazione!”

Alessia si tappa le orecchie, silenziosa, il viso in lacrime; si impregna come una spugna di questa noncuranza materna.

“Della bambina non mi interessa un bel niente risponde dallaltro capo il padre, Stefano e a dirla tutta, nemmeno so se sia mia figlia. Addio.”

Fu così che, in preda a una rabbia cieca, Graziella butta qualche vestitino di Alessia in una borsa, infila anche i documenti, prende la bambina, che avrà avuto appena cinque anni, e la trascina in fretta su un taxi.

“Adesso gliela faccio vedere io! Vi faccio vedere tutti!” pensa tra sé.

Con voce gelida e arrogante, comunica allautista lindirizzo dove deve portarla: la casa della madre di Stefano, Maria Grazia, che vive in campagna fuori Firenze.

Il tassista storce il naso di fronte a questa donna presuntuosa che tratta male la bambina, tanto impaurita che chiede quasi sussurrando, “Mamma, devo andare in bagno.”

Non ottiene pietà.

“Resisti! Vai dalla tua nonna raffinata!” abbaia Graziella.

Lautista rabbrividisce. Anche lui ha una nipotina quasi della stessa età e la nuora la tratta come un gioiello. Certo non alza la voce, come questa qui.

“Guarda che puoi scendere anche adesso, signora. Io tua figlia la porto subito dai servizi sociali.”

“Ma ti senti?! Ma stai zitto, tu! Difensore delle bambine, eh? Occhio che dico che ci provavi con la mia piccola: chi pensi che la gente creda, a un tassista o a una povera madre impaurita e in lacrime? E mia figlia, la educo come voglio. Fai silenzio!”

Luomo stringe i denti. Meglio non averci a che fare con una così squilibrata. Ma la bambina, che pena!

Dopo unora e mezzo di viaggio, arrivano finalmente a destinazione.

“Aspetta, faccio presto!” dice Graziella, ma il tassista accelera e se ne va.

“Vai pure a piedi, vipera!” urla dal finestrino.

Graziella sputa per terra. “Che schifo!” afferra la figlia per la mano e, con passo veloce, entra nel piccolo giardino della villetta, quasi sfondando il cancelletto con un calcio.

“Ecco qua. Tua nipote. Fai ciò che vuoi, io non la voglio! Tuo figlio mi ha dato il permesso. Arrivederci!” urla Graziella con la voce rauca. Poi, gira sui tacchi e se ne va.

Maria Grazia rimane sul portone a guardarla allontanarsi, ancora incredula.

“Mamma! Mamma, non andare!” piange la piccola, le manine sporche che le bagnano il viso con le lacrime.

Alessia corre dietro alla madre, che già si dirige verso la strada.

“Lasciami stare, vai da tua nonna! Ora vivi con lei!” urla Graziella, scrollandosi di dosso le dita della piccola, aggrappate alla sua gonna a quadri.

I vicini, incuriositi, spiano dalle finestre. Maria Grazia, stringendosi il petto con una mano dal dolore, rincorre come può la nipotina in lacrime.

“Vieni piccola, vieni qui, tesoro mio” singhiozza Maria Grazia, con le lacrime che solcano il viso rugoso, consapevole di non sapere nemmeno che esistesse questa bambina.

Stefano, suo figlio, non si era mai degnato di parlarle di quella figlia illegittima.

“Non ti farò mai del male, non aver paura le sussurra con dolcezza vuoi che ti prepari delle frittelle? Ho anche la panna fresca.”

Accompagnando la nipote in casa, Maria Grazia si gira e vede una nuvola di polvere: Graziella è già salita su unauto di passaggio. Non la rivedranno mai più.

Maria Grazia accoglie Alessia con il cuore colmo di gioia, sente sia un dono del cielo. Nessun dubbio che sia del suo sangue: sembra la copia di Stefano da piccolo, che ormai passa così di rado che sua madre quasi dimentica il suo volto.

“Ti crescerò io, Alessia. Non ti mancherà mai nulla, finché avrò forze.”

Così la nonna cresce Alessia tra amore e cure. Laccompagna al primo giorno di scuola, poi il tempo vola.

E quasi la fine del liceo; tra poco sarà la festa di diploma. Alessia è diventata una bella ragazza, gentile, sensibile e intelligente. Sogna di studiare medicina, anche se per ora le tocca il percorso del liceo tecnico.

“Peccato che papà non mi abbia mai voluta,” sospira spesso, abbracciando Maria Grazia la sera, sedute sulla scala della veranda, a guardare il tramonto tra i filari di olivi.

La nonna le accarezza piano i capelli setosi, la voce tremolante. Cosa potrebbe mai risponderle? Suo figlio Stefano si è rifatto una vita con la moglie, hanno un bambino che adora, ma di Alessia non vuol saperne. Se arriva a casa della madre, la ignora o la tratta male, la chiama stracciona.

“Tu sei quello che fa lo straccione!” sbotta senzalcun ritegno Maria Grazia una volta “Vieni giusto il giorno della pensione a battere cassa. E lavori tu, e lavora tua moglie. E spremi lultimo euro a tua madre! Vai via! Meglio nulla, che così!”

“E allora fa pure come vuoi, mamma! Quando tirerai le cuoia, non torno neppure a vederti!” si infuria Stefano, trascinando via il figlio Matteo, che aveva appena finito di prendere in giro Alessia in cortile. Da quel momento, non si sono più fatti vedere.

“Dio lo giudicherà, Alessia,” consola Maria Grazia alzandosi “Su, beviamo un po di tè e andiamo a dormire. Domani ritiri il diploma!”

Lestate passa tra lavoro nellorto e pensieri sul futuro: è tempo di accompagnare Alessia in città per proseguire con gli studi.

“Da sole non ce la facciamo con tutte queste valigie. Chiediamo a Vittorio, il vicino, che ci accompagni fino al tuo collegio” dice Maria Grazia, che da qualche tempo non si sente troppo bene. È giunta lora di sistemare alcune cose.

Salutate davanti al collegio, Alessia stringe forte la nonna.

“Studia, tesoro mio. Sappi che potrai contare solo su te stessa, in futuro. Ormai sono vecchia, e il tempo che mi resta non è tanto.”

Alessia trattiene le lacrime.

“Ma dai, nonna! Che dici? Sei una splendida signora piena di vita!”

Maria Grazia sorride e si fa accompagnare da Vittorio dal notaio. Sbriga quello che deve, poi rientra in paese col cuore leggero.

Alessia torna da lei ogni weekend, preoccupata per la salute della nonna. Studia moltissimo, puntando a laurearsi in medicina con il massimo dei voti. Sicura che i suoi sacrifici possano regalare a Maria Grazia qualche anno in più.

Poi le visite si fanno meno frequenti. Alessia si innamora di un compagno di corso, Giovanni: bravo ragazzo, studioso, con il desiderio di iscriversi alluniversità. Maria Grazia è solo felice per la nipote.

Nel mese del diploma, a ventanni appena, Alessia e Giovanni si sposano. In un modesto ristorantino di San Miniato, tra gli invitati della sposa cè solo Maria Grazia.

“Tu sei stata per me tutto: nonna, mamma, papà, amica,” pronuncia emozionata Alessia, la voce rotta dal pianto “Mi hai dato il tuo calore, la tua anima buona. Mi hai cresciuta, nutrita, vestita. Mi hai dato una casa, una vera casa. Ti voglio bene, nonna! Grazie per tutto!”

Si inginocchia accanto a lei.

“Oh, su, alzati, Alessia,” si schermisce Maria Grazia, pervasa da un orgoglio infinito.

“E vero! esclama Giovanni sedendola vicino a sé Lei ora è il nostro capo-famiglia! Benvenuta tra noi!” e invita tutti i parenti a brindare.

Le voci si rincorrono con auguri di felicità e salute per la nonna che ha cresciuto una ragazza meravigliosa.

Ma dopo poco Maria Grazia si ammala. Come se si fosse spenta, adempiuto il suo compito.

Alessia e Giovanni si alternano tra ospedali, casa in paese e la vita universitaria. Un giorno Maria Grazia prende la mano della nipote e dice:

“Quando non ci sarò più, arriveranno Stefano e quella donna. Ma tu non dargliela vinta. Qualche anno fa sono andata dal notaio, è tutto scritto, tutto in regola. La casa è tua. Lascio la serenità sapendo che hai un tetto. Un giorno la venderete e vi comprerete casa in città.”

Alessia scoppia a piangere.

Dopo questa conversazione, con unassistenza attenta e amorevole, Maria Grazia vive ancora un anno e mezzo, poi si spegne dolcemente nel sonno.

Come aveva previsto, dopo quaranta giorni arrivano Stefano, la moglie e Matteo.

“Dovete lasciare la casa!” taglia corto Stefano “Finché mia madre era viva, potevi rimanere. Ora vattene.”

Alessia resta basita guardando lespressione di disprezzo di suo padre, la moglie accanto e il fratellastro che già sogna come vendere tutto per comprarsi una macchina. Così non dovrà più chiedere le chiavi a papà per uscire con le ragazze.

Giovanni rientra con la spesa e si trova davanti quella scena.

“E tu chi sei, già porti altri uomini qui?” urla Stefano.

Giovanni lo ignora, posando le borse sul tavolo.

“Sono suo marito. E voi chi siete? Non mi sembra di conoscervi.”

Stefano arrossisce di rabbia.

“Fuori di qui, tutti e due!” urla, indicando la porta.

“Scusi, primo: con quale diritto questo tono? Secondo: Alessia è lunica proprietaria. Dobbiamo mostrarle la donazione del notaio?” ribatte Giovanni, con un sorriso ironico.

“Che che atto?” balbetta Stefano.

“Questa strega ha imbrogliato tua madre! Dobbiamo andare subito in tribunale!” sussurra la moglie di Stefano.

“Non la passerete liscia! Dimostrerò che tu non sei mia figlia e questa non è mia nipote!” Stefano agita i pugni.

“Preparati a traslocare, stracciona. Faremo di tutto per farti sloggiare,” sibila Matteo, sempre più frustrato allidea di perdere la casa.

Se ne vanno, lasciando un vuoto pesantissimo. Alessia cade a terra, scossa dal pianto.

“Che cosa ho fatto loro di male? Papà nemmeno una caramella mi ha mai comprato, ora vuole togliermi quel poco che ho dalla nonna”

“Non stanno certo male, hanno dove vivere! Questo è tutto quello che resta di Maria Grazia! dice tra le lacrime ad Andrea.”

Giovanni la solleva e la abbraccia.

“Domani metto in vendita la casa. Non ci daranno mai pace. Lo diceva sempre Maria Grazia: dobbiamo vendere e andare in città!”

“Sì ma pensavo che sarebbe stato dopo, non così presto. Qui ho vissuto tutta la mia infanzia”

La casa viene venduta in fretta, a una famiglia benestante che sogna da sempre una villa con frutteto. Non discutono neppure sul prezzo.

La proprietà era splendida: alberi da frutto, siepi, panchine sotto un gazebo in legno coperto di vite; la casa robusta, in mattoni, con vista sulla pineta.

Alessia e Giovanni comprano un piccolo appartamento in centro a Pisa. Presto avranno un figlio, il loro primo bambino tanto atteso e già amatissimo.

La sera, prima di dormire, Alessia pensa alla nonna e le sussurra, nel cuore: Grazie, nonna, mi hai dato la vita.Non ha importanza il sangue che scorre nelle vene, ma lamore che si riceve giorno per giorno. Nel nuovo appartamento, tra scatoloni da svuotare e mobili accatastati, Alessia trova per caso una vecchia scatola di latta, nascosta in fondo alla valigia della nonna. Un piccolo biglietto, scarabocchiato con una calligrafia tremolante, spunta da sotto la carta da zucchero:

Sei stata il mio risarcimento dal cielo. Ti auguro una vita piena. Sorridi sempre, Alessia mia. Ricorda che chi ama è sempre ricco.

Stringe il messaggio al petto, e in quellistante capisce di non avere più paura del futuro. Sa che nulla potranno toglierle: la forza di chi è sopravvissuto alla solitudine, e la pienezza dellessere stata amata davvero, non possono essere portate via.

Una sera, seduta sul balcone, con Pisa che si stende dorata verso lArno, sente il bambino muoversi con un leggero calcetto. Giovanni le prende la mano.

Pensavi mai che saresti stata così felice?

Alessia sorride, le lacrime negli occhi; guarda la città illuminata e labbraccio silenzioso che cade dal cielo insieme al profumo degli alberi di casa. Una carezza sottile, invisibile, che attraversa i ricordi e fa sbocciare il presente.

No, sussurra, ma adesso so che la felicità esiste. E io la insegneròcome la nonna ha fatto con me.

E così, in una nuova casa, con un amore che cresce, la storia di Alessia ricomincia: non più nipote abbandonata, ma donna che si lascia alle spalle il dolore e regala al mondo la dolcezza imparata tra le braccia di chi lha amata davvero.

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