La nipote indispensabile che nessuno vuole — Guarda là, è proprio lei! Te lo dico io! — sussurrò un…

Guarda là, è lei, te lo dico io! sussurrò una signora elegante a un uomo dallaria semplice, celando lemozione sotto un velo di finta indifferenza. Aspettiamo qualche minuto, osserviamola.

La piccola Giovanna, non più di cinque anni, era immersa nei suoi giochi nella sabbiera, impegnata nel costruire un vero castello degno di una principessa. Al momento, il suo lavoro sembrava più una montagna che un castello, ma lei respingeva con fermezza ogni tentativo degli adulti di aiutarla. Avrebbe fatto tutto da sola! E poi non doveva dimenticarsi di scavare un fossato attorno alla roccaforte e persino una grotta per il drago. Qualcuno doveva pur proteggere il regno!

Sotto il sole cocente del mezzogiorno fiorentino, la bambina se ne stava allombra di un tendone montato sulla sabbiera; stava benone così, diversamente dai suoi genitori, provati dalla calura estiva della Toscana. Temendo un colpo di sole, la mamma si era ritirata allombra degli alberi e aveva mandato il marito a prendere gelati e acqua freschissima. Un attimo di distrazione, una chiamata al cellulare: Bianca, la madre, perse Giovanna di vista per pochi istanti. Ed erano proprio quei pochi istanti che i misteriosi osservatori aspettavano.

Ciao piccolina, disse la donna, avvicinandosi senza alcun pudore. Si sedette accanto alla bimba, che indietreggiò di scatto per la paura, finendo sul proprio castello e distruggendolo quasi completamente. Le lacrime spuntarono subito negli occhi di Giovanna: tutto il suo lavoro era svanito! Non piangere, tesoro, era solo un po di sabbia! Ti faccio io un castello vero, se vuoi.

MAMMA! urlò Giovanna a pieni polmoni, ricordando tutte le lezioni che le avevano insegnato allasilo sullattenzione verso gli estranei.

Saltando sulle gambette, uscì dalla sabbiera scansandosi distinto dalle braccia delluomo sconosciuto che già si era chinato su di lei.

Bianca, sconcertata da quel grido straziante, corse verso la figlia, facendo volare a terra il telefono, la voce dellamica ancora udibile nel vuoto della conversazione.

Amore mio, strinse Giovanna forte a sé. Che succede, stellina?

Lì… lì… singhiozzava la piccola, stringendosi con forza attorno al collo della madre. Cera una signora strana! E un signore! Mi voleva prendere! Mamma, ho paura!

Fu allora che arrivò anche Federico, suo padre. Controllò la figlia con uno sguardo, accertandosi che fosse illesa, poi si girò verso i due che tanto lavevano spaventata.

Una donna sui sessantanni incrociò le braccia con aria di rimprovero osservando la scena familiare. Quella bambina… non cerano dubbi che fosse sua nipote! Stessi capelli scurissimi, occhi brillanti, la forma del viso… Una fotocopia perfetta del suo figlio Marco da piccolo, solo in versione femminile.

Sei arrivata lontano, vedo, cominciò con tono saccente, scrutando lex nuora. Come hai osato portare mia nipote così lontano da Firenze?

Federico, porta Giovanna a casa, qui me la vedo io, disse Bianca, affidando la figlia alle braccia del marito. E chiama mio padre. Che mandi qualcuno dei suoi.

Ehi, non permetterti! Voglio conoscere mia nipote! protestò la donna, ma senza muoversi verso luomo che già si stava allontanando. Due metri di statura, spalle larghe come una porta… Non ci sarebbe stato confronto! Perché non si erano informati se Bianca avesse di nuovo qualcuno al suo fianco…

Signora Tamara Moretti, Bianca la fissò con uno sguardo che era solo disprezzo. Di cosa sta parlando? Quale nipote? Ha dei vuoti di memoria? Vuole che glieli rinfreschi io…?

********************

Allora, come sta il mio futuro nipotino? domandò impaziente Tamara a suo figlio e alla nuora appena rientrati dal controllo.

Aspettiamo una bambina, glielho già detto, rispose Bianca con un sorriso forzato, sperando che la suocera se ne andasse al più presto dall’appartamento. Negli ultimi tempi, la donna veniva solo a dormire a casa sua; per tutto il resto del giorno invadeva la loro, costringendo i giovani coniugi a rifugiarsi in camera con la scusa della stanchezza.

Il dottore si sbaglia di sicuro, Tamara fu categorica. Nellantica famiglia Moretti nascono solo maschi!

E per questo ha cacciato il suo figlio maggiore? Perché sua moglie ha avuto una femmina? replicò Bianca, ormai esausta di quelle storie ripetute ogni giorno.

Quella non è figlia sua! sbottò Tamara, che odiava ricordare quella vicenda. Giulia lha incastrato senza vergogna e lui, povero fesso, le ha creduto! A me, invece, non voleva dare ascolto! Ha lasciato che una… ragazza poco seria lo ingannasse!

Giulia aveva in mano il test del DNA. E lo sa bene, lha guardato anche lei almeno cinque volte, cercando di convincere Michele che fosse falso.

ERA falso! E tu osi dubitare di ME? Insolente…

Cercando di non perdere la calma, Bianca si allontanò: Mi sento poco bene, vado a stendermi.

Entrata in camera, chiuse la porta alle sue spalle. Da tempo non smetteva di domandarsi se non avesse commesso un errore sposando Marco. Lo amava, certo, ma dover sopportare una suocera così era davvero troppo. Aveva ragione sua madre, quando le diceva che sarebbe stato meglio trasferirsi lontano da questa pazza.

Aveva provato a parlarne con Marco. Ma lui non ne voleva sapere.

Come si fa? Lasciare la mamma sola? E papà? Serve a poco, sempre sul divano, non aiuta mai in casa né fa la spesa. E Riccardo, il fratello? Ha litigato con la mamma e neanche lo vuole vedere… E il test? Si può pure falsificare, no?

Alla fine, Bianca chiese almeno di parlare con la madre, di farle capire che non doveva essere sempre presente e che il loro matrimonio non aveva bisogno di una regina madre.

Mamma lo fa soltanto per noi! rispose sdegnato Marco. Ti dà consigli utili, ti aiuta a casa. E tu la ringrazi così! Sempre chiusa in camera…

Sto in camera solo perché non ce la faccio più con tua mamma! sbottò Bianca, esausta. Se non si decide a darmi tregua, non vedrà più sua nipote! Me ne torno da mio padre, e non ti ricordo che è il commissario di zona…

Quella crisi convinse Tamara a trattenersi un po. Non smise di far loro visite, ma almeno limitò la durata e le critiche, sebbene Bianca sapesse che non sarebbe durata. E la cosa che più le pesava era il fatto che Tamara rifiutasse con tutte le forze lidea di una nipote. Solo i maschi! Nella loro famiglia non nasceva altro, diceva. Il litigio col figlio maggiore era stata la prova lampante della sua ossessione.

E anche Marco ormai era plagiato. Avrò solo un figlio maschio! Sguardi sprezzanti allecografia. Se nasce femmina vi butto fuori entrambe le aveva detto una notte in preda ai fumi del Chianti. Vorrà dire che me lhai fatta alle spalle! Non sono come Riccardo

Quelle parole tolsero ogni residuo rispetto per il marito. Era chiaro che il loro matrimonio era finito. Aveva solo da accelerare la richiesta di separazione; suo padre avrebbe pensato a tutto

Nacque ovviamente una bambina. Marco fece una scenata in ospedale, davanti alla compagna di stanza di Bianca, una ragazzina che si raggomitolò nel letto sconvolta. Il personale lo sbatté fuori seduta stante.

Il giorno dopo fu la volta di Tamara. Non strillò come il figlio, ma riversò addosso a Bianca ogni sorta doffesa. Per fortuna, appena iniziò a urlare per la seconda volta le stesse accuse, entrò il padre di Bianca, maresciallo dei carabinieri: unocchiata e la fece uscire, promettendole guai grossi se avesse continuato così.

Marco corse dai suoi legali per chiedere il divorzio. Ma gli fecero notare che per legge non si poteva finché la bambina non avesse compiuto un anno. Allora rinnegò la paternità, chiedendo la perizia sul DNA.

Lavvocato scrollò le spalle, attonito: Perché? Nella sua famiglia nascono solo maschi? Mai sentita una roba simile

Non credo che lei possa vincere, disse onestamente il legale. Soprattutto visto che anche suo fratello… ha una figlia femmina.

Non è sua!

Ma cè lesame del DNA…

Falso! Marco, ormai avvelenato dalla madre, non cedeva.

Mi spiace, ma il giudice riconoscerà la validità dellesame se verrà eseguito.

Non è mia figlia, lo so io…

Alla fine Bianca ebbe cura di troncare tutti i rapporti e accettò la richiesta di Marco, scegliendo la via più rapida della separazione. Meglio essere madre single che sottostare a quella famiglia.

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Bene, ha ricordato? E come mai Marco non è qui con voi?

Marco… Marco è morto, dichiarò la donna con voce grave. E tua figlia è tutto ciò che mi è rimasto di lui. Non temere, la cresceremo bene, sarà una vera donna…

NOI? Crescere mia figlia? Ma con quale diritto? sibilò Bianca, furibonda. Per lei voi non siete nessuno. Per la legge, nessun legame col vostro caro figliolo! E se vi avvicinate ancora, chiamo la Questura. Tentato rapimento. Mio padre è stimato in questa città, non avrete scampo!

Non capisci, non abbiamo più nessuno!

Avete vostro figlio maggiore. Riccardo ha anche lui una figlia. Andate da loro.

Non vogliono più vederci… abbassò lo sguardo la donna, pentita nel profondo.

Sa che ha fatto bene Riccardo, Bianca annuì, bottando una punta dapprovazione. Quante lacrime ci avete fatto versare… e volete ancora qualcosa? Ricordate come chiamavate la mia bambina?

Signora Bianca Rossi, ci sono problemi? due uomini in divisa della polizia municipale si avvicinarono rapidi, riconoscendo la figlia del commissario.

Sì, cè qualche problema. Fate in modo che questi signori lascino Firenze.

Ma…

Ho detto senza ma, replicò uno dei poliziotti, facendo un passo avanti minaccioso. I Moretti si allontanarono precipitosamente, mentre Bianca li osservava soddisfatta.

Si avviò verso casa, sollevata e serena. Solo un pensiero le attraversò la mente, facendole corrugare la fronte: doveva avvertire suo padre di tenere docchio quei Moretti. Che restassero a casa loro e non si facessero più vedere a Firenze… Anche questo papà lo avrebbe senzaltro sistemato.

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