La nipote
Fin da quando è nata, la piccola Giulia non è mai stata desiderata da sua madre, Daniela. La trattava come si fa con un soprammobile: che ci sia o no, è la stessa cosa. Sempre in lite col padre di Giulia, e quando lui è tornato dalla legittima moglie abbandonando la relazione clandestina, Daniela ha completamente perso la testa.
Se nè andato, eh? Non aveva mai pensato davvero di lasciare la sua lavapiatti! Mi ha fatto impazzire e adesso mi lascia con questa piccola peste! Ma io la butto da qualche parte, giuro che la mollo in stazione coi barboni!
Giulia si è tappata le orecchie, piangendo in silenzio. Assorbiva la mancanza damore della madre come una spugna.
Fai quello che vuoi con tua figlia, mi interessa zero. Anzi, ho pure dei dubbi che sia davvero mia… Addio! rispose luomo, Marco, dallaltra parte della cornetta.
Daniela sembrava impazzita: buttò due vestitini e qualche documento alla rinfusa in una sacca, afferrò la piccola Giulia aveva solo cinque anni e la trascinò giù da casa, ficcandola in un taxi.
Nessuno si dimenticherà di me, ora vedranno chi sono! pensava tra sé, urlando con tono altezzoso lindirizzo al tassista.
Stava portando la bambina dalla madre di Marco, la signora Rosaria, che viveva in una casa fuori Siena. Il tassista non sopportava la giovane arrogante che rispondeva seccamente a ogni domanda della bimba spaventata.
Mamma, voglio andare in bagno… bisbigliava Giulia, raggomitolata.
E come cera da aspettarsi, Daniela si voltò e urlò contro la figlia così forte che il tassista avrebbe voluto darle una lezione. Aveva anche lui una nipotina, della stessa età. E sua nuora la trattava come una principessa! Altro che alzare la voce…
Pensa che ce la fai! Quando sarai dalla nonna ci penserai lei!
Daniela si allontanò, guardando fuori dal finestrino con le narici tremanti dalla rabbia.
Occhio, signora! Potrei anche lasciarvi qui, eh! Porto via la bimba dai servizi sociali se serve!
Cosa?! Ma stai zitto, che tanto nessuno ti crederebbe mai: anzi, potrei anche dire che hai avuto strane intenzioni verso mia figlia. Chi credi che ascolteranno? A un tassista o una madre sconvolta? È figlia mia, la educo io come mi pare. Quindi, silenzio e guida!
Il tassista strinse la mascella e si morse la lingua, per evitare guai. Però gli dispiaceva un sacco per la bimba.
Dopo quasi due ore, arrivarono. Daniela saltò giù e nemmeno finì di scaricare la bimba sul vialetto, che il tassista molla unaccelerata e riparte.
A piedi ci arrivi, vipera! gridò, lasciandole dietro solo una nuvola di polvere.
Daniela sbuffò, diede un calcio a una pietra e trascinò Giulia verso il cancello.
Tenetevela, questa è roba vostra. Fateci quello che volete. Vostro figlio ha detto che va bene. Io non la voglio più! abbaia con la sua voce rauca da fumo e se ne va sbattendo il cancello dietro di sé.
La signora Rosaria rimane disorientata, seguendola con lo sguardo.
Mamma! Non andare via, mamma! urla Giulia, disperata, aggrappandosi con forza alla gonna a quadri della madre.
A quel punto, i vicini si sono affacciati, incuriositi. Rosaria, col cuore in gola, raggiunge la nipotina che correva dietro alla macchina della madre scoppiando in lacrime.
Vieni qui cucciola, vieni dalla nonna Amore mio… balbettava la donna tra le lacrime, mentre accarezzava il viso sporco della piccina.
Non sapeva neanche che esistesse, questa bambina, Rosaria! Marco non aveva mai sentito il bisogno di parlarle della figlia illegittima.
Non ti farò mai del male, tesoro. Vuoi che ti prepari una bella frittata? Ho anche un po di ricotta fresca diceva teneramente, portando Giulia in casa.
Vicino al cancello, Rosaria si voltò per un attimo e vide Daniela prendere una macchina al volo e sparire. Da quel giorno, nessuna notizia. E Rosaria prese la nipotina come un dono dal cielo: era certa che fosse sangue suo, tanto le somigliava, a Marco da piccolo! Che ora la madre vedeva pochissimo: arrivava giusto per la pensione.
Ti crescerò io, Giulia, ti darò tutto quello che posso le prometteva.
E così la tirò su, con affetto e premura. La accompagnò al primo giorno di scuola, e il tempo volava. Giulia era ormai allultimo anno delle superiori; presto sarebbe stata la festa di maturità. Era diventata una ragazza bella, dolce, intelligente. Sognava medicina, ma per ora cera solo il percorso in infermieristica.
Peccato che mio padre non voglia ammettere che esisto… sospirava Giulia, sedeva con Rosaria sui gradini della veranda a guardare il tramonto.
La nonna le accarezzava la testa con la mano tremante, senza parole. Marco, ormai tornato con la prima moglie e tutto preso dalla vita con il figlio ufficiale, non voleva saperne di Giulia. Quando si presentava, faceva solo battutine per umiliarla.
Lo straccione sei tu! una volta sbottò Rosaria, stufo delle sue richieste solo nei giorni di pensione Lavori tu, lavora tua moglie, eppure vieni ancora a chiedere soldi a tua madre Basta, vattene, Marco! Meglio che non torni più!
Ah, è così che parli, mamma? Bene. Quando ci lascerai, nemmeno al funerale verrò! lui rispose, strattonando il figlio Vito che prendeva in giro Giulia davanti casa.
Da quel giorno, fine dei rapporti. Rosaria solo sospirava: Ci penserà Dio, Giulietta mia. Dai, beviamo un tè e poi a letto. Domani ritiri il diploma!
Lestate passò tra orto e piccoli lavori, poi era tempo di portare Giulia in città per studiare.
Non posso fare tutto da sola, chiedo a Vittorio il vicino di portarci con i bagagli allalloggio spiegava Rosaria, che spingeva per sistemare tutto presto: la salute non era più quella, bisognava pensare anche a sistemare certe cose.
Davanti al pensionato, Giulia si sciolse in un lungo abbraccio con la nonna.
Studia, mi raccomando, limportante è che impari. Perché nella vita dovrai cavartela da sola, cucciola mia, io ormai non sono più giovane
Dai, nonna mia! Sei una donna forte come poche! cercò di consolarla Giulia.
Rosaria sorrise. Salutò e si fece accompagnare allufficio del notaio da Vittorio. Le carte erano pronte, la coscienza tranquilla.
Era diventata una tradizione: ogni weekend Giulia andava dalla nonna, preoccupata per lei, studiando a più non posso, decisa a finire il diploma col massimo e poi tentare medicina. Credeva davvero che, diventando medico, avrebbe allungato la vita della nonna.
Poi, però, col tempo, le visite si fecero più rade: Giulia si innamorò di un compagno di studi, Alessandro. Un ragazzo in gamba, pure lui desideroso di andare alluniversità. Rosaria era felice che la nipote fosse serena. Appena Giulia finì linfermieristica col massimo dei voti, i due si sposarono, appena ventenni.
Per la festa, in una trattoria semplice, dalla parte della sposa cera solo la nonna.
Tu sei stata per me tutto: mamma, papà e nonna insieme. In tutti questi anni mi hai dato il tuo amore, mi hai cresciuta, vestita, nutrita. Giulia, in lacrime, si inginocchiò davanti a Rosaria mi hai dato una casa vera, calda. Non so come ringraziarti, nonna, ti voglio bene!
Gli invitati erano commossi fino alle lacrime.
Su, Giulia, alzati, così mi metti in imbarazzo bisbigliava Rosaria, con gli occhi lucidi di orgoglio.
Ma quale imbarazzo?! proruppe Alessandro, facendo sedere Rosaria accanto a sé ormai lei è la vera capofamiglia! Benvenuta ufficialmente! e fece un gesto verso la famiglia tutta.
Tutta la sera, brindisi per la felicità dei giovani e la salute di Rosaria, che aveva cresciuto una persona splendida.
Poco tempo dopo, però, Rosaria si ammalò gravemente. Aveva finito le forze, sentiva di aver fatto il suo dovere.
Giulia e Alessandro la accudivano a turno, viaggiando fra la città e il paese, cercando di conciliare con gli studi universitari.
Un giorno, Rosaria prese la mano della nipote e le disse:
Quando me ne andrò, salteranno fuori tuo padre e la sua nuova moglie come avvoltoi. Non farti mettere i piedi in testa. Ti ho lasciato tutto, anni fa ho fatto atto dal notaio, è tutto in regola.
Nonna
Non dire niente. Non hai mai avuto una vera famiglia, io ho dato tutto quello che potevo. Voglio solo andarmene sapendo che hai una casa tutta tua. Poi, se vuoi, la vendete e vi comprate un appartamento in città.
Giulia scoppiò a piangere, senza riuscire a trovare le parole.
Dopo quella chiacchierata, curata con tanto amore, Rosaria visse ancora un anno e mezzo, poi se ne andò, serenamente, nel sonno.
E come aveva previsto, dopo quaranta giorni arrivò Marco, con mogliettina e figlio.
Libera la casa! tuona Marco finché campava mia madre potevi stare qui. Adesso basta, te ne vai.
Giulia rimase senza parole davanti al suo sguardo sprezzante, a quella donna che non aveva mai visto e al fratello che masticava la gomma occhieggiando la casa: già immaginava di tentare di svendere tutto per comprarsi una macchina tutta sua
Alessandro era appena tornato dal supermercato e trovò gli ospiti.
E questo chi è? Già porti uomini in casa? urlò Marco.
Alessandro passò dritto, posò la busta della spesa e rispose calmo:
Io sono suo marito. E voi? Non ricordo daver mai visto gente del genere a casa nostra.
Marco impallidì dalla rabbia.
Fuori subito! strepitò, indicando la porta.
Primo, con calma. Secondo, Giulia è la legittima proprietaria. Vuole vedere latto del notaio? ribatté Alessandro, ironico.
Che atto? balbettò Marco.
Marco! Quella vipera ha fatto il lavaggio del cervello a tua madre! Dobbiamo subito andare in tribunale! la moglie lo strattonava.
Non la passerete liscia! Dimostrerò che non sei figlia mia, né nipote di mia madre! urlava Marco, roteando le mani.
Prepara le valigie, poveraccia, ti mandiamo via noi sibilò il fratello, fuori di sé per la prospettiva di perdere loccasione di una macchina nuova.
Se ne andarono, lasciando un grande vuoto. Giulia scoppiò a piangere, seduta per terra: Cosa ho fatto di male? Perché mi trattano così? Mio padre non mi ha mai regalato nemmeno una caramella, e ora mi vuole togliere la casa!
Ma vivono male, forse? O non hanno dove stare? chiedeva tra le lacrime a suo marito Simo, questa è lunica cosa che ho della nonna mia!
Alessandro la sollevò e la strinse forte a sé.
Domani metto lannuncio, Giulia. Se no non ti lasceranno mai in pace. È quello che voleva la nonna tua: che ci facessimo una nuova vita in città.
Sì ma non pensavo così presto. Qui cè tutta la mia infanzia!
Trovarono presto dei compratori benestanti, che da anni sognavano una villa di campagna. Non tiravano nemmeno sul prezzo.
La proprietà era bellissima: tanti alberi da frutto, il bosco di pini alle spalle, una casetta in fondo al giardino tutta coperta di viti. Casa solida, in mattoni, piaciuta subito ai nuovi proprietari.
Giulia e Alessandro comprarono un piccolo appartamento vicino al centro di Siena. E presto aspettavano un bambino, tanto desiderato e già amatissimo.
La sera, sdraiata a letto, Giulia si rivolgeva ai pensieri: Grazie di tutto, nonna mia: mi hai dato la vitaE fu in quel luminoso settembre, con le prime foglie rosse che galleggiavano sui marciapiedi, che Giulia finalmente sentì il peso della solitudine sciogliersi nel cuore. Sistemando le ultime scatole nella loro nuova casa, trovò un vecchio fazzoletto ricamato: le iniziali di Rosaria, un ramoscello dulivo azzurro sotto la stoffa bianca. Lo accarezzò tra le dita, sorridendo con le labbra strette in una nostalgia dolceamara.
Quando nacque la loro bambina, la chiamarono Rosaria. I primi occhi che guardarono il mondo furono pieni della stessa luce gentile, e appena Giulia la prese tra le braccia, sentì un abbraccio più grande, antico quello di tutte le donne che avevano saputo amare senza condizioni.
Cerano giorni di fatica, di bollette da pagare e pianti, ma la nuova famiglia rideva attorno alla tavola con una semplicità rara e tenace. Nel soggiorno, sopra il divano chiaro, Giulia appese la foto della nonna: un sorriso discreto, la mano sollevata come a indicare la strada buona per andare avanti.
Gli anni scivolarono, intrecciando tra le mura piccole la musica dei giochi e delle feste, amici sinceri che portavano fiori e storie. Nel giardino che riuscirono a ricostruire in un angolo del balcone, spuntarono fragoline e menta: profumi dinfanzia che tornavano a consolare ogni giorno nuovo.
A ogni compleanno di Rosaria, Giulia raccontava alla figlia una storia diversa sulla bisnonna, inventando a volte dettagli buffi, ma ricordando sempre la gentilezza e il coraggio: Vedi, amore mio, non conta dove si nasce. Conta chi ti cresce e quanto ti vuole bene. Questa è la radice che nessuno potrà mai toglierti.
E quando, una sera destate, sedute insieme a guardare le stelle dalla finestra aperta, la piccola Rosaria chiese: Ma la nonna ci vede da lassù?
Giulia le baciò la fronte e sussurrò: Ci ha lasciato le sue ali. E ogni volta che ridiamo insieme, vola ancora con noi.
Il passato era dietro di lei, non più una ferita, ma una strada lastricata daffetto su cui continuare a camminare. E così, tra profumo di torta e abbracci stretti, Giulia seppe di aver realizzato davvero leredità più grande: una famiglia che non avrebbe mai lasciato nessuno indietro.






