La nonna di mio marito ha lasciato la sua casa in eredità a lui. Quando abbiamo aperto i suoi armadi, non potevamo credere ai nostri occhi.

Mio marito aveva una nonna. Trascorreva tutte le estati da lei, nella campagna toscana. A lei non dava fastidio, anzi. In quegli anni, aveva una piccola attività familiare: da sola gestiva tutto, raccoglieva e vendeva erbe medicinali alle farmacie di Firenze. Mio marito non ha mai saputo come facesse a organizzarsi, ma ricorda bene che per quei tempi guadagnava davvero molto. Era una donna dalla personalità particolare, poco incline alla dolcezza. Amava moltissimo mio marito, non lesinava mai sul cibo, ma non gli dava mai nemmeno un soldo per qualche piccolo svago. Tutti pensavano che stesse mettendo da parte qualcosa per il futuro. In casa, la nonna aveva grandi armadi con uninfinità di cassetti chiusi a chiave.

Da bambino, mio marito era spesso curioso di sapere cosa ci fosse dentro, ma lei rispondeva sempre che erano cose di lavoro. Poi i tempi cambiarono. Limprenditoria divenne una moda un po per tutti, e la concorrenza la superò. Passò allora a lavorare come guaritrice: non chiedeva denaro per le sue cure, ma da lei si presentavano persone ricchissime di Siena e Lucca. Labbiamo visitata spesso quando era ancora in vita. Viveva in modo essenziale, quasi povero: vestiva abiti vecchi e consumati e mangiava pochissimo, solo pane e pomodoro. Quando la andavamo a trovare, portavamo con noi cibo e dolci, ma lei li rifiutava sempre con fermezza. Ci diceva che non dovevamo viziarla, era abituata così.

Quando è venuta a mancare, ha lasciato la casa a mio marito. Quando ci siamo recati lì per sistemare leredità, abbiamo trovato la dispensa piena di cibo: tutto scaduto da anni. Abbiamo scoperto che i clienti riconoscenti le portavano ogni genere di bontà, ma lei non toccava quasi nulla di quello che le regalavano. Ma la vera sorpresa è arrivata quando abbiamo aperto i suoi armadi: cerano oggetti costosissimi degli anni Novanta, un vero e proprio museo di rarità. Collezioni, soprammobili, servizi di piatti, tutto in quantità incredibile. Ma perché mai aveva accumulato ricchezze in cose destinate a perdere valore, invece che godersele o tenerle in euro? Non riesco davvero a comprendere questa donnaSolo allora abbiamo capito: ogni oggetto era accompagnato da un biglietto, poche righe scritte a mano dalla nonna. Raccontava la storia di chi glielo aveva donato e, sotto, una breve diagnosi: Guarita dallasma, Ha ritrovato la voce, Dorme serena dopo ventanni. Ogni soprammobile era diventato un monumento silenzioso allaffetto che aveva seminato in tutta una vita. Per lei, la ricchezza non era mai stata qualcosa da spendere o mostrare, ma la memoria di ognuno che aveva aiutato.

Abbiamo lasciato tutto al suo posto. Ogni volta che torniamo in quella casa, apriamo un cassetto diverso, leggiamo una storia, e ci sembra di sentire ancora la sua presenza. Ora so che, nel suo modo schivo, ci ha insegnato a conservare davvero ciò che conta: il bene fatto agli altri, che non si consuma mai.

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La nonna di mio marito ha lasciato la sua casa in eredità a lui. Quando abbiamo aperto i suoi armadi, non potevamo credere ai nostri occhi.