La nuora ingrata
– Ecco, di nuovo hai fatto quell’espressione! – disse Antonella con tono scontento. – Potresti almeno dire grazie! Sai solo fare smorfie!
Chiara guardò la suocera trattenendo a stento le parole. Quanto le era venuto a noia che la mamma di Marco mettesse sempre il becco nei loro affari familiari con le sue buone intenzioni.
Anche oggi aveva portato un gatto in casa, anche se nessuno gliel’aveva chiesto. Il fatto era che qualche giorno prima degli scarafaggi erano comparsi, provenienti dai nuovi vicini. Si erano appena trasferiti e stavano sistemando un appartamento che era rimasto vuoto per molto tempo. Avevano deciso di debellare gli indesiderati visitatori e, per errore, gli insetti si erano trasferiti da Chiara e Marco, come lui aveva accidentalmente raccontato alla madre. Ma cosa c’entrava il gatto con gli scarafaggi?
– Gli scarafaggi non sono topi, a cosa ci serve un gatto?
– Ma come “a che serve”? Tutti sanno che i gatti mangiano gli scarafaggi! – affermò con sicurezza la suocera.
– Ho vissuto tutta la vita con i gatti e non li ho mai visti mangiare scarafaggi! – rispose Chiara scuotendo la testa. – E poi, non è questo il punto. Ti dimentichi che Marco è allergico al pelo!
– Sopporterà un po’, per una buona causa!
– No, Antonella. Porta il gatto dove l’hai trovato. Se volevamo un animale, l’avremmo preso noi! – tagliò corto Chiara.
– Non sei tu a decidere! Quando arriverà Marco, ci dirà chi ha ragione.
Mezz’ora dopo, il marito tornò dal lavoro. Durante tutto quel tempo, la suocera gironzolava con il gatto alla ricerca degli scarafaggi dei vicini, anche se Chiara li aveva già fatti fuori il giorno prima e aveva piazzato trappole giusto per sicurezza.
Antonella non trovò alcun scarafaggio, ma cercava di convincere sé stessa e la nuora che erano solo nascosti e che sarebbero sicuramente usciti di notte. Aveva già dato un nome al gatto, Giacomo…
Marco notò l’ospite a quattro zampe solo quando, togliendosi la giacca, andò in bagno per lavarsi le mani e calpestò qualcosa di bagnato con la punta del piede.
– Chiara, hai rovesciato qualcosa in bagno? – gridò aprendo l’acqua.
La moglie accorse da lui. Vedendo la pozzanghera, intuì subito chi fosse il colpevole.
– No, è stata tua madre a fare i suoi bisogni!
– Cosa? – rise Marco. – Il bagno è proprio lì accanto!
– Ha trovato un altro modo per rovinarci la vita! – si lamentò Chiara.
– Cosa è successo stavolta?
– Aspetta, te lo dirà lei stessa, ma sarebbe meglio che togliessi e bruciassi quei calzini!
– Bruciarli?
Marco guardò la moglie confuso. Lavate le mani, tolse uno dei calzini e lo annusò. L’odore era senza dubbio familiare, ma… quello era… bah!
Lanciò uno straccio sulla pozzanghera, si lavò nuovamente le mani e poi anche i piedi con il sapone prima di andare in cucina. Sua madre sedeva su una sedia, accarezzando il gatto grigio dietro le orecchie. Il gatto aveva un muso particolarmente irritato.
– Mamma?
– Figliolo, lascia che ti spieghi! Ricordi che mi hai parlato degli scarafaggi? Giacomo li catturerà tutti, te lo garantisco!
Marco ascoltava sua madre, sgranando gli occhi, quando improvvisamente starnutì con forza, più volte.
– Sì, ma mentre il tuo Giacomo mangerà gli scarafaggi, tuo figlio morirà d’allergia! – commentò Chiara sarcastica. – C’è un motivo se non teniamo animali!
– Sopporterà! – si indignò la suocera.
Marco continuò a starnutire senza sosta, finché non ne poté più.
– Mamma, porta via il gatto da qui! Subito!
– E gli scarafaggi?
– Ho detto: porta via il gatto! Presto!
Antonella, stizzita, andò verso la porta d’ingresso. Lanciò il gatto sul pianerottolo e tornò in cucina.
– Bene, poi non lamentatevi se gli scarafaggi diventeranno numerosi più della polvere!
– Non abbiamo polvere! – notò Chiara.
– Parla poco! Non apprezzi mai il mio aiuto! – si offese la suocera.
– E dove hai trovato quel gatto? Potrebbe perdersi! Si vede che è di casa!
– Oh, era solo fuori dall’edificio! – rispose Antonella infastidita. – L’ho solo preso in prestito…
Chiara non disse nulla, anche se dentro di sé era furibonda. Era nel carattere della suocera: prendere un gatto altrui e portarlo nella casa del figlio. Una donna stravagante, per non dire strampalata.
– Mamma, forse potresti smettere di aiutarci? – suggerì Marco.
Chiara si era lamentata più volte di sua madre. Sembrava avesse il talento di far irritare la gente. Non molto tempo fa, loro erano stati fuori città per il fine settimana e sua madre era andata a trovarli per sbrinare e pulire il frigorifero, lamentando che la nuora non lo sbrinava mai, anche se quel frigorifero non ne aveva bisogno essendo a congelamento a secco.
In pratica, lo aveva spento e si era messa a guardare la TV. Aveva lasciato aperti tutti i cassetti per farlo sbrinare più velocemente.
Si era addormentata davanti al televisore, svegliandosi solo quando il marito la chiamò per chiedere dei cassoni di carne. Decise che il frigorifero poteva aspettare. Corse a casa, preparò i cassoni per il marito e, stanca, decise di tornare nell’appartamento del figlio il giorno dopo.
Quando Marco e Chiara tornarono poche ore prima del previsto, il disastro non era stato ancora completato. Era stata una giornata sfortunata per Antonella. Aprirono la porta e un odore nauseabondo li colpì. Tutto quel che era nel frigo si era rovinato durante la notte.
Il danno maggiore fu il fatto che da poco i genitori di Chiara erano venuti a trovarli portando due chili di caviale rosso, troppo per consumarlo tutto in una volta, e si era deciso di congelarlo invece di lasciarlo andare sprecato. Siccome la madre di Chiara stessa aveva detto che non sarebbe stato un problema congelarlo, così com’è.
Chiara veniva dalla Sicilia. I suoi genitori vivevano ancora lì, e spesso portavano con sé ogni genere di leccornie locali. Ora, grazie ad Antonella, due chili di caviale erano stati sprecati, tre dentici affumicati e sei cernie erano stati buttati. Un peccato!
Chiara era quasi scoppiata in lacrime quando capì che le incursioni della suocera si traducevano solo in perdite. Sua madre aveva fatto tanti sforzi per portare quelle leccornie e poi ecco come finiva!
Naturalmente, Antonella trovò un migliaio di scuse, senza mai scusarsi. Dopo quello, Marco aveva tolto senza chiedere le chiavi di casa a sua madre, ma questo non aveva impedito ad Antonella di continuare le sue opere di “bene”.
Ora faceva tutto alla luce del sole. Una volta aveva comprato dell’aringa in offerta alla Conad. Marco la adorava e ne mangiò quasi un barattolo intero. Chiara non controllò subito la data di scadenza, e si scoprì che era scaduta. Pensarono che sarebbe stato tutto ok, finché la situazione non degenerò, e Marco finì con una brutta intossicazione, costretto a letto per tre giorni con la febbre alta e una visita del medico di emergenza.
Alcune settimane prima, la suocera chiese di potersi fare una doccia da loro perché avevano tolto l’acqua calda nel suo palazzo e desiderava fare un bel bagno. Marco aveva appena installato uno scaldabagno, quindi naturalmente la lasciarono fare. Nessuno poteva immaginare che portasse con sé un suo prodotto per la pulizia della vasca, una polvere parecchio aggressiva.
Chiudendosi in bagno, decise di pulire la vasca prima di farsi il bagno, accorgendosi troppo tardi che qualcosa non andava. Decise di non confessare nulla, ma Chiara intuì subito chi aveva rovinato la loro vasca in acrilico.
– Perché l’hai toccata? – si arrabbiò Chiara. – L’avevo appena pulita prima che venissi!
– Oh, so bene come pulisci! Sai solo spargere lo sporco!
Anche Marco era contrariato, ma come chiedere a sua madre di comprarne una nuova? Così, restarono con quella vasca rovinata, attendendo la paga per sostituirla. Poi c’erano stati i problemi con gli scarafaggi, e più tardi con il gatto. Chiara ne aveva abbastanza.
– Antonella, perché non smetti di aiutarci? – le chiese seriamente. – Io e Marco ormai siamo adulti. Sappiamo bene cosa fare e come farlo!
– Dico sul serio! Una nuora ingrata! Dovresti ringraziarmi! Tu sai solo fare facce!
– Per cosa dovrei ringraziarti? Per i due chili di caviale che abbiamo dovuto buttare nel water? Per la vasca rovinata che hai distrutto con il tuo metodo barbaro? Per l’aringa con cui hai avvelenato tuo figlio? E non è tutto! Forse ne hai fatto abbastanza?
– E forse dovrei smettere di venire a trovarvi? – propose offesa la suocera.
– Idea non male. Magari veniamo noi da te?
– Sì, mamma, mi sembra una buona idea anche a me!
– Anche tu? – Antonella fissò Marco. – Non mi aspettavo questo da te! Basta, non metterò più piede in casa vostra!
La suocera si alzò dalla sedia e corse verso l’ingresso. Sperava che l’avrebbero fermata o, magari, si sarebbero scusati, ma nessuno la seguì nemmeno per accompagnarla alla porta.
Dopo che la porta si chiuse dietro di lei, la coppia tirò un sospiro di sollievo. Marco continuò a starnutire per tutta la sera, trovarono un’altra pozzanghera sotto il letto in camera, e Chiara dovette fare una pulizia generale per eliminare tutto il pelo dall’appartamento, ma almeno la suocera si era offesa. Che stesse pure male a casa sua.



