La nuova arrivata: quando il serpente si nasconde dietro un sorriso – La storia di Sofiya Andreyevna e Milena nella giungla degli uffici italiani tra tradimento, esperienza e lotta per il posto di lavoro

Signora Sofia Andreoli, le presento. Questa è Milena, la nostra nuova collega. Lavorerà nel suo reparto.

Alzai gli occhi dal computer e vidi una ragazza poco più che ventenne. Capelli castani raccolti in una coda ordinata, un sorriso aperto, un po timido. Milena si spostava da un piede allaltro stringendo al petto una cartellina sottile.

Piacere, disse inclinando leggermente il capo. Sono davvero contenta di essere stata assunta. Prometto che ce la metterò tutta.

Il direttore, il signor Giorgio Palazzi, era già girato verso la porta, ma si fermò un attimo.

Sofia, lei è con noi da ventanni nella logistica. Faccia vedere a Milena come funziona tutto: sistema, percorsi, rapporti con i trasportatori. Tra un mese dovrà essere autonoma.

Annuii, osservando la nuova arrivata. Ventitré anni potrebbe essere mia figlia, se io ne avessi avute. Alla mia età, cinquantacinque, ormai mi sono rassegnato: la famiglia è rimasta un desiderio mai realizzato. Solo il lavoro, lappartamento con i gerani alla finestra e il mio gatto, Romeo.

Siediti, indicai la scrivania accanto alla mia. Cominciamo subito.

La prima settimana Milena confondeva i codici dei trasportatori e dimenticava dinserire i dati nel registro. La correggevo con pazienza, le rispiegavo tutto, disegnavo schemi su foglietti.

Guarda, qui hai segnato Firenze, ma il carico va a Torino. Sono centinaia di chilometri di differenza, chiaro?

Milena arrossiva fino alle orecchie, chiedeva scusa e correggeva subito lerrore. Ma poi ne commetteva un altro, da unaltra parte.

A metà della seconda settimana era già migliorata. Prendeva tutto al volo, annotava ogni mia parola in un taccuino con una copertina di gattini.

Sofia, perché non lavoriamo con questo trasportatore? Hanno prezzi ottimi.
Hanno saltato le scadenze due volte. La reputazione conta di più dello sconto, ricorda.

Milena annuiva, prendeva appunti. Poi, improvvisamente, chiese:

Ma li fa lei i biscotti? Dal suo contenitore arriva sempre un profumo delizioso.

Sorrisi. Il giorno dopo portai un contenitore più grande di panzerotti con scarola. Milena li divorava durante la pausa pranzo con tanto entusiasmo che parevano una prelibatezza esotica.

La mia nonna li faceva così, disse raccogliendo con cura le briciole. È mancata due anni fa. Mi manca tantissimo.

Le posai una mano sulle dita sottili. Milena non la tolse, anzi, mi sorrise grata.

Poi fu il tempo della torta di mele, dei biscotti al ricotta, della torta di miele che Milena definì la migliore della mia vita. Mi scoprii a cucinare apposta per lei. Un calore strano, dimenticato, si era installato dentro di me.

Sofia, posso chiedere un consiglio? Non di lavoro.
Dimmi pure.
Il mio ragazzo mi ha chiesto di sposarlo. Ma stiamo insieme da solo sei mesi. Secondo lei è troppo presto?

Lasciai le carte e la guardai a lungo, attenta ai suoi occhi inquieti.

Se hai dubbi, è troppo presto. Quando arriverà quello giusto, non ti verrà neanche da chiedere.

Milena tirò un sospiro di sollievo, come se le avessi tolto un peso enorme.

Alla fine della terza settimana, conduceva già da sola le trattative con i trasportatori, controllava i percorsi, correggeva gli errori degli altri. La osservavo con discreto orgoglio ce lavevo fatta. Avevo cresciuto una nuova professionista.

Lei per me è come una mamma, mi disse una volta Milena. Solo che è meglio. La mia mi critica sempre, lei invece mi sostiene.

Battei le ciglia, mi voltai verso la finestra.

Dai su, al lavoro.

Ma il sorriso mi rimase addosso fino a sera.

Milena era sbocciata in quel mese. Notavo come parlava sicura coi trasportatori, come gestiva le richieste, come si muoveva con disinvoltura tra i dati. Una vera sorpresa.

…Alla riunione del venerdì, Giorgio Palazzi aveva unespressione ancora più cupa del solito. Sedeva a capotavola, tamburellava con la matita e ci mise un po ad aprire bocca.

La situazione è difficile, ci guardò uno ad uno. Il mercato è in calo, tre clienti grossi se ne sono andati dalla concorrenza. La direzione ha deciso di ridurre il personale.

Mi scambiai uno sguardo con i colleghi. Tutti sapevamo cosa significasse ridurre il personale. Tagli.

Nel corso del mese verranno prese decisioni reparto per reparto, continuò Giorgio Palazzi. Per ora, tutto come sempre.

Tornai alla mia scrivania e lanciai uno sguardo furtivo a Milena. Era al computer, ma le sue dita erano ferme sopra la tastiera.

Cinquantacinque anni. Sapevo far di conto. Il mio stipendio era tra i più alti del reparto. Esperienza lunga, quindi unindennità di licenziamento sostanziosa. Per gli addetti alla contabilità, ero la candidata ideale per il taglio. Amaro, doloroso, ma me la sarei cavata. La pensione si avvicinava, i risparmi cerano, il mutuo pagato da tempo.

Ma Milena… Era cambiata, non diceva più una parola alla pausa, non chiedeva più la seconda fetta di torta, mi guardava senza vedermi.

Che cè, Milena? mi sedetti sullangolo della sua scrivania. Sei in ansia per i tagli?

Si riscosse, mi sorrise forzatamente.

No, tutto bene. Solo stanca.

Ma capivo che non era vero. Povera ragazza. Appena aveva trovato la sua strada, e subito così. Ingiusto.

Due settimane passarono nellattesa tesa. I colleghi bisbigliavano, cercavano di intuire chi sarebbe stato colpito. Milena lavorava in silenzio, concentrata. A volte incrociavo il suo sguardo strano, ma davo la colpa allo stress generale.

Giovedì, dopo pranzo, una mail interna lampeggiò: Signora Sofia Andreoli, si rechi in direzione.

Mi alzai, mi sistemai la giacca. Ecco, ci siamo. Ventanni di servizio e ora fuori. Ero pronta.

Spinsi la porta e rimasi a metà.

Sulla poltrona di fronte a Giorgio Palazzi era seduta Milena. Schiena dritta, cartellina sulle ginocchia, volto serio.

Prego, si accomodi, indicò il direttore la sedia libera. Dobbiamo affrontare una questione importante.

Mi sedetti, alternando lo sguardo tra lui e Milena. Lei evitava i miei occhi.

Milena ha lavorato sodo, Giorgio Palazzi aprì dei documenti. E ha individuato alcune gravi irregolarità. Nel suo lavoro, signora Sofia.

Trattenni il respiro. Nella mia testa non riuscivo a unire le cose: Milena, la cartellina coi gattini, la parola errori. Proprio lei, che mangiava i miei dolci e chiedeva consigli sullamore.

Ho analizzato gli ultimi otto mesi di dati, parlò Milena, fissando il direttore. Ho trovato undici discrepanze nei documenti. Codici errati, incongruenze nelle bolle, date di spedizione sbagliate.

Aperse la cartellina e srotolò fogli evidenziati in giallo. Riconobbi la mia calligrafia.

Credo che gestirei meglio questo incarico, Milena dichiarò con voce piatta, quasi stesse leggendo il manuale del dipendente. La signora Sofia è esperta, ma letà si fa sentire. Alla ditta converrebbe tenere me stipendio più basso, rendimento più alto. È questione di numeri.

Il direttore si appoggiò allo schienale tamburellando le dita.

Signora Sofia, cosa ne pensa?

Mi alzai lentamente, presi in mano i fogli, scorsi le righe segnate. Errori che in realtà errori non erano.

Non ho intenzione di giustificarmi, riportai i fogli sulla scrivania. In ventanni ho imparato che nessuno è perfetto in ogni fase. Conta il risultato: le spedizioni arrivano puntuali, i clienti sono contenti, i soldi entrano.

Ma certi errori possono mandare tutto a rotoli! Milena si sporse, per la prima volta la sua voce tremava di passione. Io penso al bene dellazienda, voglio aiutare!

Il direttore sorrise, stanco, come chi ha già visto tante volte la stessa scena.

Sa, Milena, di che tipo di dipendenti non abbiamo bisogno? Di quelli pronti a fregare i colleghi per convenienza.

Milena impallidì.

Quegli errori li conosco bene, continuò il direttore. Non sono sbagli. Sono esperienza. Sofia sa come aggirare lacci e nodi burocratici, come velocizzare dove il sistema si incaglia. Sulla carta sembra una violazione, nella realtà è maestria. Lei è troppo giovane per capire la differenza.

Milena stringeva i braccioli della poltrona.

Sta altre due settimane, poi se ne va, chiuse bruscamente la cartellina. Voglio la lettera sulla mia scrivania entro oggi.

La prego, la voce di Milena si spezzò. Non volevo… Ho appena acceso il mutuo, mi serve questo lavoro…

Doveva pensarci prima. Può andare.

Milena si alzò, la cartellina le cadde, i fogli si sparpagliarono. Li raccolse in fretta, senza mostrare il viso rigato di pianto. La porta si chiuse silenziosa dietro di lei.

Ecco, Sofia, Giorgio Palazzi scosse la testa. Ti aveva quasi fregata questa ragazza. Hai ospitato una serpe.

Rimasi in silenzio. Sentivo un vuoto immenso nel petto.

Continua pure a lavorare qui finché la ditta resterà aperta, aggiunse infine. Gente come te non si trova facilmente. Chiarito?

Annuii e uscii.

Milena era di nuovo al suo posto davanti allo schermo del computer. Quando passai accanto a lei, alzò appena lo sguardo: occhi duri, pieni di rabbia sotto le ciglia bagnate. Non mi voltai. Tornai alla mia postazione e aprii il programma. I panzerotti nel contenitore sul davanzale rimasero lì, intatti, fino a sera.

Quella giornata mi insegnò che la fiducia va data con giudizio. Anche chi ci entra nel cuore può tradirci per bisogno o ambizione. Ma non bisogna perdere se stessi, né il desiderio di fare il proprio lavoro con onestà questo è ciò che davvero resta, alla fine.

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