La pensionata mi raccontò di non aver visto suo figlio da più di sei anni.
Da quanto tempo tuo figlio non ti parla più? le chiesi, guardando la mia vicina anziana… In quel momento sentii il cuore stringersi come in una morsa.
Sono passati sei anni dallultima volta che ho incrociato il suo sguardo. Quando si è trasferito con sua moglie, almeno ogni tanto mi chiamava, ma poi i giorni si sono fatti silenziosi, e poi i mesi, e ora solo ombre. Una volta comprai una torta per il suo compleanno, andai a trovarlo e… I suoi occhi calarono verso il marmo della cucina, come se si fosse improvvisamente ricordata di non avere piedi.
E poi?
Mia nuora, con lo sguardo tagliente come la lama di un coltello da cucina di Parma, mi aprì la porta e mi disse che non ero gradita nella loro casa. Mio figlio… lui non disse nulla, mi guardò come si guarda un indovinello troppo difficile e abbassò la testa. Quello fu lultimo incontro tra noi.
Da quel momento, mai più una telefonata? Le parole mi uscivano come bolle di sapone, fragili e increduli.
Una volta lho chiamato, quando ho deciso di vendere il trilocale in centro e prendere una casa più piccola. Ovviamente gli ho lasciato qualche euro. È venuto, ha firmato le carte, ha preso i soldi e da allora… il silenzio è diventato il mio unico interlocutore.
Ti senti sola, o sei ormai abituata a questo silenzio? domandai, mentre il sole si rifletteva tremolante sul suo bicchiere dacqua.
Sto bene, tesoro! Quando ero giovane, sono rimasta sola con lui; mio marito mi aveva lasciata per unaltra, come fanno le onde che abbandonano la riva quando cambia il vento. Lho cresciuto con tutto lamore che avevo. Poi mi ha detto che voleva affittare una casa tutta sua. Allinizio ne fui felice, pensavo fosse crescere davvero, prendere il volo come una rondine in primavera.
Ma era per la sua ragazza, era lei che voleva uno spazio tutto loro, senza occhi estranei, senza me. Poi lei è rimasta incinta.
Me lo racconti così, come se non facesse male? Non ti addolora restare sola alla tua età? rimasi stupita.
Ci si abitua, bambina mia. Mi piace questa nuova casa, è silenziosa, cè spazio per ascoltare i miei pensieri. Non mi manca il necessario, ho quello che mi serve. Ogni mattina mi sveglio, metto lacqua sul fuoco per il tè e mi siedo al balcone, guardo la città che si sveglia. Da giovane sognavo solo di poter dormire fino a tardi, tra i turni allospedale e il supermercato. Sognavo di invecchiare circondata da persone care, ma credo che il destino abbia scelto per me una solitudine abbagliante.
E un animale? In due la vita sembra più lieve.
Sai, cara, anche i gatti a volte se ne vanno e non puoi impedirlo; un cane non posso prenderlo, non so nemmeno se domattina mi sveglierò. Non riesco ad accogliere nessuno che non potrei proteggere. Ho già fatto abbastanza errori tanti Troppi.
La signora si sforzava di restare composta, ma le lacrime erano come acqua che straripa da un vaso crepato
Bambini, non dimenticate mai le vostre madri e i vostri padri! Siete parte di loro e, quando loro svaniranno, anche voi perderete qualcosaRestammo in silenzio, rotto solo dal leggero ticchettio dellorologio e dal vento che sfiorava le tende come una carezza gentile. Poi mi alzai e le presi la mano, piccola e fragile come un cucchiaino da tè. Sentii il calore tremolante della sua pelle, la storia incisa nelle vene azzurre e nelle rughe sottili. La sua solitudine era immensa, ma in quel momento capii che ascoltarla era già un modo di abitarla insieme.
Quando andai via, mi voltai a guardarla ancora un attimo: sorrideva piano, come chi finalmente trova compagnia nei ricordi e nella voce di qualcuno disposto a fermarsi. Uscii sulle scale col cuore pieno di promesse e malinconia, ma anche di una strana gratitudine: non sempre possiamo cancellare la solitudine degli altri, ma possiamo sedercisi accantoe a volte, questo basta per cambiare il mondo di una persona.
Da quel giorno, presi labitudine di bussare alla sua porta ogni pomeriggio. Il silenzio, poco a poco, si schiuse come un fiore che ce la mette tutta a sbocciare anche allombra. E forse, pensai, la felicità non è altro che questo: qualcuno che torna, anche solo per una tazza di tè.




