Non, non! tira per il braccio luomo gracile, avvolto in un cappotto troppo grande, il piccolo Luca, mentre si aggira sul posto, con laltra mano si sfiora le labbra.
Giovanni Trovato lancia uno sguardo storto al nipote, stringe più forte al collo la sciarpa a quadri rossi e neri, lunga, di lana, con frange.
Quelle frange gli graffiano sempre il viso quando il nonno si piega a parlare con il bambino.
Adesso anche i fili di lana pizzicano la piccola guancia arrossata dal freddo.
Luca fa una smorfia, si strofina le guance con le dita e rivolge di nuovo lo sguardo implorante verso gli occhi di Giovanni.
Basta! gronda il nonno. Che vuoi? Dici cè? Dì come si deve, capito? e fissa suo nipote con quegli occhi rosati di stanchezza.
I loro occhi sono quasi specchi luno dellaltro: una piccola copia.
Gli occhi di Giovanni hanno visto tanto, ma non vogliono più vedere, non piangono mai, bruciano solo di rigida disobbedienza, mentre quelli di Luca vedono poco casa e scuola, a volte il nonno lo porta al bar dei compagni, come chiama i suoi amici. Quegli occhi piangono spesso, ma silenziosamente, per non essere rimproverati.
Cè ripete piano il bambino.
Cè! ribatte il nonno.
Cè, cè
Continuerebbero a fissarsi, mentre la neve cade incessante, coprendo di un bianco telo i due parenti che non si comprendono, se non fosse che una donna, Daria Niccolini, cuoca della mensa Tutti a tavola, si ferma accanto a loro, illuminata da luci a catena.
Gianni? sbotta Daria, tossendo rumorosamente. Che sciarpa, signore! Rosso, proprio come Babbo Natale!
Sono io. E questa sciarpa è da anni, perché ti ostini? brontola Giovanni, raddrizzandosi e avvicinandosi al seno della donna.
Ah, basta. Non ti lamentare. Hai di nuovo trovato un bimbo da cui prenderti cura? Non va più a trovare la mamma?
Ludovica è partita per una missione, spiega Giovanni, sputando. Questo mese, ha messo un sacco di problemi su di noi.
Ah, Gianni, ti ha messo il peso di un elefante! E tuo padre? Daria sposta la neve dalla cuffia di Luca con una mano coperta da un guanto di lana.
Ho ricordato la prima notte della nonna, risponde irritato Giovanni. Non era più tornata. Ha un figlio diverso, normale. Hai capito, Luca? gli fa locchiolino. Luca alza le spalle. Non ho capito. Forse meglio così.
Non spetta a noi giudicare. Perché litigate? soffia Daria verso Luca, con il profumo di minestra, polpette e dolci che gli riempie lo stomaco.
Beh, capisci, non può mangiare in giardino, la scuola dice che si rifiuta, la ragazza Galina si allontana, e lui continua a brontolare cè, cè. Se imparasse a dire cè, gli comprerei il pane. Questa è la mia ultima parola! dice Giovanni, corrugando la fronte.
Daria lo osserva per un attimo, stringe le mani ai fianchi e morde il labbro inferiore, poi schiocca la mano sulla schiena di Giovanni, facendolo vacillare.
Ecco la mia ultima parola. Non lascerò un bambino affamato. E nessuno è invalido, lo dice lui stesso. Arriverà il tempo di recuperare. Riuscirai, Luca?
Luca gli lancia sguardi intensi, sentendo il suo stomaco stringersi.
Allora, vieni con me alla mensa. Oggi è il mio giorno libero, la signorina Giulia copre il turno. Troveremo posto per tutti ai fornelli! Andiamo, poverelli! annuncia Daria, con il gesto di una capitana che conduce i suoi soldati.
Non abbiamo tempo. È ora di andare a casa! replica Giovanni, tirandosi indietro.
Non vuole girare per gli angoli altrui, è il momento di tornare a casa. Sale al quinto piano con Luca, mentre lascensore sale, lui preme i pulsanti per il nipote, conta. Luca tira su le braccia, il nonno sbuffa, desidera che il nipote cresca più forte.
Il silenzio torna, poi Luca riprende il suo cè, il piccolo muto.
Così se ne vanno. Daria li osserva con tristezza.
Vorrebbe prendersi cura di qualcuno. Non di Giovanni, certo, non è il suo gusto. Ma di Luca, quel ragazzino timido
Linverno non finisce; Ludovica salta da una missione allaltra, il nonno porta ancora Luca al giardino, lo prende, brontola, lo avvolge nella giacca, sistemandogli il cappotto con mani tremanti. Camminano sotto la sciarpa rossa come fari in una tempesta, mentre Daria li osserva.
Un giorno, in tempi particolarmente duri per nonno e nipote, Daria non regge più e li porta nella sua mensa.
Dico che non andiamo! Andate a casa, Luca! sbotta Giovanni, allungando la mano verso la zia.
Capisce però che loro hanno già raggiunto un punto. Oltre cè oscurità e disperazione. Luca a volte cerca la madre, annusa il suo cappotto nellatrio, si nasconde il naso. Il nonno lo spaventa.
A volte Luca piange nel sonno, cerca una mano; il nonno gli porge la sua, ma Luca la respinge.
Che amore sciocco! gemette Giovanni. Non ti serve la mamma! È al ristorante a bere, tu qui a lamentarti
Ricordandosi delle sofferenze serali, Giovanni accetta di entrare al lavoro di Daria.
Hai ragione, Gianni! Che cè a casa? Io ho una torta! Andiamo!
La mensa Tutti a tavola è piena. Economica, ma saporita, come a casa. Si servono zuppa, brasato, grano, insalata, composta. A volte anche il risotto. Daria, con il suo fidanzato, lo prepara con cura, il sapore è wowwow. Carote dolci, cipolle tritate, riso separato, senza grumi, lucido, con carne succosa.
Buon appetito, ragazzi! esclama Daria quando la ringraziano.
Così è. Cucina come farebbe per la sua famiglia, con bambini rotondi e un marito laborioso. Il marito può bere un bicchierino di vino, accompagnare con acciughe, parlare di politica e cantare. Daria vuole sempre tre figli, indipendentemente dal sesso; basta un piccolo cuore che succhi il latte della sua vita. Non è successo.
Daria non racconta mai a nessuno la sua solitudine. Vive, e basta. Poche donne come lei esistono sul pianeta.
Nel salone passano un uomo, un ragazzo e la cuoca, tutti gli sguardi rivolti a loro. Qualcuno si inchina, ringrazia il padrone della taverna.
Daria sorride. Un uomo affamato è un uomo buono.
Entra, Luca, il piccolo affamato! apre la porta di una stanza dei dipendenti, con due tavoli, un letto e un armadio. Avete freddo? Ecco la zuppa! Siediti, piccolo orso. E per il nonno. E io rimango in piedi come un cavallo gesticola Daria, scomparendo dietro la porta.
Giovanni, a malincuore, si spoglia. Ha la febbre da giorni, le ossa gli fanno male, vorrebbe stare a casa a bere tè con marmellata, mangiare una pagnotta e dormire. Ma Luca è qui
La notizia che Luca non fosse sano viene subito dalla madre, Ludovica, appena esce dallospedale.
È caduto? chiede Giovanni. Non lhai vista?
No, non volevo uscire. Meglio non avere figli, ora devo sopportare risponde Ludovica, amareggiata.
Tranquilla! Andrà tutto bene! Luca! chiama il giovane medico accanto al lettino dove il piccolo si dimena nei pannolini.
Lui torna più volte, poi sparisce.
Ludovica capisce di aver generato un figlio per sé, non per promesse vuote. Piange, ricorda il padre.
Ludovica? Che succede? chiede Giovanni al telefono, dopo un anno e mezzo di silenzio, da quando la litigavano al compleanno di sua figlia.
Allora lei lo aveva cacciato dalla festa, dicendo che ostacolava la sua vita.
Il padre aveva lasciato lappartamento ereditato, la madre era morta da tempo. Un giorno, indossando scarpe nuove con pelliccia, inciampa.
Quella sera avrebbero dovuto andare al teatro per Lo Schiaccianoci a Roma, ma lambulanza li trattiene; i biglietti vanno persi.
Da allora Giovanni odia Lo Schiaccianoci, e Ludovica odia il padre che non lha lasciata entrare al Palazzo del Quirinale.
Ludovica! Non capisci? La mamma è morta! sussurra il padre.
Ludovica resta indifferente, fredda al cuore, sempre così, persino a chi le è caro. Vuole che Luca segua gli standard: parlare, sedersi, andare
Non lo ha fatto. Ludovica non racconta a nessuno, ma si sente colpevole per la nascita di Luca, che ha lottato dentro di lei. Luca è nato a terra, non ha pianto
Ora, anche se tutti giocano a guerra nel cortile, Luca non grida, risponde a malapena.
Quando Ludovica decide che Luca non sarà la sua gloria, si allontana e tenta di scaricare il peso sul nonno.
Le missioni di Ludovica spingono Giovanni a prendersi cura di Luca: lo porta in giardino al mattino, la sera lo riporta a casa, gli lava i capelli, gli prepara le uova. Mangiano in silenzio, i coltelli tintinnano. Giovanni prende un bicchierino di vino e dentro di sé nasce il maestro.
Finito di lavare i piatti, si siede sul divano con Luca, lo abbraccia, guardano la TV Gioventù. Luca osserva i ritratti, Giovanni punta il dito sul piccolo palmo, chiedendogli di ripetere le parole.
Luca prova. Guarda le labbra del nonno, le tocca, poi prova a emettere suoni, ma sbaglia. Giovanni si irrita, il giornale vola sul tavolo, Luca va a dormire.
Ama veramente il nipote? Non lo sa. Lo ama forse, ma non lo capisce. Non sa come aiutarlo
Ragazzi, andate! Luca, prendi il cucchiaio! irrompe Daria, caricata di piatti, posandoli sul tavolo.
Luca si volta e comincia a piangere.
Nel giardino, Ginevra, la nutrizionista, stringe le labbra di Luca, cerca di fargli entrare il brodo. Luca si contorce, Ginevra si lamenta.
La zia Daria continua a rimproverare
Ma le cose non vanno come previsto.
Daria si siede accanto a loro, porta una sedia e mette le sue pietanze davanti. Giovanni inizia a mangiare. Il freddo che lo avvolge dal lavoro nellautofficina del parcheggio si scioglie, profumo di alloro e cetrioli sottaceto lo avvolge.
Quanti anni conosciamo il nonno? comincia Daria, guardando Luca. Trenta, vero? Abbiamo litigato, fatto pace, persino mi ha proposto di sposarsi!
Con un cucchiaio di zuppa, Luca chiede: Buono? Daria risponde, facendo cadere un po di brodo. Si mangia bene, Luca. Mangiare bene è vivere felice.
Dove trovi questa gioia se sono solo, senza mamma, e non so come fare? ribatte Luca, chiedendo se prendere medicinali, ma Ludovica si rifiuta di farlo.
La gioia è ovunque. Senza di essa è triste, risponde Daria severamente. Devi sorridere e andare avanti.
Luca apre la bocca come un pulcino, allunga la mano verso il cucchiaio, lo tocca e poi accarezza la spalla di Daria.
Scusa, mi sono distratta, dice la donna, riempiendo il piatto.
La zuppa finisce in fretta, poi arriva una cotoletta, poi purè, su cui Daria disegna faccine buffe, poi le spalma di nuovo.
A fine pasto, Daria porta una torta di mele, la classica crostata che porta al suo amico Vanni, bacia la moglie di Vanni, poi si siede sullo sgabello, felice.
Giovanni adora le sue torte. La moglie non cucina, accetta i dolci di Daria e non è gelosa, è amica.
Giovanni ama anche ascoltare Daria cantare. La sua voce bassa riempie la stanza, dal profondo del cuore, facendo vibrare tutti.
Luca imita il canto, poi tutti si fermano. Luca recita lultima riga di una canzone sul cavallo che corre nei campi di papaveri.
Il cavallo è come Luca, giovane e goffo, corre nella vita, ma si inciampa e ha paura.
Dopo un po restano a parlare con la zia Daria, poi Giovanni si alza di colpo, scrolla la testa per scacciare il sonno, ordina a Luca di prepararsi per tornare a casa.
Daria aiuta il bambino a vestirsi, poi, raddrizzandosi, dice:
Vanni, chiamami se ti serve qualcosa. Ti aiuterò.
Giovanni annuisce.
Cinque giorni dopo, Giovanni si sente male, non riesce ad alzarsi. Deve svegliare Luca, dargli da mangiare, portarlo allasilo e poi andare al lavoro, ma la tosse lo piega sotto le coperte. Una notte è stordito, Luca è in piedi sul bordo del letto del nonno, con calzini e maglietta.
Guarda, sei vestito, sussurra Giovanni, sorridendo. Luca, ti voglio bene, lo sai? Ti voglio tanto bene!
È la prima volta che lo dice ad alta voce. Prima era timido.
Non capisci? chiede Luca, triste.
Luca si getta sul petto del nonno, lo bacia sul mento, lo stringe forte al collo.
Giovanni diventa per lui tutto: madre, padre, tutti. Luca capisce.
Allora Daria, bussando alla porta, insiste perché Luca apra. Finalmente la porta si apre, e nella hall cè Giovanni, stanco, grigio.
Che ci fate qui? sbotta Daria. Basta lamentarsi! Non è il momento di morire! Ludovica ti farà di nuovo del male! Io
Daria somministra a Giovanni iniezioni dolorose, nella parte più sensibile.
Luca guarda il capo di Giovanni e lo accarezza.
Non piangere, andrà tutto bene! sussurra Daria, lasciando cadere una siringa.
Giovanni geme, poi ruggisce, ride, si volta, prende il nipote, lo avvolge tra le braccia e lo scuote.
Non mentire, fratello! Non piangere! Se ti ho, non devo lamentarmi! bisbiglia.
Luca, come se un interruttore si accendesse, inizia a parlare chiaramente: Ti voglio bene, capito?
Capito, risponde Giovanni, scrollando le spalle, e piange di gioia.
Daria gli ricorda di essere felice. E ha ragione. La felicità è lì, a piedi nudi, a chiacchierare. Ludovica scappa via.
Il nonno e il nipote diventano clienti fissi di Tutti a tavola. Daria li aspetta sempre, spia dalla finestra, anche se non è il suo turno, ma viene comunque a nutrirli.
Facciamo un patto, Daria, al porto! dice Giovanni. Solo amicizia e rispetto, ok? NessunCosì, mano nella mano, nonno e nipote si avviarono verso la mensa, consapevoli che lamore e il cibo sarebbero sempre stati il loro porto sicuro.




