La porta resta chiusa

La porta rimane chiusa

«Mamma, apri la porta! Mamma, ti prego!» i pugni del figlio battevano con forza sulla superficie metallica, tanto che sembrava volesse strapparla dai cardini. «So che sei in casa! La macchina non è nel cortile, quindi non sei uscita!»

Ginevra Maria stava con le spalle rivolte alla porta, stringendo tra le mani una tazza di tè ormai freddo. Le dita le tremavano così tanto che la porcellana tintinnava sul piattino.

«Mamma, cosa sta succedendo?» la voce di Marcello suonava sempre più disperata. «I vicini dicono che da una settimana non fai entrare nessuno! Nemmeno Luisa!»

Al nome della nuora, Ginevra Maria aggrottò leggermente le sopracciglia. Luisa. La preziosa Luisa, per la quale lui era pronto a fare qualsiasi cosa. Anche quello che era successo giovedì scorso.

«Mamma, chiamo il fabbro!» minacciò Marcello. «Ti sfondo la porta!»

«Non osare!» gridò finalmente Ginevra Maria, senza voltarsi. «Non osare toccare questa casa!»

«Mamma, ma perché? Cosa è successo? Parla con me!»

Ginevra Maria chiuse gli occhi, cercando di riordinare i pensieri. Come spiegare al figlio quello che aveva sentito? Come dirgli ciò che aveva scoperto per caso, mentre aspettava nellatrio della clinica?

«Mamma, ti prego» la voce di Marcello si fece più flebile, supplichevole. «Sono preoccupato per te. Anche Luisa è preoccupata.»

Luisa è preoccupata. Certo. Probabilmente teme che i suoi piani vadano in fumo.

«Vai via, Marcello. Vai e non tornare.»

«Mamma, stai male? Hai la febbre? Devo chiamare un dottore?»

«Non ho bisogno di un dottore. Ho bisogno che tu mi lasci in pace.»

Ginevra Maria si alzò e si avvicinò alla finestra. Nel cortile, Marcello parlava al telefono. Forse stava dicendo a Luisa che sua madre stava facendo i capricci di nuovo.

Il figlio alzò lo sguardo e la vide. Le fece cenno che sarebbe salito. Lei indietreggiò e si sedette di nuovo nella poltrona.

Dopo un minuto, bussò di nuovo.

«Mamma, siamo io e Luisa. Apri, ti prego.»

Ginevra Maria serrò i denti. Quindi laveva portata. La moglie, che così attentamente pianificava il loro futuro.

«Ginevra Maria» si udì la voce dolce della nuora , «sono Luisa. Apri, ti prego. Marcello è molto agitato.»

Che brava attrice. Sa modulare la voce quando serve.

«Ti abbiamo portato da mangiare» continuò lei. «Latte, pane, crostata di noci, come piace a te.»

Crostata di noci. Ginevra Maria sorrise amaramente. Un mese prima, Luisa aveva scoperto che la suocera adorava la crostata e da allora gliela comprava sempre. Che brava nuora.

«Ginevra Maria, dicci almeno qualcosa» la voce di Luisa sembrava preoccupata. «Siamo in pensiero per te.»

«Siete in pensiero» ripeté Ginevra Maria, ma così piano che non la sentirono.

«Mamma, non me ne vado finché non apri!» dichiarò Marcello. «Resto qui tutta la notte, se necessario!»

Sapeva che non scherzava. Era sempre stato testardo, fin da bambino. Se si metteva in testa una cosa, non mollava.

«Va bene» disse infine. «Ma solo tu. Da solo.»

«Cosa?» Marcello non capì.

«Luisa deve tornare a casa. Parlo solo con te.»

Udì i loro sussurri nel corridoio.

«Mamma, ma perché? Anche Luisa è preoccupata.»

«Perché lo dico io. O vieni da solo, o nessuno dei due.»

Altri sussurri, poi la voce di Luisa:

«Va bene, Ginevra Maria. Me ne vado. Marcello, chiamami quando sai qualcosa.»

Aspettò che i passi si perdessero sulle scale, poi si avvicinò lentamente alla porta e girò la chiave.

Marcello irruppe in casa come un temporale, la abbracciò e la scrutò con preoccupazione.

«Mamma, sei dimagrita! Sei pallida! Cosa è successo? Stai male?»

«Non sono stata male» si liberò dalle sue braccia ed entrò in cucina. «Vuoi del tè?»

«Sì» si sedette a tavola, fissandola intensamente. «Dimmi cosa succede. Perché sei chiusa in casa da una settimana?»

Ginevra Maria posò la teiera sul fuoco e si voltò verso di lui.

«Perché dovrei aprire la porta? Cosa ho da aspettarmi di buono?»

«Mamma, che centra? Non puoi stare sempre chiusa in casa. Devi fare la spesa, andare dal dottore»

«La vicina Clara va per me. Le lascio la lista e i soldi. E dal dottore non ci vado.»

«Perché no?»

Versò acqua bollente nelle tazze, aggiunse lo zucchero.

«Perché lultima volta ho sentito cose che sarebbe stato meglio non sapere.»

Marcello aggrottò la fronte.

«Cosa hai sentito?»

«Tua moglie. Parlava al telefono con unamica. Non sapeva che fossi lì.»

«Cosa diceva?»

Si sedette di fronte a lui e lo guardò negli occhi. I suoi occhi, uguali a quelli di suo padre buoni, sinceri. Ma questuomo era capace di una cosa simile?

«Parlava di come avrebbero venduto il mio appartamento. Di come mi avrebbero messa in una casa di riposo. Di come avrebbero speso i soldi.»

Marcello impallidì.

«Mamma, hai capito male. Luisa non farebbe mai»

«Ho capito perfettamente» lo interruppe. «Parola per parola. E diceva: Marcello è già daccordo. Dice che sua madre non può vivere da sola, è pericoloso alla sua età. La portiamo in una buona casa di riposo, vendiamo lappartamento. I soldi ci serviranno per lanticipo.»

«Mamma, io non ho mai»

«Non interrompermi!» alzò la voce. «E poi ha aggiunto: Per fortuna la suocera è docile, non sospetta nulla. Crede che le vogliamo bene. Ma ci sta solo intralciando.»

Marcello teneva la testa bassa. Stringeva i pugni.

«Mamma, ti giuro, non sono mai stato daccordo con una cosa del genere. Luisa è una sognatrice.»

«Una sognatrice?» rise amaramente. «Allora perché descriveva tutto con tanta precisione? La casa di riposo, i soldi»

E così, con il cuore pesante ma sereno, Ginevra Maria continuò la sua serata in solitudine, sapendo che, qualunque fosse la scelta del figlio, lei avrebbe conservato la sua dignità e la sua casa fino allultimo istante.

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