La Precoce Primavera: Un Viaggio nel Cuore della Rinascita Italiana

Caro diario,

questa mattina di primavera precoce mi sono svegliata con la curiosità di osservare il nuovo arrivato nel nostro cortile di via Garibaldi, a Napoli. Era un signore anziano, capelli dargento, seduto su una panchina con una robusta bastone di legno, quasi a ricordare un mago delle fiabe.

Nonno, è lei un mago? gli ho chiesto, sperando in una risposta favolosa.

Mi ha sorriso e ha negato, il che mi ha un po delusa.

Allora perché il bastone? ho proseguito, senza perdere la curiosità.

È per aiutarmi a camminare, rende più lieve il passo ha risposto Edoardo Bianchi, presentandosi con voce calma.

È molto vecchio, vero? ho insistito, occhi pieni di domande.

Per quello che voi chiamate vecchio, per me è solo non ancora fine. Ho una gamba che fa ancora male, lho rotta qualche settimana fa cadendo goffamente, così mi appoggio al bastone.

In quel momento è comparsa la nonna, la signora Vera Serafina, la mia nonna, e mi ha preso per mano trascinandomi verso il parco. Ha salutato il nuovo vicino con un caloroso Buongiorno!, e lui le ha risposto con un sorriso. Però è con me che il signor Edoardo ha iniziato a stringere un legame più vivo.

Io, abituata a uscire presto dal cortile, mi avventuro ad ogni ora per raccontargli le novità: il tempo variabile, il pranzo che la nonna sta preparando, le piccole malattie delle mie amiche.

Edoardo non manca mai di offrirmi una buona cioccolata al latte, avvolta in una piccola confezione. Ogni volta la apro, ne mangio esattamente metà e ripiego il resto, nascondendolo nella tasca del mio giubbotto.

Perché non la mangi tutta? Non ti è piaciuta? mi chiede, curioso.

È deliziosa, ma devo anche condividerla con la nonna… rispondo.

Il suo cuore si scioglie, e la volta successiva mi regala due cioccolatini. Io li divido di nuovo a metà, conservandone il resto.

E ora a chi la riservi? domanda, divertito dalla mia parsimonia.

Posso darla anche a mamma e papà. Loro possono permettersi di comprarla, ma sono contenti se li sorprendo con un dolce. spiego.

Capisco, avete una famiglia molto affiatata, vero? commenta il signor Bianchi, colpito dalla nostra unione.

E anche la nonna è generosa, perché ama tutti… inizio a dire, ma la nonna mi interrompe, uscendo dal portone per prendere la mia mano.

Signor Bianchi, grazie per i dolcetti, ma né io né la piccola possiamo mangiare troppo zucchero, ci scusi. dice.

Allora cosa posso fare? Sono in difficoltà… cosa vi sarebbe gradito? chiede.

Abbiamo già tutto a casa, grazie, non serve nulla. sorride la nonna.

Non posso rifiutare, mi piacerebbe offrirvi qualcosa. Sto cercando di costruire un buon rapporto di vicinato, non lo nascondo. replica lui, sorridendo.

Allora passiamo alle nocciole. Le mangeremo a casa, con le mani pulite. Va bene? aggiunge la nonna, rivolta sia a me che a Edoardo.

Io e il signor Bianchi annuiamo, e la prossima volta la nonna scopre che ho infilato qualche nocciola di nocciola o di mandorla nella tasca.

Oh, cara, sei come uno scoiattolo, porti sempre noci! Sai che oggi è un vero lusso, e il nonno ha bisogno di medicine, vedi quanto è zoppo? osserva la nonna.

In realtà non è un vecchio zoppo. La gamba sta migliorando, interviene io a difesa dellamico, e vuole già tornare a sciare questinverno.

Sciare? esita la nonna, allora sei davvero intraprendente.

Nonno, potresti comprarmi gli sci, per favore? chiedo, sognando le discese. Prometto che mi aiuterai a imparare.

Il signor Bianchi, ormai più agile, camminava per lalletta senza bastone.

Nonno, anchio ti seguirò! lo rincorro e camminiamo fianco a fianco, con passo vigoroso.

Aspettate un attimo, ci raggiungo anchio, si affretta la nonna, e così treciamo tutti insieme. La camminata diventa per me un gioco divertente: corro, danzo sul sentiero, mi arrampico sulla panchina, incontro nonna e vicino, poi ritorno a passo deciso, comandando:

Uno, due, tre, quattro! Passo saldo, guarda avanti!

Dopo la passeggiata, nonna e il signor Bianchi si siedono sulla panchina del cortile, mentre io gioco con le amiche, sempre accettando qualche nocciola prima di salutarci.

Voi la viziate troppo, stappa la nonna, lasciamo questa tradizione solo per le festività, per favore.

Edoardo mi racconta che è vedovo da cinque anni e ha appena deciso di scambiare il suo appartamento di tre vani con due più piccoli: una monolocale per sé e un bilocale per il figlio.

Mi piace così, non cerco tanto la compagnia, ma un po di vicini è sempre utile. confessa.

Due giorni dopo, la porta di Edoardo è bussata: sono io e la nonna, con una teglia di pasticcini.

Vogliamo offrirti qualcosa, saluta la nonna.

Avete il bollitore? chiedo.

Certo, vieni pure! apre la porta con gioia.

Il tè ci riscalda tutti, e poi io esploro la sua piccola biblioteca e le sue opere darte, mentre la nonna osserva con affetto la mia curiosità.

I miei nipoti sono lontani, già alluniversità, mi mancano, confessa Edoardo, ma la tua nonna è ancora giovane!

Mi accarezza sulla testa e mi porge una matita e un foglio.

Sono solo due anni in pensione, non ho tempo per la noia, osserva la nonna, e la figlia aspetta un secondo bambino. Siamo fortunati a vivere così vicini.

Lestate passa in chiacchiere e passeggiate, e dinverno la nonna, come promesso, mi compra gli sci. Insieme al signor Bianchi iniziò lallenamento su quella pista ghiacciata del parco, sempre ben spazzata.

Diventiamo così inseparabili che usciamo quasi solo insieme. Io, che non vado allasilo, trascorro gran parte delle giornate con la nonna.

Un giorno Edoardo partì per Roma a far visita ai parenti.

È via per un mese, dice la nonna, ci sta a guardare il suo appartamento.

La sua assenza si avverte subito; io e la nonna guardiamo la panchina vuota, chiedendoci quando tornerà.

Otto giorni dopo, lo vediamo tornare, sorpresi dal suo sorriso.

Ciao, caro vicino esclama la nonna, felice di vederlo così presto. Pensavi di restare più a lungo?

Ah, il trambusto di Roma mi ha stancato. I miei figli sono al lavoro, non posso stare fermo ad aspettare. Volevo rivedervi, siete diventati come famiglia per me risponde, abbracciandoci.

Nonno, hai dato loro dei cioccolatini? chiedo curiosa.

No, cara, i cioccolatini non fanno bene a chi è già grande. Ho dato loro una piccola somma di denaro, così possono studiare e crescere. ammette.

La nonna, contenta, mi offre dei crêpe con vari ripieni, più leggeri dei soliti dolci.

Parliamo di Milano, di cosa cè di nuovo, propone la nonna, invitandomi a prendere una tazza di tè.

La prima pioggia di primavera inizia a cadere, e la temperatura sembra aumentare.

Perché oggi è così caldo? chiedo a Edoardo.

Perché la primavera è vicina! risponde la nonna, con un sorriso. Presto sarà la Festa della Donna, e la nonna preparerà una grande tavola e inviterà tutti, incluso te, nonno.

Ti voglio bene, care vicine, dice Edoardo, salendo le scale.

Dopo i crêpe, ci hanno regalato dei souvenir: a me una colorata matrioska di legno, a nonna una spilla dargento. Torniamo sul nostro sentiero consueto, come diceva il nonno, nel parco. La neve si è sciolta, le strade sono umide come spugne, ma io salto sui ciottoli ancora bagnati, gioiosa per il fresco aria:

Nonna, nonno, venite a prendermi! Uno, due, tre, quattro! Passo saldo, guarda avanti!

Questo ricordo mi scalda il cuore, e lo custodirò per sempre.

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