La Sala Parto del Centro Medico Era Sorprendentemente Affollata: Nonostante Tutti i Segnali Indicass…

La stanza del reparto ostetrico del ospedale San Lorenzo a Bologna era stranamente affollata. Anche se tutti gli esami indicavano un parto perfettamente normale, attorno al lettino si erano radunati dodici medici, tre infermiere senior e persino due cardiopediatri. Nessuna minaccia per la vita, nessuna diagnosi grave era solo la scena a suscitare sorpresa.

Il battito del piccolo era ipnotico: potente, veloce, ma incredibilmente regolare. Allinizio pensammo fosse un guasto dellapparecchiatura, poi un errore del software. Ma quando tre ecografie indipendenti e cinque specialisti registrarono esattamente la stessa cosa, decidemmo che si trattava di un caso insolito non pericoloso, ma meritevole di particolare attenzione.

Fiorenza aveva ventotto anni. Era in perfetta salute, la gravidanza era scorrevole, senza complicazioni, lamentele o timori. Lunica cosa che chiedeva: «Per favore, non trasformatemi in un oggetto di studio».

Alle 8:43 del mattino, dopo dodici ore di un travaglio estenuante, Fiorenza raccolse le ultime forze e il mondo sembrò fermarsi. Non per paura, ma per lo stupore.

Il bambino nacque con la pelle dal caldo tono, una chioma di riccioli morbidi che si attaccavano alla fronte e gli occhi spalancati, come se già capissero tutto. Non piangeva, semplicemente respirava. Calmo, regolare. Il suo piccolo corpo si muoveva con decisione, e poi il suo sguardo incrociò quello del dottor Lorenzo, che in tutta la sua carriera aveva assistito a più di duemila nascite. Lorenzo rimase immobile; in quegli occhi non cera il caos di un neonato, ma una consapevolezza, quasi un sapere di dove si trovasse.

Signore sussurrò una delle infermiere. Sta davvero guardandoci

Lorenzo, corrugando le sopracciglia, rispose a se stesso:
È solo un riflesso, pensò.

E allora accadde qualcosa di incredibile.

Il primo monitor ECG si spense, poi il secondo. Il dispositivo che controllava il battito di Fiorenza emise un segnale dallarme. Per un attimo le luci si spensero e poi tornarono, ma tutti gli schermi nella stanza, persino quelli della stanza accanto, cominciarono a pulsare al medesimo ritmo, come se avessero ricevuto un unico battito sincronizzato.

Si sono allineati commentò linfermiera, senza mascherare lo stupore.

Lorenzo lasciò cadere lo strumento; il neonato tirò leggermente la manopola verso il monitor e il primo pianto, forte e puro, riempì laria. Gli schermi tornarono alla normalità. Per qualche secondo regnò un silenzio quasi sacro.

È stato strano affermò infine il dottore.

Fiorenza non notò nulla di diverso, esausta ma felice, appena diventata madre.

Mio figlio sta bene? chiese.

Linfermiera annuì:
È perfetto. Solo molto attento.

Lo avvolsero delicatamente, lo misero in una copertina, appiccicarono unetichetta al piede. Posandolo sul petto di sua madre, tutti notarono che il piccolo si era calmato, il respiro era regolare, le dita si impigliavano nel bordo della camicia. Tutto sembrava come al solito.

Ma nessuno nella stanza poté dimenticare quello che era appena accaduto; nessuno riuscì a spiegare quellattimo.

Più tardi, nel corridoio dove si erano radunati tutti, il giovane medico sussurrò:
Qualcuno ha mai visto un neonato fissare così a lungo negli occhi?

No rispose un collega. Ma i bambini a volte si comportano in modo strano. Forse diamo troppo peso a queste cose.

E i monitor? chiese linfermiera Rita.

Potrebbero essere dei guasti di rete ipotizzò qualcuno.

Tutti contemporaneamente? Anche nella stanza vicina?

Il silenzio calò di nuovo. Tutti gli sguardi si rivolsero a Lorenzo, che per qualche secondo osservò la cartella, poi la chiuse e disse a bassa voce:
Qualunque cosa sia, è nata in modo particolare. Non posso dire altro.

Fiorenza battezzò il suo figlio Giosuè, in onore del nonno saggio che diceva: «Alcuni entrano silenziosi nella vita, altri appaiono allimprovviso e cambiano tutto». Lei non sapeva ancora quanto avesse ragione.

Tre giorni dopo la nascita di Giosuè, alla Clinica San Lorenzo cominciò a percepire qualcosa di quasi impercettibile ma tangibile. Non paura, non panico solo una leggera tensione nellaria, come se qualcosa si fosse appena mosso. Nel reparto ostetrico, dove tutto scorreva di solito con la stessa routine, si avvertì un cambiamento.

Le infermiere fissavano gli schermi più a lungo del solito. I giovani medici chiacchieravano più animatamente durante i giri. Anche gli addetti alle pulizie notavano una strana quiete, densa, come se qualcosa stesse osservando. E in mezzo a tutto ciò Giosuè.

Dallaspetto era un neonato normale: peso 2,85kg, carnagione sana, polmoni forti. Mangiava bene, dormiva tranquillo. Ma succedevano dei momenti che non si riuscivano a registrare sulla cartella clinica, semplicemente accadevano.

Nella seconda notte, linfermiera Rita giurò di aver visto la fascia del monitor dellossigeno stringersi da sola. La sistemò, si girò, e pochi secondi dopo la fascia si era di nuovo spostata. Allinizio pensò di aver immaginato, ma poi accadde di nuovo, mentre era dallaltro lato della stanza.

La mattina seguente, il sistema informatico del reparto pediatrico si bloccò per esattamente novantuno secondi. E per tutto quel tempo Giosuè rimaneva con gli occhi spalancati, senza battere ciglio, a fissare.

Quando il sistema riprese a funzionare, tre neonati prematuri nelle stanze vicine mostrarono improvvisamente un battito cardiaco stabile, dopo aver lottato con aritmie continue. Nessun attacco, nessun guasto.

La direzione dellospedale attribuì tutto a un normale aggiornamento software, ma chi era lì cominciò a prendere appunti personali. Fiorenza, invece, percepiva qualcosa di più profondo.

Il quarto giorno entrò nella stanza uninfermiera dagli occhi arrossati: la sua figlia era stata bocciata alluniversità per non aver ottenuto la borsa di studio. Il morale era a terra. Si avvicinò al lettino di Giosuè, cercando un po di conforto. Il piccolo la guardò, emise un suono lieve e quasi impercettibile, poi allungò il suo minuscolo dito verso il suo polso.

Più tardi raccontò: «Ho sentito come se mi avesse livellato. Il respiro è diventato regolare, le lacrime sono sparite. Sono uscita dalla stanza come dopo una lunga prigione, respirando aria fresca. È stato come se mi avesse regalato un pezzetto della sua calma».

Verso la fine della settimana, il dottor Lorenzo, ancora contenuto ma ormai più coinvolto, propose di continuare le osservazioni, ma senza interventi invasivi.

Solo senza procedure invasive, disse a Fiorenza. Voglio solo capire come funziona il suo cuore.

Giosuè fu messo su un lettino speciale con sensori. Quello che i dispositivi mostrarono lasciò a bocca aperta il tecnico: il ritmo cardiaco del neonato corrispondeva allalpharitmo di un adulto.

Quando uno dei medici toccò accidentalmente il sensore, il suo battito si sincronizzò per qualche secondo con quello del bambino.

Non lavevo mai visto commentò, sbalordito.

Ma la parola miracolo rimaneva ancora fuori da tutte le bocche.

Il sesto giorno, nella stanza accanto, la pressione di una giovane madre calò bruscamente, iniziando una grave emorragia. Lintero reparto si trasformò in una corsa frenetica.

I rianimatori fecero irruzione, mentre Giosuè giaceva lì, vicino. In quel preciso istante, il monitor del piccolo si spense. Dodici secondi di linea piatta, silenzio assoluto, senza dolore né reazione.

Linfermiera Rita alzò un grido spaventato, ma il defibrillatore che stava per arrivare si fermò, perché il cuore di Giosuè aveva ripreso a battere da solo, calmo, ritmico, come se nulla fosse accaduto.

Nel frattempo anche la donna nella stanza vicina migliorò: lemorragia si arrestò, non si formarono coaguli, le trasfusioni non furono nemmeno necessarie e gli esami mostravano valori normali.

È impossibile mormorò il medico.

Giosuè sbatté gli occhi, sbadigliò e tornò a dormire.

Entro la fine della settimana circolavano voci nellospedale. Un ordine interno recava:
«Non parlare del neonato G. Non dare interviste. Osservare secondo protocollo standard».

Le infermiere, però, non avevano più paura. Sorridevano ogni volta che passavano davanti alla stanza del piccolo che non aveva mai pianto tranne forse chi era accanto a lui.

Fiorenza rimaneva serena. Sentiva che ora tutti lo guardavano con speranza, quasi con venerazione, ma per lei era semplicemente il suo figlio.

Quando un giovane medico le chiese timidamente:
Anche voi sentite che cè qualcosa di speciale in lui?

Lei rispose con un dolce sorriso:
Forse il mondo ha finalmente visto quello che io sapevo fin dallinizio. Non è nato per essere ordinario.

Lo dimisero al settimo giorno, senza telecamere né rumori. Ma lintero staff li accompagnò fino alla porta, augurando loro buon viaggio.

Rita posò un bacio sulla fronte di Giosuè e sussurrò:
Hai cambiato qualcosa. Non sappiamo ancora cosa, ma ti siamo grati.

Il bambino fece un piccolo miagolio, come un gattino. I suoi occhi erano aperti, fissi. Sembrava capire tutto.

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