La scelta «E alla fine viene fuori che Fede è sposatissimo…» – sospirava Svetlana, seduta su una panchina nel parco, stringendo in tasca l’impegnativa per l’intervento. Le compagne di stanza in collegio la invidiavano quando la vedevano insieme al suo affascinante accompagnatore dagli occhi azzurri e i capelli scuri sempre perfetti, convinte che avesse trovato la sua fortuna. Ma di motivo per invidiare, in verità, non ce ne sarebbe stato. Svetlana rabbrividì, ricordando il primo e ultimo incontro con la moglie di Fede, che l’aveva aspettata davanti alla portineria della fabbrica per “metterla al corrente di come stanno le cose”. — Allora, ciao! Tu devi essere Svetlana, giusto? — esordì la donna. — Scusi, lei chi è? — balbettò Svetlana, intimidita dallo sguardo freddo di quella donna alta e slanciata, coi capelli biondo cenere. — Sono Olga, la moglie di Federico Mizzini. — Come, scusi? — Hai capito bene! — Un’altra illusa… — disse Olga con calma, — e quante ce ne saranno come te? Non vi estinguete mai, cacciatrici della felicità altrui. — Ma come si permette? — Senti — la bionda afferrò Svetlana per il braccio con gentilezza forzata — qui quella che si sta permettendo sei tu. Io sono sua moglie, l’ho visto con te, e invece di scusarti o sparire dalla vergogna, fai pure la sostenuta. Ma sai, così si comportano le persone perbene… non mi sembri il tipo. Sai quante come te hanno già attraversato la sua vita? Non basterebbero due mani e due piedi per contarle tutte. Ti sei messa con un uomo sposato, senza vergogna! Lui è un uomo, un cacciatore. Capisci? Per lui sei solo una scappatella. E poi sparirai. Stagli lontana. Ah, abbiamo pure due figlie, vuoi vedere la foto di famiglia? — Olga allungò una foto sgualcita a Svetlana sconvolta. — Ecco, la prova del “grande amore”. Siamo ad Ancona, due mesi fa… Allora? Che hai da dire? — Cosa vuole da me? Se la prenda con suo marito. — Ci penso io! Non ti preoccupare. Ha appena trovato lavoro qui, si guadagna bene, e tu spunti fuori a rovinarci la vita… Fatti da parte, dai retta. Non farti illusioni, Fede non ha nessuna intenzione di lasciarmi. Non buttare via il tuo tempo. Quanti anni hai, venticinque? — Venticinque! — replicò Svetlana offesa. — E allora! Hai davanti la vita. Puoi ancora sposarti, avere dei figli. Ma lascia stare Federico. Svetlana non ascoltò più oltre: sulle gambe molli si allontanò dalla donna che era piombata all’improvviso a distruggere il suo mondo, cancellando sogni e speranze. — Traditore… — singhiozzò, trattenendo le lacrime e cercando di non mostrare le emozioni in strada. Non voleva pettegolezzi sul lavoro. La sera stessa, come nulla fosse, Fede si presentò da lei con i fiori. Lei, occhi gonfi e cuore in pezzi, lo cacciò via nonostante le promesse e le dichiarazioni d’amore, perché sapeva che tra lui e la moglie era finita da tempo, ma non aveva il coraggio di crederci. Due settimane ci misero a rimettersi Svetlana. Fede non la cercò più, evitando persino di salutarla a lavoro. Ma i guai non vengono mai soli: nausea e vertigini che credeva dovute all’ansia non erano altro che il segno che il suo amore ingenuo era ormai stato suggellato da una nuova vita. «Sei settimane» — risuonava come una condanna. Non voleva diventare madre sola, ne aveva paura. Le sembrava che tutti sapessero, che la giudicassero e sapeva di aver commesso un errore, fidandosi di chi nemmeno conosceva davvero. Federico aveva nascosto il fatto di essere sposato. Che mai avrebbe potuto fare? Chiedergli i documenti al primo appuntamento? Non portava neanche la fede! E perché non si era insospettita quando lui le chiedeva di tenere il loro rapporto segreto a lavoro? L’aveva ingannata, ma la realtà non poteva cambiare. E in azienda ormai le voci giravano sulla visita di Olga. — Sono incinta. — confessò infine a Federico durante una pausa pranzo, mossa dalla disperazione. — Ti do dei soldi, ma cerca di risolverla. — rispose secco lui. Il giorno dopo, Federico si licenziò e sparì dalla sua vita. Svetlana sapeva che non poteva aspettare. Nonostante i dubbi e gli avvertimenti della dottoressa, prese l’impegnativa per l’intervento. Ed eccola lì sulla panchina, a stringere quel foglio come se avesse paura di perderlo. — Di fretta? — chiese un ragazzo elegante con un enorme mazzo di crisantemi bordeaux, sedendosi accanto a lei. — Scusi? — lo guardò Svetlana con occhi spenti. — Il suo orologio va avanti. — accennò col capo al piccolo quadrante dorato al suo polso. — Va sempre dieci minuti avanti, provo a sistemarlo ma niente. — riconobbe con indifferenza, voltandosi dall’altra parte. — Oggi fa davvero caldo… Un vero ottobre d’oro! Mia mamma dice sempre che in una giornata d’autunno come questa ha fatto la scelta giusta nella vita, e non si è mai pentita. Lo sa? — chiacchierava il ragazzo spuntato dal nulla, — Mia mamma è così! — fece il pollice in su. — Le devo tutto. — E suo padre? — scappò a Svetlana. — Di lui non parla mai. Non chiedo, capisco che non le va. Vengo da un colloquio di lavoro. Sono stato scelto tra dieci candidati, incredibile: io che non ho nemmeno esperienza. Mia mamma mi ha dato fiducia… So già come spenderò il mio primo stipendio: le regalerò un viaggio al mare. Non c’è mai stata. E lei? Ci è mai stata al mare? — No. — rispose Svetlana guardando distrattamente il suo cravattino bordeaux. Ragazzo simpatico, brillava di felicità. — Regalo di mamma. — si lisciò il nodo con orgoglio, vedendo dove guardava lei. — Forse la sto annoiando, è che ho voglia di condividere la mia gioia, mentre lei invece sembra così triste… Pensavo che a volte serve qualcuno con cui parlare. Disturbo con la mia parlantina? Svetlana fece segno di no. Quel ragazzo non le dava alcun fastidio. Anzi, riusciva ad allontanare i pensieri neri che la soffocavano. E la sua devozione per la madre le ispirava rispetto. «Che amore autentico! — pensava ascoltandolo con crescente interesse, — Sua madre è stata fortunata… Se avessi un figlio così anch’io…» — Va bene, vado. La mamma mi aspetta e si preoccupa… Mi raccomando, non si affretti! — Come scusi? — Lo dicevo al suo orologio… — sorrideva gentile. — Ah… — ricambiò lei, con un sorriso vero. Pochi secondi dopo il ragazzo sparì, e lei, dopo aver tanto temuto di lasciare quel foglio, lo strappò in mille pezzi. Rimase a lungo lì, respirando l’aria autunnale tiepida e serena. Il cuore, all’improvviso, si alleggerì. Non era sola. Quella donna aveva cresciuto da sola un figlio meraviglioso. Peccato solo non aver chiesto il suo nome, ma non aveva più importanza… La scelta era stata fatta. *** Ventitré anni dopo… — Mamma, sono in ritardo! — Stas si specchiava mentre la madre gli sistemava una cravatta bordeaux, acquistata proprio il giorno prima per l’importante colloquio di lavoro. — Vuoi lasciar perdere? — Porta fortuna, fidati. Andrà tutto bene, ti prenderanno di sicuro… Ecco fatto! — concluse orgogliosa. — Che agitazione, se poi… — È il tuo momento. Rispondi con sicurezza e sorridi. Sei perfetto! — Grazie, mamma. — Stas la baciò prima di correre fuori. Svetlana lo seguì dallo specchio fino alla finestra, mentre il suo ragazzo, l’unica vera gioia della sua vita, si allontanava verso la fermata. D’improvviso sentì una scossa improvvisa… Quel momento lo aveva già vissuto, tanti anni fa, nel parco… Stas, in giacca elegante oggi, le ricordava quel ragazzo di allora… Aveva rimosso l’episodio, e ora lo rivedeva vivo nella mente. Com’era possibile? Forse la vita stessa allora le aveva dato modo di “vedere” davanti a sé il bimbo di cui voleva disfarsi (che brutta parola), per indicarle la strada giusta. E pensare che allora non chiese il nome a quel ragazzo, né quello della madre. Ma ormai… Tutto si era sistemato al meglio. Dopo pranzo Stas tornò con un enorme mazzo di crisantemi bordeaux, in tinta con la cravatta, e comunicò alla madre di essere stato assunto. E promesse: presto, sarebbero andati insieme al mare, dal momento che lei non l’aveva mai visto. Era giunta l’ora che lui si prendesse cura di lei, che avrebbe spostato le montagne e cambiato il corso dei fiumi per farla felice. Negli anni, qualsiasi difficoltà si fosse presentata, bastava stringerlo forte e tutto sembrava più leggero. Avevano vinto su tutto, affrontato ogni fatica e non si erano arresi mai. Svetlana non si era mai pentita della sua scelta. Aveva fatto quella giusta per sé. Così doveva andare!

Scelta

E pensare che Gabriele era così tanto sposato sospirava Loretta, seduta sulla panchina del parco mentre stringeva in tasca la lettera per linterruzione volontaria di gravidanza.
Le coinquiline delluniversità la invidiavano, vedendola sempre accompagnata da quel moro dagli occhi azzurri, così elegante. Pareva avesse avuto fortuna con quel galantuomo. Ma alla fine, cera ben poco da invidiare.
Lei rabbrividì al ricordo del primo e unico incontro con la moglie di Gabriele, che laveva aspettata davanti allingresso della fabbrica, giusto per metterle in chiaro la situazione.
Ciao, mi sa che tu sia Loretta, vero? iniziò la donna, alta, con i capelli biondo cenere ben curati e un portamento deciso.
E lei chi è? domandò Loretta, innervosita da quello sguardo fisso.
Io sono Cecilia, la moglie di Gabriele Romano.
Cosa?!
Hai capito bene. Sei solo unaltra, come tante disse Cecilia a bassa voce, chissà quante come te, non si contano più. Sempre dietro la felicità degli altri.
Ma come si permette?
Senti, Cecilia le si avvicinò, afferrandole delicatamente il braccio, tu come ti permetti? Io sono sua moglie, ho visto tutto, e invece di scusarti, resti lì impietrita. Ma forse la vergogna non fa per te. Di tipe come te lui ne ha avute tante, più di quante tu pensi.
Hai una storia con un uomo sposato, senza pudore! Per lui sei solo unavventura passeggera. Vedrai, ti dimenticherà subito.
A proposito, abbiamo due figlie. Se vuoi ti faccio vedere una foto di famiglia disse Cecilia, porgendole una foto scattata a Rimini due mesi prima. Eccoci, felici insieme E tu cosa dici?
Che vuole da me? Si risolva le cose con suo marito.
E infatti lo farò! Ha iniziato da poco a lavorare in questa fabbrica, buon stipendio e tu ci sei piombata tra i piedi.
Ti consiglio solo di lasciarci stare. Non credere a promesse, Gabriele non lascerà mai la famiglia. Non perdere inutilmente il tuo tempo. Quanti anni hai, trenta?
Venticinque rispose Loretta, ferita.
Meglio ancora. Hai tempo per sposarti e farti una famiglia. Lascia stare Gabriele.
Loretta non ascoltò oltre. A stento sulle sue gambe, si allontanò da quella donna che, piombata nel suo mondo felice senza preavviso, aveva mandato in frantumi ogni illusione e sogno.
Traditore mormorava tra sé. Un nodo in gola, ma non voleva mostrare il suo dolore in pubblico, onde evitare le chiacchiere a lavoro.
La sera stessa, come se niente fosse, Gabriele si presentò da lei con un mazzo di fiori. Lei, con gli occhi ancora gonfi dal pianto, lo cacciò nonostante le sue promesse damore eterno e la volontà di separarsi, perché tra lui e sua moglie ormai non cera più niente.
Loretta passò due settimane nel silenzio più assoluto. Gabriele non si fece più vivo. Faceva finta di non conoscerla quando si incrociavano.
Ma i guai, si sa, non vengono mai da soli. Loretta allinizio pensava che le sue nausee fossero solo effetto del nervosismo, ma non ci mise molto a capire che tra lei e Gabriele il fuoco dellingenuità aveva dato il suo frutto.
«Sei settimane», le risuonava nella testa come una sentenza.
Non voleva diventare una mamma single. Aveva paura. Le sembrava che tutti la giudicassero, come se avesse fatto qualcosa di terribile fidandosi di un uomo che in fondo conosceva poco.
Gabriele le aveva nascosto il matrimonio. Cosa avrebbe dovuto fare, chiedergli la carta didentità? Non portava nemmeno la fede, perché si sa non tutti i mariti la mettono.
Perché non si era insospettita quando lui le chiedeva di non parlare della loro storia a lavoro?
Lui le aveva mentito, ma sapere di non aver colpa non la faceva sentire meglio. Le voci sul lavoro già correvano, specie dopo la visita di Cecilia.
Sono incinta, gli disse una volta, durante la pausa pranzo, senza sapere cosaltro fare.
Ti do dei soldi, risolvi la cosa, le rispose lui a denti stretti.
Il giorno dopo, Gabriele si licenziò. Fu come se non fosse mai esistito.
Loretta sapeva che non poteva aspettare troppo. Nonostante il parere contrario del medico, prese quellappuntamento per loperazione.
Ed eccola lì, sulla panchina, che stringeva il foglio come se fosse unancora.
Va di fretta? le chiese un ragazzo in giacca elegante, con un enorme mazzo di crisantemi bordeaux, sedendosi accanto a lei.
Come? lo guardò con aria persa.
Lorologio corre, indicò lui, guardando i suoi piccoli orologi dorati al polso.
Il mio orologio va sempre avanti di dieci minuti lo metto apposto ogni volta, ma niente, spiegò Loretta, volgendosi altrove.
Oggi è proprio una giornata meravigliosa, vero? Una vera estate di San Martino. Mia mamma adora questo periodo. Dice sempre che in un giorno così ha preso la scelta giusta nella sua vita, mai pentita.
Lo sa, continuò il ragazzo, le devo tanto a mia madre. Guarda quanto sono fortunato!
E tuo padre? sfuggì di bocca a Loretta.
Di lui non ne parliamo mai, vedo che le dispiace ricordare
Sto tornando da un colloquio. Pensa, hanno scelto me tra dieci candidati, nonostante abbia poca esperienza. Ancora non ci credo.
Mia madre è stata quella che mi ha reso sicuro
So già cosa farò con il primo stipendio: comprerò una vacanza al mare a mia madre, che non cè mai stata.
E tu? Sei mai stata al mare?
No, mai Loretta scrutò il ragazzo, lasciandosi attirare dal suo sorriso e dal dettaglio della cravatta color borgogna.
Lui brillava di felicità.
Regalo di mamma, disse, accarezzando la cravatta con orgoglio.
Forse ti sto annoiando, ma sentivo bisogno di condividere la mia gioia. Sembravi così triste
Avevo solo voglia di farti compagnia. Sono un chiacchierone?
Loretta scosse la testa senza parlare. In realtà, quel ragazzo era riuscito a fermare la tempesta di pensieri bui che le affollavano la testa. E il suo amore per la mamma meritava rispetto.
Che dedizione pensava. Sua madre è stata fortunata vorrei un figlio così!
Ora devo andare. Mamma mi aspetta e sicuramente è già in ansia E tu non correre!
Come, scusa?
Parlo al tuo orologio, sorrise lui.
Ah gli sorrise di rimando.
Dopo poco, il ragazzo sparì dalla sua vista, e Loretta, rimasta ancora per qualche istante immobile, prese la carta per lintervento che fino a pochi minuti prima non lasciava neppure stringendolo, e la fece a pezzetti minuscoli.
Rimase ancora lì, come in trance, a respirare laria tiepida di quellautunno di sole.
Dentro sentiva una leggerezza e un calore, dopo l’incontro con quel ragazzo sconosciuto, che però le sembrava così familiare.
Non era sola. Una donna aveva cresciuto da sola quel figlio così buono. Peccato solo non avergli chiesto il nome, ma ormai non importava più
Scelta fatta.

***
Ventitré anni dopo
Mamma, sono in ritardo! Stava davanti allo specchio Stefano, mentre la madre gli sistemava con fierezza la cravatta bordeaux, quella nuova, comprata proprio per il colloquio di lavoro importante.
Vuoi vedere che porta fortuna?
Mi dà sicurezza, fidati. Vedrai che ti prenderanno! esclamò Loretta, finendo il nodo. Si scostò, ammaliata dal suo ragazzo di casa.
Sono agitato E se poi va male?
È il posto giusto per te, stai sereno. Rispondi con fermezza e non dimenticare il sorriso. Sei irresistibile!
Va bene mamma, Stefano la baciò sulla guancia e si avviò verso il colloquio.
Loretta lo guardava dalla finestra mentre si allontanava verso la fermata. Era il suo tesoro più grande al mondo.
Allimprovviso un brivido. Come un déjà-vu
Tutto già vissuto, anni fa
Quel ragazzo nel parco, oltre ventanni prima
Stefano, ora in giacca e cravatta, le ricordava proprio lui
E dire che laveva quasi rimosso quel momento.
E se fosse stato il destino? Era possibile che la vita le avesse mostrato, proprio allora, una scelta, indirizzandola verso la strada giusta, che le avrebbe permesso di vedere con i suoi stessi occhi il figlio che avrebbe voluto rifiutare (che brutta parola)
Perché allora non aveva chiesto come si chiamasse o il nome della madre? Ma adesso non importava più
La vita è andata come doveva andare
Dopo pranzo Stefano tornò con un mazzo di crisantemi bordeaux, in tinta con la cravatta, annunciando che lo avevano preso in azienda.
In più, le promise che sarebbero finalmente andati al mare insieme, dato che lei non cera mai stata.
Era arrivato il momento in cui lui si sarebbe preso cura della sua amata mamma. Per lei muoverebbe il mondo, farebbe limpossibile. Ecco che figlio ha Loretta.
Qualunque difficoltà avessero incontrato, bastava abbracciare la sua testa profumata per sentirsi meglio.
Ce lhanno fatta, hanno affrontato tutto.
Loretta non si era mai pentita di averlo messo al mondo. Ha fatto, per sé, la scelta più giusta.
Proprio così doveva andare.

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La scelta «E alla fine viene fuori che Fede è sposatissimo…» – sospirava Svetlana, seduta su una panchina nel parco, stringendo in tasca l’impegnativa per l’intervento. Le compagne di stanza in collegio la invidiavano quando la vedevano insieme al suo affascinante accompagnatore dagli occhi azzurri e i capelli scuri sempre perfetti, convinte che avesse trovato la sua fortuna. Ma di motivo per invidiare, in verità, non ce ne sarebbe stato. Svetlana rabbrividì, ricordando il primo e ultimo incontro con la moglie di Fede, che l’aveva aspettata davanti alla portineria della fabbrica per “metterla al corrente di come stanno le cose”. — Allora, ciao! Tu devi essere Svetlana, giusto? — esordì la donna. — Scusi, lei chi è? — balbettò Svetlana, intimidita dallo sguardo freddo di quella donna alta e slanciata, coi capelli biondo cenere. — Sono Olga, la moglie di Federico Mizzini. — Come, scusi? — Hai capito bene! — Un’altra illusa… — disse Olga con calma, — e quante ce ne saranno come te? Non vi estinguete mai, cacciatrici della felicità altrui. — Ma come si permette? — Senti — la bionda afferrò Svetlana per il braccio con gentilezza forzata — qui quella che si sta permettendo sei tu. Io sono sua moglie, l’ho visto con te, e invece di scusarti o sparire dalla vergogna, fai pure la sostenuta. Ma sai, così si comportano le persone perbene… non mi sembri il tipo. Sai quante come te hanno già attraversato la sua vita? Non basterebbero due mani e due piedi per contarle tutte. Ti sei messa con un uomo sposato, senza vergogna! Lui è un uomo, un cacciatore. Capisci? Per lui sei solo una scappatella. E poi sparirai. Stagli lontana. Ah, abbiamo pure due figlie, vuoi vedere la foto di famiglia? — Olga allungò una foto sgualcita a Svetlana sconvolta. — Ecco, la prova del “grande amore”. Siamo ad Ancona, due mesi fa… Allora? Che hai da dire? — Cosa vuole da me? Se la prenda con suo marito. — Ci penso io! Non ti preoccupare. Ha appena trovato lavoro qui, si guadagna bene, e tu spunti fuori a rovinarci la vita… Fatti da parte, dai retta. Non farti illusioni, Fede non ha nessuna intenzione di lasciarmi. Non buttare via il tuo tempo. Quanti anni hai, venticinque? — Venticinque! — replicò Svetlana offesa. — E allora! Hai davanti la vita. Puoi ancora sposarti, avere dei figli. Ma lascia stare Federico. Svetlana non ascoltò più oltre: sulle gambe molli si allontanò dalla donna che era piombata all’improvviso a distruggere il suo mondo, cancellando sogni e speranze. — Traditore… — singhiozzò, trattenendo le lacrime e cercando di non mostrare le emozioni in strada. Non voleva pettegolezzi sul lavoro. La sera stessa, come nulla fosse, Fede si presentò da lei con i fiori. Lei, occhi gonfi e cuore in pezzi, lo cacciò via nonostante le promesse e le dichiarazioni d’amore, perché sapeva che tra lui e la moglie era finita da tempo, ma non aveva il coraggio di crederci. Due settimane ci misero a rimettersi Svetlana. Fede non la cercò più, evitando persino di salutarla a lavoro. Ma i guai non vengono mai soli: nausea e vertigini che credeva dovute all’ansia non erano altro che il segno che il suo amore ingenuo era ormai stato suggellato da una nuova vita. «Sei settimane» — risuonava come una condanna. Non voleva diventare madre sola, ne aveva paura. Le sembrava che tutti sapessero, che la giudicassero e sapeva di aver commesso un errore, fidandosi di chi nemmeno conosceva davvero. Federico aveva nascosto il fatto di essere sposato. Che mai avrebbe potuto fare? Chiedergli i documenti al primo appuntamento? Non portava neanche la fede! E perché non si era insospettita quando lui le chiedeva di tenere il loro rapporto segreto a lavoro? L’aveva ingannata, ma la realtà non poteva cambiare. E in azienda ormai le voci giravano sulla visita di Olga. — Sono incinta. — confessò infine a Federico durante una pausa pranzo, mossa dalla disperazione. — Ti do dei soldi, ma cerca di risolverla. — rispose secco lui. Il giorno dopo, Federico si licenziò e sparì dalla sua vita. Svetlana sapeva che non poteva aspettare. Nonostante i dubbi e gli avvertimenti della dottoressa, prese l’impegnativa per l’intervento. Ed eccola lì sulla panchina, a stringere quel foglio come se avesse paura di perderlo. — Di fretta? — chiese un ragazzo elegante con un enorme mazzo di crisantemi bordeaux, sedendosi accanto a lei. — Scusi? — lo guardò Svetlana con occhi spenti. — Il suo orologio va avanti. — accennò col capo al piccolo quadrante dorato al suo polso. — Va sempre dieci minuti avanti, provo a sistemarlo ma niente. — riconobbe con indifferenza, voltandosi dall’altra parte. — Oggi fa davvero caldo… Un vero ottobre d’oro! Mia mamma dice sempre che in una giornata d’autunno come questa ha fatto la scelta giusta nella vita, e non si è mai pentita. Lo sa? — chiacchierava il ragazzo spuntato dal nulla, — Mia mamma è così! — fece il pollice in su. — Le devo tutto. — E suo padre? — scappò a Svetlana. — Di lui non parla mai. Non chiedo, capisco che non le va. Vengo da un colloquio di lavoro. Sono stato scelto tra dieci candidati, incredibile: io che non ho nemmeno esperienza. Mia mamma mi ha dato fiducia… So già come spenderò il mio primo stipendio: le regalerò un viaggio al mare. Non c’è mai stata. E lei? Ci è mai stata al mare? — No. — rispose Svetlana guardando distrattamente il suo cravattino bordeaux. Ragazzo simpatico, brillava di felicità. — Regalo di mamma. — si lisciò il nodo con orgoglio, vedendo dove guardava lei. — Forse la sto annoiando, è che ho voglia di condividere la mia gioia, mentre lei invece sembra così triste… Pensavo che a volte serve qualcuno con cui parlare. Disturbo con la mia parlantina? Svetlana fece segno di no. Quel ragazzo non le dava alcun fastidio. Anzi, riusciva ad allontanare i pensieri neri che la soffocavano. E la sua devozione per la madre le ispirava rispetto. «Che amore autentico! — pensava ascoltandolo con crescente interesse, — Sua madre è stata fortunata… Se avessi un figlio così anch’io…» — Va bene, vado. La mamma mi aspetta e si preoccupa… Mi raccomando, non si affretti! — Come scusi? — Lo dicevo al suo orologio… — sorrideva gentile. — Ah… — ricambiò lei, con un sorriso vero. Pochi secondi dopo il ragazzo sparì, e lei, dopo aver tanto temuto di lasciare quel foglio, lo strappò in mille pezzi. Rimase a lungo lì, respirando l’aria autunnale tiepida e serena. Il cuore, all’improvviso, si alleggerì. Non era sola. Quella donna aveva cresciuto da sola un figlio meraviglioso. Peccato solo non aver chiesto il suo nome, ma non aveva più importanza… La scelta era stata fatta. *** Ventitré anni dopo… — Mamma, sono in ritardo! — Stas si specchiava mentre la madre gli sistemava una cravatta bordeaux, acquistata proprio il giorno prima per l’importante colloquio di lavoro. — Vuoi lasciar perdere? — Porta fortuna, fidati. Andrà tutto bene, ti prenderanno di sicuro… Ecco fatto! — concluse orgogliosa. — Che agitazione, se poi… — È il tuo momento. Rispondi con sicurezza e sorridi. Sei perfetto! — Grazie, mamma. — Stas la baciò prima di correre fuori. Svetlana lo seguì dallo specchio fino alla finestra, mentre il suo ragazzo, l’unica vera gioia della sua vita, si allontanava verso la fermata. D’improvviso sentì una scossa improvvisa… Quel momento lo aveva già vissuto, tanti anni fa, nel parco… Stas, in giacca elegante oggi, le ricordava quel ragazzo di allora… Aveva rimosso l’episodio, e ora lo rivedeva vivo nella mente. Com’era possibile? Forse la vita stessa allora le aveva dato modo di “vedere” davanti a sé il bimbo di cui voleva disfarsi (che brutta parola), per indicarle la strada giusta. E pensare che allora non chiese il nome a quel ragazzo, né quello della madre. Ma ormai… Tutto si era sistemato al meglio. Dopo pranzo Stas tornò con un enorme mazzo di crisantemi bordeaux, in tinta con la cravatta, e comunicò alla madre di essere stato assunto. E promesse: presto, sarebbero andati insieme al mare, dal momento che lei non l’aveva mai visto. Era giunta l’ora che lui si prendesse cura di lei, che avrebbe spostato le montagne e cambiato il corso dei fiumi per farla felice. Negli anni, qualsiasi difficoltà si fosse presentata, bastava stringerlo forte e tutto sembrava più leggero. Avevano vinto su tutto, affrontato ogni fatica e non si erano arresi mai. Svetlana non si era mai pentita della sua scelta. Aveva fatto quella giusta per sé. Così doveva andare!