Scelta
E pensare che Gabriele era così tanto sposato sospirava Loretta, seduta sulla panchina del parco mentre stringeva in tasca la lettera per linterruzione volontaria di gravidanza.
Le coinquiline delluniversità la invidiavano, vedendola sempre accompagnata da quel moro dagli occhi azzurri, così elegante. Pareva avesse avuto fortuna con quel galantuomo. Ma alla fine, cera ben poco da invidiare.
Lei rabbrividì al ricordo del primo e unico incontro con la moglie di Gabriele, che laveva aspettata davanti allingresso della fabbrica, giusto per metterle in chiaro la situazione.
Ciao, mi sa che tu sia Loretta, vero? iniziò la donna, alta, con i capelli biondo cenere ben curati e un portamento deciso.
E lei chi è? domandò Loretta, innervosita da quello sguardo fisso.
Io sono Cecilia, la moglie di Gabriele Romano.
Cosa?!
Hai capito bene. Sei solo unaltra, come tante disse Cecilia a bassa voce, chissà quante come te, non si contano più. Sempre dietro la felicità degli altri.
Ma come si permette?
Senti, Cecilia le si avvicinò, afferrandole delicatamente il braccio, tu come ti permetti? Io sono sua moglie, ho visto tutto, e invece di scusarti, resti lì impietrita. Ma forse la vergogna non fa per te. Di tipe come te lui ne ha avute tante, più di quante tu pensi.
Hai una storia con un uomo sposato, senza pudore! Per lui sei solo unavventura passeggera. Vedrai, ti dimenticherà subito.
A proposito, abbiamo due figlie. Se vuoi ti faccio vedere una foto di famiglia disse Cecilia, porgendole una foto scattata a Rimini due mesi prima. Eccoci, felici insieme E tu cosa dici?
Che vuole da me? Si risolva le cose con suo marito.
E infatti lo farò! Ha iniziato da poco a lavorare in questa fabbrica, buon stipendio e tu ci sei piombata tra i piedi.
Ti consiglio solo di lasciarci stare. Non credere a promesse, Gabriele non lascerà mai la famiglia. Non perdere inutilmente il tuo tempo. Quanti anni hai, trenta?
Venticinque rispose Loretta, ferita.
Meglio ancora. Hai tempo per sposarti e farti una famiglia. Lascia stare Gabriele.
Loretta non ascoltò oltre. A stento sulle sue gambe, si allontanò da quella donna che, piombata nel suo mondo felice senza preavviso, aveva mandato in frantumi ogni illusione e sogno.
Traditore mormorava tra sé. Un nodo in gola, ma non voleva mostrare il suo dolore in pubblico, onde evitare le chiacchiere a lavoro.
La sera stessa, come se niente fosse, Gabriele si presentò da lei con un mazzo di fiori. Lei, con gli occhi ancora gonfi dal pianto, lo cacciò nonostante le sue promesse damore eterno e la volontà di separarsi, perché tra lui e sua moglie ormai non cera più niente.
Loretta passò due settimane nel silenzio più assoluto. Gabriele non si fece più vivo. Faceva finta di non conoscerla quando si incrociavano.
Ma i guai, si sa, non vengono mai da soli. Loretta allinizio pensava che le sue nausee fossero solo effetto del nervosismo, ma non ci mise molto a capire che tra lei e Gabriele il fuoco dellingenuità aveva dato il suo frutto.
«Sei settimane», le risuonava nella testa come una sentenza.
Non voleva diventare una mamma single. Aveva paura. Le sembrava che tutti la giudicassero, come se avesse fatto qualcosa di terribile fidandosi di un uomo che in fondo conosceva poco.
Gabriele le aveva nascosto il matrimonio. Cosa avrebbe dovuto fare, chiedergli la carta didentità? Non portava nemmeno la fede, perché si sa non tutti i mariti la mettono.
Perché non si era insospettita quando lui le chiedeva di non parlare della loro storia a lavoro?
Lui le aveva mentito, ma sapere di non aver colpa non la faceva sentire meglio. Le voci sul lavoro già correvano, specie dopo la visita di Cecilia.
Sono incinta, gli disse una volta, durante la pausa pranzo, senza sapere cosaltro fare.
Ti do dei soldi, risolvi la cosa, le rispose lui a denti stretti.
Il giorno dopo, Gabriele si licenziò. Fu come se non fosse mai esistito.
Loretta sapeva che non poteva aspettare troppo. Nonostante il parere contrario del medico, prese quellappuntamento per loperazione.
Ed eccola lì, sulla panchina, che stringeva il foglio come se fosse unancora.
Va di fretta? le chiese un ragazzo in giacca elegante, con un enorme mazzo di crisantemi bordeaux, sedendosi accanto a lei.
Come? lo guardò con aria persa.
Lorologio corre, indicò lui, guardando i suoi piccoli orologi dorati al polso.
Il mio orologio va sempre avanti di dieci minuti lo metto apposto ogni volta, ma niente, spiegò Loretta, volgendosi altrove.
Oggi è proprio una giornata meravigliosa, vero? Una vera estate di San Martino. Mia mamma adora questo periodo. Dice sempre che in un giorno così ha preso la scelta giusta nella sua vita, mai pentita.
Lo sa, continuò il ragazzo, le devo tanto a mia madre. Guarda quanto sono fortunato!
E tuo padre? sfuggì di bocca a Loretta.
Di lui non ne parliamo mai, vedo che le dispiace ricordare
Sto tornando da un colloquio. Pensa, hanno scelto me tra dieci candidati, nonostante abbia poca esperienza. Ancora non ci credo.
Mia madre è stata quella che mi ha reso sicuro
So già cosa farò con il primo stipendio: comprerò una vacanza al mare a mia madre, che non cè mai stata.
E tu? Sei mai stata al mare?
No, mai Loretta scrutò il ragazzo, lasciandosi attirare dal suo sorriso e dal dettaglio della cravatta color borgogna.
Lui brillava di felicità.
Regalo di mamma, disse, accarezzando la cravatta con orgoglio.
Forse ti sto annoiando, ma sentivo bisogno di condividere la mia gioia. Sembravi così triste
Avevo solo voglia di farti compagnia. Sono un chiacchierone?
Loretta scosse la testa senza parlare. In realtà, quel ragazzo era riuscito a fermare la tempesta di pensieri bui che le affollavano la testa. E il suo amore per la mamma meritava rispetto.
Che dedizione pensava. Sua madre è stata fortunata vorrei un figlio così!
Ora devo andare. Mamma mi aspetta e sicuramente è già in ansia E tu non correre!
Come, scusa?
Parlo al tuo orologio, sorrise lui.
Ah gli sorrise di rimando.
Dopo poco, il ragazzo sparì dalla sua vista, e Loretta, rimasta ancora per qualche istante immobile, prese la carta per lintervento che fino a pochi minuti prima non lasciava neppure stringendolo, e la fece a pezzetti minuscoli.
Rimase ancora lì, come in trance, a respirare laria tiepida di quellautunno di sole.
Dentro sentiva una leggerezza e un calore, dopo l’incontro con quel ragazzo sconosciuto, che però le sembrava così familiare.
Non era sola. Una donna aveva cresciuto da sola quel figlio così buono. Peccato solo non avergli chiesto il nome, ma ormai non importava più
Scelta fatta.
***
Ventitré anni dopo
Mamma, sono in ritardo! Stava davanti allo specchio Stefano, mentre la madre gli sistemava con fierezza la cravatta bordeaux, quella nuova, comprata proprio per il colloquio di lavoro importante.
Vuoi vedere che porta fortuna?
Mi dà sicurezza, fidati. Vedrai che ti prenderanno! esclamò Loretta, finendo il nodo. Si scostò, ammaliata dal suo ragazzo di casa.
Sono agitato E se poi va male?
È il posto giusto per te, stai sereno. Rispondi con fermezza e non dimenticare il sorriso. Sei irresistibile!
Va bene mamma, Stefano la baciò sulla guancia e si avviò verso il colloquio.
Loretta lo guardava dalla finestra mentre si allontanava verso la fermata. Era il suo tesoro più grande al mondo.
Allimprovviso un brivido. Come un déjà-vu
Tutto già vissuto, anni fa
Quel ragazzo nel parco, oltre ventanni prima
Stefano, ora in giacca e cravatta, le ricordava proprio lui
E dire che laveva quasi rimosso quel momento.
E se fosse stato il destino? Era possibile che la vita le avesse mostrato, proprio allora, una scelta, indirizzandola verso la strada giusta, che le avrebbe permesso di vedere con i suoi stessi occhi il figlio che avrebbe voluto rifiutare (che brutta parola)
Perché allora non aveva chiesto come si chiamasse o il nome della madre? Ma adesso non importava più
La vita è andata come doveva andare
Dopo pranzo Stefano tornò con un mazzo di crisantemi bordeaux, in tinta con la cravatta, annunciando che lo avevano preso in azienda.
In più, le promise che sarebbero finalmente andati al mare insieme, dato che lei non cera mai stata.
Era arrivato il momento in cui lui si sarebbe preso cura della sua amata mamma. Per lei muoverebbe il mondo, farebbe limpossibile. Ecco che figlio ha Loretta.
Qualunque difficoltà avessero incontrato, bastava abbracciare la sua testa profumata per sentirsi meglio.
Ce lhanno fatta, hanno affrontato tutto.
Loretta non si era mai pentita di averlo messo al mondo. Ha fatto, per sé, la scelta più giusta.
Proprio così doveva andare.






