LA SCIOCCA Tutti credevano che Anna fosse una sciocca. Era sposata da quindici anni e aveva due fig…

TONTOLINA

Tutti a Parma chiamavano Rosina “la tontolina”. Viveva con suo marito da quindici anni. Avevano due figli: Giulia di quattordici anni e Matteo di sette. Il marito, Luca, la tradiva quasi alla luce del sole. La prima volta era stata la seconda sera dopo il matrimonio, con una cameriera del ristorante. Poi era diventata unabitudine, impossibile starci dietro a contarle tutte. Le amiche cercavano di aprirle gli occhi, ma Rosina sorrideva dolcemente e taceva.

Lavorava come contabile presso una fabbrica di giochi per bambini. Lo stipendio, a sentir lei, era davvero misero, ma il lavoro non finiva mai. Spesso doveva andare anche il sabato e la domenica. Durante le chiusure di trimestre o danno, finiva per passare le notti in ufficio.

Luca guadagnava bene. Ma come casalinga, Rosina lasciava decisamente a desiderare. I soldi non bastavano mai, il frigo era spesso vuoto, e quando cucinava era già tanto trovare una minestra di legumi e delle cotolette con gli spaghetti. La gente si stupiva sempre quando vedeva Luca arrivare da solo ai bar del centro, spesso accompagnato da qualche nuova fidanzata. A volte rincasava ubriaco come una spugna.

Ah, povera Rosina, che tontola a sopportare quel farfallone, mormoravano i vicini.

Il giorno in cui Matteo compì dieci anni, Luca tornò a casa e le disse che intendeva divorziare. Era innamorato di unaltra, la famiglia non gli bastava più.

Rosina, non prendertela, ma voglio divorziare. Sei sempre fredda come un ghiacciolo. Ecco, almeno fossi una brava padrona di casa, ma neanche quello.

Va bene, accetto il divorzio, rispose Rosina.

Luca quasi cadde dalla sedia. Si aspettava una scenata, urla, lacrime a fiumi. Quella calma lo spiazzò.

Allora prepara le tue cose, io non ti ostacolerò. Domani torno, lascia semplicemente le chiavi sotto lo zerbino.

Rosina lo fissò in silenzio, sorridendo in modo strano. Tutta quella situazione sembrava sospetta a Luca, ma in pochi attimi scacciò i dubbi dalla mente. Era già immerso nel sogno della sua nuova vita felice, senza figli e senza la moglie che ormai considerava un peso.

Il giorno dopo, tornò insieme alla sua nuova fiamma. Ma sotto lo zerbino non trovò nessuna chiave. La cosa lo irritò un po.

Poco male, cambio la serratura, ci vuole un attimo, pensò.

Provò a inserire il vecchio mazzo di chiavi nella toppa, ma nulla. Suonò il campanello. Gli venne ad aprire un uomo enorme, in pantofole e vestaglia.

Che vuoi, amico? chiese il gigante.

In teoria questa è casa mia, balbettò Luca.

Davvero? Hai i documenti che lo dimostrano? Se sì, mostrameli pure, ribatté luomo con aria stufa.

Luca non aveva con sé i documenti della casa, e non lo fecero entrare. Improvvisamente ricordò che nel passaporto cera la residenza. Lo cercò freneticamente. Finalmente, trovò il documento.

Ecco qua, guarda e mostrò il passaporto.

Il gigante prese il libretto, lo sfogliò pigramente, poi lo restituì con una smorfia.

Ma da quanto non lo aprivi questo passaporto?

Luca annusò il guaio e aprì immediatamente la pagina della residenza: cerano due timbri, uno di iscrizione e uno di cancellazione, datato due anni prima.

Comera possibile? Non gli restava che lasciar perdere quella bestia alla porta. Chiamò Rosina, ma il numero era spento.

Pensò di aspettarla fuori dalla fabbrica, ma scoprì che non lavorava più lì già da un anno. La figlia studiava a Londra e il figlio? Forse era ancora a scuola. Ma arrivato lì, scoprì che Matteo era stato trasferito in unaltra scuola già lanno prima. Essendo il padre così assente, la segreteria non gli poté dare alcuna informazione.

Completamente abbattuto si sedette su una panchina tra i platani e si prese la testa fra le mani. Possibile che la sua ex, così mite e accomodante, avesse architettato tutto questo? E come aveva fatto a vendere la casa? Pazienza, ci penserà il giudice. Tra una settimana cè il divorzio.

Arrivato in tribunale, Luca era furioso e deciso a denunciare la truffatrice e tornare in possesso di tutti i suoi beni. In aula tutto si fece chiaro. Aveva dimenticato di aver firmato, due anni prima, una procura generale a favore di Rosina. Allora, sotto leffetto della passione per una certa Elisa, una donna travolgente appena conosciuta, firmò senza pensarci troppo, solo perché Rosina insisteva: servivano dei documenti, delle autorizzazioni, delle firme per liscrizione di Giulia. Il suo amico avvocato suggerì la procura e così si tolse ogni incombenza. Con una sola firma si era tolto tutto da sotto i piedi. Elisa, non appena venne a sapere che Luca aveva perso casa, scomparve come la nebbia dautunno.

Pazienza, almeno mi consolerò non pagando il mantenimento, pensava Luca, ancora sicuro di potersi vendicare. Ma anche qui la sorte fu beffarda: invece della citazione per gli alimenti, ricevette quella per contestazione della paternità. Si scoprì che né Giulia né Matteo erano suoi figli.

Rosina, il giorno delle nozze, aveva visto con i suoi occhi il tradimento di Luca con la cameriera. Qualcosa in lei si ruppe. La rabbia divenne ghiaccio, e decise di vendicarsi in modo tutto suo. Prima contraccambiò con linfedeltà, poi cominciò a mettere da parte tutti i soldi di Luca invece di spenderli in casa. Il frigo era spesso vuoto, ma Giulia e Matteo erano sempre ben curati: li mandava ogni giorno a mangiare dalla nonna. La madre di Rosina provò a fermarla:

La vendetta ti consumerà, rovinerai anche la vita dei tuoi figli, sospirava preoccupata.

Ma Rosina, con la fermezza di chi ha subito troppo, andò avanti senza mai voltarsi indietro. Completò la sua opera con lanalisi del DNA, sebbene sapesse benissimo chi fosse il vero padre dei bambini.

Per Luca, perdere la famiglia fu una batosta, ma scoprire che i figli non erano suoi fu un colpo ancora più duro.

Non sottovalutate la forza di una donna ferita. Quando credete che sia fragile e sottomessa, può sorprendervi con una volontà di ferro e una determinazione capace di cambiare il proprio destino.

La vita insegna che la bontà e la pazienza non devono mai essere scambiate per debolezza. Rispettare gli altri è il solo modo per non perdere tutto quando meno te laspetti.

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