Sindrome della vita eternamente rimandata
Confessione di una donna di sessantanni
Alessandra:
Questanno ho compiuto sessantanni. Nessuno dei miei familiari mi ha fatto gli auguri, nemmeno con una telefonata.
Ho una figlia e un figlio, una nipote e un nipotino, e anche un ex marito. La mia figlia, Chiara, ha quarantanni, il mio figlio, Matteo, trentacinque.
Vivono entrambi a Milano, hanno frequentato università prestigiose del capoluogo lombardo. Sono intelligenti, brillanti, hanno vite piene e di successo. Chiara è sposata con un funzionario importante della Regione, Matteo ha sposato la figlia di un noto imprenditore milanese. Hanno carriere solide, proprietà ovunque, ognuno conduce anche il proprio business. Tutto stabile, tutto perfetto.
Mio ex marito se ne è andato appena Matteo ha preso la laurea. Diceva di essere esausto, di voler vivere a ritmi diversi. Eppure, lui lavorava tranquillo, sempre nello stesso ufficio comunale, passerà i weekend con gli amici o sdraiato sul divano. Destate spariva un mese dai suoi parenti in Sicilia. Io, invece, non ricordo ununica vacanza. Facevo tre lavori insieme ingegnere alla fabbrica, poi donna delle pulizie negli uffici, e ancora la domenica, commessa al supermercato dalle otto di mattina alle otto di sera, senza contare le pulizie degli spazi comuni.
Ogni euro finiva ai figli Milano è cara, e gli studi richiedevano serviti facili e vestiti allaltezza. E poi cibo, svaghi.
Ho imparato a portare vestiti riciclati, a fare un po di cucito, a riparare le scarpe da sola. Sempre pulita, ordinata. Mi bastava così. Lunico svago che avevo erano i sogni: ogni tanto mi vedevo giovane, felice, ridere nel sonno.
Il mio ex, appena mi ha lasciato, ha cambiato subito macchina, ne ha presa una costosa, fiammante. Evidentemente aveva messo da parte. La vita con lui era assurda: tutte le spese su di me tranne laffitto. Quello pagava lui, e si fermava lì. I figli li ho cresciuti io
Lappartamento, dove vivo, è quello che mi ha lasciato mia nonna. Un buon bilocale, spazioso, con i soffitti alti. Lo abbiamo ristrutturato in trilocale. Aveva un ripostiglio bello grande, ci ho messo una finestra, le mensole, un letto, un armadio e una scrivania: lì dormiva Chiara. Io e Matteo nella camera, tanto tornavo a casa solo per dormire. Mio marito aveva il salotto. Quando Chiara è andata a Milano, mi sono trasferita nel ripostiglio. Matteo è rimasto nella stanza.
Con mio marito ci siamo lasciati senza drammi, né liti, né pretese. Lui voleva vivere: io ero talmente esausta che ho tirato un sospiro di sollievo Non dovevo più cucinare primi, secondi, dolce, né lavare le sue cose, né stirare. Potevo finalmente riposare.
Arrivata a quel punto, avevo una collezione di malattie: schiena, articolazioni, diabete, tiroide, nervi a pezzi. Ho preso il mio primo vero periodo di ferie e mi sono curata. Ma non ho mai smesso di lavorare. Solo mi sono sistemata un po.
Sfruttando un bravo artigiano, ho rifatto bagno e servizi in due settimane. Per me, quello era gioia vera. Una felicità solo mia!
Ho continuato a mandare soldi ai miei figli invece dei regali: compleanni, Natale, Festa della Donna, Festa del Papà. Poi sono arrivati i nipotini. Di smettere con i lavori extra non si parlava. Non cerano soldi per me. Le feste, gli auguri arrivavano di rado, spesso solo in risposta ai miei. Regali, mai.
La cosa più dolorosa? Nessuno dei miei figli mi ha voluto al matrimonio.
Chiara lha detto chiaro: Mamma, non è roba per te. Ci sono politici importanti.
Delle nozze di Matteo ho saputo da Chiara, dopo il fatto.
Almeno non mi hanno chiesto soldi per sposarsi
Nessuno viene mai a trovarmi, anche se li invito sempre. Chiara dice che nella mia città non ha niente da fare: Un paese di provincia, mamma, non fa per me. Matteo risponde: Non ho tempo, mamma! Eppure laereo Milano va e viene sette volte al giorno! Due ore di volo!
Come chiamerei quella parte della mia vita? Emozioni represse
Vivevo come Rossella OHara: Ci penserò domani.
Soffocavo in me le lacrime e il dolore, mi costringevo a non sentire nulla dallo stupore alla disperazione. Ero un robot: lavoro, casa, lavoro.
Poi la fabbrica lhanno comprata dei milanesi, è arrivata la ristrutturazione e i vecchi li hanno mandati a casa. Ho perso subito due lavori, ma almeno sono uscita in anticipo con la pensione. Mille euro al mese Prova a viverci.
Poi mi è andata bene: nel mio condominio cinque piani, quattro scale, è mancata la donna delle pulizie. Mi sono offerta, altri mille euro. Al supermercato il lavoro festivo non lho mai lasciato, pagavano bene: centocinquanta euro per turno. Solo il dolore alle gambe mi distruggeva.
Ho iniziato a rifare la cucina. Ho ordinato i lavori a un amico del quartiere: ha fatto tutto bene, in tempo, e senza chiedere troppo.
Così ho ricominciato a mettere via qualcosa. Volevo rifare anche le camere, sostituire qualche mobile. Avevo dei piani solo che il piano non prevedeva me stessa! Per me? Solo il minimo indispensabile: cibo semplice, mai abbondante. E medicine là spendevo tanto. Laffitto sempre più alto. Mio ex insisteva: Vendila questa casa il quartiere è buono, avrai ottimo prezzo. Prendi un piccolo bilocale.
Ma io non ce la faccio. Qui cè la memoria di nonna. Non ho mai conosciuto i miei genitori, mi ha cresciuta lei. Questappartamento è tutta la mia vita.
Con lex abbiamo mantenuto rapporti di amicizia. Parliamo ogni tanto, come vecchi conoscenti. Lui sta bene. Mai una parola sulla vita privata. Una volta al mese si fa vedere, mi porta la spesa: patate, verdura, cereali, acqua. Le cose pesanti. Non vuole soldi. Dice che con le consegne ti portano solo roba marcia. Io acconsento.
Dentro di me tutto si è fermato, annodato. Vivo, lavoro tanto, ma non sogno nulla. Non ho desideri. La mia famiglia la vedo solo sulle foto di Chiara su Instagram; Matteo lo seguo solo attraverso la nuora. Mi rincuoro che stiano tutti bene. Vanno in posti belli, frequentano ristoranti di lusso.
Forse ho dato troppo poca tenerezza perciò non ne ho ricevuta. Chiara ogni tanto domanda come sto. Rispondo sempre che va tutto bene. Non mi lamento mai. Ogni tanto Matteo mi manda un vocale su WhatsApp: Ciao mamma, spero tu stia bene.
Una volta disse che non voleva sentire le nostre storie di famiglia, che tutta quella negatività lo fa stare male. Così ho smesso di parlargli delle mie cose. Gli dico solo Va tutto bene, Matteo.
Vorrei tanto abbracciare i miei nipoti. Ho paura che non sappiano nemmeno che la loro nonna esiste una vecchia donna delle pulizie pensionata. Probabilmente pensano che la nonna sia già sotto terra
Fatico a ricordare lultima volta che ho comprato qualcosa solo per me qualche volta prendo lintimo o calzini, i più economici. Mai stata in un centro estetico per una manicure, pedicure Una volta al mese vado dal parrucchiere qui sotto casa per il taglio. I capelli li tingo io. Mi consola che ho la stessa taglia da quando ero giovane 46/48 non devo rinnovare il guardaroba.
Paura vera? Che un giorno non riesca ad alzarmi dal letto, torturata dai dolori alla schiena. Temo di restare immobilizzata.
Forse non dovevo vivere così senza riposo, senza gioie piccole, sempre rimandando tutto al famoso poi Ma dovè quel poi? Non esiste più Dentro, è il vuoto nel cuore, indifferenza Intorno solo silenzio
Non accuso nessuno, ma neppure me stessa riesco a rimproverare. Ho sempre lavorato, continuo a farlo. Metto via qualcosa, giusto per sicurezza, se non potrò più lavorare. Piccolo salvadanaio. Ma a che serve? Lo so bene: se resto a letto, non vorrò vivere non voglio essere il problema di nessuno.
E sapete la cosa più triste? Nessuno mi ha mai regalato un fiore mai Che ironia se un giorno qualcuno mi porterà un mazzo di fiori sulla tomba Davvero, cè da morir dal riderevorrei un solo giorno che sia soltanto mio. Un giorno in cui svegliarmi senza dolore, assaporare un caffè caldo guardando fuori dalla finestra, sentire la luce cadere sul parquet e pensare: oggi non devo correre, non devo rimandare, non devo fare nulla per nessuno. Vorrei una passeggiata lenta per il paese, guardare i volti, ascoltare le voci, magari comprare un fiore solo per me. Vorrei fermarmi sulla panchina in piazza, sentire il vento che mi spettina le idee e sorridere senza motivo. E forse aiuterei una signora anziana con le borse della spesa, o parlerei con il panettiere di vecchie ricette di pane. Vorrei sentire il cuore battere per qualcosa di leggero.
Quel giorno ancora non è arrivato, ma non è detto che non possa arrivare. Al tramonto apro la finestra, respiro la sera, ascolto i rumori lontani. E tra tutte le vite che girano intorno, penso che forse, semplicemente, meriti anche io di essere felice. Forse la felicità non è mai troppo tardi. Forse domani non lo rimanderò. Forse domani comincerò da me.






