La sindrome della vita rimandata per sempre… Confessioni di una donna di 60 anni Elena: Quest’anno ho compiuto 60 anni, ma nessuno tra i miei cari mi ha fatto gli auguri, nemmeno al telefono. Ho una figlia e un figlio, un nipote e una nipotina, e anche l’ex marito è vivo e vegeto. Mia figlia ha 40 anni, mio figlio 35. Vivono entrambi a Milano, hanno frequentato prestigiose università milanesi. Sono intelligenti, realizzati. Mia figlia è sposata con un alto funzionario pubblico, mio figlio con la figlia di un noto imprenditore milanese. Entrambi hanno carriere di successo, diverse proprietà, e oltre all’impiego pubblico anche le loro imprese. Tutto stabile. L’ex marito se n’è andato dopo che mio figlio si era laureato, dicendo che era stanco di quel ritmo di vita. Eppure lui faceva un lavoro tranquillo, sempre nello stesso posto, i weekend li passava con gli amici o davanti alla TV, e in vacanza spariva tutto il mese dai parenti al sud. Io invece, niente vacanze, sempre tre lavori: ingegnere in fabbrica, addetta alle pulizie nella direzione dello stabilimento, e il weekend impacchettatrice al supermercato dalle 8 alle 20, più le pulizie nei locali di servizio. Tutto quello che guadagnavo serviva ai figli: Milano è cara, e frequentare atenei rinomati significa anche vestiti alla moda, cibo e divertimenti. Io mi sono adattata agli abiti vecchi, ricuciti come potevo, riparavo le scarpe. Ero sempre pulita, ordinata. Mi bastava. I miei “svaghi” erano i sogni: a volte mi vedevo giovane, felice, ridente. Appena se ne è andato, l’ex marito si è comprato subito una macchina nuova e costosa. Evidentemente aveva risparmiato molto. La nostra vita di coppia era strana – tutte le spese toccavano a me, tranne l’affitto di casa. L’affitto lo pagava lui, e lì finiva il suo impegno verso la famiglia. I figli li ho cresciuti io… L’appartamento dove viviamo, una bella casa d’epoca vicino al centro, mi è stato lasciato dalla nonna. L’ho rimesso a nuovo fino in fondo. C’era un ripostiglio di 8 metri quadri con finestra, l’ho trasformato in mini-cameretta per mia figlia. Io dormivo con mio figlio, tanto tornavo solo la notte. Lui in sala. Quando lei si è trasferita a Milano, ho preso io il suo spazio. Mio figlio è rimasto in camera. Il divorzio è stato silenzioso e pacifico, senza liti né divisioni di beni, senza accuse reciproche. Lui voleva VIVERE, non sopravvivere… Io, ormai esausta, ho tirato un sospiro di sollievo. Non dovevo più cucinare primo, secondo, dolce, e compota; non dovevo più lavare e stirare i suoi vestiti, né sistemarli – quel tempo poteva finalmente essere mio. In quegli anni mi sono ammalata tante volte: la schiena, le articolazioni, il diabete, la tiroide, lo stress. Finalmente presi ferie e mi dedicai alle cure. Non lasciai i lavoretti. Guadagnavo ancora qualcosa. Ho chiamato un bravissimo tecnico e con un collaboratore mi ha rifatto il bagno in due settimane. Per me fu felicità pura! La mia felicità! Felicità personale! Ho sempre mandato soldi ai miei figli invece dei regali per compleanno, Natale, la Festa della Donna, Carnevale. Poi sono arrivati anche i nipoti. Quindi, niente pausa dai lavoretti. Niente soldi per me. Raramente ho ricevuto gli auguri; spesso solo in risposta ai miei. Nessuno mi ha mai fatto regali. Il dolore più grande? Nessuno dei figli mi ha invitata al proprio matrimonio. Mia figlia mi ha detto onestamente: “Mamma, non saresti a tuo agio con la nostra compagnia… ci saranno anche tipi che lavorano con il Presidente.” Il matrimonio di mio figlio? L’ho saputo da lei, dopo che era avvenuto… Almeno non mi hanno chiesto soldi, per fortuna… Nessuno viene mai a trovarmi, anche se li invito sempre. Mia figlia dice che non ha niente da fare nel nostro “paesone” (una città di provincia con un milione di abitanti). Mio figlio invece risponde sempre – Ma dai mamma, non ho tempo! L’aereo per Milano parte sette volte al giorno; il volo dura due ore… Come chiamerei quel periodo della mia vita? Vita di emozioni represse… Ho vissuto come Rossella O’Hara: “Ci penso domani”… Schiacciavo dentro di me lacrime e dolori, tutte le emozioni tra stupore e disperazione. Ero diventata una macchina da lavoro. Poi la fabbrica è stata acquisita da imprenditori milanesi, è partita la riorganizzazione. Hanno tagliato tutti quelli vicini alla pensione, ho perso due lavori ma sono potuta andare in pensione in anticipo. Prendo 800 euro al mese. Prova a viverci… Alla fine mi è andata bene: nel nostro palazzo è rimasto libero il posto di portinaia… ho cominciato a pulire scale – altri 800 euro al mese. I lavoretti del weekend al supermercato non li ho lasciati, il turno era ben pagato – cento euro a volta. L’unica fatica è stare tutto il giorno in piedi. Ho iniziato a fare qualche lavoro di ristrutturazione in cucina. Ho fatto tutto da sola; la cucina me l’ha costruita il vicino, bravo, veloce, onesto. Di nuovo ho iniziato a mettere da parte qualche risparmio. Sognavo di sistemare anche altre stanze, cambiare qualche mobile. Avevo tanti progetti… tranne che per me! Cosa spendevo davvero per me stessa? Solo cibo, il più semplice, e non sono mai stata una grande mangiona. E medicine – tante medicine. L’affitto ogni anno sempre più alto. L’ex marito dice “Venditi la casa, la zona vale molto, ti danno un buon prezzo… comprati un monolocale.” Ma io la casa non la cedo, è il ricordo di mia nonna. I miei genitori non li ricordo nemmeno… Mi ha cresciuta mia nonna. Quella casa è tutta la mia vita. Con il marito ho mantenuto rapporti civili. Ogni tanto ci sentiamo, come vecchi amici. Lui sta bene. Non parla mai della sua vita privata. Una volta al mese passa a portarmi qualche prodotto pesante – patate, verdura, cereali, acqua. I soldi li rifiuta. Dice che la consegna a domicilio porta solo roba guasta e marcia. E mi fido di lui. Dentro di me è come se tutto si fosse spento – vivo senza sogni. Lavoro tanto. Non desidero niente per me stessa. Mia figlia e i nipoti li vedo solo su Instagram. La vita di mio figlio la “spio” su Instagram della nuora. Sorrido, sono felice che stiano bene. Tutti in salute. Vacanze da sogno, ristoranti eleganti. Forse non ho dato abbastanza amore, e così loro non me lo restituiscono. Mia figlia a volte chiede come sto. Rispondo sempre “Tutto bene.” Mai mi lamento. Mio figlio, ogni tanto, manda un audio su WhatsApp: “Ciao mamma, spero davvero che tu stia bene.” Un giorno mi ha confessato che non vuole sentire i problemi tra me e suo padre, perché il negativo gli fa male. Da allora gli dico solo “Sì, tesoro, tutto va bene.” Vorrei tanto abbracciare i miei nipotini, ma temo che loro non sappiano nemmeno che hanno una nonna ancora in vita – la pensionata portinaia. Probabile che, secondo la leggenda, la “nonna” sia già defunta. Non ricordo ormai quando ho comprato qualcosa solo per me, a parte qualche volta intimo o calzini, il più economico. Mai un centro estetico, mai un momento di coccole. Una volta al mese passo dal parrucchiere sotto casa per una spuntata. Mi tingo i capelli da sola. Mi consola che porto lo stesso numero di vestiti da giovane a oggi, 46/48. Niente bisogno di rinnovare il guardaroba. Ho tanta paura, però, di non riuscire più a tirarmi su dal letto una mattina – il mal di schiena è sempre lì. Ho paura di restare immobilizzata. Forse non dovevo vivere così, senza riposo, mai una gioia, sempre a lavorare e a rimandare tutto a “domani”… E dov’è, questo “domani”? Non esiste più. Dentro di me, solo vuoto… nel cuore, totale indifferenza… intorno a me, il nulla. Non accuso nessuno. Ma non riesco nemmeno ad accusare me stessa. Ho lavorato tutta la vita e lavoro ancora. Metto da parte un piccolo salvagente, se un domani non potrò lavorare. Non molto, ma qualcosa… Anche se so bene che, se finirò a letto, smetterò di vivere… Non voglio essere mai un peso per nessuno. Sapete qual è la cosa più triste? Nessuno mi ha mai regalato un fiore… MAI… E sarebbe ironico se qualcuno si ricordasse di portarmi fiori solo sulla tomba… davvero, ci sarebbe da ridere…

Sindrome della vita eternamente rimandata
Confessione di una donna di sessantanni
Giuseppina:

Questanno ho compiuto sessantanni. Nessuno dei miei cari mi ha telefonato per farmi gli auguri.
Ho una figlia e un figlio, un nipote e una nipotina, e anche un ex marito che vive ancora.
Mia figlia ha quarantanni, mio figlio trenta cinque.

Entrambi vivono a Milano, hanno frequentato università prestigiose della città. Sono brillanti, hanno successo. La figlia è sposata con un dirigente pubblico, il figlio con la figlia di un importante imprenditore milanese. Hanno entrambi una carriera invidiabile, molta proprietà, e oltre al lavoro nel pubblico, ognuno ha la propria attività. Tutto fila liscio.

Il mio ex marito se nè andato quando nostro figlio si è laureato. Ha detto di essere stanco di quel ritmo. Eppure anche lui lavorava tranquillo, sempre nella stessa azienda, weekend con gli amici o sdraiato sul divano, le ferie destate un mese intero dai parenti in Sicilia.

Io invece non ho mai fatto ferie, ho lavorato in tre posti diversi: ingegnere in fabbrica, donna delle pulizie negli uffici dello stabilimento e nel fine settimana insacchettatrice presso il supermercato vicino, dalle otto alle venti. In più, ovviamente, pulizie nei magazzini.

Tutto il denaro andava ai figli Milano costa cara e frequentare università prestigiose significhava abiti adeguati e buone uscite. E poi cera il cibo e i divertimenti.
Ho imparato a portare vestiti vecchi, a rammendare e riciclare scarpe, sempre pulita, ordinata. Mi bastava così. I miei svaghi erano i sogni a volte sognavo di essere felice, giovane, ridente.

Appena andato via mio marito, si è preso lauto nuova, costosa e di prestigio. Aveva messo da parte non poco. La nostra convivenza era strana pagavo tutto io, eccetto laffitto. Laffitto era il suo unico contributo. I figli li ho cresciuti io

Lappartamento ci era rimasto dalla nonna, una casa in stile anni 50, soffitti alti, ben mantenuta. Un bel trilocale ricavato da un bilocale, con uno sgabuzzino con finestra di otto metri e mezzo. Lho ristrutturato, ci stava un letto, la scrivania, larmadio, le mensole. Anche mia figlia ci viveva. Io e mio figlio dormivamo insieme nellaltra stanza tanto io ero quasi sempre fuori. Mio marito in salotto. Quando mia figlia si è trasferita a Milano, ho preso il suo sgabuzzino. Mio figlio la stanza.

La separazione è stata tranquilla, niente litigi, niente divisioni, niente colpe. Lui voleva VIVERE e io ormai ero esausta Ho tirato un sospiro di sollievo. Non dovevo più preparare piatti elaborati, lavare le sue cose, stirare, ordinare e appendere. Quel tempo finalmente per me.

Ormai ero piena di problemi di salute schiena, articolazioni, diabete, tiroide, nervi a pezzi. Ho preso ferie per la prima volta e mi sono curata. Non ho lasciato i lavoretti. Mi sono rimessa in piedi.

Ho chiamato uno specialista e in due settimane ho rifatto il bagno. Che incredibile felicità! Un piccolo momento di gioia PERSONALE!

Ho continuato a mandare soldi ai miei figli invece di regali per compleanni, Natale, festa della mamma. Poi con larrivo dei nipoti, ancora di più. Non potevo smettere i lavoretti. Non mi avanzava mai niente per me. Gli auguri, pure quelli, arrivavano raramente, spesso solo in risposta ai miei. Niente regali.

La ferita più grande: alle loro nozze non sono stata invitata, né dal figlio né dalla figlia.
Mia figlia mi disse sinceramente: Mamma, tu non centri con quellambiente. Ci saranno funzionari dal Quirinale.
La notizia del matrimonio di mio figlio lho saputa addirittura da mia figlia, dopo la cerimonia…

Almeno non mi hanno chiesto soldi per le nozze…

I figli non vengono mai, benché li inviti sempre. Mia figlia mi dice che non ha nulla da fare nel nostro paesone di provincia (ma è una città di un milione di persone). Mio figlio risponde sempre sei matta mamma? Non ho tempo!

Il treno Alta Velocità per Milano passa sette volte al giorno! Due ore di viaggio…

Come posso definire quel periodo della mia vita? Direi vita di emozioni represse.

Vivevo come Rossella OHara ci penso domani
Soffocavo pianti e dolori, nascondevo ogni emozione. Ero come un automa programmato per lavorare.

Quando la fabbrica è stata comprata da milanesi è iniziata la riorganizzazione. I lavoratori vicini alla pensione sono stati licenziati: ho perso subito due lavori, ma sono potuta andare in pensione anticipata grazie al licenziamento. La pensione: milleduecento euro. E con questi dovrei vivere…

Per fortuna nel mio condominio di cinque piani si è liberato il posto da donna delle pulizie Ho iniziato a lavare le scale altri milleduecento euro. Ho continuato a insacchettare al supermercato nei weekend, pagavano bene trenta euro a turno. Faticoso, sempre in piedi.

Ho iniziato a rifare la cucina, piano piano. Ho chiesto al vicino di farmi i mobili, li ha fatti bene e senza spendere troppo.

Ancora, piano piano, mettevo soldi da parte. Volevo sistemare le stanze, cambiare qualche mobile. Tutti progetti eppure non cera mai me in quei progetti! Cosa spendevo per me stessa? Solo il cibo, il minimo indispensabile, e medicine quelle consumano tanto.

Laffitto non è mai stato gentile ogni anno sempre più caro.
Lex marito diceva: Ma vendi questo trilocale, qui il quartiere è buono, ti daranno un buon prezzo. Ti prendi un bilocale.

Ma a me dispiace: è il ricordo della nonna. Dei genitori non ricordo nulla. Ha pensato a me la nonna.
Questa casa, qui è passata tutta la mia vita.

Con lex sono rimasta in rapporti civili. Ogni tanto ci sentiamo, come vecchi amici. A lui va tutto bene. Vita privata mai menzionata. Una volta al mese porta generi alimentari patate, verdure, riso, acqua buona. Le cose pesanti. I soldi non li accetta. Dice di non ordinare la spesa online: mandano sempre roba marcia. E io acconsento.

Dentro di me è come se tutto si fosse fermato, un groviglio. Vivo e basta. Lavoro tanto. Niente sogni. Niente desideri. Vedo figlia e nipoti solo su Instagram di mia figlia. La vita di mio figlio la vedo su Instagram della nuora. Sono contenta che stiano bene. Sono in salute. Fanno viaggi stupendi, frequentano ristoranti luminosi e costosi.

Forse ho dato loro poco affetto. Ecco perché non lhanno per me. Mia figlia a volte mi chiede come sto. Rispondo sempre che va tutto bene. Mai un lamento. Mio figlio ogni tanto mi manda dei vocali su WhatsApp: Ciao mamma, spero tu stia bene.

Un giorno mio figlio mi disse che non voleva ascoltare i problemi tra me e papà: la negatività lo turbava. Da allora non gli racconto più niente, solo Sì, figliolo, va tutto bene.

Vorrei tanto abbracciare i nipoti, ma temo che non sappiano nemmeno della mia esistenza come nonna pensionata e donna delle pulizie. Probabilmente a loro è stato raccontato che la nonna non cè più da tempo

Non ricordo nemmeno lultima volta che ho comprato qualcosa per me, a parte la biancheria e qualche paio di calzini, sempre la più economica. Mai stata in un centro estetico per manicure o pedicure Una volta al mese vado al taglio dal parrucchiere allangolo. I capelli li tingo da sola. Mi fa piacere che porto la stessa taglia da giovane a adesso 46/48. Non cè bisogno di rinnovare il guardaroba.

Ho paura, tanta paura, che un giorno non riesca più ad alzarmi dal letto il dolore alla schiena è continuo e sempre più forte. Ho paura di rimanere immobilizzata.

Forse non avrei dovuto vivere così, senza riposo, senza piccole gioie, sempre lavorando e rimandando tutto al dopo. Ma dovè questo dopo? Non esiste più Dentro di me solo vuoto nel cuore totale indifferenza intorno a me soltanto vuoto

Non incolpo nessuno. Ma neanche me stessa riesco a biasimare. Ho sempre lavorato e continuo a lavorare. Accumulo una piccola sicurezza, se non potrò più lavorare. Piccola, ma almeno qualcosa Anche se, sinceramente, lo so: se dovessi finire a letto, non vivrei non voglio che nessuno abbia problemi per colpa mia.

E la cosa più triste? Nessuno mi ha mai regalato dei fiori in vita mia MAI Che grottesco sarebbe se qualcuno arrivasse con dei fiori freschi sulla mia tomba. Veramente, da riderci sopraEppure oggi, uscendo per gettare la spazzatura, ho visto un mazzo di tulipani rossi abbandonato sulla panchina del cortile. Qualcuno li ha dimenticati o magari li ha persi. Mi sono guardata intorno e, per la prima volta da anni, mi sono permessa di raccoglierli e portarli a casa. Li ho messi in un bicchiere d’acqua niente vaso, non ne ho mai avuto uno. Li guardo adesso, qui sul tavolo, e il loro rosso brillante illumina la stanza, rompe il grigio della routine. Sorrido, piano, come non mi capitava da tempo.

Forse qualcun altro li avrebbe lasciati lì, pensando che fossero destinati a qualcun altro. Io li ho presi. Non so da chi vengano, né per chi fossero, ma oggi sono i miei fiori. Forse il “dopo” che ho sempre rimandato non è mai arrivato, ma questa piccola gioia me la sono concessa adesso, per me stessa. E domani, chissà, forse comprerò un vero vaso. Perché anche nelle vite rimandate può sbocciare, allimprovviso, un piccolo fiore inatteso.

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Io invece, niente vacanze, sempre tre lavori: ingegnere in fabbrica, addetta alle pulizie nella direzione dello stabilimento, e il weekend impacchettatrice al supermercato dalle 8 alle 20, più le pulizie nei locali di servizio. Tutto quello che guadagnavo serviva ai figli: Milano è cara, e frequentare atenei rinomati significa anche vestiti alla moda, cibo e divertimenti. Io mi sono adattata agli abiti vecchi, ricuciti come potevo, riparavo le scarpe. Ero sempre pulita, ordinata. Mi bastava. I miei “svaghi” erano i sogni: a volte mi vedevo giovane, felice, ridente. Appena se ne è andato, l’ex marito si è comprato subito una macchina nuova e costosa. Evidentemente aveva risparmiato molto. La nostra vita di coppia era strana – tutte le spese toccavano a me, tranne l’affitto di casa. L’affitto lo pagava lui, e lì finiva il suo impegno verso la famiglia. I figli li ho cresciuti io… L’appartamento dove viviamo, una bella casa d’epoca vicino al centro, mi è stato lasciato dalla nonna. L’ho rimesso a nuovo fino in fondo. C’era un ripostiglio di 8 metri quadri con finestra, l’ho trasformato in mini-cameretta per mia figlia. Io dormivo con mio figlio, tanto tornavo solo la notte. Lui in sala. Quando lei si è trasferita a Milano, ho preso io il suo spazio. Mio figlio è rimasto in camera. Il divorzio è stato silenzioso e pacifico, senza liti né divisioni di beni, senza accuse reciproche. Lui voleva VIVERE, non sopravvivere… Io, ormai esausta, ho tirato un sospiro di sollievo. Non dovevo più cucinare primo, secondo, dolce, e compota; non dovevo più lavare e stirare i suoi vestiti, né sistemarli – quel tempo poteva finalmente essere mio. In quegli anni mi sono ammalata tante volte: la schiena, le articolazioni, il diabete, la tiroide, lo stress. Finalmente presi ferie e mi dedicai alle cure. Non lasciai i lavoretti. Guadagnavo ancora qualcosa. Ho chiamato un bravissimo tecnico e con un collaboratore mi ha rifatto il bagno in due settimane. Per me fu felicità pura! La mia felicità! Felicità personale! Ho sempre mandato soldi ai miei figli invece dei regali per compleanno, Natale, la Festa della Donna, Carnevale. Poi sono arrivati anche i nipoti. Quindi, niente pausa dai lavoretti. Niente soldi per me. Raramente ho ricevuto gli auguri; spesso solo in risposta ai miei. Nessuno mi ha mai fatto regali. Il dolore più grande? Nessuno dei figli mi ha invitata al proprio matrimonio. Mia figlia mi ha detto onestamente: “Mamma, non saresti a tuo agio con la nostra compagnia… ci saranno anche tipi che lavorano con il Presidente.” Il matrimonio di mio figlio? L’ho saputo da lei, dopo che era avvenuto… Almeno non mi hanno chiesto soldi, per fortuna… Nessuno viene mai a trovarmi, anche se li invito sempre. Mia figlia dice che non ha niente da fare nel nostro “paesone” (una città di provincia con un milione di abitanti). Mio figlio invece risponde sempre – Ma dai mamma, non ho tempo! L’aereo per Milano parte sette volte al giorno; il volo dura due ore… Come chiamerei quel periodo della mia vita? Vita di emozioni represse… Ho vissuto come Rossella O’Hara: “Ci penso domani”… Schiacciavo dentro di me lacrime e dolori, tutte le emozioni tra stupore e disperazione. Ero diventata una macchina da lavoro. Poi la fabbrica è stata acquisita da imprenditori milanesi, è partita la riorganizzazione. Hanno tagliato tutti quelli vicini alla pensione, ho perso due lavori ma sono potuta andare in pensione in anticipo. Prendo 800 euro al mese. Prova a viverci… Alla fine mi è andata bene: nel nostro palazzo è rimasto libero il posto di portinaia… ho cominciato a pulire scale – altri 800 euro al mese. I lavoretti del weekend al supermercato non li ho lasciati, il turno era ben pagato – cento euro a volta. L’unica fatica è stare tutto il giorno in piedi. Ho iniziato a fare qualche lavoro di ristrutturazione in cucina. Ho fatto tutto da sola; la cucina me l’ha costruita il vicino, bravo, veloce, onesto. Di nuovo ho iniziato a mettere da parte qualche risparmio. Sognavo di sistemare anche altre stanze, cambiare qualche mobile. Avevo tanti progetti… tranne che per me! Cosa spendevo davvero per me stessa? Solo cibo, il più semplice, e non sono mai stata una grande mangiona. E medicine – tante medicine. L’affitto ogni anno sempre più alto. L’ex marito dice “Venditi la casa, la zona vale molto, ti danno un buon prezzo… comprati un monolocale.” Ma io la casa non la cedo, è il ricordo di mia nonna. I miei genitori non li ricordo nemmeno… Mi ha cresciuta mia nonna. Quella casa è tutta la mia vita. Con il marito ho mantenuto rapporti civili. Ogni tanto ci sentiamo, come vecchi amici. Lui sta bene. Non parla mai della sua vita privata. Una volta al mese passa a portarmi qualche prodotto pesante – patate, verdura, cereali, acqua. I soldi li rifiuta. Dice che la consegna a domicilio porta solo roba guasta e marcia. E mi fido di lui. Dentro di me è come se tutto si fosse spento – vivo senza sogni. Lavoro tanto. Non desidero niente per me stessa. Mia figlia e i nipoti li vedo solo su Instagram. La vita di mio figlio la “spio” su Instagram della nuora. Sorrido, sono felice che stiano bene. Tutti in salute. Vacanze da sogno, ristoranti eleganti. Forse non ho dato abbastanza amore, e così loro non me lo restituiscono. Mia figlia a volte chiede come sto. Rispondo sempre “Tutto bene.” Mai mi lamento. Mio figlio, ogni tanto, manda un audio su WhatsApp: “Ciao mamma, spero davvero che tu stia bene.” Un giorno mi ha confessato che non vuole sentire i problemi tra me e suo padre, perché il negativo gli fa male. Da allora gli dico solo “Sì, tesoro, tutto va bene.” Vorrei tanto abbracciare i miei nipotini, ma temo che loro non sappiano nemmeno che hanno una nonna ancora in vita – la pensionata portinaia. Probabile che, secondo la leggenda, la “nonna” sia già defunta. Non ricordo ormai quando ho comprato qualcosa solo per me, a parte qualche volta intimo o calzini, il più economico. Mai un centro estetico, mai un momento di coccole. Una volta al mese passo dal parrucchiere sotto casa per una spuntata. Mi tingo i capelli da sola. Mi consola che porto lo stesso numero di vestiti da giovane a oggi, 46/48. Niente bisogno di rinnovare il guardaroba. Ho tanta paura, però, di non riuscire più a tirarmi su dal letto una mattina – il mal di schiena è sempre lì. Ho paura di restare immobilizzata. Forse non dovevo vivere così, senza riposo, mai una gioia, sempre a lavorare e a rimandare tutto a “domani”… E dov’è, questo “domani”? Non esiste più. Dentro di me, solo vuoto… nel cuore, totale indifferenza… intorno a me, il nulla. Non accuso nessuno. Ma non riesco nemmeno ad accusare me stessa. Ho lavorato tutta la vita e lavoro ancora. Metto da parte un piccolo salvagente, se un domani non potrò lavorare. Non molto, ma qualcosa… Anche se so bene che, se finirò a letto, smetterò di vivere… Non voglio essere mai un peso per nessuno. Sapete qual è la cosa più triste? Nessuno mi ha mai regalato un fiore… MAI… E sarebbe ironico se qualcuno si ricordasse di portarmi fiori solo sulla tomba… davvero, ci sarebbe da ridere…