La sorella “babysitter”: una famiglia italiana tra promesse non mantenute, responsabilità, e una lezione d’indipendenza

La bambinaia per il fratello

Che succede, Giulia? Niente risposta di nuovo?

Niente, zero! sbuffò Giulia lanciando il cellulare sul tavolo Non risponde dalle sei di questo pomeriggio! Non sono andata dalla mamma per colpa sua Devo cucinare qui, devo cucinare anche da lei, e nessuno con cui lasciare Sandro Ecco la grande aiutante che abbiamo cresciuto!

In quel momento si udì il clic della serratura.

Oh, siete ancora svegli? disse Eleonora senza togliere le cuffie, passandoci davanti e andando dritta in camera sua, ignorando i genitori.

Ma mamma non avrebbe mai lasciato correre.

Eleonora! Ferma lì! il tono di mamma la bloccò sul posto, ma non la fece nemmeno voltare Dove credi di andare? Sei in ritardo di quanto? Sei ore! Non hai niente da dire per spiegarti?

Eleonora si tolse una cuffia.

E tutta sta scena per che cosa?

Mi avevi promesso! si lamentò Giulia Avevi detto che saresti stata con Sandro!

Eleonora, sognando solo di buttarsi sul letto e dormire, mormorò:

Non ci sono riuscita. Non è morto nessuno, però. Tu eri qui a casa.

Ti ho avvisata una settimana fa che oggi avresti dovuto badare a Sandro! Tuo padre doveva fare il turno di notte, io dovevo andare dalla mamma. Ma a te non interessa né il fratello né la nonna! E neppure tua madre!

Non era riuscita Eleonora, e basta. Si era trattenuta con gli amici delluniversità, poi Giovanni aveva proposto di proseguire la serata a casa sua. E in un attimo il tempo era volato. Si era proprio dimenticata.

Ma Eleonora cercava di giustificarsi, almeno con sé stessa.

Perché il telefono non era scaricoera stata lei stessa a spegnerlo.

Avevo promesso, mamma, ma poi i piani sono cambiati.

Soffiami in faccia mamma sentì odore.

Cosa siamo, in galera adesso? Eleonora alzò gli occhi.

Hai bevuto constatò la madre Le feste sono sempre più importanti della famiglia.

A quel punto, Eleonora perse la calma.

Sì, sono più importanti! Io non ho mai voluto fare da babysitter! Non voglio badare a mio fratello. Fatelo voi! Se volevate un altro figlio alla vostra età, godetevelo. Io ho la mia vita.

Il padre, che non aveva mai alzato la voce con Eleonora, ascoltò tutto e intervenne.

Non ti abbiamo mai chiesto di fare la bambinaia, Eleonora. Quasi mai ti domandiamo aiuto. Ma oggi era importante, e avevi promesso Sei arrivata con sei ore di ritardo. Hai spento il telefono. Ora dai la colpa a noi?

Non do nessuna colpa, Sandro è vostro figlio. Ero fuori con gli amici, come fanno tutti.

Avevamo sempre cercato di risparmiarle i compiti di casa: aveva finito il liceo da poco, ora frequentava luniversità, una facoltà non semplice. Lo capivamo e ci dispiaceva.

Ma lei di noi si dispiaceva poco.

Davvero sei peggio degli altri? intervenne la mamma Peggio è che, per colpa tua, non sono andata da tua nonna. Non riesce neanche a prepararsi qualcosa da mangiare! Non posso continuare a stare tra un bambino di tre anni e una mamma malata!

Eleonora, mentre si scioglieva la pettinatura fatta dalla compagna di corso, rispose fredda:

È un tuo problema, mamma. Se volevi un figlio in età avanzata, occupatene tu. Non vi devo nulla.

Fu talmente una frase tagliente che persino il padre trasalì.

Eleonora, adesso basta!

Perché basta? Io studio. Devo costruirmi una vita, conoscere persone. Magari incontrare un fidanzato! Non posso stare chiusa in casa con voi e mio fratello!

Il padre la fece sedere.

Siediti Ascoltami. Nessuno ti sta chiedendo di fare la babysitter a tempo pieno. Ti abbiamo chiesto un favore. Non un lavoro, ma un aiuto alla famiglia. Tu avevi detto sì.

Eleonora, ora che aveva iniziato, rispose secca:

Avevo detto sì, poi ho cambiato idea. La vita cambia.

Sì, la vita cambia. Ma qui tu hai cambiato i piani senza avvisare. Capisco che studi, capisco che hai amici. Ma Eleonora, anche tu fai parte di questa famiglia. Nessuno ti tiene in prigione, ma capisci che a volte anche noi abbiamo bisogno di aiuto. Puoi trovare almeno due ore a settimana per stare con tuo fratello? Solo il tempo che si va dal medico o, come ieri, dalla nonna?

Nemmeno gli lasciò finire. Fece una smorfia, lanciando il capo indietro: dalle sue trecce caddero spilloni non ancora tolti.

No.

Perché?

Perché non è un mio dovere, papà. Non sacrifico la mia vita per i vostri desideri.

Dentro si preparava allo scontro. Tanto lo sapeva, ora sarebbero partite urla

Va bene disse il padre inaspettatamente calmo Ho capito.

Come, capito? E le urla? Il divieto di uscire? Il discorso solenne: un giorno, quando noi non ci saremo più, ti pentirai delle tue parole!?

E basta così? chiese Eleonora.

Sì. Per oggi basta.

Stupita da quanto facilmente fosse stata lasciata in pace, si infilò in bagno a struccarsi, poi via a dormire La serata era stata dura e anche i genitori ci avevano messo del loro.

I genitori, però, nella loro camera, continuarono a parlare.

Andrea, come fa a essere così indifferente? chiese Giulia triste Labbiamo cresciuta come tutti, senza mai essere duri, senza essere ingiusti Ma sembra quasi che non ci voglia bene E ora cosa facciamo? Le chiediamo in ginocchio di badare al fratello se serve?

No Andrea scosse la testa Nessuno la supplicherà. Se pensa di non doverci nulla, allora nemmeno noi le dobbiamo nulla. Almeno finché non capisce cosa sia la vita adulta.

***

Il mattino dopo non iniziò col caffè, bensì con quel senso amaro del litigio irrisolto.

Eleonora fu la prima in cucina. Bevve un po dacqua, sgranocchiò quelle tartine rafferme avanzate dalla sera. Quando entrò la mamma con in braccio Sandro, Eleonora tirò fuori il cellulare, per evitare prediche. Ma mamma fece colazione in silenzio. Poi arrivò papà, che le disse pure buongiorno:

Buongiorno, Eleonora.

Wow, mi parlano anche! fece lei sarcastica.

Il papà aprì un fascicolo con i conti familiari.

Eleonora, dobbiamo parlare.

Lei alzò gli occhi al cielo.

Di nuovo la storia delle mie responsabilità? Ho già detto che non

No, non di responsabilità la interruppe Beh, anche di quella, ma soprattutto parliamo di soldi. Da questo mese, ci aspettiamo la tua quota per la spesa e le bollette.

Eleonora rise, pensando che fosse solo una strana vendetta del papà dopo il litigio precedente. Ieri li aveva messi in crisi la sera, ora toccava a lei di prima mattina.

Ah, papà. Sul serio con le battute non sei mai stato bravo. Ma non ci casco.

Ma il padre era preparato.

Non scherzo, Eleonora. Da oggi, visto che ti consideri indipendente, pagherai la tua parte. Tutto.

Persino Sandro smise di pasticciare col pane, guardando il papà: non sapeva cosa volessero dire spese, ma il tono lo metteva in soggezione.

Cosa? sussurrò Eleonora.

Hai dichiarato che non ci devi niente. Benissimo: allora non dipendi più da noi. Da questo mese paghi la tua parte per la spesa, le bollette e, soprattuttoluniversità.

Capì: papà faceva sul serio. Erano davvero arrabbiati.

Papà, ci pensi? Ok, non mi volete più nutrire, ma luniversità quello è sacro. Non perdoneresti mai a te stesso se non mi laureassi. So che non potresti non pagare.

Posso disse lui Hai diciannove anni, sei maggiorenne. Gli adulti pagano i propri conti. Abbiamo detto che ti avremmo sostenuta finché studiavi e restavi a casa, ma il supporto è fondato sul rispetto e su qualche piccolo aiuto reciproco. Tu hai rifiutato. Quindi rifiuti anche il nostro aiuto. Su tutta la linea.

Giulia, che ormai non cercava più di imboccare Sandro, guardò Andrea: Non ci stiamo spingendo troppo oltre?

Eleonora, con un pezzo di formaggio in mano che rimise sul piatto, si alzò brusca:

Allora niente colazione! Tanto magari poi mi fate pagare anche i debiti!

Rimasero a mangiare in tre. Lei si vestì sbattendo tutto quello che poteva in camera, poi via in facoltà, finché le lezioni erano ancora pagate.

Forse abbiamo esagerato? chiese Giulia.

Andrea masticava il formaggio, ma non riusciva a ingoiarlo. Poi ringhiò:

Era lora, Giulia. Se nessuno deve niente a nessuno, allora che sia davvero così. Sarà dura, ma è necessario. Sta imparando a dipendere troppo dagli altri

Eleonora ora incrociava raramente i genitori. Usciva presto, tornava tardi. In casa non mangiava più. Giulia, nonostante Andrea le avesse detto di evitare, chiese timidamente se la figlia stesse morendo di fame, e Eleonora rispose con uno sguardo adirato prima di girare i tacchi.

Le capitò un lavoro in un bar: un giorno sostituì una compagna, poi quella lasciò il posto e così Eleonora, dopo le lezioni, si fece quattro ore di vassoi e tavolini. Però finalmente aveva un po di soldi suoi.

I genitori erano preoccupati, ma tenevano il punto.

Non viene neanche per cena, Andrea. Farà la fame. Daccordo dare una lezione, ma dove la porterà tutto questo? sospirava Giulia.

Le passerà, Giulia. Capirà che in famiglia ci si aiuta a vicenda, e le passerà. È solo carica dorgoglio.

Arrivati al terzo mese di silenzi e orgoglio, Eleonora ammise:

Ok, va bene: ce lavete fatta. Non riesco a lavorare dopo le lezioni, e poi i soldi sono pochi Accetto di stare con Sandro. Un paio di volte a settimana, tre ore ogni volta. Diciamo che è il mio nuovo lavoro. Ecco i soldi per laffitto, ho messo da parte quello che potevo.

Mise sul tavolo diecimila euro. Non era riuscita a mettere altro. Ma i genitori non li presero.

Eleonora non volevamo offenderti. Non siamo ricattatori disse la madre Ci siamo presi cura di te non perché obbligati, ma perché sei nostra figlia e ti vogliamo bene. Ricambiacelo almeno con un po di partecipazione.

Ho capito scusatemi e furono le sue braccia a chiudere i genitori in un abbraccio.

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