La sorella di mio marito è arrivata aspettandosi tutto pronto, ma questa volta l’ha accolta una tavola vuota

Sabato, 23 marzo

Non credevo che anche questa volta sarebbe capitato: la sorella di mio marito viene sempre qui, trova tutto apparecchiato senza muovere un dito, e oggi si è trovata la tavola vuota.

Ancora loro, sabato? la mia voce si è alzata, tesa, tra le piastrelle strette della cucina. Guardavo Francesco con le mani immerse tra le stoviglie insaponate, mentre lui, imbarazzato, fissava la sua tazza di tè ormai freddo, giocherellando con il bordo della tovaglia.

Giulia cosa dovevo fare? sospirò lui cercando di addolcire il tono. Claudia ha detto che lei, Alessandro e Riccardo avevano proprio voglia di vederci. Tuo nipote vuole stare con lo zio non potevo mica dire di no alla mia unica sorella. Ormai loro si sono organizzati.

Dire che non li vediamo da tanto chiusi lacqua facendo stridere il rubinetto. Mi asciugai le mani e mi voltai, incrociando le braccia. Fra, sono stati qui due settimane fa. E pure a Pasqua, rimasero tre giorni. E ogni volta è sempre la stessa storia: arrivano a mani vuote, si siedono a tavola, divorano tutto quello che cucino per ore, mi lasciano montagne di piatti da lavare e se ne vanno.

Francesco fece una smorfia contrariata. Nella sua famiglia cera questa regola non scritta: i parenti si aiutano incondizionatamente, a qualsiasi ora, poco contava la fatica o i programmi.

Ma dai, non stare a contare i bocconi degli altri borbottò, scostando la tazza. È mia sorella. Sono tempi difficili, ad Alessandro hanno tagliato il premio a lavoro, Claudia si lamentava Lasciamo che vengano, passiamo del tempo insieme. Vado io a fare la spesa, compro io quello che serve. E lavo anche io i piatti, promesso.

Quanti di questi promesso avevo già sentito? Sicuramente uno per ogni loro visita. Certo, Francesco qualche volta andava a fare la spesa, ma si limitava a prendere pane, acqua frizzante e salame da discount, convinto che bastasse per imbandire una tavola festiva. Tutto il resto, la fatica e la spesa reale, ricadeva su di me: le portate speciali, le ricette elaborate e poi ore passate china tra padelle sporche, mentre lui si addormentava contento sul divano.

Viviamo insieme da sei anni, in un appartamento che ho avuto in eredità da mia nonna, ancora prima di sposarci. La casa è intestata solo a me. Francesco guadagna bene, ma gran parte dello stipendio va nel pagamento del mutuo per la macchina e per sostenere i suoi genitori pensionati. Io sono capo farmacista in una grande catena, lo stipendio non manca: con i miei soldi paghiamo la spesa, le bollette, i piccoli extra e le vacanze.

Allinizio della convivenza ero felice di accogliere la sua famiglia: cucinavo arrosti, dolci tradizionali, preparavo veri banchetti. Con il tempo ho però avuto la netta sensazione che le visite di Claudia si fossero trasformate in una consuetudine sfrontata. Claudia, sempre estroversa e convinta di avere ogni diritto, considerava la casa del fratello come un ristorante gratuito con servizio incluso.

Venerdì scorso la mia serata è iniziata come sempre: carrello pieno al supermercato, lista alla mano. Dovevo prendere carne buona per le scaloppine Claudia non sopporta il pollo, dice che è pietanza da poveri. Poi salmone per i crostini, formaggi vari, verdura fresca che ormai costa come oro, e immancabilmente la torta preferita dal piccolo Riccardo.

Vedere il totale nello scontrino mi ha dato una stretta: quasi cento euro. Questi soldi avrei voluto metterli da parte per gli stivali nuovi, visto che i miei sono ormai sfatti ma dovrò aspettare il prossimo stipendio.

Quando sono arrivata a casa, stanca e con le braccia doloranti per le borse pesanti, Francesco non cera ancora: bloccato da ore in officina. Tre piani senza ascensore, tutto da sola.

Nellingresso mi liberai delle borse. Dalla camera ho sentito la voce soffocata di mio marito che parlava al telefono. Passando distrattamente accanto alla porta socchiusa, mi sono fermata: attivata la vivavoce, la voce di Claudia era perfettamente udibile.

Te lho detto, prenota ora che cè lo sconto per chi anticipa! Questo hotel a Cagliari vista mare, all inclusive, lo puntiamo da mesi. Alessandro ha appena preso lanticipo, abbiamo pagato tutto in un colpo solo! Certo, abbiamo speso parecchio, quasi tremila euro, ma si vive una volta sola!

Complimenti disse Francesco, sinceramente impressionato. Ma non dicevi che stavate risparmiando?

Claudia scoppiò in una risata soddisfatta:

Ma, Fra! Sì, risparmiamo: da mesi zero ristoranti, niente cose particolari. Alessandro mangia pasta e wurstel! Ma almeno nel week-end veniamo da voi: tua Giulia cucina che è uno spettacolo, ogni volta stende la tavola con una quantità di roba… salmone, arrosti, antipasti. Facciamo la scorta fino a metà settimana! Fantastico per il portafoglio. Dì a lei di non scordarsi il salmone, Riccardo lo adora! Va be, domani a pranzo arriviamo: preparatevi che siamo a digiuno!

Dopo il tu tu tu del telefono, Francesco borbottò qualcosa e lasciò il telefono sul letto.

Restai in corridoio coi muscoli delle mani indolenziti dalle borse. Ma il dolore fisico non era niente rispetto allondata gelida che sentivo. Rabbia, delusione e umiliazione salivano, brucianti.

Quindi, loro non hanno soldi? Mangiano pasta e wurstel? Tremila euro per la Sardegna. Io, Giulia, rinuncio agli stivali per imbottire di salmone questi furbi che risparmiano grazie al mio portafoglio e alla mia salute.

Non urlai, non feci scenate. Agii con calma glaciale.

Per prima cosa, sistemai la spesa: carne nel freezer, formaggi e salmone nel fondo del frigo, chiusi in un contenitore opaco, tra pentole e cose che nessuno tocca. La torta la tagliai: metà nascosta via, metà lasciata sul vassoio sotto una cupola.

La tavola perfetta e vuota. Cucina pulita come appena lavata.

La sera filò tranquilla: una cena semplice, grano saraceno e polpette avanzate. Francesco divorò il piatto senza far caso allassenza di portate speciali, poi si tuffò davanti alla tv, silenzioso, convinto come sempre che io abbia già preparato ogni cosa per il giorno dopo.

Sabato mattina. Inusuale silenzio in casa. Mi alzai tardi, mi stiracchiai, mi feci una doccia lenta. Francesco dormiva ancora di solito a questora ho già le mani in pasta tra insalate, dolci e forni bollenti. Invece mi sono fatta una moka, ho tagliato un pezzetto di formaggio e, per la prima volta da mesi, ho fatto colazione in pace. Ho preso un libro e mi sono accomodata in salotto, sul balcone.

A mezzogiorno Francesco si svegliò. Andò in cucina, si guardò intorno perplesso.

Giulia, perché non stai cucinando? Claudia e loro arrivano tra unora. Si è rotto il forno? chiese guardando nella pentola vuota.

No, semplicemente oggi mi prendo una giornata di riposo, risposi senza sollevare gli occhi dal libro. È il mio sabato libero.

Lui si fermò a fissarmi, confuso.

Ma cosa mangiamo con i nostri ospiti?

Non lo so, Fra. Se vuoi cè il grano saraceno, rimaste due polpette. Se non basta, cè il supermercato: il tuo portafoglio sta nellingresso.

Lui rise, incredulo, pensando scherzassi.

Forza, Giulia, non fare così solo perché vengono. Ti avevo detto che lavo io i piatti! Dove sono le buste che hai portato?

Sono per la settimana. Non certo per chi risparmia sulla nostra generosità mentre compra vacanze in Sardegna, stavolta lo guardai dritto negli occhi. Fredda, decisa. Ieri ho sentito tutta la conversazione con Claudia. Parola per parola. Sappi che la mensa della carità in questa casa ha chiuso. Per sempre.

Francesco diventò paonazzo. Voleva ribattere, magari negare, quando il campanello suonò prepotente. In perfetto orario pranzo.

Lui corse ad aprire. E subito voci forti, passi frenetici, uno sgradevole profumo dozzinale riempirono lingresso.

Mamma mia, che traffico! urlò Claudia entrando con la solita energia indomita. Poi: Dove sono le ciabatte? Riccardo, non sporcare la parete!

Entrò in cucina: tuta vistosa, capelli raccolti a caso, trascinando dietro Alessandro, massiccio, e Riccardo, ormai adolescente, incollato allo smartphone.

Claudia scrutò la cucina, fece una smorfia notando la tavola immacolata.

Giulia ma che odore è questo, o meglio, dovè? disse ironica. Non avete ancora messo niente in tavola?! Noi moriamo di fame. Apposta non abbiamo fatto colazione: aspettavamo le tue famose scaloppine!

Chiusi il libro con calma, posandolo sul davanzale. Mi girai verso di loro.

Buongiorno, Claudia, buongiorno Alessandro. No, non abbiamo pranzato, e nemmeno pranziamo. La cucina oggi è chiusa.

Lei sbatté le ciglia finte, perplessa. Guardò Francesco in cerca di conferme.

Ma come? Franceschino, non avevi detto che era già tutto pronto? Siamo ospiti, ci aspettavate! È quasi l’una, Riccardo deve pranzare a orario: è cresciuto, ha bisogno di mangiare bene!

Se era così importante, dovevate pranzare a casa oppure fermarvi al bar. risposi serena O almeno prendergli uno snack per strada.

Alessandro sbuffò, si piantò storto su uno sgabello, le braccia larghe sul pancione.

Sarebbe questa una presa in giro? Vieni in centro città per vedere zero? Su Giulia, tira fuori almeno linsalata, stiamo morendo.

Quellinsalata mi fece sorridere amaramente. Andai vicino al tavolo, sostenni lo sguardo di Claudia.

Non cè insalata, né scaloppine, né salmone. Ieri per caso ho sentito tutta la vostra interessante telefonata. Ho appreso che casa mia è diventata la vostra soluzione per risparmiare, così vi potete pagare il lusso di viaggi sul mare.

Claudia arrossì come un peperone, lanciò a Francesco uno sguardo tagliente.

Ma sei matto! Hai messo la viva voce con lei in casa? sbottò, smascherandosi da sola.

Francesco abbassò la testa.

Non sapevo che fosse lì credevo fosse in cucina

Eh sì! sbraitò Claudia verso di me, cercando di attaccare. E allora? Sì, andiamo in Sardegna! Certo che risparmiamo dove sarebbe il crimine? Siamo parenti, tocca a voi accoglierci, offrirci da mangiare! Tanto voi non avete figli, i soldi vi avanzano, mentre noi sì. Tuo fratello potrebbe pure aiutarmi, no? Un po di carne non vi rovina! Che tirchi!

Mi raddrizzai. Gli occhi ridotti a fessure. Sentivo tutta la stanchezza di anni riversarsi nella voce.

Prima di tutto, nessuno qui è in debito con voi. Questa casa lho comprata io, non voi. Qui comando io. Secondo: il mio stipendio non finanzia viaggi o risparmi di altri. Solo negli ultimi tre mesi le vostre visite mi sono costate più di milleduecento euro. Denaro mio, guadagnato col mio lavoro. Preferisco spenderli per me stessa che per chi ride alle mie spalle dicendo che è furbo sfruttarmi.

Stai contando i bocconi che mangia mio figlio? tentò di commuovermi Claudia, portandosi la mano al petto. Dovresti vergognarti! Alessandro, senti che umiliazione!

Alessandro si alzò improvvisamente con sguardo cupo.

Senti, padrona, puoi pure moderare i toni. Siamo ospiti di mio fratello, mica tuoi.

Alessandro tranquillo! intervenne stavolta Francesco, facendosi avanti tra me e loro. Giulia è a casa sua, e ha ragione. Non esigo più niente da lei. Basta. Avete sempre dato per scontato tutto, siete venuti solo a scroccare. Mai una gentilezza, mai una torta, mai un pensiero.

Complimenti! sbraitò Claudia, simulando uno svenimento. Così preferisci questa segretaria tirchia a tua sorella! Da oggi io qui non ci torno! Vedrai che dirò tutto a mamma!

Fai pure, risposi fredda. La porta è lì. Fermatevi pure in pasticceria, comprate delle brioche per Riccardo. Così risparmiate ancora.

Claudia urlava, trascinando Riccardo per la felpa, quasi gettandogli a terra il cellulare.

Dai, Alessandro, andiamo! Qui ci odiano! Vedrai che ci mangeranno i loro soldi esclamava, riversando lira per il corridoio.

Sbatterono la porta con rabbia, facendo vibrare le chiavi nella mensola.

Infine silenzio. Un silenzio nuovo, liberatorio. Mi sedetti, tremando un poco ma leggera: era come togliersi finalmente una scarpa troppo stretta.

Francesco rimase in piedi, la testa bassa. Si avvicinò piano, mi sfiorò la spalla.

Giulia scusami. Sono stato uno stupido. Non capivo quanto fosse insostenibile. Credevo si trattasse solo di pranzi in famiglia Invece capisco ora che ti hanno sempre sfruttata.

Nei suoi occhi finalmente vidi il vero pentimento. Sapevo quanto gli era costato rompere con la sorella, ma sapevo anche che aveva scelto noi.

Ora lhai capito, Fra, risposi piano, ma sicura. Non sarò mai contro i tuoi familiari, ma pretendo rispetto per me e per noi. Se vorranno venire ancora, sono i benvenuti: con una torta, un sorriso e delle scuse. Fino ad allora, basta così.

Promesso, annuì lui, riempendosi di nuovo di coraggio. Poi mi sorrise timido. E sai una cosa? Visto che oggi siamo soli, senza impegni, che ne diresti di ordinare una pizza? Offro io. Qualsiasi gusto vuoi. E niente piatti da lavare.

Scoppiai a ridere, sincera, finalmente libera.

Perfetto, pizza per due e un film Quello che rimandiamo da settimane.

Mentre lui ordinava tutto dallo smartphone con aria entusiasta, io sono andata a prendere dal frigo la seconda metà della torta al cioccolato, quella vera, e mi sono tagliata una bella fetta. Con una nuova tazza di caffè, mi sono seduta alla tavola candida, perfetta, finalmente solo per noi due. Il weekend si annunciava davvero nostro, e nessun altro avrebbe potuto rubarcelo.

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