La sorella di mio marito ha preso il mio nuovo vestito senza chiedere e io ho scatenato un gran clamore.
Ginevra, guarda che eleganza! Sembra una regina, non è meno! Questo azzurro mare ti sta negli occhi, e il tessuto è una melodia, scorre, si muove! esclamò la commessa di una piccola boutique di Via del Corso, con una voce che tradiva vero entusiasmo, non una lusinga di cortesia.
Ginevra si voltò verso lo specchio, osservandosi da ogni angolazione. Il vestito era davvero un sogno: seta pura, taglio sofisticato che nascondeva i difetti e mette in risalto i punti di forza, una spaccatura lunga che aggiungeva un tocco di pepe senza oltrepassare i limiti della decenza. Da sei mesi ne sognava uno, risparmiava una parte di ogni stipendio, rinunciava al caffè al bar per arrivare al lavoro, tutto per il grande evento di fine anno della sua azienda, dove era la responsabile contabile. Questanno lazienda celebrava il suo anniversario con una cena di lusso, musica dal vivo e dress code black tie.
Lo prendo, sussurrò Ginevra, sentendo il cuore battere per lanticipo dolce di quella notte. Vale ogni centesimo.
Certo che lo prendi! confermò la commessa, già sfilando dal supporto una scatola firmata. Un capo così non si può lasciar scappare. Sergio ne perderà la testa quando lo vedrà!
Ginevra sorrise. Sergio, suo marito, non era un fashion victim: per lui un camice o un abito da sera erano la stessa cosa, finché erano puliti. Ma lei voleva sentirsi donna, non una burrosa cavalla che trasporta mutui e bollette.
A casa appese la preziosa scatola nella parte più profonda dellarmadio, lontano dalla polvere e dal pelo del suo gatto. Manca una settimana alla festa. Aveva già prenotato la piega, comprato un paio di décolleté e persino scelto gli orecchini. Tutto doveva essere perfetto.
La settimana passò in un turbine di bilanci annuali. Ginevra tornava a casa tardi, sprofondava sul divano, e lunico pensiero che le scaldava lanima era il venerdì.
Il giovedì sera, dopo il lavoro, trovò la casa piena di ospiti. In cucina, comodamente seduta su una sedia, con il piede che dondolava, cera Sofia, la sorella minore di Sergio. Davanti a lei una tazza di tè a metà e un vassoio di biscotti, quelli che Ginevra comprava per la colazione al lavoro.
Oh, Ginevra è qui! accolse la cognata, senza alzarsi. Stiamo a spizzicare con Sergio. Tu perché tutta cupa? Di nuovo il solde non quadra?
Ginevra rispose con un sorriso contenuto. Sofia era una festa ambulante, ma sempre a spese altrui. A trentanni non aveva un vero lavoro, viveva con i genitori, era in ricerca attiva di un marito ricco, e credeva che il mondo le dovesse tutto, soprattutto il fratello maggiore, Sergio, che la proteggeva come una bambina.
Ciao, Sofia. Sono stanca, i bilanci, disse Ginevra, appoggiando la borsa sul tavolino. Sergio, abbiamo qualcosa per cena?
Ginevra, ma scusa, il marito è appena arrivato e tu lo interroghi! Hai già preparato le gnocchettine? Io ho fame, ho mangiato panini. Ah, la vostra salamella sta finendo, tieni presente.
Ginevra inspirò profondamente, contando fino a dieci. Non voleva litigare prima della festa.
Mi cambio subito, vedo che troviamo qualcosa, disse, dirigendosi verso la camera da letto.
Sergio lanciò unocchiata colpevole alla moglie, ma tacque. Era sempre in bilico tra moglie e cognata, preferendo la tattica delloca: testa sotto la sabbia e sperare che tutto si risolva da sé.
La cena si trascinò tra i monologhi di Sofia. Parlava di un nuovo pretendente tirchio, di scarpe nuove di cui aveva bisogno, e insinuava a Sergio che fosse cortese aiutare la sorellina. Ginevra masticava le gnocchettine, sognando solo una cosa: che Sofia se ne andasse presto.
A proposito, Ginevra, riprese la cognata, finendo il terzo tè, Sergio ha detto che domani andate al gala aziendale. Al Ristorante Il Magnifico, vero? Dicono che lingresso è solo su invito, una vera élite.
Sì, il grande anniversario, confermò Ginevra. Tutto serio.
E cosa indossi? gli occhi di Sofia scintillarono. Ancora quel classico vestito nero dal matrimonio di Lena? Che noia.
No, è un nuovo vestito, rispose Ginevra.
Davvero? Mostrami! Sono curiosa! Se è un disastro ti do un consiglio.
Ginevra non voleva fare una sfilata davanti a Sofia, che criticava tutto sopra i 1000 euro. Ma la cognata insisteva, e anche Sergio si intromise: Mostra, Ginevra, non sei timida, siamo tutti qui.
Con il cuore in gola, Ginevra tirò fuori la scatola. Slacciò la cerniera. La seta scivolò alla luce del lampadario, un blu profondo che sembrava lacqua del mare.
Sofia spalancò la bocca. Nei suoi occhi cera invidia pura mescolata a stupore.
Ooo Quanto costa? Sergio, guarda come la tua moglie spende! È quasi una metà di stipendio, vero?
Ci ho risparmiato sei mesi, replicò Ginevra, rimettendo il vestito nella scatola. Era il mio bonus.
Dai, tranquilla, è bello, il taglio è audace, la spaccatura gli oligarchi ti prenderanno! Che taglia? S, M? Sono bionda, forse mi starebbe meglio.
Sofia, non è un vestito da provare, la interruppe Ginevra. E non lo lasciarò provare. È pronto per domani.
Che dolci! Ma allora… Sergio, mi porti alla metro? È tardi.
Quando se ne andarono, Ginevra tirò un sospiro di sollievo, riappese il vestito nellarmadio, controllò che fosse tutto al suo posto e si coricò, anticipando il giorno successivo.
Il venerdì iniziò in fretta. Riunione al mattino, parrucchiere a pranzo. Tornò a casa alle cinque per prepararsi con calma; il taxi era prenotato per le sei e trenta. Sergio doveva arrivare poco dopo, odiava le lunghe preparazioni e voleva cambiare in cinque minuti.
Ginevra fece la doccia, il trucco, si guardò allo specchio: una donna splendente, occhi che brillavano. Lultimo passo: il vestito.
Aprì larmadio, tese la mano verso la scatola
Ma la mano toccò il vuoto.
Ginevra sgranò gli occhi. Scomparse? Controllò gli appendini della camicia di Sergio. Vuoto. Un altro scompartimento? Vuoto. Un brivido freddo le corse lungo la schiena. Setacciò lintero armadio, capi, coperte, giacche nientazzurro di seta. Né la scatola.
Non può essere, bisbigliò. Lho messa lì ieri!
Controllò sotto il letto, nella cesta della biancheria, persino il bagno. Il vestito era sparito.
In quel momento la serratura girò. Era Sergio.
Sergio! Ginevra balzò nella corridoio in vestaglia, il volto un misto di terrore e rabbia. Dove è il mio vestito?
Sergio, con gli occhi che cercavano di mascherare la colpa, rispose piano: Che vestito? Ciao, perché gridi?
Il blu! Quel nuovo! È scomparso! Lhai preso? Dove lhai messo?
Sergio balbettò, incerto. Eh Sofia è venuta a casa a mezzogiorno.
Sofia? gli occhi di Ginevra si offuscarono. Come è entrata? Non ha le chiavi!.
Ha telefonato, ha detto che ha dimenticato i guanti ieri. Io ero al pranzo, ho aperto. È entrata ha notato che larmadio era socchiuso e ha chiesto di provare qualcosa. Ha detto che aveva una serata importante con un uomo daffari.
Ginevra trattenne un respiro, il sangue bolliva.
Sergio, dove è il vestito? la sua voce era un sibilo di furia.
Mi ha chiesto di prenderlo per una notte, per un appuntamento Ha pianto, ha detto che era la sua occasione. Ho pensato tu hai tanti vestiti, le ho dato il mio. Non volevo creare problemi.
Il mondo di Ginevra crollò. Guardava il marito come un pazzo. Lui aveva ceduto il suo sogno alla sorella senza chiedere, il giorno della festa aziendale.
Lhai dato a lei? Sei serio? Devo andare al gala tra unora! Come lo faccio, in pigiama? strillò.
Calmati, Ginevra, indossa quel nero, ti sta bene. Sofia lo ritornerà domani, lo laverà. cercò di rassicurare Sergio. Siamo una famiglia! Non è una gran cosa.
Non è una cosa! È il mio vestito, comprato con i miei soldi! Chiamala subito, falla tornare.
È già in un club, non la disturbo, ha detto che sei arrabbiata replicò lui, cercando di difendersi.
Ginevra rise, una risata crudele. Non mi arrabbierò, Sergio. Ti farò vedere linferno. Dove è? In quale club?
Al Zefiro, credo ma vai, non è il caso di andare lì?
Senza dire una parola, Ginevra si diresse verso la sua auto, prese le chiavi, indossò jeans, una felpa e uscì di corsa. Il club Zefiro era a venti minuti di distanza; lunico pensiero era riprendere il suo vestito. Non era più solo un capo, era questione di principio.
Allingresso la guardia la fermò per il dress code, ma Ginevra gli lanciò unocchiata tale da farlo indietreggiare.
Dentro, nella zona VIP, trovò Sofia, circondata da uomini e un bicchiere di vino rosso, indossando il vestito. Il colore era lo stesso, ma il taglio le stava male: troppo stretto sul petto, la gonna sfiorava il pavimento sporco, perché Sofia era più bassa e non aveva i tacchi giusti.
Ginevra si avvicinò, la musica martellava le orecchie.
Sofia! urlò sopra il basso.
Sofia, sorpresa, si girò e guardò Ginevra in jeans e piumino, come uneroina fuori posto.
Oh, Ginevra! Vieni a vedere come mi diverto? Sergio ha bussato? sbuffò.
Togliti il vestito, ordinò Ginevra.
Il silenzio calò, tutti gli occhi su di loro.
Che? Stai impazzendo? Toglilo qui, adesso! protestò Sofia, cercando di difendersi. Domani ti lo restituisco, lasciami finire.
È il mio vestito, lo hai rubato. Hai tre minuti per cambiarlo, altrimenti chiamo la polizia. tirò fuori il cellulare, aprendo lapp 112. Il valore è cinquanta mila euro, è reato.
Sofia balzò, rovesciando il vino sul tavolo. Il liquido macchiò il tessuto.
Accidenti! È colpa tua! gridò, mentre il rosso si diffondeva sul panno.
Il vestito si rovinò in un attimo. Ginevra, guardando lorma di vino, rimase immobile, poi, con freddezza glaciale, prese il capo ancora sporco.
Togliti subito, ripeté, e Sofia, vedendo la gente fissarla come una pazza, scappò verso il bagno, dove strappò il vestito dalla sua forma originale, lanciandolo a Ginevra.
Sofia, fuori dal bagno, lanciò il pezzo di seta in faccia a Ginevra. Prendi, è tuo! Hai rovinato tutta la mia vita!
Ginevra lo afferrò, lo guardò, e poi, con un sorriso ironico, si allontanò dal club, portando con sé il ricordo di una battaglia vinta.
Tornata a casa, trovò Sergio sul divano, una bottiglia di vino in mano.
Allora, hai preso il vestito? chiese, sperando di alleggerire latmosfera.
Ginevra pose il tessuto macchiato sul tavolo. Guarda qui, il tuo lavoro da fratello!
Sergio impallidì. Pulizia? Lavaggio?
No, è da buttare.
Sergio si rese conto dellerrore, cercò di rimediare: Comprerò un nuovo vestito! Scusa, non sapevo. Ma Ginevra, con voce ferma, rispose: Famiglia è rispetto. Chiedere il permesso. Tu hai tradito la mia fiducia per far contenta la tua sorella.
Il telefonino squillò: era la suocera.
Rispondi, Ginevra! ordinò la voce autoritaria. Il tuo marito è un mostro, ha umiliato la tua sorellina in pubblico. Devi dargli una lezione con un pugno in faccia, se non torni i soldi, ti denuncerò.
Ginevra, con voce di ghiaccio, rispose: Signora, il pagamento arriverà entro lora. Se non lo faccio, scriverò una denuncia contro di lei per incitamento alla violenza. Riattaccò e guardò Sergio.
Lui, in preda al panico, aprì lapp della banca, fece un rapido trasferimento di cinquanta mila euro, e chiese: Hai ricevuto?
Sì, ma adesso vai a dormire sul divano e resta lì finché non ti meriti di nuovo il mio rispetto.
Ginevra non andò al gala. Passò la serata a casa, con un bicchiere di vino e una pizza margherita ordinata. Era triste, ma anche leggera, come se un peso di anni si fosse sollevato.
Il giorno dopo Sofia le scrisse: Sei una bestia! Ti odio!. Ginevra bloccò il numero e la suocera finì nella lista nera.
Sergio cominciò a muoversi in casa come unombra, lavava i piatti, aspirava, persino preparò la cena (spaghetti al pomodoro, ma era meglio del solito). Capì di aver esagerato. Ginevra gli rispose solo a brevi domande pratiche per una settimana.
Un mese dopo comprò un nuovo vestito, non così sontuoso ma altrettanto elegante, di un verde smeraldo. Lo indossò quando andarono al teatro, come segno di riconciliazione di Sergio.
Prima di uscire, Sergio controllò tre volte che la porta fosse chiusa a chiave. Ho preso le chiavi dalla mamma, e da Sofia se ne avesse, disse in taxi. Ho detto loro di non venire più senza invito.
Ginevra lo guardò, notò il rimorso nei suoi occhi.
Bene, disse semplicemente. Spero che tu abbia imparato la lezione.
Imparata, rispose lui, sorridendo amaramente. È stata costosa.
Il rapporto con Sofia rimase interrotto definitivamente. Nei riti familiari, GinevDa quel giorno Ginevra trovò la pace, sapendo che il suo rispetto non sarebbe più stato venduto al prezzo di un vestito.






