La fidanzata di un altro.
Valerio era richiestissimo. Non aveva mai fatto pubblicità né sui giornali né in TV, eppure il suo nome e il suo numero di cellulare passavano di voce in voce, come si dice in Italia, a furor di popolo. Presentatore per concerti? Nessun problema! Animatore per compleanni o matrimoni? Perfetto! Era riuscito persino a gestire la cerimonia della scuola materna, conquistando non solo i bambini, ma anche le loro mamme!
Tutto era cominciato in maniera banale. Un caro amico si sposava, il presentatore prenotato con mesi danticipo non si fece vedereaveva deciso di sparire tra le bottiglie di vino. Non cera tempo per cercare qualcun altro, così Valerio prese il microfono in mano.
A scuola aveva recitato in teatro, faceva parte della compagnia amatoriale Logos, alluniversità era immancabile ogni anno alla Primavera Universitariasenza contare il classico gruppo di cabaret. Limprovvisata fu un successo travolgente e proprio lì, nella sala ricevimenti, altri due ospiti gli chiesero di occuparsi delle loro feste.
Dopo la laurea, Valerio aveva trovato lavoro in un istituto di ricerca di Milano, stipendio da fame, manco a dirlo. I primi guadagni grazie al suo nuovo secondo lavoro lo fecero esultare: accettava ogni incarico, sia per la soddisfazione morale che per il portafoglio finalmente dignitoso. In poco tempo, il suo cachet di animatore superava di dieci volte lo stipendio da ricercatore junior.
Dopo un annetto, Valerio prese coraggio: si licenziò, investì i risparmi in una super attrezzatura, aprì la partita IVA e si buttò a capofitto sulla via dello show business. Si iscrisse pure a un corso di cantovoce ne aveva, quanto basta. Presto divenne presentatore-cantante e tre sere a settimana si esibiva pure come cantante in un ristorante di Navigli.
Ecco che Valerio, a trentanni, era ormai bello, piuttosto agiato e noto come discreto cantante, DJ e soprattutto come il re degli eventi. Non era mai stato sposato e non capiva perché mai darsi da fare: le ragazze gli gravitavano attorno come api intorno al miele, ne bastava una strizzata docchio e via. Ma, uno dopo laltro, gli amici si accasavano, facevano figli, e anche Valerio iniziava a pensare che forse la pace domestica non era poi una brutta idea. Il problema? Su chi puntare! Le facili gli interessavano solo per motivi, diciamo, tecnici; sognava una compagna per la vita.
Bisognerebbe conoscere una liceale e crescerla su misura, e appena compie diciotto anni sposarla. Ecco la moglie perfetta!
Cominciò anche a prendere incarichi come animatore ai diplomi delle scuole superiori, con la speranza di trovare la ragazza giusta. Ma le giovani moderne lo lasciavano perplesso: diverse da quelle dei suoi sogni. Ma Valerio non si scoraggiava; come diceva lui, cacciava e osservava rara selvaggina. Fu allora che gli dèi decisero di scherzare un po con il mio cugino di secondo grado.
Allinizio, niente lasciava presagire il disastro. Una donna lo chiamò, dicendo di essere amica di amici:
Abbiamo bisogno di un presentatore per un matrimonio. È libero il 17 giugno? Splendido! Possiamo incontrarci?
Si incontrarono. Lì, Valerio capì cosa significasse davvero lespressione mi è mancata la terra sotto i piedi. La donna, presentandosi come Cinzia, era abbagliante. Mai vista una così dal vivo. Parlava chiaro, sicura, centrava subito lobiettivo: ecco come devessere e basta. Valerio la osservava incantato, pensava: Che fortunato chi la sposa! Non solo bella, ma anche intelligente. Una combinazione rara. Al primo sguardo, stimò che Cinzia avesse circa venticinque anni, forse qualcuno in più. Ma, chiacchierando, lei accennò di essere stata attivista in gioventù nel PCI, quindi almeno quarantanni!
Esaminano tutto, si accordano. Firmarono un contratto, benché Cinzia quasi protestasse:
Ma serve? Mi fido, avete ottime referenze!
Valerio lavorava sempre col contratto, eseguiva tutto alla lettera e pretendeva altrettanto da chi lo ingaggiava. Così insisti ancora:
Ho bisogno di documenti per lAgenzia delle Entrate, niente casini, grazie.
In realtà, ammise poi Valerio, aveva solo bisogno di una prova concreta che Cinzia esistesse davvero.
Squilla il cellulare di Cinzia: messaggio in arrivo.
Ah, è arrivato lo sposo a prendermi. Vuole un passaggio?
Valerio declina, ma la accompagna comunque alluscita. Lo faceva sempre, soprattutto quando sposi e spose arrivavano separati, per valutare i rapporti tra loro. Stavolta, però, era spinto più dallinvidia e dalla gelosia che dalla curiosità. Il futuro marito lo lasciò sorpreso: si aspettava un uomo sulla quarantina, invece uscì dalla macchina un ragazzo più giovane di lui!
Cinzia, va tutto bene?
Lei sorrise, come a dire, quando mai le cose mi vanno male?. Salì in macchina, il ragazzo lo sposo chiuse la portiera, poi tese la mano a Valerio:
Allora, lei sarà il nostro presentatore, vero? Piacere, mi ha parlato di lei Enzo; ha detto che è il migliore, si presentò, scusi, mi chiamo Roberto, lo sposo.
Valerio avrebbe dato qualsiasi cosa per saltare addosso a questo Roberto col sorriso stampato in faccia, magari fargli passare la voglia di essere così felice, ma si limitò a stringergli la mano:
Valerio. Piacere mio.
Da quel giorno, Valerio perse letteralmente la pace. Cercava ogni scusa per chiamare Cinzia, sentirle la voce, vederla ancora. Il giorno del matrimonio si avvicinava e Valerio si sentiva uscito di testa. Lunico amico con cui si confidava lo stuzzicava ironico:
E le studentesse, allora? Non erano loro la ricetta per la moglie ideale?
Ma Valerio lo zittiva subito:
Ma quali studentesse, per favore! Cinzia è la donna perfetta, basta.
E allora parlale chiaro, dai! suggeriva lamico, ricevendo come risposta:
Sei scemo? Lei si sposa, si vede che ama Roberto! Cosa dovrei dirle, che la amo? Ma dai, su
Ogni tanto passava Roberto, sempre col sorriso a trentadue denti:
Cinzia mi ha detto di portarti
In quei momenti Valerio lo odiava profondamente ma faceva buon viso e non rispondeva male. Pensò persino di mollare il matrimonio, fanculo la reputazione! Ma così non avrebbe più visto Cinzia, e allora, codardamente, lasciava perdere.
Due giorni prima delle nozze, Cinzia passò ancora da lui, per lucidare il copione dellevento, come disse lei. Peccato che lufficio fosse sottosopra per ristrutturazione, così si videro nellappartamento di Valerio. Chiacchierarono tanto, parlarono di tutto fuorché del matrimonio, risero, sembravano una coppia affiatata. Una volta fissati gli ultimi dettagli, Valerio propose di brindare con un bicchiere di prosecco:
Alla perfezione della festa!
Cinzia rise allegra:
E perché no!
Rideva, e agli occhi di Valerio era di una bellezza devastante. Con qualche bollicina in corpo, Valerio trovò il coraggio e la baciò. A sorpresa, lei rispose. Persero la testa.
Valerio si svegliò allalba. Si guardò intorno. Gli era sembrato di vivere la notte più bella della sua vita? Niente traccia di Cinzia, ma laltro cuscino sapeva ancora di profumo. Quindi era tutto vero? In preda allansia, si alzò: no, non era stato un sogno. E ora? Si annulla il matrimonio? Con il cuore in subbuglio, chiamò Cinzia.
Pronto
Lei, come nulla fosse, rispose allegra:
Ciao! Come va? Scusa se sono andata via senza salutare, ma sai quanto lavoro ho ancora! Domani è il matrimonio!
Quindi il matrimonio si fa? chiese Valerio con voce bassa.
Ma certo! Perché dovrebbe essere annullato? Tutto perfetto!
Possibile che tutte le donne siano così ciniche? Ma come fa a guardare in faccia lo sposo il giorno dopo? Valerio non sapeva che fare. Interrompere le nozze? Ma che se ne faceva di una così? Poi, onestamente, si rispondeva da solo: se la vorrebbe eccome. In qualsiasi modo.
Il giorno dopo arrivò al ristorante per primo. Le ragazze che stavano addobbando la sala lo osservavano civettuole. Ed ecco
Non poteva crederci: gli si avvicinò Cinzia.
Ciao. Sono scappata subito dopo la cerimonia civile, non vedevo lora di rivederti sorrise raggiante, Che hai, Valerio?
Non capisco più niente, balbettò lui, Quindi vi siete già sposati? E tu sei qui?
Certo! Che ci vado a fare in giro con quei ragazzini, molto meglio passare il tempo con te. O non sei contento?
Un momento, quali ragazzini? Ma non sei la sposa?
Cinzia lo guardò interdetta, poi scoppiò a ridere, un riso limpido e contagioso a cui Valerio finì per unirsi.
Ma no! Quella è mia figlia, la piccola Cinzia detta Cinzia junior, studia a Venezia, è tornata solo ieri poi, smettendo di ridere, aggiunse seria, Ma tu pensavi che la sposa fossi io?
Che figura! E pensavi anche che due giorni prima del matrimonio me la spassassi con un altro? Bel parere hai di me
Fu solo a quel punto che a Valerio si chiarì tutto nella mente. Cinzia non aveva mai detto io o noi, solo la sposa, lo sposo. E Roberto la chiamava sempre Cinzia, dandole del lei. Come aveva fatto a non notarlo prima? Che imbarazzo Finalmente trovò il coraggio di chiedere la cosa più importante:
Ma tu sei libera?
Al suo cenno affermativo, le chiese di getto:
Sposami tu! Ti prego
Le nozze furono un successone, Valerio si superò come presentatore, e gli ospiti erano in estasi. I novelli sposi vennero a ringraziarlo:
Grazie mille, è stata una serata indimenticabile!
Lo ringrazio io intervenne Cinzia tra i due, voi andate, che la limousine vi aspetta. Qui penso a tutto io.
La notizia che Valerio avrebbe sposato una donna nove anni più grande di lui si diffuse in famiglia come un fulmine. Allinizio qualcuno storceva il naso, ma poi, appena incontrata Cinzia, tutti daccordo:
Ma come si fa a non innamorarsi di una così?
Cinzia e Cinzia junior hanno avuto ciascuna una figlia a distanza di quindici giorni luna dallaltra.




