La suocera mi ha chiamata una pessima casalinga, così le ho proposto di occuparsi lei della vita dom…

Ma guarda un po, Laura, passa pure un dito, te ne prego! Questa non è polvere, è feltro. Ci si potrebbe coltivare le patate qui, dico davvero! La voce acuta di mia suocera, Assunta, squarciò il silenzio del nostro appartamento romano come un coltello nel cocomero maturo.

Chiusi il portatile e mi alzai lentamente dal tavolo, col groppo in gola. Erano le otto di sera, da poco più di mezzora rientrato dalla banca dove lavoro come consulente, col cervello ormai in pappa dopo una giornata passata su bilanci interminabili. Se cera qualcosa che non volevo in quel momento era una ramanzina sulle pulizie. Ma Assunta, madre di mia moglie Elena e presenza a dir poco ingombrante, è il tipo di donna impossibile da ignorare. Stava in soggiorno, in piedi, stringendo tra le mani la statuina di una gondola che aveva trovato su una mensola, mentre mi guardava come una santa incompresa.

Signora Assunta, ho pulito proprio sabato. Abitiamo sulla via Prenestina, le finestre danno sulla strada, la polvere entra che è un piacere tentò Elena di spiegare con la solita voce stanca.

Tutti hanno le finestre aperte, cara mia, ma la sporcizia la trovano solo i pigri, replicò Assunta, sfilandosi un fazzoletto dalla borsa con gesto teatrale e strofinandosi il dito. Riccardo torna distrutto dal lavoro, affamato come un lupo, e tu che fai, lo accolgi nel caos? Un uomo deve trovare calore, ordine, sentirsi a casa! Guarda in cucina: due tazze nel lavandino e sono lì da stamattina, scommetto?

Stamattina, sì Avevamo fretta tutti e due, Riccardo ha preso il caffè al volo, poteva pure sciacquarsela da solo, no? azzardò Elena, mentre andava a mettere su il bollitore.

Assunta la seguì passettando, le sue pantofole di spugna bianca portate apposta, perché quelle da ospite non sono igieniche sfregavano sul parquet con fastidio.

Giulie, e da quando mai un uomo deve lavare i piatti? È compito delle donne, la padrona di casa tiene insieme la famiglia! Tu pensi sempre e solo al lavoro, ai numeri E lui gira con le camicie mai stirate. Laltro giorno lho visto colletto morbido, maniche sgualcite! Emi vergogno io per te. La gente pensa sto poveretto, abbandonato da vivo dalla moglie.

Elena prese i biscotti dalla credenza, stavolta senza sbattere lo sportello. Dopo cinque anni di matrimonio, la solita lunga litania. In principio aveva tentato di compiacerla: camicie amido, stanze sbarluccicanti, tre portate a pranzo per giorni. Ma lavorando full time non puoi mica fare miracoli. Riccardo, mio marito, non si era mai lamentato. Gli andavano bene anche i tortellini surgelati e la polvere se non si nota. Ma a sua madre, giammai.

A quel punto sentimmo sbattere la porta dingresso.

Sono a casa! chiamò Riccardo.

Figlio mio! Assunta cambiò faccia di colpo, spalancando un sorriso posticcio e correndo nellingresso. Ho portato le ciambelle che ti piacciono tanto! Lo so che Elena non ha tempo, sempre a lavorare poverina.

Riccardo entrò in cucina, baciò la madre, salutò la moglie e si sedette pesantemente.

Mamma, le ciambelle sono la fine del mondo. Ho una fame Lara, la cena è pronta?

Elena si bloccò col bollitore.

Riccardo, sono appena rientrata. Pensavo di fare rapidamente la pasta al ragù, il macinato sta scongelando.

Assunta si portò una mano al cuore, scandalizzata.

Di nuovo pasta?! Riccardo, la senti? Così vai avanti solo a farina. Ti rovinerà lo stomaco. Serve il brodo vero, io a tuo padre pace allanima sua il minestrone glielo facevo ogni giorno, è campato fino a settantanni senza mai un mal di pancia. Qui

Storse la bocca guardando il fornello vuoto.

Mamma, ti prego, non ricominciare brontolò Riccardo mordendo una ciambella. Lara la prepara in un attimo.

Ma non posso tacere! Lo faccio per voi! Guarda come sei sciupato, figlio mio, pallido come una mozzarella. Una donna deve creare un ambiente in cui un uomo voglia correre a casa. Qui invece? Piatti sporchi, polvere, solita pasta. Lara non è fatta per essere padrona di casa, ve lavevo detto io

Signora Assunta! Elena posò rumorosamente il bollitore.

Silenzio. Mia suocera la fissò, sorpresa che avesse alzato la voce. Solitamente Elena incassava tutto.

Cosa cè, signora Assunta, la verità non si può dire? simbufalì lei. Io, signora mia, mi sono fatta la vita, so cosa significa tenere insieme una famiglia.

Elena guardò la cucina, poi il marito stremato che masticava zitto, la suocera trionfante, la carne macinata nel piatto che cominciava a liquefarsi. In quel momento scattò qualcosa.

Ha ragione, sa? rispose Elena calma, con un tono che non le conoscevo. Sono una pessima padrona di casa. Non stiro tutte le camicie, non faccio il brodo ogni giorno e la polvere la levo quando capita. Lavoro e porto a casa i soldi, che mettiamo da parte per la macchina con cui Riccardo vi porterà al mare. Ma sì, non è una scusa.

Ecco, vedi, almeno lo ammetti! È il primo passo Assunta sorrideva senza cogliere il tranello.

No, non cambierò nulla, scosse la testa Elena. Ho una proposta migliore. Lei è in pensione, signora Assunta, e di tempo ne ha. Vuole così tanto bene a Riccardo e conosce il modo migliore per fare tutto. Prenda lei in mano la casa.

Cosa dovrei fare?

Prendersi cura del ménage familiare. A partire da ora io sono solo di passaggio qui: pago la metà delle spese e del mutuo, tutto il resto tocca a lei. Cucina, stira, pulisce. Tanto abita a due fermate di autobus, ha le chiavi.

Riccardo smise di masticare e guardò la moglie esterrefatto.

Lara, sei seria?

Perché no? Mamma ha ragione: meriti di meglio. Io non ce la faccio, che gestisca tutto lei per un mese, in via sperimentale. Se dopo un mese mi dici che è meglio così, giuro vado a fare corsi di economia domestica. O mi licenzio.

Assunta si drizzò piccata. Non era abituata a dover fare davvero qualcosa oltre che criticare. Ma ormai, questione di orgoglio.

Lo farò vedere io come si tiene una casa! Da vera donna. E qui comando io, però!

Tutto vostro il regno, Elena allargò le braccia. Io pranzerò in mensa.

Perfetto, allora! Domani vengo presto, bisogna sistemare qui che è uno scandalo.

La serata si tinse di tensione strana. Riccardo tentava di parlare con Elena a letto, ma lei si voltò dallaltra parte.

Dormi, gli disse, domani inizia la tua nuova fortunata vita. Colletti inamidati.

La mattina dopo, appena uscita Elena, Assunta attaccò come una generalessa. Lavò finestre, mise a bagno le tende (bianche, secondo lei ormai grigie), tirò fuori tutto dagli armadietti, risistemò la dispensa per gradazione.

La sera, rincasata, Elena non riconobbe più la casa. Si sentiva odore di candeggina e cipolle rosolate. In cucina Assunta maneggiava pentoloni col grembiule zuppo sul petto acceso. Riccardo seduto al tavolo, davanti unenorme scodella fumante di minestrone, accanto cotoletta e purè, insalata russa e salame affettato.

Eccola qui la manager, mugugnò Assunta, senza voltarsi. Su, lavati le mani e ti verso il brodo. Fai in tempo, tanto lho cucinato per ore.

Grazie, ho già mangiato in ufficio, rispose Elena, dirigendosi in camera.

In camera, la sorpresa: tutti i loro vestiti darmadio erano disposti per colore, le mutande impilate come mattoncini, le sue cose personali sparite dal comodino, la solita lettura serale volatilizzata.

Elena tornò in soggiorno.

Dovè il mio libro? chiese.

Una sciocchezza? Lho rimesso a posto. Le superfici devono essere sgombre, e poi tu non hai proprio ordine negli armadi, mescoli tutto. Ci vuole metodo, come in farmacia!

Elena digrignò i denti. Ma resistette: è solo un esperimento, pensò.

La prima settimana fu una beatitudine alimentare per Riccardo. Tornava e trovava un pranzo degno di Natale. Assunta arrivava sul mezzogiorno, cucinava, rassettava, aspettava il figlio, gli domandava tutto, rincasava alle nove. Elena rientrava, salutava, si chiudeva in camera a leggere o in palestra. Improvvisamente le si aprirono tre ore libere ogni sera: niente spesa, niente cucina, niente lavastoviglie (per Assunta ci voleva la spugna vera, la macchina non pulisce bene). Si iscrisse in piscina, si mise a studiare, si concesse persino delle passeggiate serali sotto i platani dei Parioli.

Ma a metà della seconda settimana, lentusiasmo di Riccardo diminuì.

Lara, quanto dura ancora, questa faccenda? mormorò una notte a letto.

Un mese, amore. Cosè, non ti piace? Camicie fruscianti, minestrone vellutato, tutto come sognavi.

Sì, è buono però mamma è troppa. Torno, vorrei sdraiarmi davanti la tv, ma lei mi sta addosso, racconta dei malanni, dei vicini Mi vuole massaggiare la schiena! Mi sento un bambino di cinque anni.

Eh, il prezzo del comfort, rise Elena nel buio.

E sposta tutte le mie cose. Ieri cercavo i calzini fortunati buttati, cera una macchiolina. Lara, li butta senza nemmeno chiedere.

Parlagliene, no? Lo fa per te.

Lho fatto! Si offende: io mi spezzo la schiena e tu ingrato.

La terza settimana, fu Assunta a mollare. Letà e la fatica cominciarono a farsi sentire: una casa di 100 metri quadri, borse della spesa pesanti (al mercato sono meglio che al supermercato), piatti sempre diversi da cucinare a 67 anni non è semplice come ricordavo.

Una sera Elena trovò Assunta stesa in soggiorno, un asciugamano bagnato in fronte, nellaria odore di Valeriana. Riccardo le stava accanto, visibilmente scosso.

Che succede? domandò Elena.

Pressione alta, sospirò Riccardo. Ha voluto fare il bollito, mezza giornata dietro alle ossa, e stasera lavava il pavimento a quattro zampe che la scopa sbatte solo la polvere. E così

Ah, Elena che fatica sussurrò Assunta senza aprire gli occhi. La schiena e il cuore che batte allimpazzata.

Elena le misurò la pressione alta, ma non allarmante. Piuttosto uno sfinimento totale.

Le conviene riposare qualche giorno, signora Assunta. Si riguarda, davvero.

Ma chi cucina a Riccardo? protestò Assunta. Resta senza cena! Tu non ci pensi.

No, confermò Elena. Abbiamo un accordo.

Mamma, pace, sbottò Riccardo, ci ordiniamo una pizza! O preparo io dei tortellini. Ma basta, ti stai rovinando.

Pizza sospirò Assunta con disprezzo, ma non ebbe forza di replicare.

Il giorno dopo non si vide. Telefonò, era bloccata a letto, sciatalgia.

Riccardo tirò un sospiro di sollievo che non cercò nemmeno di nascondere. La sera ordinarono sushi, stapparono una bottiglia di Nero dAvola e si godettero il silenzio, felici come una Pasqua.

Lara, basta con lesperimento mi disse Riccardo intingendo il nigiri nella soia. Non ne posso più. Amo mamma, ma a distanza va meglio. Può venire la domenica, va bene. Ma meglio le nostre serate in pace, anche se stiamo mangiando pasta tutti i giorni.

E i colletti rigidi?

Che vadano a ramengo. Mi compro camicie che non si stirano. E Lara, avevi ragione tu. Un inferno, provare a fare tutto, e lavorare anche Non so come facevi prima.

Elena sorrise: era la vittoria che aspettava.

La fine arrivò qualche giorno dopo. Assunta tornò, zoppicando ma dignitosa, per verificare la situazione. Vide scatole della pizza nella pattumiera, una tazza sola nel lavello, e tacque.

Si sedette a tavola, pensierosa.

Lara, sai, ci ho riflettuto. È dura, tenere questa casa. Tutta questa metratura e Riccardo, che disordine! Non me nero mai accorta. Sparge le briciole ovunque, butta i calzini ovunque, a dirgli le cose si irrita pure!

È un uomo rispose Elena sarcastica, ricordando le sue parole.

Bisogna sì sentirsi a casa, ma anche avere riguardo! sbottò Assunta. Gli ho preparato gli involtini per tre ore, storceva il naso troppa verza. Gli ho detto, allora falli tu!, lui: Mamma, non rompermi! Scortesissimo!

Elena trattenne a stento le risate. Lideale del figlio si era sbloccato alla prova dei fatti.

Signora Assunta, lei è impeccabile col focolare, ma ognuno trova il suo equilibrio. Noi lavoriamo entrambi, ci stanchiamo, ogni tanto la casa è un po disordinata, mangiamo tortellini, ma stiamo bene. Quando vogliamo il brodo buono, veniamo da lei. Posso?

Va bene, sospirò Assunta, ma avvisatemi! Io ho le orchidee, le serie tv Vorrei anche andare in spa. Sono stanca con voi. Dica a Riccardo che le camicie le ho stirate, ma dalle prossime, fa lui. O tu. O vada in giro stropicciato, non mimporta più. La salute prima di tutto.

Scrollò la maglia, svuotò la tazzina.

Ah, e il libro, te lho rimesso sul comodino. Leggi quelle robe strampalate di fantascienza contenta tu.

Quando Riccardo tornò, la casa era calma, odorava solo di pulito e un po di profumo dElena. Sui fornelli bollivano due würstel, sul tavolo un barattolo di piselli.

Se nè andata mamma? chiese sottovoce, sperando.

Sì, annuì Elena. Ha detto che rimette le sue funzioni. Esperimento chiuso per indisposizione.

Riccardo la strinse forte.

Grazie.

Di cosa? Dei würstel?

Di essere intelligente. Di avermi restituito la mia vita normale. Ti amo anche se non sei perfetta in casa.

Beh, non sono incapace sono moderna. E poi, questi würstel sono di puro suino, mica paglia.

Da allora, Assunta non ha smesso di dare consigli la natura non cambia. Ma quando passa il dito sulla mensola polverosa, sospira e basta. E se inizia con la storia del vero ruolo femminile, Elena la ferma: Signora Assunta, vuole restare qua una settimana e farmi vedere? Io parto per una trasferta Assunta si ricorda dun tratto del latte sul fuoco, della sua gatta o di una miniserie in tv, e scompare in fretta.

La pace familiare è stata restaurata. La polvere? Cè, non disturba nessuno. Limportante è che tra le persone non si soffochino la serenità a vicenda.

Roma, giugno 2024.
La lezione? Puoi pulire quanto vuoi, ma la vera armonia nasce solo rispettando i limiti dellaltro. E un marito felice vale molto più di una camicia ben stirata.

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