Ma perché hai usato quella maionese economica per linsalata russa? Te lho detto, Lisa, prendi la Maionese Calvé, è più cremosa, il gusto è più ricco. Questa qui è solo acqua e amido, hai sprecato tutti gli ingredienti.
Elisa restò immobile con il cucchiaio in mano, sentendo lirritazione che le serpeggiava dentro, a livello dello stomaco. Respirò piano, cercando di mantenere la calma, e guardò la suocera. Tiziana Giovannetti era al centro della cucina, mani sui fianchi, scrutando la ciotola del salame come unispettora dei Nas in trattoria. Indossava un abito luccicante che teneva da parte solo per i grandi giorni di festa, e il suo volto tradiva unespressione di austera solennità.
Oggi non era soltanto una festa: oggi Elisa compie trentanni. Un traguardo. Il giorno che avrebbe voluto trascorrere al ristorante, con musica e balli, elegante, e non con il grembiule ai fornelli. Ma un mese prima la loro auto si era rotta, e la riparazione era costata un occhio. Così, a tavolino, il marito Paolo aveva deciso: festeggeremo a casa. Eli, tu sei bravissima a cucinare: farai una tavola che nessun ristorante eguaglierebbe, le aveva detto affettuoso, baciandola sulla fronte. Elisa aveva accettato, suo malgrado.
Signora Tiziana, la maionese è la stessa marca di sempre, hanno solo cambiato la confezione, rispose Elisa, trattenendo pazienza e continuando a mescolare le verdure tritate. Piuttosto, se vuole dare una mano, magari finiamo i crostini col salmone, arrivano tra poco gli invitati.
Immagino anche il salmone lhai preso in offerta? insisteva la suocera, prendendo il barattolo tra le mani. Eh, lo sapevo. È tutto piccolo e schiacciato. Eh, Elisa cara, risparmi sugli ospiti, non si fa. Quando si festeggiava un compleanno, ai miei tempi la tavola traboccava di prelibatezze, mica di imitazioni.
Dalla porta entrò Paolo, già in camicia bianca e pantaloni stirati, profumato dacqua di colonia.
Ehi ragazze, che fate qui, non litigate? disse allegro, prendendo una fetta di salame dal piatto. Che profumo, mi viene lacquolina! Mamma, dai, oggi Elisa compie trent’anni, niente critiche per favore.
Non critico, io trasmetto la mia esperienza sbuffò Tiziana. Chi gliela dice sennò la verità? Sua madre è lontana, a Bologna, tocca a me. Va a prendere il pane, lo spalmo io.
Elisa si voltò ai fornelli, nascondendo le lacrime. Trasmette esperienza… In cinque anni di matrimonio, questa esperienza laveva divorata. Donna allantica, Tiziana era parsimoniosa fino alla tirchieria e convinta che solo il suo giudizio valesse. Conservava sacchetti di plastica e vasetti vuoti, lavava i piatti usa e getta, sospirando che Elisa sprecasse i soldi del figlio in cose inutili come la manicure o scarpe decenti.
I preparativi per la cena fioccavano. Lappartamento era invaso dai profumi di pollo al forno, aglio e dolci caldi. Elisa correva dalla cucina al soggiorno, curando ogni dettaglio. Teneva a cuore che tutto fosse perfetto: servizi buoni, tovaglioli inamidati, bicchieri tirati a lucido. Malgrado la stanchezza e i commenti pungenti della suocera, dentro le brillava la speranza di una bella serata. In fondo, trentanni sono speciali.
Verso le cinque iniziarono ad arrivare gli ospiti: amiche con mariti, colleghi, il cugino di Paolo con la moglie. La casa cominciò a risuonare di voci, risate, brindisi e scartamento di carta colorata. A Elisa regalavano fiori, buste con euro, buoni per la profumeria. Era tutto caloroso.
Tiziana sedeva a capotavola, quasi una regina madre, contando quante portate mangiava la gente e ogni tanto commentava: Hai salato troppo i cetriolini; Nel baccalà ci va una fettina di mela, qui manca; Il vino è aspro, il mio liquore è mille volte meglio. Gli invitati annuivano garbati, cercando di ignorare i mugugni.
Arrivato il momento dei brindisi, Paolo si alzò, sollevò il bicchiere e fece un discorso toccante su quanto Elisa fosse una moglie splendida, una donna speciale, unamica. Elisa si commosse, tutta la fatica era svanita. Guardava Paolo e pensava che forse, in fondo, ne era valsa la pena.
Ora tocca a me, proclamò a voce alta Tiziana, alzandosi e battendo la forchetta sul bicchiere. Paolo, porta il mio regalo, è nel corridoio, nel sacchetto grande.
Paolo corse a prendere un enorme bustone infiocchettato. Scatola piena, rumorosa. Gli ospiti fecero silenzio. Elisa si irrigidì. I rapporti con la suocera erano sempre tesi, ma Tiziana dava grande importanza a tradizioni e formalità. Lanno prima, un set di asciugamaniniente di speciale, ma utile. Cosa ci sarà stavolta? Una coperta? Il robot da cucina che aveva nominato di sfuggita?
La suocera prese il sacco dalle mani del figlio, lo mise accanto a Elisa e con tono solenne dichiarò:
Elisa, trentanni sono letà in cui una donna sboccia, ma deve maturare. Basta minigonne e quei jeans strappati. Sei moglie, un domani madre. Ho pensato a lungo: soldi? Vanno e vengono. La tecnologia si rompe. Ma gli abiti veri… durano una vita. Ho deciso di lasciarti la cosa più cara che ho: il mio corredo, i miei abiti. Una vera eredità di famiglia. Indossali in salute e ricordati di me.
Con gesto teatrale sciolse il nastro e rovesciò il contenuto sulle ginocchia di Elisa e pure a terra.
Cade il silenzio. Anche la musica sembra placarsi. Elisa guarda sbalordita quel mucchio di vestiti e sente un odore pungente di naftalina e polvere antica, che cancella subito ogni aroma di torta.
Sulle ginocchia, un cappotto di lana pesante grigio-marrone con grande collo di pelliccia sintetica, rovinato dalle tarme. Accanto, una pila di abiti di crimplen, quel tessuto di moda negli anni Settanta: colori acidi, verde accecante, arancione spento, pois giganti. In cima, camicette ingiallite con jabot e una gonna scozzese di lana ruvida, solo a guardarla vien prurito.
Elisa prese in mano una camicetta. Sotto lascella un alone giallo antico. I bottoni erano appesi per miracolo.
Signora Tiziana… la voce di Elisa tremava, ma si fece forte. Che cosè?
Come, che cosè? si stupì la suocera, raggiante. Questo cappotto lho preso allUpim nell82, in coda per cinque ore! Dura una vita. Solo da pulire, magari cambiare i bottoni: sembri una modella. E questi vestiti? Importazione dalla Iugoslavia! Adesso trovi solo cineserie sintetiche, qui è roba che respira. Ci andavo a ballare, ho conquistato il papà di Paolo proprio così. Ora tocca a te!
Gli invitati si scambiarono occhiate imbarazzate. Lamica di Elisa, Chiara, si coprì la bocca per trattenere una risata o un grido. Il cugino Marco si buttò sul piatto, paonazzo. Solo Paolo, al fianco della madre, sorrideva smarrito.
Mamma, dai… Retro, vero? Ora va di moda il vintage…
Elisa sentì il volto bruciarle. Non era solo delusione. Era umiliazione. Unumiliazione pubblica, raffinata. Sua suocera, per il suo trentesimo, aveva pensato di sbarazzarsi degli armadi, esibendo il tutto come regalo da principessa.
Si alzò, lasciando il cappotto cadere a terra con un tonfo, sollevando una nuvola di polvere.
Vintage, Paolo, sono abiti che hanno valore. Questo è solo stracci vecchi, sporchi e puzzolenti di naftalina e sudore altrui.
Elisa! Tiziana si prese il petto. Ma cosa dici? Era un regalo dal cuore! Ho conservato tutto per te! Comè che li chiami stracci?
Signora Tiziana, vede queste macchie sulle camicette? Vede le tarme sulla pelliccia? Secondo lei, per i miei trentanni dovrei indossare abiti di quarantanni fa? Davvero pensa che io li metterò?
Sei ingrata! urlò la suocera cambiando tono. Guardatela! La regina! Non puoi lavarli? Ho pensato a te, volevo farti apparire una donna per bene, invece storci il naso! Paolo, senti come mi tratta!
Paolo si frappose.
Mamma, Elisa… basta! Lei voleva solo fare qualcosa di speciale, non essere cattiva… mamma, potevi chiedere prima…
Chiedere cosa?! sbraitava Tiziana. Se regalarle un cappotto che da nuovo vale tre stipendi? Ingrata! Raccolgo tutto e me ne vado! Non mi vedrete più!
Sarebbe il regalo più gradito, disse Elisa a voce bassa ma netta.
Il silenzio era pesante, si sentiva solo il ticchettio dellorologio.
Cosa hai detto? sussurrò Tiziana, bianca.
Ho detto che non permetto che il mio compleanno diventi una discarica, rispose decisa Elisa. Si riprenda tutto, non mi serve e mai mi servirà. Ho rispetto per me stessa.
La suocera ansimava indignata. Cominciò a raccattare i vestiti buttati ovunque. Il cappotto non ci entrava, lo spingeva rabbiosa nel sacco, spezzandosi le unghie.
Dai Paolo! comandò. Accompagnami! In questa casa mai più un minuto! E se mi vuoi bene, vieni via subito!
Paolo guardò prima la moglie, poi sua madre.
Mamma, dove vado? Elisa compie gli anni, ci sono ancora ospiti… Ti chiamo un taxi.
Ah, così?! Traditore! Filo-moglie! Preferisci lei a tua madre!
Tiziana afferrò la borsa e, mento alto, uscì sbattendo la porta.
I pochi ospiti rimasti tacevano. La festa ormai era rovinata, nellaria un misto di naftalina e disagio.
Beh… beviamo alla festeggiata, propose timida una collega.
Provano a ravvivare la serata, invano. Le chiacchiere languivano, tutti guardavano Elisa, che sedeva rigida con le guance arrossate. Dopo unora, gli ospiti si defilarono, pieni di goffo imbarazzo.
Quando lultima coppia uscì, Elisa cominciò a sparecchiare senza una parola, raccogliendo piatti con movimenti bruschi. Paolo era sul divano, la testa fra le mani.
Elisa, ma dovevi essere così dura? disse alla fine. Potevi gettarli dopo, senza drammi in pubblico. Mamma ora starà malissimo.
Elisa sbatté i piatti sul tavolo, tintinnando.
Paolo, ma non vedi la differenza? chiese, fissandolo. Se me li avesse dati da sola, forse tacevo. Ma lha fatto davanti a tutti per umiliarmi: per lei io valgo quegli stracci. Non è affetto: è disprezzo.
Non capisce. Per lei sono cose di valore, sono cresciuti col poco…
Tutti sono cresciuti col poco, Paolo. Mia madre pure. Ma lei mi ha regalato un ciondolo doro, risparmiando mesi. Tua madre, coi risparmi in banca, mi porta spazzatura maleodorante. E tu, zitto. È normale per te che io vesta come uno spaventapasseri?
Io volevo solo evitare litigi…
Io non voglio vivere nellumiliazione. E il peggio è che tu non hai nemmeno notato la macchia sulla camicetta. Per te è vintage. Per me, uno schiaffo.
Si chiuse in camera. Paolo restò in cucina, tra piatti sporchi e resti di cibo. Rimase a lungo a fissare la sedia dove era stato il tragico pacco. Per la prima volta in vita sua, provò a vedere le cose non come figlio amorevole, ma con occhi estranei. Gli tornò alla mente il viso scandalizzato di Chiara. Il disgusto con cui Elisa aveva preso la camicetta. E si vergognò, profondamente.
La mattina dopo, Elisa si alzò presto, senza rivolgerle la parola a Paolo. Fece colazione in silenzio. In corridoio trovò la sciarpa della suocera, vecchia, ruvida di lana.
Vado da tua madre, disse mentre Paolo usciva dalla stanza.
A scusarti? domandò speranzoso lui.
No. Le riporto la sciarpa. E chiarisco una volta per tutte. Non voglio ambiguità.
Vengo anchio.
No, è un discorso mio.
Elisa arrivò a casa della suocera unora dopo. Tiziana aprì la porta con aria sofferente: il viso infagottato in un asciugamano, odore di valeriana.
Sei venuta a finirla? domandò con tono lamentoso. Accomodati, guarda come mhai ridotta.
Elisa entrò in cucina e lasciò la sciarpa sul tavolo.
Tiziana, per favore, basta teatrini, disse calma. Ho solo una cosa da dirle. Rispetto la sua età e che è la madre di mio marito. Ma pretendo rispetto anchio.
Rispetto? Ieri mi hai umiliata davanti a tutti!
No, lo ha fatto anche lei. Quella roba non si regala: lo sa anche lei che sono stracci. Regalare spazzatura a chi compie trentanni è un insulto.
Ma come…
Ascolti, tagliò corta Elisa. Non mi serve il suo corredo. Io e Paolo lavoriamo e ci manteniamo. Vuole fare un regalo? Chieda cosa ci serve. Non vuole spendere? Venga solo con un mazzo di fiori e un sorriso sincero. Ma mai più tenti di rifilarmi i suoi avanzi in nome dellaffetto. Non sono la pattumiera di nessuno. Sono la donna che suo figlio ama. E se vuole continuare ad avere rapporti e magari futuri nipoti, dovrà accettarlo.
Tiziana rimase a bocca aperta. Era abituata ad una nuora silenziosa, docile. Questa ribellione la sconvolse.
E se non voglio? strinse gli occhi.
Allora ci vedremo solo di rado e di circostanza. La scelta è sua.
Elisa si diresse verso luscita. Alla porta si voltò.
E comunque, linsalata russa lhanno apprezzata tutti. Anche con quella maionese. Perché era fatta con amore, non con veleno.
Scese, respirando laria frizzante del mattino. Per la prima volta in cinque anni, si sentiva leggera.
La sera, Paolo tornò con una montagna di rose.
Ha chiamato mamma, disse, abbassando lo sguardo.
E allora?
Ha detto che sei un tipo tosto. Che forse ha esagerato. Alla fine mha detto che il cappotto lo porta al mercatino dellusato, tanto se non lo vuoi…
Elisa scoppiò a ridere. Era una piccola, grande vittoria.
Che lo porti pure. Magari a qualcuno servirà davvero. Invece noi, questo weekend, andiamo a festeggiare in ristorante. Con un vestito nuovo che scelgo io.
Ci andiamo, sorrise Paolo, stringendola. E niente risparmi oggi. Te lo meriti.
Da allora, a casa loro laria è cambiata. Tiziana non si è trasformata in una santa: borbotta ancora, dà consigli, ma ora sta più attenta. E i regali? Solo buste con euro e qualche lamentela sui gusti dei giovani. Ma per Elisa va più che bene. Limportante: nel suo armadio, non cè più spazio per il passato naftalinato di qualcun altro.






