La suocera non vedeva l’ora che il nonno se ne andasse per poter finalmente ottenere l’appartamento.

Da dieci anni mi prendevo cura del nonno di mio marito. Allepoca vivevamo tutti insieme: io, i bambini e lui, in un appartamento in affitto nella periferia di Firenze. La sorella di mio marito, Giulia, abitava invece nella casa che era appartenuta al nonno. Nessuno aveva voluto occuparsi di lui, né la suocera, né i nipoti. Anche la mia vita non era stata benevola: non avevo finito luniversità, ero rimasta incinta troppo presto, e di una carriera vera non avevo nemmeno il ricordo.
Ogni giorno si ripeteva uguale: tra la scuola, la spesa e i turni in ospedale, cercavo di non perdere la testa gestendo i figli e il nonno, che aveva bisogno di tutto.
Mio marito non sopportava più la tensione che regnava in casa. Spesso spariva per giorni. Ma nessuna donna voleva uno come lui: già due figli, nessuna casa di proprietà tornava sempre da me. Lho perdonato mille volte, anche quando lamore in me era morto. Cosa dovevo fare? Mi servivano i soldi per i bambini e per il vecchio. Giulia ci onorava della sua presenza di rado, e solo per chiedere la pensione al nonno o lamentarsi dei suoi (presunti) problemi economici. Eppure, non potevano certo dirsi poveri: vivendo gratis nella casa del nonno, si concedevano anche le vacanze in Sardegna o in Grecia.
Cinque anni fa il nonno mi fece chiamare al suo capezzale, il suo viso scavato ma lo sguardo ancora lucido:
Sei diventata più cara di tutti i miei parenti messi insieme. Mio nipote tuo marito darebbe questa casa a sua madre o a sua sorella in un attimo. Voglio che siano i tuoi bambini, i miei pronipoti, ad averla. È il mio modo di ringraziarti per tutto quello che hai fatto per me. Così almeno, quando non ci sarò, nessuno potrà dire che vi ho rovinato la vita.
Nessuno sapeva del testamento. Ma quando la salute del nonno peggiorò, suocera e nipote iniziarono a visitarlo di nuovo, improvvisando una premura che lui capiva bene da cosa fosse motivata.
Alla sua morte, leredità fu spartita in fretta. Mia suocera e Giulia convinsero mio marito a rinunciare alla casa, perché Giulia ci viveva già. Lui accettò, tutto si fece alla luce del sole senza che loro sapessero del testamento.
Il giorno dopo, mio marito iniziò a preparare le valigie. Mi disse che aveva trovato unaltra donna, che lui era restato con me solo perché occorreva qualcuno che si occupasse del nonno. Partì, lasciandomi con un senso di vuoto, ma anche di enorme sollievo.
Quando i parenti scoprirono che la casa era mia, scoppiò una vera guerra. Minacce, insulti, telefonate continue.
Ascoltami bene: quella casa non la avrai mai! Non so come tu abbia manipolato il nonno, ma ti giuro che non lavrai. Sei una truffatrice, e lo dimostreremo in tribunale.
Mi fermai sulla soglia con un sorriso amaro.
Sapete cosa ho capito? Che ora posso finalmente mandarvi tutti al diavolo. Ecco: fuori di casa mia!
Le loro parole non mi ferirono. Sapevo che avrei ricominciato. Ho trovato lavoro, ora io e i miei figli abbiamo la nostra dimora quella che il vecchio mi ha lasciato per gratitudine. E, la cosa più importante, finalmente non ho più nulla a che fare con quella famiglia.
Tu, cosa avresti fatto al mio posto?

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La suocera non vedeva l’ora che il nonno se ne andasse per poter finalmente ottenere l’appartamento.