La suocera, per il mio compleanno, mi ha regalato un ricettario pieno di frecciatine – e io le ho re…

E linsalata lhai tagliata tu o viene ancora da quelle scatole di plastica con cui avveleni mio figlio? sbuffò la signora Rosalia, pizzicando con disgusto la sua forchettina sulla tartelletta con robiola e salmone.

Claudia si aggiustò la piega dellabito da festa e inspirò profondamente. Festeggiava trentacinque anni, il compleanno tondo. Un giorno in cui avrebbe voluto sentirsi una regina, accogliere auguri e gioire semplicemente della vita. E invece si trovava nel bel mezzo del salotto, sistemando il tavolo, assalita dalla sensazione di una studentessa col compito in classe mai aperto.

Signora Rosalia, viene tutto dal ristorante di Gennaro, lo chef è napoletano e i prodotti sono di primissima qualità, mantenne il sorriso Claudia. Lei lo sa che lavoro fino alle otto di sera, non potrei mai stare ai fornelli per ore solo per ospitare quindici persone.

Ma certo, il lavoro sbuffò la suocera, rivolgendosi quasi al santino del figlio appeso al muro, in cerca di alleati. Anche noi lavoravamo, sai? E nei campi, pure. E i figli li abbiamo cresciuti. Ma le lasagne pronte per la domenica, mai viste! Povero Alberto, guarda come ti sei sciupato Le occhiaie!

Alberto, il suo “povero” ragazzo trentottenne di cento chili e guance rubiconde, irruppe allora in salotto, fregandosi le mani.

Ehi, mamma, Claudietta! Che tavola! Ma che profumi! Cla, sono proprio quei rotolini di melanzane che mi piacciono tanto?

Rosalia lanciò al figlio uno sguardo carico di tragica maternità, ma tacque. I parenti e gli amici sarebbero arrivati a momenti. Claudia tornò in cucina per portare il secondo, con un nervo che si tendeva come una molla dentro di lei. Non era la prima volta, né lultima. Da cinque anni, la suocera le conduceva una silenziosa guerriglia per lo stomaco del figlio: ogni fine settimana provviste di polpette, tortini, brodi, con qualche frase sprezzante tipo Almeno così mangiate qualcosa di decente, Claudia ormai ha altro da fare, è manager. Claudia sopportava. Da dirigente di logistica, guadagnava più di Alberto e non trovava niente di male nel pagare le pulizie e farsi portare la cena era tempo libero da dedicare a palestra, lettura, o, semplicemente, a stare con il marito.

Ma nel mondo di Rosalia, la donna che non si sporca le mani di farina è un errore di fabbrica.

Lo scampanellio segnò ufficialmente linizio della festa. Lappartamento si riempì di risate, profumi dolci, fiori freschi. Colleghi e amici brindarono, augurandole felicità, regalando buste con euro e buoni per terme e trattamenti estetici. Claudia si rilassò, decisa a ignorare la faccia da passiflora appassita della suocera.

Al momento del dolce, Rosalia, seduta tutta la sera con laria di madre martire, si alzò. Picchiettò il bicchiere di cristallo con la forchetta, chiedendo silenzio.

Cari ospiti, cominciò solenne, con il tono delle benedizioni o dei funerali in paese, vorrei anchio dire qualcosa alla nostra festeggiata. Trentacinque: letà della saggezza, della pazienza… e della vera padrona di casa.

Fece una pausa teatrale e rovistò nella sporta enorme posata ai suoi piedi.

I soldi sono come lacqua, declamò, sventolando un pacchetto scintillante. Oggi ci sono, domani svaniscono. La bellezza passa. Ma la maestria in cucina e la cura del marito, quelle durano. Ho pensato a lungo al regalo per te, Claudietta. Alla fine ti dono proprio quello che ti manca. La conoscenza.

Sbatté con enfasi il pacco davanti a Claudia. In sala calò la nebbia del disagio. Gli invitati si scambiarono occhiate imbarazzate. Alberto tossicchiò.

Claudia scartò lenta la carta, le mani appena tremanti. Un tomo grosso, dalla copertina rigida: Grande Enciclopedia Italiana di Cucina e Domestica. In copertina, una signorina sorridente in grembiule, brandiva una pentola fumante.

Non è solo un libro, spiegò Rosalia, con zucchero e vetriolo in voce. È quasi un cimelio di famiglia: lho arricchita io stessa, prima con segnalibri e appunti. Cosa piace ad Alberto, come fare il ragù rosso brillante e non grigio come qualcuno Come stirare le camicie perché il marito sembri un direttore e non un operaio. Usa, impara. Non è mai troppo tardi per diventare una buona moglie.

Qualcuno dei parenti ridacchiò nervosamente. La madre di Claudia si incendiò, ma la figlia le serrò la mano sotto il tavolo. Non ora, non davanti a tutti. Non avrebbe rovinato il proprio compleanno con una scenata.

Grazie, signora Rosalia, disse ferma Claudia. Davvero un regalo pesante. Lo studierò senzaltro.

Depose il volume accanto ai fiori e, senza perdere un colpo, offrì agli altri una fetta di torta. Il resto della serata fu sonnolento e irreale. Claudia sorrideva, scherzava, versava il caffè, ma dentro ribolliva. Quello non era un regalo: era uno schiaffo incartato.

A notte fonda, la tavola libera, la lavastoviglie in ron ron, Claudia si sedette sul divano col libro in mano. Alberto, che aveva accuratamente evitato largomento, si avvicinò, le cinse le spalle.

Cla, non prendertela. La mamma è fatta così. È della vecchia scuola. Voleva aiutare, ecco. Ha esagerato, forse.

Esagerato Claudia aprì il libro. Guarda.

Segnapagina ovunque. Sul frontespizio, la grafia svolazzante: Alla nuora, sperando che mio figlio la smetta di mangiare cibi secchi e ricordi finalmente i sapori di casa.

Claudia sfogliò il libro. Le note erano dappertutto.

Alla ricetta delle polpette, in rosso: La carne si macina a mano! Quella del supermercato è per chi non ha voglia.

Al capitolo sulla pulizia: La polvere sotto il letto è lo specchio della donna. Voi potreste piantarci i pomodori.

Sulla stiratura: Le pieghe dei pantaloni devono tagliare la carta. Quello che indossa Alberto è uno scandalo.

Non era un manuale. Era un diario di rimproveri, sapientemente confezionato da amore materno. Rosalia ci aveva investito ore, forse mesi. E non vedeva lora di consegnarlo.

È solo molto preoccupata per me, borbottò Alberto, diventando paonazzo. Cla, vuoi che lo metta in soffitta e buonanotte?

No, richiuse Claudia il volume, il rumore secco di una condanna. Niente soffitta. I regali non si nascondono. Ai regali si restituisce quello che meritano.

Nei giorni successivi, Claudia era silenziosa. Nessun dramma, nessuna scenata. Tornava dal lavoro, ordinava cena, e ogni sera sfogliava il tomo, annotando qualcosa in un quaderno.

Arrivò sabato. Giorno sacro dal pranzo a casa della suocera. Claudia, invece di inventare una scusa, si preparò con cura.

Andiamo da mamma? domandò Alberto, osservando la moglie mettersi a posto la piega.

Certo, sarebbe scortese non farle visita dopo una simile festa. E poi ho per lei un pensierino. Si risponde con un regalo a un regalo.

Alberto parve teso. Cla, ti prego, non far scoppiare la guerra. È anziana

Non inizio nessuna guerra, amore. La finisco.

Arrivarono a casa di Rosalia a ora di pranzo. Lappartamento, come sempre, odorava di cipolla soffritta e detersivo per mobili. Tutto lucido, tovagliette inamidate, laria di perfetta padrona di casa. Rosalia li accolse in grembiule, tronfia. Era sicura che il suo regalo avesse sortito effetto: aspettava la resa della nuora.

Avanti avanti! gorgheggiava. Sto sfornando le focaccine, come piacciono ad Alberto. Spero abbiate fame? Che so io, con questa vostra dieta di mozzarelle e sushi!

A tavola, Claudia fu irreprensibile: lodò le focaccine, il brasato, domandò della salute. Rosalia si rilassò, sentendosi vittoriosa.

A fine pranzo, Claudia prese dalla borsa la fatidica enciclopedia. Rosalia sorrise maliziosa.

Dubbi, Claudietta? Chiedi pure. Il pan di Spagna è complicato, ma te lo scrivo passo per passo

Signora Rosalia, la interruppe Claudia, con voce gentile e acciaio dentro. Ho letto tutto il suo regalo. Righe, note, tutto.

La suocera annuì, orgogliosa.

E ho capito una cosa. Questo libro è un tesoro. Racchiude la sua esistenza, la sua visione delle cose.

Lo dicevo io! esultò Rosalia.

Ecco perché proseguì Claudia, spingendo lentamente il libro verso la suocera io non posso tenerlo.

Sorriso scomparso.

Che fai, mi restituisci il regalo? È maleducazione!

Ascolti, sollevò la mano Claudia, calma. Non si tratta di maleducazione, ma di rispetto. Questo libro descrive una donna ideale: quella che si sveglia allalba per impastare, che considera la polvere una tragedia privata, che vive per servire il marito. Questo è lei, signora Rosalia. Lei è una maestra.

Pausa. Claudia la guardò dritta negli occhi.

Ma io sono diversa. Lavoro con la testa, e la mia ora vale quanto la spesa della settimana. Se mi metto a fare ravioli due ore al giorno, perdiamo il budget di una vacanza. Abbiamo fatto i conti, io e Alberto: non conviene.

Alberto ingoiò una briciola di torta, guardò con ammirazione la moglie in silenzio.

Soprattutto, posò la mano sulla copertina. Ho letto le sue annotazioni: maldestra, pigra, vergogna. Ho capito che questo libro non trabocca daffetto, ma di amarezza. Chi è felice non riempie i margini con veleno.

Rosalia diventò paonazza.

Ma come ti permetti! Ho dato la mia vita

Appunto. Lha data al focolare. Io voglio viverla, la vita. Accanto a suo figlio. Amarlo, non solo nutrirlo. Parlare, uscire, viaggiare, non stare voltata ai fornelli.

Claudia estrasse un piccolo plico dalla borsa.

Le restituisco il libro: non ci serve. A casa nostra vige unaltra filosofia. Ma non voglio rimanere in debito. Lei mi ha regalato un manuale da domestica, io le regalo la possibilità di sentirsi ancora donna.

Pose la busta sulla copertina.

Qui cè un abbonamento completo per la migliore scuola di danza della città. Corso di tango. E dieci sessioni dal massaggiatore. Ho notato che le fa male la schiena: sarà la cucina.

Un silenzio fecondo calò nella stanza. Si udiva solo il ticchettio dellantico pendolo. Rosalia, come un pesce fuori dallacqua, fissava ora la busta ora la nuora, aprendo e chiudendo la bocca.

Danza? Alla mia età?

La più bella, sorrise Claudia. Ci sono corsi per la sua fascia: gente elegante e vivace. Magari scoprirà che esistono passioni più valide che spolverare i letti altrui.

Claudia si alzò.

Grazie delle focaccine, davvero ottime. Alberto, andiamo? Ci aspetta il cinema.

Alberto, che aveva assistito a tutto quasi rannicchiato, finalmente si drizzò. Guardò la madre, la moglie, si mise la giacca.

Grazie, mamma. Le focaccine sono il top! Ma Claudia ha ragione. Non serve che cucini. La amo comunque. E, mamma, mi piace ordinare cibo. Ogni giorno proviamo qualcosa di diverso: tailandese, messicano, siciliano. È come viaggiare, no? Non ti offendere.

Baciò la madre, prese la moglie sottobraccio e uscirono nel corridoio.

Dietro di loro, silenzio. Rosalia era rimasta sola con la sua Grande Enciclopedia e il buono per il tango.

Quando salirono in auto, Alberto sospirò come chi tiene fiato da dieci minuti.

Ma sei incredibile, Cla! Ho temuto la Terza Guerra Mondiale. E tu, non conviene economicamente! Fantastica.

Non è la verità? Claudia si allacciò la cintura, guardando nello specchietto retrovisore. Ho solo fissato i confini. Tua madre è una brava donna, Alberto. Solo che è prigioniera di certi schemi. Pensa che se non si ammazza di lavoro ai fornelli, è una donna inutile. E vuole che io soffra, per sentirsi meno sola nei suoi sacrifici. Ma io non ci sto.

Secondo te andrà davvero a ballare? ridacchiò Alberto, accendendo il motore.

Chissà. Magari butterà tutto. Oppure la troveremo sul palco, tra un mese. Ma la lezione, stavolta, la porterà a casa lei.

Passò una settimana. Rosalia telefonò una sola volta, chiese se andava tutto bene, salutò in fretta. Del libro nessuna menzione.

Un mese dopo, di sabato, mentre Claudia e Alberto se la dormivano fino a tardi, squillò il telefono di lui.

Sì, mamma? Come, non veniamo? Ah, tu non puoi? Perché?

Alberto ascoltò e i suoi occhi si sgranarono. Attivò il vivavoce.

abbiamo lo spettacolo tra due settimane, prove ogni giorno! Il mio partner, il signor Pietro, ex carabiniere, ballerino serio! Scusate ragazzi, niente cenone stavolta. Ordinatevi una pizza. Vi abbraccio, devo correre, le scarpe da ballo sono ancora strette!

La chiamata si interruppe. Claudia e Alberto si guardarono e scoppiarono a ridere.

Ha funzionato! Claudia ripiombò tra i cuscini. Il signor Pietro! Ex carabiniere! Povero lui, ora gli toccheranno lezioni su come stirare i colletti e tenere la postura.

Almeno ora lascia in pace noi, sorrise beato Alberto. Cla, ordiniamo sushi?

Ordiniamolo. Il vassoio più grande che cè.

Claudia, fissando il soffitto, provò una leggerezza mai sentita. Per vincere la guerra con una suocera, pensò, non serve rispondere colpo su colpo o sfinirsi per piacere. Basta riconsegnare le aspettative al mittente e offrire, in cambio, la chiave per una vita diversa. Il tomo di rimproveri era ormai solo ieri. Il presente invece era libertà, una mattina di sabato, e un marito che la amava per ciò che era, non per il minestrone. E questa, pensò, è la sola ricetta di felicità familiare che non troverai mai in unenciclopedia.

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