La suocera pretende la copia delle chiavi del nostro appartamento, ma mio marito si schiera dalla mia parte

La suocera pretese il duplicato delle chiavi di casa nostra, ma mio marito si schierò dalla mia parte

E questa serratura? Non mi sembra molto robusta, siete sicuri che sia sicura? Oggi i ladri sono molto abili, la aprono con niente, e qui cè tutta questa tecnologia… il parquet nuovo… la donna, elegante nel suo soprabito beige, tamburellava con le unghie curate sulla porta appena montata, ancora lucida dolio.

Francesca cercò di trattenere un sospiro, sperando di non apparire troppo infastidita. Scambiò uno sguardo col marito, Luigi, che in quel momento stava togliendo con attenzione la pellicola dal nuovo spioncino. Lui rispose con unalzata di spalle quasi invisibile: Pazienza, è pur sempre mia mamma.

Signora Anna Maria, la serratura è ottima, è italiana, classe quattro di sicurezza rispose pacata Francesca, aprendo la porta e invitando la suocera a entrare. Ci siamo informati, letto recensioni E installeremo anche il sistema dallarme il mese prossimo. Prego, non resti sulluscio.

Era la prima volta che Anna Maria vedeva il loro appartamento nuovo. Ci erano arrivati dopo cinque lunghi anni di affitto in stanze arredate, senza poter appendere un quadro senza lautorizzazione del padrone di casa, anni di risparmi dalla vacanza al caffè al bar. E ora, finalmente, il mutuo approvato, le chiavi consegnate, la ristrutturazione infinita terminata. Quella casa era il loro rifugio, la loro piccola isola di libertà, dove ogni piastrella era stata scelta insieme, tra discussioni e risate.

Anna Maria entrò e con una rapida occhiata passò in rassegna le pareti chiare, si soffermò sullarmadio nuovo e fece una smorfia.

Colori chiari? Eh, dovrai pulire in continuazione, Francesca. Te lavevo detto di prendere la carta da parati con i fiori, la polvere non si nota. Ma siete voi i padroni, fate come volete

Francesca rimase in silenzio. Sapeva che discutere non serviva. Anna Maria apparteneva a quella generazione per cui il suo parere era ed è la sola bussola sicura nella tempesta della vita e ogni deviazione era un affronto personale.

La visita durò circa unora. La suocera controllò ogni stanza: il getto dellacqua in bagno, le tende della camera (Sembra plastica, non si respira), il frigorifero come unispettrice sanitaria. Luigi le stava dietro, annuendo e cercando di smorzare ogni giudizio. Francesca, intanto, preparava la tavola sentendo crescere dentro una tensione chiara. Sapeva che quella visita non sarebbe finita solo con una torta.

Quando si sedettero a tavola, con il tè appena servito e una fetta di millefoglie, la suocera arrivò al vero motivo della sua presenza.

È una casa bella, spaziosa iniziò, aggiustandosi il tovagliolo. Ma mi preoccupa una cosa, Luigi. Siete giovani, lavorate molto, siete spesso fuori E qui ci sono impianti nuovi, i tubi, la corrente. Immagina se scoppia un tubo, se lasciate il ferro acceso

Mamma, dai! Il ferro è nuovo, si spegne da solo! E i tubi sono in pvc, saldati rise Luigi.

Non si sa mai Anna Maria sollevò il dito in segno dammonimento. Alla mia amica Lucia, il figlio era in vacanza, si è rotta la caldaia e hanno allagato tutto il palazzo. Se Lucia non avesse avuto le chiavi, sarebbe stato un disastro! Ecco perché pensavo: dovreste farmi un duplicato delle chiavi, così vi aiuto.

Francesca si fermò, la tazza sospesa a mezzaria. Il sapore del tè le sparì dalla bocca. Rimise la tazza pianissimo, cercando di non far rumore. Ecco, era arrivato il momento temuto.

Perché, signora Anna Maria? domandò, a voce bassa ma ferma, guardando la suocera dritta negli occhi.

Come perché? Lo faccio per voi! Per ogni evenienza, se perdete le chiavi, se siete fuori, se serve innaffiare i fiori, fare aria, sbrinare il freezer… Passo io, controllo che tutto vada bene. Ho tempo ormai che sono in pensione.

Nella mente di Francesca riaffiorò il ricordo di tre anni prima, quando vivevano in affitto e Anna Maria, ottenute le chiavi per una settimana, aveva fatto un repulisti generale. Al ritorno, tutto lintimo di Francesca era stato sistemato in modo giusto (cioè a sua maniera), le pentole spostate e il diario segreto lasciato bene in vista (Stavo togliendo la polvere, non lho letto, sia chiaro!). Ma i commenti avvelenati delle settimane successive la dicevano lunga.

Grazie del pensiero, Anna Maria, ma ce la caviamo rispose Francesca sforzandosi di restare calma. Per ora abbiamo solo un cactus, basta un po dacqua al mese. Se perdiamo le chiavi, chiamiamo un fabbro, ormai è facile.

Il viso della suocera cambiò. Dal sorriso passò al broncio duro.

Un fabbro? E pagare uno sconosciuto? Butti via i soldi? Francesca, lo sapevo che sei sprecona. Ero io che volevo aiutare gratis! Luigi, intervieni, parla con tua moglie. È questione di sicurezza!

Luigi quasi si strozzò col tè. Detestava restare tra due fuochi. Guardò la madre, poi la moglie. Francesca era ferma, lo sguardo deciso.

Ma mamma, dai, viviamo agli antipodi in città! Tu abiti allEUR, noi a Garbatella. Sono due ore di viaggio. In caso di emergenza, sarei comunque qui prima io.

Non è una questione di velocità! sbottò Anna Maria È questione di fiducia! Cosa pensate, che venga a rubarvi? Sono vostra madre! Voglio poter stare tranquilla sapendovi al sicuro. Luigi, fai come dice tua moglie, sei proprio un mammone.

Anna Maria, lasciamo stare le offese intervenne Francesca, le guance in fiamme Nessuno pensa quello che dici. È solo una questione di confini. Questa casa è la nostra famiglia. Vogliamo sentirci i padroni, gli unici. Sapere che qualcun altro ha una copia, anche un parente caro, ci toglie questa sensazione.

Confini la suocera storpiò la parola. Imparate certe parole! E da me che dovreste proteggervi? Io ti cambiavo il pannolino fino a cinque anni, Luigi! E ora avete bisogno di privacy dalla mamma

Si scostò il piatto in una silenziosa dichiarazione di appetito rovinato.

Non vi chiedo subito le chiavi cambiò tono, ora offesa. Ma fate il duplicato questa settimana e portatemelo. Oppure passo io a prenderli. Tanto per stare serena. Lo sapete, mi viene subito alta la pressione se mi agito.

Il resto della serata fu di gelo. Anna Maria non sorrise più, rispose a monosillabi e tornò presto a casa. Mentre usciva, lanciò ancora unocchiata alla serratura:

Riflettete. Lorgoglio porta solo guai.

Quando la porta si chiuse, Francesca si appoggiò al muro, stremata.

Luigi, non darò mai le chiavi a tua madre, lo sai vero?

Luigi si massaggiò le tempie, stanco.

Francesca, lei lo fa per ansia. Per amore suo il controllo è la via per esprimere affetto. Se le diamo questo benedetto duplicato, magari lo dimentica in un cassetto e finisce lì

Parli sul serio? lo guardò incredula. Dimentichi cosa fece quando avevamo laffitto? Entrò la mattina presto, senza avvisare, e si mise a cucinare il ragù mentre dormivamo ancora! Io voglio poter stare in pigiama a casa mia, lasciare una tazza sporca se mi va, senza paura che tua madre mi faccia lispezione. Capito?

Lo so sospirò lui. Ma adesso mi telefonerà ogni giorno, lo sai anche tu.

Che lo faccia. Ma niente chiavi. E se le dai senza dirmelo, cambio la serratura.

I giorni seguenti furono una prova di pazienza. Anna Maria chiamava Luigi mattina e sera: commenti sul tempo, sulle gambe gonfie, e ogni volta la stessa domanda: Le chiavi? Quandè che posso passare?

Luigi rimandava, raccontando bugie innocenti: che era sempre di corsa, che il ferramenta era chiuso, che si era dimenticato le chiavi a casa. Ma Anna Maria era un bulldog.

Giovedì toccò a Francesca ricevere la chiamata.

Cara Francesca, tutto bene? Il lavoro? la suocera zuccherosa.

Tutto bene, grazie.

Ho portato una candela in chiesa per voi, per benedire la casa nuova. Sai, il parroco dice di mettere una protezione sopra la porta. Ho comprato una bella immagine della Madonna. Passo domani, lasciami la chiave dalla portinaia, vado, la appendo, recito una preghiera e non ti disturbo.

Francesca strinse il telefono fino a sbiancare le nocche.

Grazie, signora Anna Maria, ma se decideremo, appenderemo noi limmagine. Le chiavi non le lasciamo. Venga la sera, così beviamo insieme un tè.

Ma sei ostinata! la voce si fece dura Cerchi di mettere mio figlio contro di me? È colpa tua che non insegna rispetto. Luigi era bravo, delicato finché sei arrivata tu.

Anna Maria, la scelta è nostra. Siamo entrambi adulti.

Adulti… Ne avete di strada! Io la vita lho già vissuta, so come funzionano le cose! Se non avrò le chiavi entro sabato per me è chiaro: non vi siete mai fidati. E mai più metterò piede in casa vostra!

E chiuse la telefonata. Francesca guardò lo schermo spento tremando per la rabbia e il ricatto che aveva sentito tante volte.

Luigi tornò scuro come una nuvola in tempesta.

Mia madre ha pianto al telefono. Dice che ha avuto un attacco di pressione, voleva la guardia medica. Dice che la faremo morire di crepacuore. Francesca, lasciamo perdere e diamole ste chiavi. Ma le dico chiaramente che non deve entrare senza avvisare.

Francesca lo abbracciò, aiutandolo a togliersi il cappotto.

Amore mio, capisco che soffri. Le vuoi bene. Ma se cediamo ora, non finisce mai. Oggi le chiavi, domani le tende, poi i nomi dei figli. Il suo malore è solo una mossa. Se ci lasciamo manipolare per compassione, la nostra famiglia non sarà mai nostra. Siamo solo unestensione della sua vita. Lo vuoi davvero?

Luigi rimase zitto, la faccia nei capelli di Francesca. Ma sapeva che aveva ragione.

Va bene disse infine. Penso a cosa inventarmi.

Arrivò il sabato. Avrebbero voluto dormire, cucinare una lasagna, guardare un film, basta drammi. Ma alle dieci il citofono squillò.

Chi è? chiese Luigi, ancora con la voce impastata di sonno.

Sono io, mamma! Ho portato un po di cose buone!

Nessun avviso, nessuna chiamata. Un fatto compiuto.

Dovevamo aspettarcelo… sussurrò Francesca.

La facciamo salire, non può restare sotto casa.

Anna Maria entrò come una regina, con due enormi borse.

Ho portato patate buone, conserve fatte in casa, marmellata. Voi mangiate schifezze del supermercato Ah, ma questa cucina piena di piatti da ieri sera? Francesca, non si fa. Una vera donna non lascia mai la cucina sporca.

Francesca, in ciabatte a preparare il caffè, rispose secca:

È il nostro tempo libero. Laveremo i piatti quando ci va.

Sempre la pigrizia! Va bene, non sono qui per quello. Luigi, vieni.

Dal borsellino tirò fuori un sacchettino di velluto.

Ho comprato questo portachiavi benedetto. Lo attacchiamo al mazzo delle MIE chiavi. Le avete fatte?

Fixava il figlio aspettando solo un sì.

Luigi guardò la madre, poi Francesca. Lei se ne stava zitta, di spalle, le braccia conserte; era una questione di Luigi adesso.

Lui si sedette, prese la mano della madre.

Grazie dei regali. E del portachiavi. Ma le chiavi non le avrai.

Anna Maria sgranò gli occhi.

Cosa?

Non scherzo. Abbiamo deciso che ci saranno solo due mazzi di chiavi: uno mio, uno di Francesca. Nessunaltra copia.

Ma perché? quasi urlò lei. Ti ho spiegato tutto! Sicurezza, affetto! Sono tua madre!

Proprio perché sei mia madre, non sei un vigilante rispose Luigi, più sicuro che mai. Ti voglio bene, sei sempre la benvenuta, ma su invito o almeno chiamando prima. Viviamo da soli, e vogliamo restare responsabili delle nostre scelte. Se allagheremo i vicini, pagheremo. Se perderemo le chiavi, ci arrangeremo. È la vita da adulti.

Anna Maria ritrasse la mano, il volto arrossato.

È stata lei a insegnarti queste cose! indicò Francesca. Mi hai tradito, hai preferito tua moglie a me!

Nessun tradimento, mamma fu la risposta serena di Luigi. Francesca è mia moglie ed è la mia famiglia. Pretendiamo rispetto. Se non puoi accettarlo, ci vedremo meno, ma la regola è questa.

Silenzio. Solo il frigorifero faceva rumore. Anna Maria guardava il figlio come se fosse la prima volta. Non trovava più il ragazzo docile dun tempo, ma un uomo sicuro di sé.

Si alzò piano.

Va bene disse fredda. Fate come volete. Ma ricordate: non venite a bussare da me se succede qualcosa. Io non ci sarò.

Prese la borsa, lasciando le conserve, e si avviò alluscita. Luigi provò a seguirla ma ella lo fermò con un gesto.

Lascia stare. Arrivo da sola. Non sono invalida.

La porta si chiuse.

Francesca si sedette sulle ginocchia del marito, abbracciandolo.

Sei il mio eroe sussurrò. Grazie.

Mi sento un traditore ammise lui. Fa male.

Passa. Non è tradimento, è crescere. Hai solo tagliato il cordone ombelicale.

Per un mese Anna Maria resistette: niente telefonate, niente risposte ai messaggi. Luigi a volte le lasciava la spesa davanti alla porta, inutilmente.

Francesca soffriva per il marito, ma sapeva che non si poteva tornare indietro.

Poi scoppiò un temporale estivo, forte come un uragano. Nel quartiere di Anna Maria caddero alberi, saltò la corrente. Luigi, saputolo al telegiornale, corse subito da lei con Francesca.

Trovarono la suocera in cucina, alla luce di una candela, tutta spaventata con la pressione alta e senza medicine. Vedendoli arrivare, con la busta della farmacia e la cena calda, si mise a piangere, silenziosa.

Credevo mi aveste lasciata sola singhiozzava, mentre Francesca le misurava la pressione.

Ma va, mamma la rassicurava Luigi Siamo sempre qui per te, ma viviamo la nostra vita.

Quel giorno, tra candele e chiacchiere sulla campagna e le ferie, nessuno nominò mai le chiavi. Quella discussione sembrava scomparsa nel nulla.

Mentre uscivano, Luigi propose:

Vuoi venire a casa nostra finché non torna la luce?

Anna Maria guardò lui, poi Francesca. Nel suo sguardo cera una nuova tenerezza, fatta di rispetto.

No, grazie figliolo. Sto bene qui, e poi cè il mio gatto Ma chiamatemi ogni tanto, anche solo per salutare.

Certo, signora Anna Maria! E domani passo per la torta: ho imparato una nuova ricetta sorrise Francesca.

Sono passati sei mesi. Anna Maria non ha mai ricevuto la copia delle chiavi. Ma, stranamente, le cose sono andate molto meglio tra loro. Col tempo ha riversato la sua energia nel coro della parrocchia e nelle passeggiate di gruppo. Non aveva più tempo per controllare pentole e cassetti della nuora.

E Francesca e Luigi, ogni volta che giravano la chiave nella loro solida serratura italiana, sentivano il calore di una casa davvero loro. Un luogo intimo, protetto, dove gli ospiti sono sempre benvenuti, ma le regole sono di chi ci vive.

A volte, per mantenere la vicinanza, basta solo chiudere bene una porta al momento giusto.

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