La suocera pretese di essere chiamata mamma e io le spiegai la differenza

Suocera, vuoi che ti chiami mamma? spiego la differenza

Caterina, ma perché continui a chiamarmi Nina Bianchi ogni volta? Sembra che siamo a una riunione di partito, non a tavola. Mi graffia lorecchio, davvero dice la suocera stringendo le labbra ancora candide per le briciole della torta di compleanno, e sbatte la tazza di tè di lato.

Il silenzio si fa teso. Gli ospiti la zia di Andrea, di Torino, una cugina con il bambino irrequieto e la vicina invitata per fare compagnia rimangono immobili, in attesa. Andrea, marito di Caterina, affonda la forchetta nellinsalata russa come se fosse lunica cosa che lo interessi. È il suo modo di nascondersi sotto la sabbia quando la tempesta si avvicina, lasciando le donne a gestire i loro affari da casalinghe.

Caterina posa lentamente la forchetta, sfrega le labbra con il tovagliolo e fissa la suocera. Nina Bianchi è seduta a capo tavola, eretta come una colonna, nel suo abito di velluto più bello, e trasmette lattesa di sottomissione.

Signora Nina, la chiamerò per nome e cognome per rispetto. È educato e adatto al nostro ruolo risponde Caterina con voce calma, cercando di mantenere un tono uniforme.

Che ruolo? sbuffa la suocera. Ora siamo una famiglia! Ti ho dato mio figlio, il mio sangue. Sono per te una seconda madre. Tu mi tratti come una sconosciuta. Non è così nella nostra famiglia. Vedi Valentina, la nuora della sorella, ha chiamato la suocera mamma al matrimonio e vivono felici. Tu mantieni sempre la distanza. Non è bene, Caterina, sembri altezzosa.

Io ho una sola madre afferma fermamente Caterina. Si chiama Vera Andreotti. Unaltra madre non può esistere, né biologicamente né moralmente. Voi siete la madre di mio marito. Vi rispetto, ma non vi chiamerò mamma. Scusate se vi offendo, ma non so ipocrità.

Nina Bianchi finge un colpo al cuore, alza gli occhi al cielo e scruta gli ospiti alla ricerca di supporto.

Avete sentito? Ipocrita! È lei che è ipocrita? Io le porto torte, consigli, e lei mi respinge! Andrea, dì qualcosa a tua moglie! Non si può offendere sua madre in casa propria!

Andrea balbetta, arrossa e dice:

Cara, sarebbe bello per tua madre. È solo una parola. È una tradizione.

Caterina guarda il marito a lungo. Nei suoi occhi si leggono stanchezza per le continue pretese della madre di lui, delusione per la sua inerzia e la ferma decisione di non cedere questa volta.

Per me non è solo una parola, Andrea. È un concetto sacro. Mamma è chi mi ha cresciuta, mi ha partorita, ha vegliato su di me quando ero malata, e mi ama incondizionatamente. Nina Bianchi è una donna meravigliosa, ma non è la mia mamma. Chiudiamo largomento e non rovinamo la festa. Chi vuole ancora della torta?

La cena è rovinata. Gli invitati se ne vanno in fretta, percependo la tensione che aleggia. Nina Bianchi, accompagnando gli ospiti al salotto, sussurra ad alta voce alla vicina che le nuore di oggi hanno perso ogni senso di gratitudine.

Caterina lava i piatti con rabbia. Ha trentanni, è unarchitetta di successo, indipendente, ma davanti alla suocera si sente come una studentessa colpevole. Nina Bianchi è maestra dellaggressività passiva: non urla, ma ferisce con la sua preoccupazione come fosse una pugnalata.

Il giorno dopo Caterina spera che lincidente sia finito, ma conosce poco la suocera. È solo linizio di un assedio.

Sabato mattina, mentre Caterina e Andrea cercano di dormire ancora dopo una settimana intensa, suonano insistentemente alla porta. Una mano rimane sul campanello senza alcuna esitazione.

Allingresso appare Nina Bianchi con una valigia a rotelle.

Dormite ancora? chiede allegramente, entrando senza aspettare inviti. Sono appena tornata dal mercato, ho comprato del formaggio fresco di fattoria. Penso di passare a casa dei bambini e preparare dei ricottini. Caterina è sempre occupata con il lavoro, non ha tempo per cucinare.

Caterina, in pigiama con i capelli spettinati, sospira profondamente.

Buongiorno, Nina. Non abbiamo fame e avevamo già dei piani per la mattina.

Quali piani possono superare una colazione calda preparata da una mamma? risponde la suocera, già a mescolare pentole. Andrea! Alzati, figlio! È arrivata la mamma!

A colazione, mentre i ricottini sfrigolano davvero buonissimi, Andrea sorride beato e Nina avvia il secondo round.

Vedi, Caterina, quanto mi prendo cura di voi. Mi sono alzata alle sei, sono andata al mercato, ho portato la borsa pesante. Ho la schiena dolorante, le gambe che brontolano, ma sono qui. Solo una mamma farebbe una cosa del genere. Perché ti è così difficile chiamarmi mamma? Ti si blocca la lingua?

Caterina posa la forchetta.

Nina, grazie per la colazione, ma la cura non si compra con ricottini. E il titolo di mamma non si assegna per aver portato formaggio.

E allora a cosa si assegna? incalza la suocera. Alla nascita? È così che ho preso Andrea. Siamo famiglia ora. Voglio calore, unatmosfera familiare. Tu sei fredda come un pesce. Ieri ho telefonato a Vera Andreotti, tua madre, per lamentarmi.

Caterina si irrigidisce.

Avete chiamato mia madre? Perché?

Per raccontarle come ti comporti. Pensavo la convincerà. Ma lei mi risponde: Caterina è una donna adulta, decide da sola. Quindi basta.

Ti prego, non disturbare più mia madre con i tuoi reclami dice Caterina, fredda. Ha la pressione, non può agitarsi.

E io? Non ho pressione? Il mio cuore non dolora? sibila Nina. Ti voglio bene, ci provo!

Andrea interviene di corsa:

Mamma, basta. Caterina è grata, ma ha bisogno di tempo per abituarsi.

Tre anni e ancora si abitua! interrompe Nina. Va bene, non volete trattarmi bene, farò come voglio: verrò, aiuterò, finché non capirai chi ti vuole bene.

Da quel giorno le visite di Nina diventano regolari. Controlla che il figlio abbia camicie pulite, sposta le pentole nei pensili perché è più comodo, critica tende, colore delle pareti e persino la marca del detersivo, aggiungendo sempre: Una mamma non consiglia nulla di sbagliato.

Caterina resiste. È cortese, ma stabilisce confini dove può. Non consegna le chiavi dellappartamento (anche se Nina chiede una copia per ogni evenienza), non permette interferenze finanziarie. La tensione cresce.

Il culmine arriva un novembre. Caterina prende uninfluenza violenta: febbre quasi quaranta, dolori in tutto il corpo, estrema debolezza. Andrea è in trasferta a Bologna e non ritorna prima di venerdì.

Caterina è a letto, cade in sonno febbrile. La sua madre, Vera, è in ospedale per una crisi ipertensiva; Caterina non vuole spaventarla e dice di avere solo un raffreddore.

Mercoledì, la porta cigola. Andrea aveva lasciato una chiave di riserva alla madre per farle annaffiare le piante se la trasferta si prolunga. Caterina ne era dimenticata.

Nellingresso riecheggia il fruscio dei sacchetti e la voce alta di Nina:

Cè qualcuno vivo? Andrea mi ha detto che sei a pezzi. Sono qui per salvare.

Caterina alza appena la testa.

Nina non venite è contagioso

La suocera entra in camera da letto senza togliersi il cappotto, scruta la stanza: tazze di tè mezze vuote, blister di pillole, fazzoletti strappati. Laria è pesante.

Che atmosfera! È come un cantiere commenta. Anche stare male deve essere con classe, Caterina.

Apre la finestra, spingendo dentro laria gelida di novembre. Una raffica colpisce il viso di Caterina.

Chiudete, per favore mi gira

Bisogna arieggiare, scacciare i germi. Resisterai. Ecco, ho portato il brodo. Alzati, vai in cucina. Non è un porcile, è una casa.

Non riesco a alzarmi, mi gira la testa.

Non inventarti. Muoversi è vita. Alzati, dico. Ho percorso tutta la città per venire!

Nina sbatte le pentole in cucina. Caterina, traballante, si trascina al bagno e poi alla cucina, sperando almeno di bere qualcosa. Nina, con le valigie ormai vuote, comincia a ispezionare il frigorifero.

Accidenti, cè una topa! Salsicce vecchie, yogurt scaduti Che cosa hai dato ad Andrea prima di partire? Povero Andrea, con il gastrite non è sceso?

Nina, sto male, posso avere solo acqua? implora Caterina, seduta su una sedia.

Acqua? Versala tu, le tue mani non sono ferite. Guarda la tua cucina, cè grasso sui fornelli. Mentre sei ammalata, farò una pulizia profonda. Non voglio sembrare una cattiva padrona di casa.

Inizia a sbattere pentole, a spostare sedie, a pulire armadi con detergenti aggressivi. Lodore di candeggina si mescola al profumo di malattia, facendo vomitare Caterina.

Per favore, basta pulizie ho bisogno di riposo Andate via

Vedi! Nina stringe i fianchi. Sono qui come una madre! Vengo ad aiutare, ma mi allontani! Non ho neanche misurato la pressione, ma già mi metto al lavoro. Un grazie sarebbe dovuto venire.

Grazie, sussurra Caterina. Ma non voglio una pulizia. Ho bisogno di medicine, non posso andare in farmacia. Hai comprato quello che Andrea ha chiesto?

Oh no, la lista Nina si strofina la fronte. Ho dimenticato. Ma ho preso le barbabietole! Farò la minestra. Tu pulisci le verdure, io faccio il brodo. Insieme è più veloce.

Caterina la fissa, febbricitante.

Vuoi che con la febbre 39° pulisca le barbabietole?

E allora? Sei seduta, le mani lavorano. Il lavoro guarisce.

Il cellulare vibra nella tasca del camice di Caterina. È sua madre, Vera Andreotti.

Caterina, tesoro, come stai? La voce è debole. Sono appena uscita dallospedale, non posso stare ferma mentre sei ammalata. Sono al tuo palazzo, arrivo subito.

Cinque minuti dopo Vera entra, pallida ma determinata.

Mamma Caterina scoppia in lacrime, trovando finalmente sollievo.

Vera, ignorando Nina, si precipita sul letto, tocca la fronte, esclamando:

Dio, sei in fiamme! Andiamo a letto subito! Chiamo lambulanza se necessario.

Con gesto rapido aiuta Caterina a sdraiarsi, le copre con una coperta, le porta un fazzoletto umido sulla fronte. Poi estrae dalla borsa le medicine, una bottiglia di sciroppo di mirtillo e del brodo di pollo.

Nina osserva la scena, le labbra serrate.

Io anche aiuto, sto per fare la minestra dichiara. La pulizia è iniziata, la zuppa sta per arrivare. Voi, Vera, siete venute a contagiare dopo lospedale.

Vera si gira verso Nina, voce calma ma ferma come acciaio.

Nina, guarda in che stato è Caterina. Ha bisogno di quiete, di silenzio. Non di pulizie, non di minestra. Ha bisogno di bere e dormire. Perché la costringi a alzarsi?

Volevo il meglio! Da madre! Farla riprendere! Ma è come un sottaceto!

Caterina, dopo aver preso lantipiretico e le cure di sua madre, si solleva sui gomiti. Lira accumulata un mese intero trova finalmente voce.

Nina, avvicinatevi, per favore.

Nina alza un sopracciglio, sorpresa, ma si avvicina.

Ascoltate attentamente. Da sei mesi mi chiedete di chiamarvi mamma. Manipolate, vi lamentate, e oggi mi mostrate perché non lo farò mai più.

Perché? sbuffa Nina. Sono venuta, ho portato cibo

Perché mamma non è cibo né pulizie interrompe Caterina. Guardate mia madre: è appena uscita dallospedale, mi porta acqua e una coperta, non mi chiede di sbucciare barbabietole quando sono a terra. Non critica la mia cucina quando sto morendo di febbre. Ama senza pretese, senza condizioni. Tu, invece, sei solo la suocera, la parentela di mio marito. Oggi hai dimostrato che tra mamma e suocera cè un abisso.

Il silenzio cala nella stanza. Solo il respiro pesante di Nina si sente. Il suo volto passa dal rosso al pallido. La sua consueta sicurezza si incrina.

Io volevo solo rinvigorirti mormora. Metodo un chiodo scaccia laltro

Vai via, Nina dice Caterina, stanca. Prendi le tue barbabietole e parti. Lascia le chiavi sul tavolino dellingresso. Non tornare più senza invito. Ti rispetto come madre di Andrea, ma nel mio cuore il ruolo di mamma è già occupato da Vera, che ora mi accarezza la testa.

Nina guarda Vera, che asciuga il volto di Caterina con un panno umido, ignora la suocera. Lamore genuino di Vera fa arrossire Nina di vergogna o di invidia. Capisce di aver perso. Non è stato un dibattito, ma la sostanza del legame: non ha mai amato Caterina come una figlia, voleva solo potere e obbedienza dietro il velo della parola mamma. Quando la crisi è arrivata, la sua finta cura è svanita in cenere.

Silenziosa, Nina esce, chiude la porta, le chiavi tintinnano sul tavolo.

Vera sospira, aggiusta il cuscino.

Stai tranquilla, non devi parlare. Dormi, cara. Io resto qui.

Caterina si addormenta sognando di un campo infinito, dove sua madre la porta in braccio al riparo dal vento.

Andrea torna venerdì. La casa è pulita, profuma di brodo di pollo e medicine. Caterina è già in via di guarigione, seppur ancora debole. Vera ritorna a casa, sicura che il genero è tornato al turno.

La sera, sorseggiando il tè, Andrea chiede piano:

La mamma ha chiamato ha pianto. Ha detto che lhai cacciata, che sei straniera. Che è successo?

Caterina lo guarda. Non sente più irritazione, solo calma.

Caterina sorride, consapevole di aver ristabilito i confini e di aver riportato larmonia nella sua famiglia.

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