La tanto attesa nipotina
Caro diario,
Non riuscivo a prendere sonno da due notti. Continuavo a chiamare mio figlio, partito per lennesima volta per lavoro in mare, ma il telefono restava muto. Nessun segnale, nessuna novità; finché non attracca in un porto vicino, non avrò sue notizie, e potrebbe volerci ancora tempo. E proprio ora, con tutto quello che succede!
Sospiro e ricomincio a chiamare, anche se so già che è inutile. Il cuore mi stringe; oh, cosa ha combinato stavolta mio figlio!
* * *
Tutto era iniziato anni fa, quando Antonio ancora non sognava nemmeno di navigare per mesi. Era ormai un uomo fatto, ma sembrava incapace di trovare una donna che gli andasse davvero a genio. Io, Maria Grazia, vedevo passare una dopo laltra delle ragazze che a me sembravano a modo, davvero per bene, e ogni volta mi dispiaceva vedere le relazioni cadere a pezzi.
Hai un caratteraccio, Antonio! gli ripetevo. Non ti va mai bene niente! Ma secondo te chi si può adattare alle tue pretese?
Mamma, non capisco le tue critiche. Vuoi una nuora e ti basta che sia chiunque?
Non chiunque! Mi basta che ti voglia bene, che sia una persona per bene!
Antonio, di rimando, taceva. Ma proprio quel suo silenzio mi faceva impazzire di rabbia. Come se lui sapesse più cose di me sulla vita! Ma chi dei due è il genitore?
E cosa caveva che non andava Martina? alla fine sbottavo.
Già detto.
Va bene forse Martina non era lesempio migliore; però non intendevo darle vinta. Supponiamo pure che avesse qualche difetto come dici tu, ma…
Basta, mamma! Non serve entrare nei dettagli. Martina non era quella giusta.
E Laura? tentavo allora.
Neanche Laura, rispondeva calmo.
O che dire di Claudia, così dolce, educata, sempre premurosa?
Lo era, ma poi ho capito che non mi voleva davvero bene.
E tu a lei?
Probabilmente nemmeno io.
AlloraViviana?
Basta, mamma!
Ma come basta? Sei davvero un tipo difficile, non ti va mai bene nessuno! Qui tra un po diventi come tuo padre, preciso preciso!
Quando raggiungeva il limite, sbottava anche lui e usciva di casa, sbattendo la porta. Io lo vidi, purtroppo, sempre più simile al suo defunto padre, tanto scrupoloso e cocciuto.
Passavano gli anni, si avvicendavano altre ragazze, ma la speranza di vedere Antonio sistemato, magari con un figlio tra le braccia, sembrava andata. Poi un giorno, per caso, reincontra un vecchio amico che gli propone di lavorare sulle navi. Antonio accetta senza pensarci. Io inutilmente cercavo di fargli cambiare idea.
Mamma, è unopportunità doro! Lo sai quanto si guadagna? Risolvo tutto io!
E che me ne faccio dei tuoi soldi se sparisci per mesi e non ti vedo mai? Meglio una famiglia!
E la famiglia la devo pur mantenere! Meglio darsi da fare ora che ho energia. Quando arriveranno i figli resterò a terra.
Diceva e faceva. Al ritorno dal primo viaggio, mi rinnova la casa. Dopo il secondo, mi regala una carta bancaria: Così non ti manca niente!.
Non mi manca niente, Antonio, se non i nipotini! Sto invecchiando!
Ma quale invecchiando! Non scherzare! Alla pensione ci manca ancora! andava dicendo.
Ma io i soldi non li toccavo quasi mai. Bastavano il mio stipendio da farmacista e la pensione di reversibilità. Quei soldi che mi dava restavano fermi, e pensavo che un giorno si sarebbe sorpreso vedendo come la sua mamma era brava a risparmiare.
Così andava avanti: quando tornava da un viaggio in nave si dava alle serate con gli amici, usciva spesso, frequentava ragazze che io non conoscevo più. Alla mia osservazione diretta mi rispose male: Così non ti affezioni a nessuna! Tanto non ho intenzione di sposarne una qualsiasi!. Lui mi accusava di essere troppo buona, troppo ingenua, sempre pronta a vedere il meglio nel prossimo. Ne soffrivo, perché pensavo che stesse dandomi della sciocca.
Una sera ho visto Antonio per strada con una nuova ragazza. Non ho resistito, mi sono avvicinata, costringendo mio figlio a presentarmela, anche se era in evidente imbarazzo.
Si chiamava Elisabetta. Alta, sottile, dai riccioli scuri, molto distinta nei modi. Lho subito trovata simpatica, tanto da scordarmi degli screzi col figlio. Ecco, magari era destino che non si sistemasse prima, perché doveva incontrare questa ragazza! pensavo tra me e me.
Il loro rapporto durò tutto il suo periodo a casa. Elisabetta veniva spesso a cena da noi e io ero felice: colta, brillante, garbata. Ma quando Antonio si preparò a partire di nuovo, la ragazza scomparve.
Non ci sentiamo più, mamma, e per favore, non ne parlare neanche tu con lei, mi liquidò Antonio prima di ripartire.
Nei mesi seguenti cercai di capire cosa fosse successo, senza trovare risposte.
* * *
Passò più di un anno, Antonio tornò più volte ma ogni volta, quando tentavo di sapere qualcosa su Elisabetta, tagliava corto. Un giorno, esasperata, gli dissi:
Ma cosa aveva che non andava pure questa volta? In questa proprio cosa cera che non andava?
Mamma, riguarda solo me. Non devi sapere altro. Non ficcare il naso nella mia vita.
A sentire quelle parole mi sono commossa: tutto quello che facevo era preoccuparmi.
Basta! gridò lui. E ricordati: non devi in nessun modo tenere i contatti con Elisabetta!
Antonio ripartì e io restai con il cuore in gola.
Qualche mese dopo, mentre ero in farmacia, entra una giovane donna a comprare degli omogeneizzati. Era proprio Elisabetta! Accanto a lei una bambina nel passeggino, gli occhi grandi e vivaci.
Elisabetta! Ma come sono felice di vederti! Antonio non mi ha detto niente, è sparito senza una spiegazione, le dissi senza resistere.
Lei mi fissò, un po triste: Così è andata
Ma che è successo tra voi? la interrogai, mentre le mani mi tremavano. Antonio ha un carattere difficile, ma ti ha fatto qualcosa di male?
Non importa più Non gli porto rancore. Adesso devo andare, devo ancora fare la spesa.
Le proposi di tornare in farmacia a trovarmi, anche solo per fare quattro chiacchiere. E lei tornò, la settimana dopo.
A poco a poco si aprì e mi disse che era rimasta incinta di Antonio, ma lui si era tirato indietro, dicendo che non aveva tempo per un figlio, era sempre via e non intendeva assumersi responsabilità. Poi era semplicemente sparito.
Adesso non cerchiamo nessuno, stiamo bene così, io e lei, concluse Elisabetta.
Mi chinai sul passeggino e mi vennero le lacrime agli occhi: Ma questa… questa è la mia nipotina?
Sì Si chiama Anita.
Anita
***
Da quel giorno non ebbi più pace. Riuscii a farle confessare che vivevano da poco a Firenze, non aveva lavoro fisso e affittare casa era dura con una bambina a carico. Pensava di tornare dai suoi, a Lecce. Solo allidea che lavrebbero portata lontano da me, mi venne quasi male.
Vieni a stare da me, Elisabetta, con Anita! È pur sempre mia nipote! Io posso aiutarvi, trovi lavoro, io me la cavo con poco Antonio manda abbastanza soldi, non ho bisogno di nulla. Anita qui avrà tutto.
E Antonio? chiese dubbiosa.
Ma che importa cosa dice? Ha fatto quello che ha fatto, io voglio fare la mia parte! Quando torna, gli parlerò io di persona, eccome se gli parlo! risposi stringendo il pugno.
Così cominciammo a vivere assieme. Non risparmiavo niente per la piccola Anita. Accorciai gli orari di lavoro per stare più tempo con lei; Elisabetta trovò un impiego e lasciava spesso la bambina a me fino a tardi, la sera, stanca morta.
Una giornata pesante, clienti difficili
Non preoccuparti! Riposati pure, ad Anita ci penso io!
Mancavano pochi giorni al rientro di Antonio. Io già lo aspettavo al varco, pronta a fargli vedere quanto aveva combinato. Elisabetta cominciava invece a stare in ansia.
Antonio ci caccerà da qui, lo sento! Ho fatto male a trasferirmi è meglio che me ne vada dai miei
Ma figurati! Tu resti qui! Nessuno manda via nessuno! Vedrai, sistemo tutto!
Magari pensa che lho fatto solo per i soldi, ma non è così Maria Grazia, avete fatto tantissimo per noi! Meglio che torni dai miei ma resteremo in contatto!
Io però non intendevo cedere. Questa casa è anche mia! E ci resta chi dico io!
A nulla valse la sua ostinazione: ottenni che restassero.
Durante una cena, dissi: Ho pensato che dovremmo intestare subito la casa ad Anita, così nessuno potrà mai metterla in discussione. Tanto Antonio non si sposerà mai e la bambina ci deve restare! Peccato che Antonio non sia segnato come padre nei documenti Lanciai uno sguardo ad Elisabetta, che abbassò gli occhi.
Mi dispiace sussurrò.
Niente scuse: domani sistemiamo tutto in comune!
Ma lì il notaio ci bloccò: prima doveva risultare che Antonio non abitava più in quellappartamento.
Non era rimasto molto tempo prima che Antonio tornasse dal suo viaggio, ma speravo di sistemare la faccenda appena fosse possibile. Elisabetta era visibilmente nervosa, un giorno mi accorsi che aveva delle valigie pronte di nascosto.
Dove credi di andare? chiesi seccata.
Forse è meglio che prenda una casa per conto mio, non voglio creare problemi
Tu non vai da nessuna parte con mia nipote! Basta lavorare tutto il giorno ti ho detto dove sono i soldi, la carta, tutto. Pensa ad Anita, che rischia di non vedere mai la sua mamma! Se vuoi che Antonio ti accetti, devi anche saper essere mamma di casa!
Elisabetta non rispose. Antonio tornava due giorni dopo.
* * *
La mattina del suo rientro, mi alzai presto e corsi a vedere in camera delle ragazze. Elisabetta non cera, solo Anita che dormiva tranquilla sotto la coperta.
Non capivo. Troppo presto perché fosse già al lavoro.
Andai in cucina per finire di preparare il pranzo preferito di Antonio e incoraggiarmi: tra poco lo avrei accolto con Anita in braccio e gli avrei messo davanti ai fatti compiuti!
Finalmente la porta si aprì.
Antonio si bloccò sulla soglia, vedendomi con una bambina in braccio.
Ciao, mamma. E questa cosè, cosa mi sono perso?
Lo dovresti sapere benissimo anche tu!
Non ci arrivo, spiegami cosa è successo durante la mia assenza.
Niente, ho trovato la mia nipotina, Anita! risposi guardandolo dritto negli occhi.
Nipote? Ma cosa dici, ci sono dei parenti che non conosco?
Basta far finta di niente! Elisabetta mi ha raccontato tutto! Io ti ho insegnato altri valori, Antonio!
Elisabetta? Mamma, io ti avevo detto di non frequentarla! E che centra questa bambina?
Mossa dalla rabbia, gli raccontai tutto, rimproverandolo come meglio potevo. Antonio si prese la testa tra le mani.
Mamma! urlò Ma non è mia figlia! Elisabetta ti ha preso in giro, sei troppo buona, hai pensato solo al meglio Non ti accorgi che vuole solo i soldi? Cosa si è presa da te?
Niente! Ma come!
Mamma, controlla i tuoi risparmi! Sicuro che se nè andata con tutto!
È andata al lavoro! insistetti.
Lite dopo lite, decidemmo di aspettare il ritorno di Elisabetta per chiarire tutto.
La sera passò, lei non tornò. Nemmeno il giorno dopo. Il telefono sempre staccato. Allindirizzo dove lavorava dissero che una Elisabetta così non era mai stata lì, e a nulla servì mostrare fotografie.
Tornai a casa col cuore pesante, controllai i miei soldi e la carta: spariti. Nulla più di lei in casa, tranne vestitini di Anita. Solo allora realizzai di essere caduta in un tranello.
Non può essere, non può aver lasciato Anita qui ed essere scappata!
Può eccome, mamma. Sono stato sciocco a portarla qui, ma ora basta. Amici miei mavevano mandato avvisi E poi vabbè, lei sè fatta mettere incinta non si sa da chi, e la menava che fossi io. Però le chiacchiere in paese giravano
Piangevo: Che ingenua sono stata! Ma perché non mi hai raccontato tutto?
Non volevo tu soffrissi. Sei sempre troppo buona con tutti, mamma
Cosa fare adesso? Bisogna andare dai carabinieri! Meno male che la casa non lhai intestata ad Anita, saresti rimasta per strada!
Andai a denunciare tutto, ma di Elisabetta nessuna traccia. Era svanita, e lunico segno rimasto era Anita.
Finché si cercavano i parenti, io ottenni di tenerla a casa con me. Dovetti lasciare il lavoro per qualche mese, ma col denaro di Antonio ce la cavavamo. Il test del DNA confermò che Antonio non era il padre, ma ormai io amavo troppo quella bimba. Così, di comune accordo, decidemmo di crescerla come nostra. Si avviarono le pratiche per laffido, che non furono facili: a me, Maria Grazia, pretesero di riavere un lavoro, di trovare un asilo che la prendesse subito, e mille altre carte. Infine ci riuscimmo e tornammo alla normalità.
Un anno dopo, Antonio tornò da un viaggio con una sorpresa:
Mamma, ti presento Sofia. È mia moglie, staremo qui.
Io rimasi a bocca aperta, indicando la cameretta dove dormiva Anita, chiedendomi se aveva spiegato tutto a Sofia.
Ma lei mi sorrise:
Molto lieta, Maria Grazia! Antonio mi ha raccontato tutto. Ammiro il suo coraggio e la generosità! Se permette, vorrei essere parte della crescita di Anita.
Antonio aggiunse: Ho deciso che smetterò con i viaggi, vogliamo adottare legalmente Anita. Ora che cè Sofia con me, non me lo rifiuteranno!
Non riuscivo a trattenere la gioia.
Che felicità, figli miei! Venite, sedetevi! Avevo già preparato mille piatti, adesso possiamo festeggiare davvero, tutti insieme!
E piangendo di gioia, finalmente accolsi la felicità in casa mia.
* * *
Oggi, riguardando tutto, capisco che nel mio essere così fiduciosa un po ci ho rimesso; ma senza la bontà non sarei mai stata nonna di Anita. Ho imparato che non sempre si deve chiudere il cuore per paura: a volte, solo chi si fida, trova una vera ricchezza.






