Vendetta
Due anni fa Vittorio aveva tutto: famiglia, moglie, progetti per il futuro, speranze Ora non resta più nulla. Non si può vivere, non si può accettare il dolore della perdita. Se potesse tornare indietro al giorno fatale, farebbe di tutto per impedirlo. Se
Per la prima volta in due anni Vittorio correva verso il silenzio opprimente della casa vuota. Ora, finalmente, avrebbe potuto vendicarsi per la morte di Cinzia. Inizialmente aveva pensato di fermarsi al negozio per una bottiglia di grappa, ma cambiò idea. Era arrivato il momento della vendetta. La mente doveva restare limpida. Si coricò presto, e, sorprendentemente, cadde in un sonno rapido. Dopo due ore si svegliò con il cuore che pulsava come un tamburo, ansimando per afferrare laria. Spesso, in quel momento, gli tornava in mente il respiro di Cinzia accanto a lui. Ascoltava, sperando di aprire gli occhi e vederla al suo fianco. Ma non cera nulla. Il cuscino non era schiacciato. Solo un altro sogno.
Con la mano sfiorò le lenzuola. Subito divennero calde sotto il suo palmo, creando lillusione ingannevole che, un attimo prima del risveglio, la moglie fosse ancora lì. Non riuscì più a riaddormentarsi. Rimase a fissare il soffitto bianco nella penombra, ricordando i due anni di attesa, di malinconia. Il nemico era tornato. Vittorio ne era certo.
Quel giorno sfortunato Cinzia chiese di uscire prima dal lavoro. Doveva recarsi alla clinica ostetrica per unecografia. Era in ritardo. Non si fidava più dei test di gravidanza. Anni di tentativi, di speranze, di desiderio di un bambino.
Cinzia si trovava sul marciapiede. Dallaltro lato della strada si accese un semaforo verde e lei fu la prima ad attraversare la zebra. Non vide lautomobile che sfrecciava per superare la folla di pedoni. Avrebbe schivato lincidente se non fosse stato per il ciclista che sfrecciava dalla direzione opposta. Limpatto era inevitabile. Ma lautista sterzò a destra, diretto verso Cinzia. Morì sul colpo.
Allautista fu concessa una condanna di due anni. Cinzia non ebbe scampo. Il ciclista ne uscì con lividi. I medici affermarono che Cinzia non era incinta. Il nemico tornava a vivere con la sua famiglia, mentre Vittorio rimaneva solo, senza speranza. Decise allora di uccidere il suo avversario, di colpirlo con la potenza di un motore, affinché la sua famiglia soffra quanto ha sofferto lui. Non si nasconderà, non fuggirà, anche se ciò significasse la sua propria fine. Non si può chiamare vita il periodo di attesa della vendetta.
A volte Vittorio percorreva lincrocio dove era caduta Cincin, comprava fiori e li posava sul bordo del marciapiede. I passanti li osservarono e proseguirono. Vittorio si fermava, cercando di immaginare lultimo pensiero di Cinzia. Probabilmente sperava di ricevere una buona notizia. Inspirò lultimo respiro e calpestò la zebra
Visitava la tomba, si recava al santuario, ma non trovava sollievo. Solo vendicandosi avrebbe potuto sentirsi libero. Stanco di gironzolare senza sonno, si alzò, fece una doccia, si rade con cura. Mangiò lentamente una fetta di pane con un sorso di tè, fissando una macchia sul muro. Cinzia doveva ridipingere la parete; Vittorio non lo fece. Quella macchia era parte del ricordo. Indossò una camicia pulita, gettò un ultimo sguardo alla stanza. Sarebbe tornato?
Allinizio gironzolava senza meta, uccidendo il tempo. Era troppo presto. Il suo nemico era ancora avvolto nelle lenzuola accanto alla moglie. O forse si era già alzato, si era stirato, si era diretto in bagno, grattandosi una gamba appena sotto gli slip. Aveva fatto la pipì sbadigliando, poi si era fatto una doccia. Sua moglie aveva già preparato la colazione. Uscì dal bagno profumato di gel, baciò la moglie e si sedette a tavola con il figlio Basta, sbottò Vittorio. Il nemico appare troppo bello. Lassassino della sua moglie non può essere così affascinante.
Immaginò allora il nemico, la sera prima, ubriaco, tentando di recuperare gli ultimi due anni persi. Si svegliò al mattino con un forte mal di testa e una sete straziante, si versò una manciata dacqua in faccia, bevve dalla rubinetto come fosse in prigione. Non si rasò. Stava in mutande e maglietta al tavolo Adesso è giusto. Così dovrebbe essere il nemico. Non mi dispiace.
Capì che doveva andare alla casa del nemico. Parcheggiò davanti al cancellone, così da vedere lingresso. Sul parco giochi cerano due bambini. Vittorio si sistemò ad attendere. Prima o poi il nemico sarebbe uscito, da solo o con la famiglia, non importava. Se non oggi, la prossima volta la vendetta lo raggiungerà.
Erano gli ultimi giorni di aprile. Sui cespugli e sugli alberi, soprattutto sul lato soleggiato del cortile, spuntavano foglioline tenere. Lasfalto era ancora umido dopo la pioggia notturna. Il cielo era coperto di nuvole. Faceva fresco.
Allimprovviso, da una porta di casa, uscì un ragazzino di sei anni. Corse verso il parco dove gli altri bambini giocavano, ma notò il fuoristrada di Vittorio avvicinarsi lentamente. Potrebbe essere il figlio del nemico? pensò. Vittorio abbassò il finestrino.
Che vuoi, ragazzino?
Niente. Lo guardò dritto negli occhi, senza paura. Anche mio papà aveva una macchina. Non così lussuosa come la tua.
E dove è finita? Lha venduta? Vittorio si rallegrò di scoprire così facilmente il passato del suo avversario.
Sì. Lha schiantata in un incidente e non ne ha ancora comprata unaltra.
Vittorio scrutò il ragazzo, cercando un volto familiare. Non trovò nulla; forse somigliava alla madre, di cui non ricordava il volto. Solo il volto del nemico era impresso nella sua mente. Gocce rare di pioggia cadevano sul parabrezza del fuoristrada.
Vuoi sederti in macchina? Salta, così non ti bagni. Vittorio si chinò e aprì la porta del passeggero.
Il ragazzino esitò un attimo, poi, con la pioggia che aumentava, si arrampicò sul sedile alto e chiuse la porta. Il rumore della pioggia dentro labitacolo era quasi inesistente. Il ragazzo, con gli occhi scintillanti, osservava il cruscotto illuminato di rosso.
Le sedute scaldano? Consuma molto benzina? chiese con voce da adulto.
Vittorio rispose volentieri a tutte le sue domande, pensando che fosse pericoloso stare in mezzo al cortile con un bambino.
Che ne dici, facciamo un giro? Sta piovendo lo stesso.
Il ragazzino lo scrutò con sospetto.
Se non vuoi, restiamo qui, disse Vittorio ad alta voce, ma pensò: Che ragazzo temerario.
La mamma si arrabbierà. Lo capisco.
Il bambino guardò ancora Vittorio.
Non ha tempo per me. Solo un attimo.
Vittorio lasciò il cortile, chiedendosi se qualcuno lo avesse visto. I bambini non contavano. Poco probabilmente avrebbero riconosciuto marche dauto o ricordato numeri di targa.
Gli vennero in mente parole sentite: la miglior vendetta è uccidere ciò che il tuo nemico ama. La decisione arrivò improvvisa, senza sforzo.
Come ti chiami?
Vadi, rispose il ragazzo con entusiasmo.
Davvero? Allora siamo omonimi. Anchio mi chiamo Vittorio.
Non lo ucciderò, non posso. Il ragazzino è innocente. Il nemico è unaltra storia. Lo porterò via, lo lascerò lì. Non troverà via di fuga. Che cerchi suo figlio, che soffra.
Il pensiero fu interrotto da Vadi.
Cosa? chiese Vittorio.
Ho detto che non è stato papà a colpire quella donna. È stata la mamma a guidare. Papà era sul sedile accanto.
Quale donna? un brivido corse lungo la colonna vertebrale di Vittorio.
La mia Cinzia non è stata colpita da un nemico, ma dalla moglie del nemico, disse Vadi, quasi a voce alta.
Sì. Papà ha preso la colpa. La mamma non avrebbe sopportato la prigione. È malata, spesso in ospedale.
Come lo sai?
Sono grande, ho sentito i genitori sussurrare. E la mamma lha detto lei stessa.
Il calore aumentò dentro Vittorio, le sue mani bagnate strinsero il volante con forza.
Perché me lo racconti? Se vado in polizia?
Vadi lo guardò.
Papà è già stato in carcere. Si può essere incarcerati due volte per lo stesso reato?
Probabilmente no. È quello che dico io. Vittorio forzò un sorriso.
Senza accorgersene, aveva lasciato la città. Vadi fissava il panorama con occhi spalancati. Lasfalto umido, tracciato a strisce bianche, scivolava sotto le ruote.
Dove andiamo? chiese Vadi.
Vittorio sentì un tremore nella voce del ragazzo, un timore appena percettibile.
Non lo so. Vittorio rallentò al ciglio della strada, abbassò il finestrino e lasciò che il vento fresco gli accarezzasse il volto. Il fruscio delle auto che passavano si fece più forte.
Ti senti male? la voce di Vadi ora era preoccupata, ma così comprensiva da far fremere ancora Vittorio.
Capisce? Sentirà? I bambini e gli animali percepiscono più di noi. Che sto facendo? Vittorio girò il volante e tornò indietro, verso la città.
Cinzia non tornerà. Il nemico non lha colpita. Ha preso la colpa della moglie. È finita. A chi vendere ora? A lei stessa, che non ha molto tempo. Che cosa diceva Vadi? Il suo rene è unico e non funziona più. Che fine fa questo? Ho deciso di vendicare un ragazzino innocente
Con chi eri quando la mamma era in ospedale?
Con la nonna. Anche lei ha problemi al cuore. Non ama la mamma.
Vittorio osservava il nastro di asfalto bagnato che scorreva davanti a lui. La pioggia cessò.
Quanti anni hai?
Sette. A settembre vado a scuola. E voi, avete figli?
Vittorio rabbrividì. Come dire al ragazzino che desiderava un figlio? Un altro giovane scaltro. Ma la madre del ragazzo aveva ucciso Cinzia Forse i suoi genitori cercavano già un figlio, correndo in cortile, forse avevano chiamato la polizia.
Siamo arrivati, disse Vittorio.
Entrarono nel cortile. I bambini si rifugiarono in casa per non bagnarsi. Nessuno correva in preda al panico. Vadi aprì la porta.
A chi venite?
Vittorio ci mise un attimo a capire la domanda.
Che? Sono venuto a trovare amici. Ma non cera nessuno.
Vadi saltò fuori sullasfalto.
Tornerete ancora?
Vedremo. Se ritornerò, vorrai fare un giro con me? Non ho né figlio né figlia. fece una pausa. Se tuo padre compra una nuova macchina, potresti prendere questa. È unottima occasione.
Grazie, arrivederci. Una voce squillante si mescolò al rumore della porta che si chiudeva.
Arrivederci, rispose Vittorio con un sorriso da un filo.
Vadi rimase alla porta, si voltò. Vittorio alzò la mano, uscì dal cortile, comprò una bottiglia di grappa al minimarket più vicino. Sullargine del fiume, si sedette sullerba fresca e bagnata, bevendo direttamente dal collo. Il fuoco bruciò il suo stomaco. Si sdraiò a guardare il cielo. Le nuvole si diradarono, lasciando intravedere un azzurro immenso.
Ehi, zio, non ti prenderai un raffreddore? una voce rauca lo interruppe.
Vittorio aprì gli occhi. Due adolescenti lo fissavano sopra di lui. Stava sognando. Si alzò di scatto, si diresse verso lauto.
Ehi, zio, prendi una bottiglia? chiamò uno dei ragazzi.
È ancora presto per bere, rispose Vittorio, sollevando da terra quasi una bottiglia piena.
Un impreciso imprecazione risuonò alle sue spalle. Non si voltò.
Salì in macchina e tornò a casa. Per la prima volta in due anni si sentì libero.
Signore, ho quasi combinato un disastro. Grazie per avermi salvato. Avrei voluto un figlio così sussurrò, mentre la strada davanti a lui si confondeva in lacrime che gli scendevano agli occhi.
La vendetta è una vita dedicata a chi ti ha odiato. Quando vendichi, consumi la tua unica e irripetibile esistenza per un altro, per il tuo nemico. Perdi, anche se vinci.






