La vicina ha oltrepassato il limite
Giorgia si bloccò sulla soglia di casa, la chiave ancora in mano. Dallinterno dellappartamento provenivano rumori sospetti e un bisbiglio sommesso. Marco era al lavoro, e lei era tornata prima del solito, decisa a concedersi un pomeriggio di riposo dopo una settimana stancante. Ma ora il cuore le batteva allimpazzata. Ladri? Aprì la porta con cautela e riconobbe una voce familiare:
«Oddio, Giorgia, Marco, che disordine! Polvere sui davanzali, tende stropicciate! Dovreste assumere una pulizia, perché questa non è una casa, è un caos!»
Nel corridoio, con una scopa in mano, cera zia Lina, la loro vicina. Giorgia rimase senza parole.
«Zia Lina? Ma come ha fatto a entrare?» la sua voce tremava tra stupore e fastidio.
«Ma figurati, tesoro, sono qui da buona vicina!» zia Lina sorrise come se la sua presenza fosse la cosa più normale del mondo. «Ho visto la porta socchiusa e ho pensato: meglio controllare che sia tutto a posto. E invece che casino! Allora mi sono messa a sistemare.»
«La porta era chiusa a chiave,» replicò Giorgia, gelida, stringendo la borsa. «Ne sono certa.»
«Ma suvvia, chiusa o no,» zia Lina fece un gesto come per scacciare una mosca. «Qui siamo tutti di casa, di che aver paura? Limportante è che ci sia io e non qualche malintenzionato!»
Giorgia non seppe cosa rispondere. La sua nuova casa, il primo appartamento compreso con Marco, improvvisamente le sembrò straniera. Borbottò un frettoloso «grazie» e accompagnò la vicina alla porta, ma dentro di sé ribolliva di indignazione. Come faceva zia Lina ad avere accesso al loro appartamento? E perché si comportava come se ne avesse il diritto?
Tutto era iniziato sei mesi prima, quando Giorgia e Marco, una giovane coppia, si erano trasferiti in un vecchio ma accogliente palazzo alla periferia di Roma. Lappartamento era il loro orgoglio: tre anni di risparmi per la caparra, un mutuo strettissimo, rinunce dai caffè alle vacanze. Quando finalmente ebbero le chiavi, Giorgia aveva quasi pianto dalla felicità, e Marco, normalmente pacato, laveva fatta roteare per la stanza vuota, ridendo.
«Questa è casa nostra, Giorgì! Solo nostra!» le aveva detto, con gli occhi che brillavano.
Avevano arredato piano piano: un divano, tende chiare, un vaso di ficus sul davanzale. Ma la gioia più grande erano i dettagliil caffè mattutino nella piccola cucina, i film serali sotto una coperta, i progetti per la ristrutturazione.
Il secondo giorno dopo il trasloco, suonarono alla porta. Sulla soglia cera una donna minuta sui sessantanni, capelli impeccabili e un cesto tra le mani.
«Buongiorno, giovani! Sono Lina Rossi, la vostra vicina del terzo piano. Zia Lina, per gli amici,» sorrise così calorosamente che Giorgia non poté fare a meno di ricambiare. «Vi ho portato delle crostate di mele. Un pensiero da vicina!»
«Grazie mille!» Giorgia accettò il cesto, imbarazzata. «Vuole entrare per un caffè?»
«No, no, solo un saluto,» zia Lina entrò, scrutando lappartamento con curiosità. «Che pianta interessante avete! Solo, le pareti andrebbero ridipinte, questi muri sono vecchi. E la cucina è un po stretta, no?»
Giorgia si sentì a disagio, ma annuì educatamente. Marco, preparando il caffè, aggiunse:
«Pianifichiamo dei lavori, ma per ora il budget è limitato. Ce la caveremo.»
«Bravi, così si fa!» zia Lina diede una pacca sulla spalla a Giorgia. «Se avete bisogno, io conosco tutti qui. Posso indicarvi dove comprare la vernice a poco prezzo.»
Le crostate erano deliziose, e zia Lina chiacchierona. Parlò dei vicini, di come il palazzo fosse stato costruito ai suoi tempi, e diede persino consigli su come convincere il portinaio a spalare la neve prima. Giorgia e Marco si scambiarono unocchiata: sembrava avessero trovato unalleata.
Ma presto zia Lina cominciò a presentarsi troppo spesso. Veniva «solo per salutare», portava altre crostate, offriva di «controllare le tubature» perché «in questo palazzo sono vecchie, potrebbero esplodere». Giorgia, cresciuta nel rispetto degli anziani, cercava di essere paziente, ma i commenti della vicina la infastidivano.
Una volta zia Lina arrivò mentre Giorgia e Marco pitturavano il soggiorno.
«Giorgia, ma che colore hai scelto?» fece una smorfia guardando la vernice azzurra. «È troppo freddo! Dovevi prendere un pesca, più caldo. E quel rullo lascerà strisce.»
«Lazzurro ci piace,» rispose Giorgia, serrando il pennello. «È il nostro stile.»
«Stile o no,» sbuffò zia Lina. «Io vivo qui da quarantanni, so come vanno le cose. Ridipinti prima che sia troppo tardi.»
Marco, asciugandosi le mani, intervenne:
«Zia Lina, grazie del consiglio, ma abbiamo deciso. Un caffè?»
La vicina fece una smorfia, ma accettò. A tavola, rivelò che la signora del quinto piano si lamentava del rumore dei lavori, e il portinaio li accusava di non fare la raccolta differenziata correttamente. Giorgia sentì montare la rabbia. Loro erano attenti, e ora venivano criticati alle loro spalle?
«Forse stiamo sbagliando qualcosa?» sussurrò a Marco quella sera. «Non voglio litigare con i vicini.»
«Giorgì, non diamo fastidio a nessuno,» la strinse Marco. «Zia Lina si intromette sempre. Limitiamoci a ignorarla.»
Ma zia Lina non mollava. Aspettava Giorgia sotto casa per chiederle del lavoro, dello stipendio, dei progetti di famiglia. Una volta, Giorgia tornò e trovò la cassetta della posta aperta, con le bollette ordinate sulla panchina.
«Zia Lina, ha preso la nostra posta?» chiese Giorgia, incontrandola in cortile.
«Volevo aiutare!» esclamò la vicina. «La cassetta era piena, ho pensato di sistemarla. A proposito, quanto pagate di luce? Io pago meno, posso darvi un consiglio.»
Giorgia arrossì. Mormorò qualcosa e se ne andò, ma il sospetto cresceva. Perché zia Lina si interessava così alla loro vita?
I dubbi peggiorarono quando si presentò un uomo in un completo scadente, un agente immobiliare. Insistette perché vendessero lappartamento, dicendo che «il palazzo è vecchio, cade a pezzi». Giorgia rifiutò, ma luomo lasciò un biglietto da visita:
«Pensateci. La signora Rossi vi ha parlato molto bene, ha detto che siete brave persone.»
«Zia Lina?» Giorgia si irrigidì. «Cosa centra lei?»
«È stata lei a mandarmi,» sorrise luomo. «Ha detto che forse cambierete idea se vi offriamo un buon prezzo.»
Giorgia sbatté la porta, furiosa. Zia Lina li stava coinvolgendo in qualcosa di losco?
Una settimana dopo, accadde lepisodio della «porta socchiusa». Giorgia non riusciva a calmarsi. Raccont






