Ciao tesoro, ti racconto quello che è successo laltro weekend alla nostra cascina di campagna, così ti sento un po più vicina.
Che cosa ti serve? ho detto, un po sorpresa.
Che ci possa servire in una cascina di proprietà? Solo scavare un po nei letti, piantare i pomodori, tutto come al solito!
Stai bene, mamma? Non ti è venuta una sbornia di sole? ho chiesto.
Mia madre, Maria, è finita in reparto di degenza quasi subito dopo lultimo funerale di papà. Linfarto è peggiorato dopo i quarantanni. È stata una perdita improvvisa ma tutti hanno pensato fosse normale: i due erano felici insieme, e quando Giuseppe è sparito si è creduto che la sessantenne Maria dovesse restare sola. Come se non avesse più bisogno di nessuno.
Papà è andato via subito, senza soffrire: si è seduto a guardare la sua serie preferita e si è addormentato sul divano. Stavamo per festeggiare il cinquantesimo anniversario di matrimonio, ma è stato dovuto sostituire con i funerali.
Dopo la sua morte sono rimasti due cose: una vecchia auto e una bella casa di campagna con un terreno che stavano ancora finendo di completare quando io ero piccola.
Un sabato, in vista della semina, sono andata alla cascina. Lì ho trovato un uomo che non conoscevo, ma il suo volto mi sembrava vagamente familiare. Era il terapista dellospedale dove era stata ricoverata mamma!
Era in giro per il terreno, ma… in mutande!
Ho cercato di immaginare qualche scusa: Forse è venuto a fare il controllo di routine, visto che è già passato più di sei mesi dalla dimissione. Ma allora perché era così spoglio e dove era il suo stetoscopio?
Il sole picchiava forte e girare nudi per il campo richiedeva un bel po di coraggio.
Mia madre mi ha guardata, un po infastidita:
Che vuoi?
Che cosa ti serve? ho ripetuto, ancora più confusa.
Cosa può servire a una cascina? Solo scavare e piantare, come sempre.
Mamma, non ti sei scottata la testa?
No, non è così.
Allora le ho chiesto cosa non le piacesse. Maria, tranquilla, mi ha fissata. Il dottor Riccardo Bianchi, che ormai aveva più di sessantanni, si è avvicinato e ha salutato. Non sembrava per niente imbarazzato a stare in mutande davanti a una donna di trentacinque anni. Evidentemente aveva un po di sangue freddo.
Ho annuito, ho chiuso il discorso, ma mi sentivo allo stesso tempo imbarazzata e curiosa, così sono tornata in casa, senza sapere bene cosa fare. Non volevo andarmene subito: sembrava che mi stessi tirando fuori dal campo di battaglia senza combattere. Ma rimanere? Non poteva essere che si vestisse così?! Come diceva la nonna, si gira largento con le due mani.
Ho bevuto un po dacqua e ho deciso di scoprirne di più. Perché quelluomo si comportava come se fosse a casa sua? E quali piani aveva con mamma?
È a casa nostra! mi ha spiegato Maria. E i piani beh, è un matrimonio in vista!
Matrimonio? ho quasi sussultato. E il ricordo di papà, lamore eterno?
Possiamo sposarci un po sgangherati! ha scherzato Maria, ridendo. E tu, Livia, non stare sul filo, altrimenti lui si vergogna!
Non ci credo, si vergogna davvero? ho pensato.
Ho alzato la voce:
Può vergognarsi altrove? Perché è così nudo?
Altrove? Non lo sarà nemmeno più comodo! ha ribattuto mamma, seriamente. Senza i pantaloni gli è più facile.
Abbiamo dichiarato che avremmo condiviso tutto: La mia casa è la sua casa.
Forse è meglio che tu vada via! ha detto Maria, agitando il dito.
Perché? ho chiesto. Ho diritto alla parte del patrimonio!
Ho scoperto che la cascina era intestata soltanto a mamma. Il nome di papà non figurava nei registri, quindi non era eredità da dividere.
Perciò è meglio che tu te ne vada, Livia! Qui non sei niente, mentre io sto sistemando la mia vita! mi ha detto con tono duro.
Mi sono seduta su una panchina, sentendomi davvero un nulla. Se mamma non mentisse, forse lo diceva davvero.
Il terreno era stato regalato anche a nonna Rosa, che lo aveva ricevuto dallazienda per cui lavorava negli anni 70, quando a tutti venivano assegnati dei lotti. La casa era stata iniziata prima della nascita di sua nipote, e completata proprio mentre lei era piccola.
Perché sei lunica a comparire come proprietaria? ho chiesto a Maria.
Il tuo papà non dava importanza ai beni materiali, viveva nel suo mondo di sogni! ha risposto, sorridendo.
Il dottor Bianchi, quasi senza accorgersene, ha smesso di scavare e si è messo a piantare ortaggi, con la pala in mano e la testa quasi calva che sembrava dire Sono daccordo.
Mentre guardavamo le piantine sotto il sole, ho capito che dovevo forse allontanarmi. Per legge non avevo alcun diritto sulla cascina, ero solo una figlia minorenne al momento della registrazione.
Così, senza salutare, sono tornata a casa. Nella testa mi girava solo una domanda: perché mamma si comporta così, e perché quella strana improvvisa ostilità verso di me? Forse era colpa di quel dottore apparso in mutande?
Nel frattempo, il fratello di mamma, il signor Marco, si era preoccupato per larrivo della moglie. Di solito non tornava prima della domenica sera, ma ora era già sabato pomeriggio.
Che succede con la signora Maria? ha chiesto Marco a me, preoccupato per la sua ipertensione.
Io e Marco siamo sposati da dieci anni, con la piccola Valentina di otto anni, che trascorre le vacanze estive da nonno e nonna alla cascina. Quel weekend la stavano prendendo i miei genitori, la mamma di Marco.
Ho raccontato a Marco la storia: La cascata non ci sorride, né la casa è chiara.
Ah, la suocera! ha riso Marco. Anche lipertensione non la ferma!
Ho chiesto il nome del medico di mamma, quello che girava in mutande:
Come si chiama?
Rossi, come un grande capitano! ha risposto la moglie, ma senza il camice non lho riconosciuto.
Ho cercato su internet e ho scoperto che il dottor Riccardo Rossi era sposato!
Come può volersi sposare con la mamma? mi sono sorpresa.
Forse si sta separando. Il poligamo non è permesso qui! ha ipotizzato Marco. Dobbiamo parlare con Maria.
Così siamo andati a trovare lavvocato di famiglia, Valerio Bianchi, famoso per non perdere mai una causa, quasi come il diavolo in toga.
Valerio ci ha spiegato che, anche se il terreno è intestato a nome di mamma, è comunque un bene comune perché è stato acquistato durante il matrimonio. Quindi, salvo che non sia stato pagato interamente con soldi suoi, tutti noi abbiamo diritto a una quota.
Dopo aver capito questo, siamo tornati alla cascina sperando di risolvere la faccenda amichevolmente. Ma mamma non ci ha lasciato entrare. Non voglio trattare con una donna anziana e malata! ha gridato.
Allora abbiamo sporto una causa.
Maria ha urlato: Non arriverà nulla! Ho già messo il dottore in macchina, la cascina è tutta mia, tu prenderai solo una stanza in casa!
Io mi sentivo imbarazzata a portare la questione in tribunale, ma Maria non voleva un accordo. Alla fine il giudice ci ha concesso un quarto della cascina e un quarto dellappartamento, il resto è rimasto a mamma.
Maria ha gridato come una scimmia impazzita, ma alla fine ha accettato di vendere la sua quota della cascina a me. Ho firmato un accordo notarile: se comprassi la cascina rinunciavo alla mia parte nellappartamento di mamma. Così lei è rimasta lunica proprietaria dellappartamento e ha ricevuto una buona somma di denaro, mentre io ho ottenuto la cascina.
Il fratello di mamma, il dottor Rossi, è sparito dallospedale, forse turbato dal fatto che non avesse più la cascina.
Alla fine, grazie a una piccola trattativa, siamo tornati tutti più sereni: la cascina è mia, lappartamento di mamma è sua, e la famiglia è di nuovo unita. Maria ha spiegato il suo comportamento strano con i capricci del Mercurio retrogrado e un asteroide che, secondo lei, stava per avvicinarsi alla Terra.
Insomma, cara, la vita è un po un caos, ma alla fine il sole è tornato a splendere sulla nostra piccola oasi di campagna. Ti mando un abbraccio grande, e se vuoi venire a trovarci, porta il tuo cappello da sole, perché il sole qui è davvero implacabile!





