La Villa delle Sfide

Che cosa vuoi? si chiese Ginevra, sgranando gli occhi.
Che cosa si può chiedere in una casa di campagna? Scavare i letti, piantare qualche ortaggio, è lusuale routine.
Tutto va bene, mamma? Non ti è andata a male la testa?

Marco, il padre, fu ricoverato in reparto di terapia intensiva quasi subito dopo il funerale: unesacerbazione della coronaropatia, precisamente alla quarantesima giornata.

Tutto fu accolto come inevitabile: la coppia aveva sempre vissuto in armonia, e la moglie, devastata dalla perdita, fu considerata da tutti destinata a restare sola. Che fare, senza lui? si chiedevano.

Il padre se ne andò subito, senza soffrire: si mise a guardare la sua serie preferita, si appoggiò e morì. Stavano per celebrare il cinquantesimo anniversario di matrimonio, ma al posto della festa dovettero organizzare il funerale.

Dalluomo rimase una piccola villa e un bel terreno agricolo, costruiti mentre Ginevra era ancora una bambina.

Un sabato di primavera Ginevra si recò alla casa di campagna, il periodo della semina era alle porte. Con sua grande sorpresa trovò un uomo sconosciuto a rosicchiare il terreno, il cui volto le sembrava vagamente familiare. Era il medico di terapia, quello che curava la madre!

Un uomo in pantaloni corti, quasi in mutande!

Le possibili spiegazioni erano tante: il bonario dottore era venuto per una visita di controllo, per accertarsi che la paziente fosse stabile. Dopo tutti quei mesi dalla dimissione, sembrava il momento giusto per un checkup.

Ma perché allora era vestito così e dove erano il suo stetoscopio e il camice? Non cerano i pantaloni!

Il sole picchiava forte, ma per aggirarsi in quel luogo con quel abbigliamento occorreva una buona dose di coraggio.

La madre lo accolse con sguardo incrinato:

Che vuoi?

Che cosa vuoi? replicò Ginevra, interdetta.
Che cosa si può volere in un orticello? Solo piantare, curare, è la solita vita di campagna!

Stai bene, mamma? Non ti è andata a male la testa?

La testa non è bruciata. Allora perché, mamma?

Cosa non ti piace, figlia? disse la madre, Maria Giuliana, con calma.

Il dottor Vittorio Rinaldi, circa sessanta anni, si avvicinò e salutò. Luomo non sembrava minimamente imbarazzato a stare in pantaloni corti davanti a una donna di trentacinque anni. Probabilmente il suo autocontrollo era davvero notevole.

Ginevra annuì, chiuse la conversazione, il suo viso tradiva imbarazzo e vergogna, e si ritirò nella casa: cosa fare dopo non era del tutto chiaro.

Andarsene subito non era unopzione: sarebbe stato come fuggire dal campo di battaglia senza aver combattuto. Restare? Forse doveva cambiarsi, ma luomo sembrava non intenzionato a vestirsi! Così continuò a girovagare per il terreno, brandendo attrezzi come la nonna le aveva insegnato.

Ginevra bevve un sorso dacqua e decise di scoprire perché quelluomo si comportava come a casa sua e quali fossero i piani della madre con lui.

È così, è lui di casa! spiegò la madre. I piani sono grandi: ci sposeremo!

Davvero ti sposi? domandò la figlia, sbalordita. E dove sono i ricordi del papà, il suo amore eterno? Si cantava per lui unaria?

Ci sposiamo in modo strano! scherzò fuori tempo Maria Giuliana, poi scoppiò a ridere della sua stizza. E tu, Ginevra, non stare lì a far vedere! Vedi, luomo è timido!

Non ci posso credere, è timido! pensò Ginevra, irritata. Immaginate cosa sarebbe successo se non lo fosse stato…

Ad alta voce esclamò:

Può essere timido altrove? E perché in pantaloni corti?

Altrove? rise la madre, seriamente. Senza i pantaloni gli sarebbe scomodo!

Ci amiamo, ora tutto è comune: la mia casa è la sua casa!

Eppure, sarebbe meglio se te ne andassi!

Perché? si indignò la figlia. Ho diritto alleredità!

Allora ho pieno diritto di stare nella mia parte!

Scoprì che la casa di campagna era intestata esclusivamente a Maria Giuliana; era lunica proprietaria del casale e del terreno. Il nome di Antonio non compariva nei registri, quindi non era bene ereditario, non doveva essere diviso.

Quindi è meglio che te ne vada, Ginevra! Qui non sei nessuno, mentre io sistemo la mia vita!

La figlia si sedette sulla panchina, sentendosi davvero nessuna. Se la madre mentiva, perché?

Il terreno era stato dato anche alla nonna Rosa, ex dipendente di un ufficio tecnico, quando a tutti venivano assegnati appezzamenti. La casa era iniziata prima della nascita della nipote e completata mentre lei era piccola.

Perché sei lunica registrata? chiese la giovane donna.

Tuo padre non dava importanza al materiale! Viveva di sogni! spiegò Maria Giuliana.

Il dottor Rinaldi, quasi interrotto dal suo lavoro, smise di scavare e iniziò a piantare con una vanga. Con la pala in mano annuiva, la sua testa quasi calva sembrava dire: Sono totalmente daccordo, cara. I suoi occhi rivelavano una profonda soddisfazione morale e non solo.

Il trapianto di piantine spuntava al sole, Ginevra sedeva in silenzio: forse doveva andarsene. I documenti non la riconoscevano proprietaria della casa di campagna; era solo una bambina.

Senza salutarci, Ginevra tornò a casa, con un solo pensiero nella mente: perché la madre si comporta così e, soprattutto, perché lodio improvviso verso la figlia?

Forse è colpa di quel nuovo dottore?

Nel frattempo, la casa di campagna sembrava andata in tilt, come diceva la nonna. Un evento impossibile si era verificato, di nuovo!

E la giovane donna si chiedeva se quel fosse lunico ostacolo nascosto.

Forse anche lappartamento di cui aveva una quota avrebbe avuto problemi: la madre, improvvisamente, si mostrava molto intraprendente e astuta.

Marco temeva larrivo di sua moglie: di solito non tornava prima della sera di domenica. Ma ora erano già mezzogiorno di sabato.

Che succede con Maria Giuliana? chiese il marito a Ginevra, pallida dopo la notizia dellinfarto della suocera.

Ginevra e Marco erano sposati da dieci anni; la famiglia accudiva la piccola Giulia, di otto anni, che trascorreva le vacanze estive al casale con il nonno e la nonna. Quel fine settimana lhanno presa la seconda nonna, la madre di Marco.

Ginevra raccontò al marito la triste storia: Il casale non è nostro, nemmeno lappartamento è chiaro!.

Ah, la suocera! rise Marco. Linfarto non lha fermata!

Brava tua mamma! E il nome del dottore? Quello che cammina in pantaloni corti?

Lo chiamano Rinaldi, come un generale! rispose Ginevra. Una volta ho persino parlato con lui della mamma!

Ma senza camice e stetoscopio non lo riconobbe più, era un altro uomo.

Marco cercò su internet e scoprì che Vittorio Rinaldi era sposato!

Come può sposarsi con la mamma? si meravigliò Ginevra.

Probabilmente divorzierebbe, il poligamo è vietato qui! ipotizzò Marco. Dovremmo parlare con Maria Giuliana.

Andarono da un avvocato amico di Marco, noto per non perdere mai una causa, soprannominato lavvocato del diavolo.

Valerio Bianchi spiegò che si poteva tentare una conciliazione, ma se non funzionava bisognava andare in tribunale. La casa di campagna e il terreno erano stati acquistati durante il matrimonio, perciò, indipendentemente dal nome sul registro, erano beni comuni: la madre non li aveva pagati tutta da sola!

Dopo la consulenza, la coppia tornò al casale, cercando un accordo. Ma la madre non li lasciò entrare. Non vuoi affrontare una donna anziana con una malattia al cuore! gridò.

Allora faremo causa! urlò Marco oltre la recinzione.

Facciamo quello che volete! ribatté il dottor Rinaldi, recitando il ruolo del proprietario.

Così presentarono listanza in tribunale.

La madre esplose in una furiosa lamentela: Portare la madre in giudizio? Il padre cade dal sepolcro per questa figlia! Ti ho fatto soffrire, e ora questo!

Non ce la farai! urlò Maria Giuliana, arrivata per intimare alla figlia la sua fidelità. Il casale è mio e non lo dividerò! Prendi la tua piccola parte di appartamento, ma non guardare più il casale!

Vado a sposare Vovò, e vivremo lì destate! continuò, senza pietà.

Ginevra, imbarazzata, non voleva andare in tribunale, ma non cera altra via: la madre rifiutava qualsiasi compromesso.

Il giudice accolse la domanda di Ginevra: le fu assegnato un quarto del casale e un quarto dellappartamento, il resto spettava a Maria Giuliana.

La madre, furiosa come una bestia, urlò: Non voglio che la figlia metta piede sul mio terreno!

Il tribunale ordinò di vendere tutto e di dividere il ricavato secondo le quote ereditarie, oppure di comprare le quote reciproche.

Ginevra propose di acquistare il casale dalla madre. Maria Giuliana, seppur riluttante, accettò, perché le era stata proposta unaltra soluzione.

Fu redatto un atto notarile: Ginevra, se comprava il casale, rinunciava alla sua quota nellappartamento di sua madre: Dividi e governa!

Alla fine, la madre rimase lunica proprietaria dellappartamento e ricevette una buona somma per la quota ceduta; Ginevra ottenne il casale.

Il suocero scomparve, lasciò lospedale e si ritirò; forse aveva rifiutato di non avere il casale.

Il denaro non servì a nulla: ora potevano divorziare e organizzare una nuova festa di nozze in un ristorante costoso con il maestro di cerimonie. Ma non cera più chi potesse risolvere.

Maria Giuliana, con la sua malattia coronarica, rimase senza controllo medico

Con Ginevra le cose si sistemarono: la madre, dopo la sparizione del dottore, ritrovò sé stessa, tornò a essere la cara mamma, nonna e suocera, e tutti condividevano di nuovo casa e casale.

Maria Giuliana spiegò il suo comportamento strano come un temporaneo turbamento mentale, dovuto a Mercurio retrogrado e a un asteroide minaccioso avvicinato alla Terra.

In fondo, incolpate tutti i lampi del sole: è la soluzione infallibile!

E forse, prima che lasteroide colpisca lasse celeste, riusciremo a evitarlo

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