VITA IN ORDINE
Lidia, ti vieto di parlare con tua sorella e la sua famiglia! Loro hanno la loro vita, noi la nostra. Hai di nuovo chiamato Nunzia? Ti sei lamentata di me? Ti ho avvertita. Non sorprenderti se succede qualcosa Marcello mi strinse dolorosamente la spalla.
Come sempre in questi casi, me ne andai in silenzio in cucina. Gli occhi si riempirono di lacrime amare. No, non mi sono mai lamentata della mia vita con mia sorella maggiore. Parlavamo e basta. I nostri genitori erano anziani, c’erano tante cose da discutere. Ma questo dava sui nervi a Marcello. Non sopportava Nunzia. In casa sua regnavano serenità e abbondanza. Tutto il contrario da noi.
Quando sposai Marcello, ero la ragazza più felice dItalia, pareva. Mi aveva travolta in un vortice di passione. Non mi dava fastidio che fosse più basso di me di una testa. E non feci caso alla madre di Marcello, che si presentò al matrimonio a malapena in piedi. Solo poi scoprii che mia suocera era alcolista da lunga data.
Cieca per lamore, non vedevo nulla di male. Ma dopo un anno di matrimonio, iniziai a dubitare della mia felicità. Marcello beveva forte, rincasava peggio del vino rosso. Poi cominciarono le sue storie fuori casa. Lavoravo come infermiera in ospedale. Lo stipendio era modesto. Marcello preferiva la compagnia degli amici di bar, a tutte le ore.
Non provvedeva certo a me. Se allinizio sognavo una famiglia tutta nostra, ora mi accontentavo delle attenzioni di un gatto persiano di razza. I bambini? Non più, non con un marito ubriacone. Eppure, qualcosa di Marcello continuavo ad amare.
Ma sei stupida, Lidia! Intorno a te girano molti uomini, ti si incollano agli occhi, e tu niente: testa bassa, fedelissima al tuo nanetto! Che gli hai trovato? Sei sempre piena di lividi. Pensi che nessuno noti il cerone sulle occhiaie? Lascialo prima che ti faccia fuori, scema così mi ammoniva Roberta, collega e amica.
Sì, Marcello dava spesso sfogo alla sua rabbia cieca. Una volta mi picchiò tanto che rimasi a casa dal turno di giorno, chiusa dentro: aveva portato via le chiavi.
Da allora, ne ho avuto terrore. Lanima si rattrappiva, il cuore impazziva appena sentivo la chiave nella serratura. Credevo che mi punisse per tutto: perché non ero madre, perché ero una cattiva moglie. Non reagivo né alle botte, né alle offese, né alle umiliazioni striscianti. Perché lo amavo ancora?
Ricordo che sua madre, dalla faccia arcigna e avvizzita, mi sussurrava:
Lydia, ascolta tuo marito, amalo con tutta te stessa, dimentica amici e parenti: non portano bene.
E io dimenticavo. Nessun amico, lontana dalla mia famiglia, supina ai suoi voleri. Totalmente nelle mani di Marcello.
Mi piacevano però i suoi pianti di pentimento: si inginocchiava, mi baciava i piedi. La riconciliazione era una dolcezza lenta e stregata. Spargeva petali profumati di rose, rubate nel giardino dello sbevazzone condominiale. La moglie di quel tizio coltivava le rose con amore, lui le dava via di nascosto ai compagni di bevute. E le mogli, ricevendo in dono quei fiori rubati, perdonavano tutto.
Avrei continuato schiava, forse per sempre. Il mio paradiso inventato si sarebbe frantumato mille volte, e sempre tentavo di riaggiustarlo. Ma a cambiare tutto fu il caso
Lascia Marcello a me, io da lui ho un figlio. Tu sei sterile: un fiore mai sbocciato mi disse secca, una sconosciuta, chiedendomi di farmi da parte per la felicità di suo figlio illegittimo.
Non ci credo! Sparisci le urlai.
Marcello negava tutto, come al solito.
Giura che non è tuo figlio! sapevo che non avrebbe potuto.
Tacque. Compresi
Lidia, non ti ho mai vista sorridere. Problemi? il primario dellospedale, che mi pareva ignorarmi sempre, mi rivolse attenzione.
Va tutto bene risposi, imbarazzata.
Bene così: quando va tutto bene, la vita è meravigliosa disse il dottor Ermanno Leone.
Il dottor Leone, anni fa, aveva avuto moglie e una figlia; si diceva avesse divorziato per un tradimento della consorte. Ora viveva solo. Aveva quarantadue anni, non certo bello, con gli occhiali, già stempiato, bassino. Ma quando mi passava vicino, sentivo una scossa: il profumo misterioso di una colonia afrodisiaca che inebriava.
Indifferente al suo fascino proprio non riuscivo a restare. Scappavo, letteralmente, dal suo magnetismo. Ma la sua frase, bene così, mi spinse nellinquietudine: come può andare tutto bene, se in me regna il caos? Intanto la vita non si ferma mai; non puoi cercare il tasto pausa, in attesa di rimettere ordine.
Dopo, me ne andai da Marcello e tornai dai miei genitori. Mia madre, stupita:
Lydia, ma che succede? Tuo marito ti ha buttata fuori?
No mamma ti spiegherò, avevo vergogna a confessare tutto.
Poi ricevetti chiamate di insulti dalla suocera diavolesca, urla e maledizioni. Ma io respiravo aria nuova, le spalle dritte, la mente leggera. Grazie Ermanno Leone
Marcello era furioso, minacciava, mi spiava dappertutto. Non capiva più che potere avesse perso su di me.
Marcello, non sprecare tempo con me; pensa a tuo figlio, lui ha bisogno di te. Io ho voltato pagina. Addio, pronunciai queste parole sorridendo, calma.
Tornai così da Nunzia, da mamma e papà. Ritrovai la Lidia di sempre, non più marionetta.
Roberta colse subito il mio cambiamento:
Lidia, ma chi sei? Sembri rinata! Che bellezza, sembro tu debba sposarti!
E proprio Ermanno Leone, con un gesto bizzarro e fuori dal tempo:
Lidia, sposiamoci! Prometto: non te ne pentirai. Solo una richiesta: chiamami solo Ermanno, il dottore lasciamolo per lospedale
Ma tu mi ami davvero, Ermanno? rimasi senza parole.
Oh, scusa, dimenticavo che alle donne piacciono le parole. Direi proprio che ti amo. Ma credo ancor più ai fatti e mi baciò la mano.
Sì, Ermanno. Sono sicura che ti amerò anchio, esclamai, raggiante.
Dieci anni son volati.
Ermanno mi ha sempre dimostrato il suo amore puro. Niente parole a vuoto, né gesti plateali, solo cura autentica. Niente figli insieme, pare che davvero fossi un fiore mai sbocciato. Ma Ermanno mai una volta me lha rinfacciato.
Lydia, siamo destinati a restare in due. A me basta stare con te, mi rasserenava, cogliendo le mie malinconie.
Sua figlia ci regalò una nipotina, Alessia. Lei divenne il centro del nostro piccolo universo.
E Marcello? Si spense piano tra le bottiglie, partito per il regno dei sogni: non aveva ancora cinquantanni. Sua madre, al mercato, mi brucia ancora con lo sguardo; ma le sue frecce dodio evaporano nellaria, prive ormai di ogni potere.
E a noi, con Ermanno, tutto va bene. La vita è bella.






