La Vita Unica: Un Viaggio da Vivere al Massimo

Caro diario,

15 giorni fa la mia gatta Misia, magra come un filo, ha cominciato a soffrire un caldo opprimente che le bruciava le ossa. Era già la terza volta che la febbre la gettava a terra, ma allora aveva trovato un ciuffo di erba bassa e umida, la prima a sfiorare un brivido gelido di quel mattino.

Misia lha ingurgitatta intera, scavando le radici fino al terreno duro, e per un attimo il suo respiro si è alleggerito, quasi a dimenticare il dolore. Ora, di nuovo, il sole di luglio nella nostra piccola casa di Trastevere le sta prosciugando la vita.

Lerba non è più disponibile e, anche se la trovassi, difficilmente sarebbe più efficace. Tuttavia, una pianta medicinale può almeno spegnere quel fuoco interno che arde nella sua pancia e si propaga fino al cuore.

Chi dice che i gatti hanno nove vite? Misia ne ha una sola, piccola e discreta, ma piena di un calore avvolgente per chi riesce a conquistare il suo affetto. Non si può far rivivere quella vita, ma si può donare, se il gatto lo desidera.

Misia ha lottato con le sue zampette per aggrapparsi a quella minuscola vita, non volendo perderla nelleternità. Ha iniziato a scrutare la strada alla ricerca di Altri Umani, anime che avessero già perso la propria speranza.

Quei passanti non differivano dagli altri: camminavano, parlavano, mangiavano e dormivano. Ma qualcosa che li teneva ancorati al mondo era svanito, dissolvendosi nel nulla. Senza quel legame, anche la loro seconda vita è cessata, trasformandoli in esseri vuoti, automi senza anima. Gli uomini non li notano, ma i gatti li percepiscono e li evitano.

Così, ora è la mia Misia a cercare loro. Si è avvicinata a una piazza affollata, poco distante dalla fermata dellautobus, e si è nascosta tra la folla, osservando con occhi attenti. Intorno cerano persone calde, immerse nei propri problemi e gioie. Ho atteso a lungo; quasi deluso, ho quasi deciso di andarmene, quando un brivido gelido ha attraversato la mia anima inquieta.

Una donna giovane, bellissima, è apparsa tra la gente. Non spiccava per nulla, ma io lho avvertita. Sentivo dentro di lei un vuoto gelido, una disperazione che si dissolviva. Misia, spaventata, è balzata verso di lei, sferragliando un miagolio stridulo e fissandola con i suoi grandi occhi lucenti.

Chiara, così si chiama, non ha capito da dove fosse quel felino. Lha guardato sorpreso, con la voce rotta dal pianto. Si è chinata per accarezzarla, ma Misia, avvolgendo il suo polso con le zampette anteriori, è salita fin quasi alla spalla, annusando il fondo del collo e aggrappandosi al vestito con gli artigli.

Per Chiara era più facile portare via il gatto che allontanarlo dalla strada. Non ha opposto resistenza; le forze le mancavano, come a Misia. Se Chiara avesse voluto, avrebbe potuto scacciarla, ma entrambi erano esausti. Due anime fragili si erano riconosciute.

Quella notte, senza alcuna risposta, Misia si è infilata sotto le coperte di Chiara. Non sapeva cosa fare e ha agito distinto, cm per cm, accoccolandosi sul corpo freddo della donna. Il calore del suo stesso corpo la spingeva a muoversi: doveva finire in tempo.

Al quarto giorno, Chiara ha sentito una voce soffusa, quasi un eco del bambino che non aveva mai potuto conoscere:

Ti aspetterò, mamma ma non adesso. Che bello che mi hai lasciata andare!

Chiara ha dimenticato cosa fosse sentire il peso del sudore, la paura, il rimorso, la pietà. Il solo contatto con la piccola Misia sul suo ventre le ricordava ancora che il cuore può ancora battere.

Signore, che caldo immenso

Con queste parole, Chiara ha iniziato a toccare il ventre della gatta. Che pelle dura e calda! Che dolore! Misia, accarezzata, ha emesso un flebile gemito rauco.

Il gatto era arrabbiato e deluso; aveva quasi ceduto la sua vita quando, improvvisamente, Chiara si è svegliata e ha iniziato a pestare il suo already dolorante ventre. Non cera più scampo per la sofferenza, né forza per salvare unaltra vita né per trattenere la propria.

Chi ha detto che i gatti hanno nove vite? Ne hanno una sola, quella che possono donare se necessario. Ma a Chiara non serviva la vita di Misia.

Un’ultima ora sarebbe potuta bastare, ma non è stato così.

La dottoressa Martina, veterinaria del pronto soccorso del Policlinico Umberto I, ha cercato di calmare la donna disperata che, nella notte, era entrata nella clinica con il gatto, interrompendo il suo turno di guardia.

Lansia passerà, la osserverò ancora un po e poi potrà andare. Non pianga più, per favore Lei è arrivata in tempo!

Il gatto non ha nove vite, ma una sola, che può donare quando lo decide. E, se lo desideriamo, possiamo restituire quella stessa vita a chi ci ha donato la sua.

Lezione personale: la fragilità di unesistenza non si misura in numeri, ma nella capacità di donarsi quando il cuore lo vuole.

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