La Vita Unica: Un Viaggio nel Cuore dell’Esistenza

Caro diario,
oggi il sole di Roma sembrava un fuoco che bruciava dentro la mia gatta Misia. Non era la prima volta che la sentevo lottare contro un caldo insopportabile, ma quindici giorni fa aveva trovato dei piccoli ciuffi di erba bassa, appena spuntata dopo il primo gelo timido. Misia li ha ingoiati fino alle radici, scavando nel terreno duro, e per un attimo il peso sul suo petto si è allentato; quasi ha dimenticato quanto fosse male.

Quellerba ormai non cè più e, anche se avesse trovato qualcosa di nuovo, non sarebbe bastata a spegnere quel fuoco che ardeva nella sua pancia e si insinuava verso il suo stomaco. Chi dice che i gatti hanno nove vite? Ne hanno una sola, piccola e discreta, ma avvolgente per chi riesce a conquistarla. Non si può rinarrare, ma si può donare, se il gatto lo vuole.

Misia si aggrappava a quella vita con tutte le zampe, non voleva perderla nelleternità. Così ha iniziato a guardare tra la gente di strada, persone che già avevano perso la loro vita. Sembravano normali: camminavano, parlavano, mangiavano, dormivano. Ma qualcosa li aveva svuotati, lasciandoli come automi senza più speranza. Gli umani non li riconoscono, i gatti sì, e li evitano.

Stamane la piccola ha deciso di avvicinarsi a loro. Si è sistemata vicino alla fermata dellautobus, proprio in Via Nazionale, cercando di rimanere invisibile. Intorno cerano volti caldi, problemi e gioie di gente comune. Dopo ore di attesa, quasi stanca, ha sentito unaria gelida avvolgere il suo respiro infuocato.

Una giovane donna, bellissima, con i capelli raccolti in una treccia, passeggiava tra la folla. Non si distingueva, ma Misia lha percepita. Loscurità dentro di lei era un vuoto risonante, una disperazione quasi dissolta. La gatta, presa da un impulso, è balzata sui suoi piedi. Ginevra, la donna, non capì da dove provenisse quel micio, ma la sua voce si è fatta rauca, quasi un grido.

Ginevra ha piegato il capo, forse per accarezzare, ma Misia aveva già agganciato il suo polso con le unghie, arrampicandosi fino alla spalla. Con il muso infilato nella piega del suo cappotto, la gatta non voleva lasciarla andare. Per gli Altri, era più facile prendere la gatta con sé che scacciarla. Ginevra non ha opposto resistenza; non aveva più forze, né la gatta ne aveva più. Due creature esauste si erano trovate.

Quella notte, senza alcun ostacolo, Misia si è strisciata sotto le coperte di Ginevra. Non sapeva cosa fare, così ha seguito il suo istinto, centimetro dopo centimetro, scalando il corpo freddo della donna. Il caldo della gatta la spingeva a finire in fretta.

Al quarto giorno Ginevra si è risvegliata con un sussurro di un bambino perduto alla nascita: Ti aspetterò, mamma ma non ora. Che bello che mi hai lasciato andare. Ginevra non ricordava più cosa fosse sudare, avere paura o provare pietà. Guardava Misia, che riposava sul suo ventre, gli occhi che luccicavano al buio.

Signore, che caldo sei! ha esclamato, accarezzando il ventre della gatta, che ha gemito un flebile lamento. Misia era irritata, quasi delusa, perché stava per cedere la sua unica vita quando Ginevra, di colpo, lha strizzata ancora più forte. Il dolore era inevitabile. Non aveva salvato quella vita né la sua aveva più la forza di trattenere.

Chi dice che i gatti hanno nove vite? Ne hanno una sola, che possono offrire se necessario. Ma Ginevra non aveva bisogno di quel dono. Se avesse avuto qualche ora in più, forse lavrebbe salvata.

Il veterinario, un uomo di mezzetà, cercava di calmare la donna disperata che era entrata nella clinica a quellora, interrompendo il suo turno tranquillo. Il dolore passerà, la osserviamo ancora un po, poi potrai riprendere la tua vita. Non piangere più, per favore Hai già superato il tempo necessario!

Il gatto non ha più di una vita. Può darla, se lo desidera, e chi lo vuole può riceverla indietro, la stessa che ha condiviso.

In questa notte ho capito che la vita non è un bene da dare o prendere, ma un tesoro da custodire con rispetto, perché quando la condividiamo, il suo peso diventa più lieve per tutti.

Giovanni.

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