Lamante di mio marito era davvero splendida. Se fossi stata un uomo, avrei scelto una come lei. Conoscete quel tipo di donna: sa quanto vale, cammina con fierezza e guarda il mondo con occhi aperti e sinceri. Ascolta con attenzione, senza alcuna fretta o movimenti inutili; non ha bisogno di scollature profonde o di mostrare la schiena per attirare gli sguardi. La sua tranquillità è quasi regale e non la vedrai mai presa dal panico.
Anchio lavrei scelta. Così diversa da me, proprio lopposto.
Ma io, comero? Sempre di fretta, pronta a sgridare i bambini o mio marito. Tutto mi cadeva dalle mani, non riuscivo mai a finire ciò che iniziavo; in ufficio era una continua rincorsa, i capi sempre insoddisfatti. Giravo con pantaloni e maglioni eterni, perché stirare vestiti o camicette mi pareva unimpresa colossale. Già, chissà quando avevo indossato lultima volta qualcosa coi volant o le ruches? Per fortuna la nostra asciugatrice di ultima generazione lasciava il bucato perfetto e ormai il ferro da stiro era quasi inutile.
Ma lei, sì, lamante, era magnifica. Che figura, che portamento, gambe, capelli, occhi e viso: ti toglieva il fiato.
E io non riuscivo più a respirare dal giorno che lho scoperto. Anzi, che li ho visti. Era successo per caso: per lavoro dovevo andare in un quartiere lontano, a Firenze. Dopo aver concluso lincontro, sono entrata nel primo bar a mangiare qualcosa, la fame era più forte di me. Solo in un angolino cera un posto libero. Mi sono accomodata, ho preso in mano il menù e, alzando lo sguardo… no, non mi sono sbagliata. Ho riconosciuto subito la schiena di mio marito. E accanto a lui, cera lei.
Lui le teneva le mani tra le sue, le baciava le dita. Mi è venuto da pensare che fosse tutto ridicolo, troppo teatrale, come nelle vecchie canzoni napoletane. Però, la donna meritava. Oggettivamente.
Ero come scottata: guardi la bruciatura, sai che tra poco farà malissimo, ma ancora pochi secondi resti lì, in attesa. Cè quel momento in cui, per paura del dolore, continui a soffiare sulla pelle per alleviarlo un minimo.
Doveva far male. Invece, dentro, sentivo solo vuoto. Niente di più.
Mio marito quella sera rientrò come sempre, puntuale. Lui era sempre sereno. Ero io quella che si agitava per nulla, sempre di corsa, ad accorciare i tempi a tutti. Lui, invece, era un vero sanguigno: rilassato, solido, con quellhumor tipicamente toscano.
Avrei voluto prendere in prestito il suo senso dellumorismo, proprio in quel momento. Il mio non bastava.
Mi tentava di chiedergli, con voce piatta e diretta: senti, come va con la tua amante? Vi ho visti laltro giorno al Bar Torretta, complimenti, davvero notevole, non ti biasimo, avrei fatto lo stesso.
Avrei voluto vedere il suo viso arrossirsi, mentre cercava di mantenere la calma pur sudando freddo.
E magari avrei continuato: quindi, che facciamo ora? Presentiamo i bambini a quella che sarà la nuova mamma? Dove pensi di sistemarmi, in una dependance, oppure verrebbe lei a vivere con noi?
Ma non ho detto nulla. Mio marito mi ha abbracciato nel letto, come al solito, mi ha stretta per pochi istanti e si è messo subito a russare.
Forse non erano ancora arrivati al letto, pensai scivolando sullaltro lato del materasso, e sorrisi in silenzio. Ecco, ormai pensavo come una donna tradita, quella che finge di non vedere, continuando a ripetere che si sbaglia.
Forse non era ancora successo nulla tra loro. Solo la prima fase: sguardi, respiro che si unisce, pensieri affini. Lui era davvero bravo: un amante criptato, nessun movimento sospetto, nessuna parola compromettente.
Rigirandomi insonne, ho sognato fiori dai colori accesi e amanti in abiti rossi.
La mattina dopo mi sono svegliata con la testa pesante, mi muovevo più lentamente del solito. Ma ho vestito i bambini e li ho portati a scuola senza perdere la calma.
E tuttavia, mi domandavo cosa fare. Cosa fanno le donne che sorprendono i mariti con unaltra? Cerco su Internet?
Google non bastava. E io, nel profondo, non avevo risposte. Continuare come se nulla fosse?
Ma che prove servivano? Stavo già andando avanti. Tutto sempre uguale: la solita routine, il marito che torna a casa puntuale, senza odore di profumo estraneo, senza macchie di rossetto sulle camicie. Bambini rumorosi, domeniche al cinema. Nessuna differenza. Lo stesso sesso, sempre due volte a settimana. Qualche volta tre, se devo esser precisa.
Eppure, pensai tra me e me, forse allombra di quel bar mi ero sbagliata.
No, non avevo sbagliato affatto. Chiamai mio marito a pranzo, lui non rispose. Presi un taxi e tornai nel solito bar. In macchina inventai una scusa al tassista: aspettiamo un pacco, è per lavoro. Lauto di mio marito era parcheggiata davanti. Lui e lamante uscirono insieme, salirono in macchina e se ne andarono.
Sbiancai, chiesi dellacqua al tassista e per dare un senso finsi di telefonare a qualcuno: E vabbè! Basta con questo pacco, non posso aspettare oltre, torno al lavoro!
Mi accorsi che ancora mi preoccupavo di cosa pensasse di me il tassista.
La consapevolezza di unamante cambia tutto. Divorziare? Forse sì. Ma come si fa a vivere diversamente? Sopportare? Perché mai? Per cosa?
Ricordai come, qualche anno prima, era successa la stessa cosa a una coppia di nostri amici. Luomo nascondeva e negava tutto, ma la moglie aveva scoperto comunque. Ci fu una gran lite, lui negò fino allinverosimile, anche davanti alle chat sul telefonino trovate dalla moglie. Diceva di essere stato vittima degli scherzi di colleghi invidiosi.
Allora mio marito aveva detto: Io non mentirei mai. Che figura. Se succede, ci si prende la responsabilità: confessare, troncare, se la famiglia conta ancora qualcosa. Oppure andare via, ma provvedere comunque ai figli e alla moglie.
Lo ammirai allora per quelle parole. Ma è facile sistemare la vita degli altri, quando non si rischia nulla del proprio. Da fuori sembra tutto semplice.
Ma quando sei tu in mezzo allinferno, davanti a moglie e amante insieme, tutto il coraggio e leloquio svaniscono in un attimo.
Quel giorno, mi avvicinai al loro tavolo al bar e mi sedetti vicino. Lamante sollevò il capo, guardandomi sorpresa. Mio marito rimase pietrificato, si agitava sulla sedia senza sapere che dire. Restavano tutti in silenzio. Era quasi divertente guardarli. Lei aveva capito subito chi ero. O forse sapeva già tutto.
Mio marito provava a dire qualcosa, ma alzai la mano: Non è quello che penso, vero? Quindi, con calma, dissi: Non è niente di strano. Succede. Ma adesso pensateci bene: ci sono i nostri figli, la casa, i genitori anziani. Siete grandi, affronterete la situazione facilmente.
Poi mi allontanai lentamente verso luscita. Mi resi conto che il vestito appena stirato mi stava dincanto. Peccato averlo lasciato nellarmadio per tanto tempo.






