L’amante di mio marito Mila era seduta in macchina, fissando lo schermo del navigatore. L’indirizzo era giusto, non c’erano dubbi. Ora doveva solo trovare il coraggio di portare a termine ciò che aveva pianificato. Fece un respiro profondo, raccolse le forze e uscì dall’auto. Percorse una cinquantina di metri e si fermò davanti alla porta di una piccola caffetteria. Sull’insegna c’era scritto: “Paradiso del Caffè”. “Che nome… proprio paradisiaco”, pensò Mila tra sé e sé. Doveva entrare, ma d’un tratto sentì la forza di volontà abbandonarla. Forse avrebbe dovuto lasciar perdere tutto, tornare in macchina e sparire il più lontano possibile? No, non sarebbe mai scappata. Non per questo era venuta. Aprì la porta ed entrò. Tra poco avrebbe visto LEI: l’amante di suo marito, la donna che le aveva distrutto la famiglia. Cosa sapeva di quella ragazza? Poco e niente, in realtà. Quella rovinafamiglie veniva chiamata “Gattina”, ma era sicuramente un nomignolo affettuoso che le aveva dato suo marito, e lavorava lì come cameriera. Mila si sedette vicino a una finestra e attese di essere servita. Ecco la cameriera: era proprio lei! Mila la riconobbe all’istante dalla foto che aveva intravisto. La vide avvicinarsi al suo tavolo — quei pochi istanti le sembrarono un’eternità. Pensieri a raffica attraversarono la testa di Mila, tanti da poterci scrivere un romanzo. — Buongiorno! — la salutò la cameriera, mentre Mila sbirciava il nome sulla targhetta. “Caterina”. Così si chiamava. E suo marito era pure a corto di fantasia a chiamare una Caterina “Gattina”. Intanto Caterina, inconsapevole della tempesta che aveva in testa la cliente, proseguì: — Posso portarvi il menù? Quando siete pronta, chiamatemi pure. Mila le rispose con il suo sorriso migliore, fissandola con sguardo d’aquila, come se la stesse osservando al microscopio. Com’era successo che si trovasse faccia a faccia con l’amante di suo marito? È una lunga storia. Ma procediamo con ordine. Da dieci anni, Mila era sposata con Alessandro. O meglio, era felice… o almeno così pensava. Hanno una figlia di otto anni, Eva: adorata dal padre, la sua “principessa”, che lui viziava all’inverosimile. Mila spesso lo rimproverava: “Ma che te ne fai di questa ventesima bambola?”, e lui allargava le braccia. Anche Eva era la classica “figlia di papà”, forse anche più legata a lui che a Mila, ma lei non si offendeva: da psicologa sapeva quanto l’amore paterno fosse fondamentale per una bambina. Mila aveva sempre cercato il dialogo con il marito, così avevano evitato grandi conflitti. Una famiglia normale e italiana, in un trilocale comprato con mutuo, una macchina e una piccola casa di villeggiatura fuori Roma. Poi, come un fulmine a ciel sereno: l’amante. Mila lo scoprì per caso, qualche giorno prima. Alessandro era in doccia; quando il suo telefono squillò, lui chiese alla moglie di rispondere: “Sarà papà, aveva detto che chiamava! Rispondi tu!”. Lei si avvicinò, ma si accorse che era una chiamata su WhatsApp, il contatto era “Gattina” e la foto mostrava una giovane donna abbracciata a suo marito. La testa di Mila cominciò a girare. Cosa fare? Rispondere? Parlare con quella ragazza? Prima che si decidesse, la chiamata cadde. Poi arrivò un messaggio. “Ale, la settimana prossima faccio 2-2 da lunedì. Vieni a trovarmi al ‘Paradiso del Caffè’ a fine turno, voglio offrirti il caffè speciale. Ti amo, mi manchi…” con tanto di faccine e cuoricini. Mila lasciò il telefono quasi fosse una vipera, ma ormai era tutto chiaro. Alessandro uscì dal bagno, le chiese se aveva parlato con il padre. “Non ho fatto in tempo” mentì Mila, dicendo poi che aveva mal di testa e doveva andare in farmacia. In realtà, rimase a sedere su una panchina nel giardinetto sotto casa, immersa nei pensieri. Rivide tutta la sua vita con Alessandro ma non trovò mai una crepa. Era il caso però di guardare la realtà: non avrebbe fatto finta di nulla né sarebbe scoppiata a gridare e piangere in mezzo a una scenata di quelle “all’italiana”. No, lei voleva capire, parlare, agire con lucidità. Non poteva però chiedere subito spiegazioni, svelando di aver letto il messaggio sul cellulare di lui. Ma come affrontare tutto ciò con la figlia, col mutuo, con i genitori? E soprattutto, se lei amava ancora Alessandro? Mal di testa vero, stavolta. Poi pensò: sapeva dove lavorava l’altra, conosceva il suo orario, aveva visto una sua foto. Perché non andare a vedere in faccia chi era? Magari anche parlarle. I giorni seguenti furono un incubo. Mila dormiva poco e male, mangiava meno, inventava scuse a marito e figlia. Finalmente trovò la forza di andare al “Paradiso del Caffè”. Scelse l’orario giusto, anche per poter scambiare due parole con la cameriera/Caterina. — Prendo un latte macchiato e un dolce, cosa consiglia? — chiese Mila. — Il nostro millefoglie è ottimo — rispose Caterina. — Bene, allora millefoglie. Quando “l’amante” portò l’ordine, Mila a malapena lo toccò. La caffetteria era quasi vuota; aveva scelto apposta quell’ora. Caterina tornò dopo poco al tavolo: — Non tocca il dolce… non le piace? Vuole scegliere qualcos’altro? — No, non è il dolce. Non ho appetito. Sto pensando a tante cose… — Mi scusi, non volevo disturbare. — No, non disturba affatto, Caterina. Sto solo riflettendo su una scelta difficile: mangiarmi un altro boccone o andare a chiedere il divorzio. Lei, al mio posto, cosa sceglierebbe? Caterina restò un attimo senza parole. — Non mi è mai capitato… — Ma se capitasse? Se sapesse che suo marito la tradisce? Caterina non rispose. Mila cambiò argomento e le chiese della sua vita. Studia all’Università di Roma, indirizzo artistico; lavora per mantenersi. Alla fine della conversazione, Mila capì che comunque, qualsiasi cosa fosse successa, andare lì non avrebbe cambiato nulla. Non avrebbe versato il caffè addosso a nessuno né urlato. Non era tipo. Pagò e uscì in silenzio. In caffetteria, Mila prese una decisione. Avrebbe festeggiato i dieci anni di matrimonio come previsto — almeno per la figlia. Dopo di che avrebbe chiarito tutto con Alessandro. Arrivò il grande giorno, tutti al loro ristorante preferito a Trastevere. Cena, giochi per Eva, tanto amore di facciata. Ma quando arrivò la torta in sala, a portarla non fu un semplicissimo cameriere: era proprio Caterina. Alessandro sorrise affettuoso, poi si rivolse alla moglie: — Auguri, tesoro! Questa torta è tutta per te. Arrivò anche un animatore per la bambina, che si allontanò con entusiasmo. — Vedo che conosci già Caterina — disse Alessandro. Lei annuì. Poi, con tono solenne, aggiunse: — Il nostro amore supera qualunque prova. Grazie perché ci sei. Cercò di baciarla, ma Mila lo respinse. — Mi vuoi spiegare che significa tutto ciò? — Mila, era tutto uno scherzo! Sì, forse di cattivo gusto, ma uno scherzo! — rispose Alessandro. — Scherzo? — chiese incredula Mila. — Sì, mi sono rivolto a un’agenzia che organizza eventi bizzarri. Hanno scritto lo “scenario” apposta e trovato anche gli attori. “Il mio tradimento” era tutto orchestrato. Sei stata incredibile, coraggiosa, saggia… Non tutti avrebbero mantenuto la calma. Che donna straordinaria ho sposato! Caterina intervenne allora con un sorriso timido: — Sono solo all’inizio, studio recitazione e lavoro qui per mantenermi. In agenzia, poi, ho visto di tutto: mogli che mi hanno buttato addosso il cappuccino, altre che mi hanno insultata. Lei no, ha reagito con una calma impeccabile… e anche lasciato la mancia. Mila fissava il marito e l’attrice con un misto di rabbia e incredulità. — Ale, trovi divertente uno scherzo simile? Davvero pensi sia accettabile? È questa la tua idea di festa? Poi, nella confusione, Caterina si dileguò; Mila alzò la voce, cosa per lei inusuale: — Hai anche pensato a cosa ho provato in questi giorni? Proprio tu, prima del nostro anniversario… E tutto perché alla nostra relazione manca “un po’ di pepe”? Allora tieniti il tuo pepe! Sollevò il piatto con la torta e lo schiacciò in faccia al marito: — Ecco qui: un po’ di pepe… e panna! Così magari ti va di traverso! Alessandro imbarazzato si puliva la faccia, mentre Mila si alzò, salutò Eva, la prese per mano e uscì dal locale. — Meglio davvero se mi avessi tradito! — gridò, prima di dissolversi nella notte romana. Eva, perplessa, chiese alla madre perché ridesse. — Niente, tesoro. Mi è appena venuta in mente una barzelletta. — La racconti? — Certo. Ma prima dobbiamo parlare seriamente: per un po’, vivremo solo noi due, io e te. — Solo noi due? Per sempre? — Non lo so ancora, vedremo. Sei con me? — Eva annuì con coraggio. E camminarono mano nella mano per le strade della città, pronte a scrivere un nuovo capitolo.

Lamante di mio marito

Mirella era seduta in macchina, fissando lo schermo del navigatore come se le potesse consigliare anche quali decisioni prendere nella vita. Sì, era il posto giusto. Lindirizzo non lasciava dubbi: ormai era arrivato il momento di affrontare la situazione. Mirella inspirò profondamente, raccolse le briciole di coraggio che aveva trovato sotto il sedile e infilò fuori dal posto di guida. Camminò per una cinquantina di metri e si fermò davanti allingresso di una piccola caffetteria. Paradiso del Caffè, recitava linsegna, così invitante che le venne da pensare: Paradiso appunto, ma per chi?. Doveva entrare lì dentro e incontrare LEI lamante del marito, la mina sotto la casa (anzi, il Bidone della differenziata dei sentimenti familiari).

Cosa sapeva Mirella di questa tipa? Francamente, poco e niente. Il marito la chiamava Gattina una tenerezza che, dai, lasciamo perdere. Di certo lei faceva la cameriera in quella caffetteria. Mirella scelse un tavolino vicino alla finestra, così poteva vederla arrivare da lontano e magari avere tempo di improvvisare una fuga stile Mission Impossible. Ed ecco la cameriera. Era proprio lei! Mirella aveva sbirciato una sua foto tempo addietro. Adesso quella Gattina si dirigeva proprio al suo tavolo. Quei pochi secondi sembravano secoli. Nella testa di Mirella si affollavano così tanti pensieri che avrebbe potuto scrivere il Decamerone, versione aggiornata.

Buongiorno! salutò la cameriera, mentre Mirella occhieggiava già di straforo il suo cartellino.
Caterina. Quindi si chiamava così, e dire che il marito chiamandola Gattina dimostrava tutta la sua creatività pari a zero. Caterina, ignara del tornado di emozioni nella cliente, proseguì:
Posso portarvi il menù? Quando siete pronta per ordinare, basta chiamarmi.
Mirella le sparò il suo sorriso più smagliante, studiandola con la concentrazione di un archeologo davanti a un mosaico romano. Come aveva fatto a finire in quella situazione, faccia a faccia con lamante di suo marito? Storia lunga, meglio andare per ordine.

Mirella e Alessandro sono sposati da dieci anni felici, anzi, così credeva lei. Hanno una figlia di otto anni, Eva: la principessina del papà, viziatissima, ovviamente. Quando Mirella rimproverava Alessandro, Ma serve davvero la ventesima Barbie?, lui spalancava le braccia come se dicesse Che ci posso fare?. Eva, neanche a dirlo, strapazza damore il papà, a volte tanto che a Mirella viene da pensare che a lei resta solo la medaglia di bronzo. Ma non era gelosa, anzi: da brava psicologa, Mirella sapeva quanto la presenza paterna fosse importante nella crescita di una ragazza.

Con Alessandro affrontavano sempre ogni problema col dialogo: niente litigi a piatti rotanti, al massimo un po di silenzio stampa con dignità. Era una famiglia media italiana: mutuo per lappartamento, una Fiat rossa, una casetta in montagna a unora da Firenze. E poi, boom! Un giorno arriva la bomba: lamante.

Mirella lo scoprì per caso. Qualche giorno prima, Alessandro era sotto la doccia quando squillò il telefono. Sarà papà, rispondi tu che non posso!. Mirella non aveva mai risposto per lui, ma se lo chiede lui Si avvicina e si accorge che la chiamata arriva su WhatsApp, e il contatto è Gattina con tanto di foto abbracciata a suo marito. Capogiro. Mentre era lì incerta sul da farsi rispondere? buttare il telefono nel water? la chiamata si interruppe. Avrebbe voluto lasciar perdere tutto, ma subito arrivò un messaggio: Ale, la prossima settimana faccio 2/2 dal lunedì. Passa a fine turno al Paradiso del Caffè che ti faccio assaggiare il mio espresso speciale. Ti amo, mi manchi…. Con emoticon a profusione.

Mirella ritirò la mano come se il telefono fosse unanguilla appena pescata. Era ovvio cosa stesse succedendo, e che la Gattina non era certo la cugina di terzo grado. Per quanto facesse male la verità, era meglio vederci chiaro. Quando Alessandro uscì dal bagno e chiese di suo padre, Mirella rispose con nonchalance e come una brava attrice improvvisata disse di scappare in farmacia per il mal di testa.

In farmacia non ci andò nemmeno per sogno: trovò rifugio su una panchina del parco e si mise a rimuginare. Ripensò a tutto: dove aveva sbagliato, dov’era iniziata la crepa? Ma niente, nessun indizio. Mirella non era il tipo da far finta di niente o mettere la polvere sotto al tappeto. Però neanche da teatrini isterici. No, preferiva le discussioni serie e le decisioni ponderate. Pensò anche di affrontare Alessandro, ma come avrebbe spiegato di aver letto i suoi messaggi? No, ci voleva una mossa astuta.

Poi si ricordò che tra una settimana sarebbe stato il loro anniversario dieci anni e avevano organizzato una cenetta tutta famiglia e poi il weekend con i nonni. E ora? Che si fa? Mirella vorrebbe buttare fuori di casa il marito con tutte le sue mutande e lasciargli pure la caffettiera. Ma poi pensò a Eva: lei che avrebbe fatto senza il papà? E il mutuo? E i genitori? E soprattutto lei amava ancora Alessandro. In breve, cominciò davvero a venirle il mal di testa.

Mirella sapeva il nome della caffetteria, e aveva visto la Gattina in foto. Perché non andare di persona a studiarla, magari anche parlarle? Nei giorni seguenti visse come in una brutta commedia: notti insonni, niente fame, sempre distratta. A casa, mascherava tutto: Solo un caso difficile in studio, non preoccupatevi. Eva la abbracciava, Alessandro la guardava sospettoso.

Alla fine, Mirella decise che era ora di toglierci il pensiero: sarebbe andata in quel caffè, a vedere con i propri occhi la Gattina. Al massimo le offriva un croissant.

***
Prendo un latte macchiato e un dolcetto. Cosa mi consiglia?
Il nostro millefoglie non è male, rispose Caterina.
Va bene, millefoglie.

Quando la Gattina portò lordine, Mirella neanche assaggiò. Il caffè era così-così; il millefoglie, come tutti i millefoglie dItalia: senza lode né infamia. Nel locale cerano solo due pensionati che discutevano di calcio. Era il momento perfetto per scambiare due parole con la cameriera, e infatti dopo dieci minuti eccola lì, pronta.

Non ha quasi toccato il dolce Non le piace? Vuole che le porti qualcosaltro?
No, è che non ho appetito. Sto pensando a molte cose.
Mi scusi, non volevo disturbare.
Ma no, Caterina, non disturba affatto. Sto solo ragionando: finisco il dolce o vado direttamente a chiedere il divorzio? Lei che farebbe?

Caterina la guardò come se si fosse materializzata la follia. Un bivio del genere non mi è mai toccato

E se la toccasse? Se, mettiamo, scoprisse che suo marito la tradisce? incalzò Mirella.

Caterina ammutolì, e allora Mirella fece spallucce era ora di cambiare argomento.

Da molto lavora qui?
Circa un anno
Studentessa?
Sì, rispose Caterina, iniziando ad arrossire.
E che studi?
Arti e spettacolo, accenno.
Interessante. Quindi ha una bella immaginazione.
Non capisco dove vuole arrivare
Dico, sarebbe capace di calarsi nei panni di una moglie tradita o dellamante?

Ora Caterina sembrò proprio volersene andare. Mirella si chiese: Ma che ci sto a fare qui? Cosa spero di ottenere, rovesciarle il latte addosso? Mi sentirei meglio davvero?. Chiese il conto con un sorriso stremato.

Quando Caterina tornò, Mirella era già svanita, lasciando i soldi (e una mancia più che generosa) sul tavolo.

Caterina, guardando fuori dalla vetrina, sospirò. Forse Gattina, in fondo, aveva pure il cuore.

***

In quel caffè, Mirella prese la decisione: avrebbe festeggiato lanniversario come previsto, almeno per sua figlia. Eva ci teneva troppo, aveva persino preparato un cartellone colorato per loccasione. Dopo, avrebbe affrontato Alessandro.

Arrivò il grande giorno. Cena in trattoria quella storica, vicino a Santa Croce tutti insieme. Dieci anni di matrimonio: che nozze sono, di latta, di stagnola? Mirella pensava: Più che altro di vetro pronte a infrangersi!. Verso la fine, Alessandro fece locchiolino a Eva: Ehi, che festa sarebbe senza torta?.
Voglio il pezzo più grande!
Alessandro lanciò un segnale da cospiratore e dalla cucina arrivò sorpresa delle sorprese: Caterina in persona, la Gattina, con la torta in mano. Mirella restò di sasso. Non era possibile.

Caterina pose la torta sul tavolo e rimase lì, mentre Alessandro le sorrise complice.
Auguri, amore! Questa torta è per te.

Arrivò un animatore a prendere Eva per un gioco, liberando la scena per il colpo di teatro.

Mirella era afona. Alessandro la aiutò:

So che avete già avuto modo di fare conoscenza con Caterina.

La ragazza annuì educatamente.

Il nostro amore supera tutto, tesoro. Sei una donna speciale, e tentò dabbracciarla.

Ma posso sapere che significa tutto questo?
Mirella, era uno scherzo! Sì, idiota e fuori luogo, ma uno scherzo! ammise Alessandro.
Scherzo?!
Sì! Mi sono rivolto a unagenzia. Organizzano feste davvero particolari. Per noi avevano pensato a questa storia della tresca. Ma quanto sei stata brava a mantenere la calma! Sei la regina della serenità.
Cercò di abbracciarla di nuovo, Mirella si scostò.

Quindi non cè nessuna amante?
Ma no! esclamò Alessandro, radioso come un bambino che ha rovesciato lacqua, ma non la colpa.
E Caterina sarebbe unattrice?
Sto ancora a metà percorso, disse Caterina, ma sì, lavoro anche nelle agenzie di animazione e, alloccorrenza, servo ai tavoli. Mirella, lei è stata la più elegante di tutte! Alcune mi hanno tirato il caffè addosso, altre hanno gridato come alla Fiera dellEst. Lei invece una signora, pure la mancia!

Mirella era tra lo shock e il ridicolo: Alex, ma ti sembra il caso? Davvero pensi che uno scherzo del genere sia degno di di dieci anni insieme?!

Caterina colse lattimo e si defilò.

A me sembra che manchiamo un po di pepe, noi due volevo solo movimentare il rapporto! Scusa se ho esagerato, si giustificò Alessandro.

Mirella, indignata, non si contenne più: prese il vassoio con la torta e splat! Gli spalancò panna e crema sul viso.

Ecco il pepe che volevi, caro mio: panna montata e farcitura, tutto in uno!

Alessandro cercava goffamente di pulirsi la faccia: Ma sei matta?!
No, caro! Ho solo deciso di aggiungere un po di sapore anche io! e si avviò verso luscita.

Ma che ti salta in testa?! Non ti ho mica tradita, in fondo!

Mirella si fermò, si voltò, e con un sorriso beffardo ribatté:
Sarebbe stato meglio!

Poi andò da Eva, la prese per mano ed uscirono insieme dal ristorante. Fuori laria era frizzantina, e allimprovviso Mirella si mise a ridere.

Mamma, ma che ti prende? Cosè che ti fa tanto ridere?
Niente, tesoro mi è venuta in mente una barzelletta.
La racconti?
Certo, ma prima dobbiamo parlare seriamente. Vedi, per un po dovremo vivere io e te da sole
Da sole? Per sempre? Eva aprì gli occhioni impaurita.
Non lo so, piccola. Vedremo. Tu ci stai?
Eva fece un cenno deciso.

E si incamminarono insieme sotto il cielo serale di Firenze.

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L’amante di mio marito Mila era seduta in macchina, fissando lo schermo del navigatore. L’indirizzo era giusto, non c’erano dubbi. Ora doveva solo trovare il coraggio di portare a termine ciò che aveva pianificato. Fece un respiro profondo, raccolse le forze e uscì dall’auto. Percorse una cinquantina di metri e si fermò davanti alla porta di una piccola caffetteria. Sull’insegna c’era scritto: “Paradiso del Caffè”. “Che nome… proprio paradisiaco”, pensò Mila tra sé e sé. Doveva entrare, ma d’un tratto sentì la forza di volontà abbandonarla. Forse avrebbe dovuto lasciar perdere tutto, tornare in macchina e sparire il più lontano possibile? No, non sarebbe mai scappata. Non per questo era venuta. Aprì la porta ed entrò. Tra poco avrebbe visto LEI: l’amante di suo marito, la donna che le aveva distrutto la famiglia. Cosa sapeva di quella ragazza? Poco e niente, in realtà. Quella rovinafamiglie veniva chiamata “Gattina”, ma era sicuramente un nomignolo affettuoso che le aveva dato suo marito, e lavorava lì come cameriera. Mila si sedette vicino a una finestra e attese di essere servita. Ecco la cameriera: era proprio lei! Mila la riconobbe all’istante dalla foto che aveva intravisto. La vide avvicinarsi al suo tavolo — quei pochi istanti le sembrarono un’eternità. Pensieri a raffica attraversarono la testa di Mila, tanti da poterci scrivere un romanzo. — Buongiorno! — la salutò la cameriera, mentre Mila sbirciava il nome sulla targhetta. “Caterina”. Così si chiamava. E suo marito era pure a corto di fantasia a chiamare una Caterina “Gattina”. Intanto Caterina, inconsapevole della tempesta che aveva in testa la cliente, proseguì: — Posso portarvi il menù? Quando siete pronta, chiamatemi pure. Mila le rispose con il suo sorriso migliore, fissandola con sguardo d’aquila, come se la stesse osservando al microscopio. Com’era successo che si trovasse faccia a faccia con l’amante di suo marito? È una lunga storia. Ma procediamo con ordine. Da dieci anni, Mila era sposata con Alessandro. O meglio, era felice… o almeno così pensava. Hanno una figlia di otto anni, Eva: adorata dal padre, la sua “principessa”, che lui viziava all’inverosimile. Mila spesso lo rimproverava: “Ma che te ne fai di questa ventesima bambola?”, e lui allargava le braccia. Anche Eva era la classica “figlia di papà”, forse anche più legata a lui che a Mila, ma lei non si offendeva: da psicologa sapeva quanto l’amore paterno fosse fondamentale per una bambina. Mila aveva sempre cercato il dialogo con il marito, così avevano evitato grandi conflitti. Una famiglia normale e italiana, in un trilocale comprato con mutuo, una macchina e una piccola casa di villeggiatura fuori Roma. Poi, come un fulmine a ciel sereno: l’amante. Mila lo scoprì per caso, qualche giorno prima. Alessandro era in doccia; quando il suo telefono squillò, lui chiese alla moglie di rispondere: “Sarà papà, aveva detto che chiamava! Rispondi tu!”. Lei si avvicinò, ma si accorse che era una chiamata su WhatsApp, il contatto era “Gattina” e la foto mostrava una giovane donna abbracciata a suo marito. La testa di Mila cominciò a girare. Cosa fare? Rispondere? Parlare con quella ragazza? Prima che si decidesse, la chiamata cadde. Poi arrivò un messaggio. “Ale, la settimana prossima faccio 2-2 da lunedì. Vieni a trovarmi al ‘Paradiso del Caffè’ a fine turno, voglio offrirti il caffè speciale. Ti amo, mi manchi…” con tanto di faccine e cuoricini. Mila lasciò il telefono quasi fosse una vipera, ma ormai era tutto chiaro. Alessandro uscì dal bagno, le chiese se aveva parlato con il padre. “Non ho fatto in tempo” mentì Mila, dicendo poi che aveva mal di testa e doveva andare in farmacia. In realtà, rimase a sedere su una panchina nel giardinetto sotto casa, immersa nei pensieri. Rivide tutta la sua vita con Alessandro ma non trovò mai una crepa. Era il caso però di guardare la realtà: non avrebbe fatto finta di nulla né sarebbe scoppiata a gridare e piangere in mezzo a una scenata di quelle “all’italiana”. No, lei voleva capire, parlare, agire con lucidità. Non poteva però chiedere subito spiegazioni, svelando di aver letto il messaggio sul cellulare di lui. Ma come affrontare tutto ciò con la figlia, col mutuo, con i genitori? E soprattutto, se lei amava ancora Alessandro? Mal di testa vero, stavolta. Poi pensò: sapeva dove lavorava l’altra, conosceva il suo orario, aveva visto una sua foto. Perché non andare a vedere in faccia chi era? Magari anche parlarle. I giorni seguenti furono un incubo. Mila dormiva poco e male, mangiava meno, inventava scuse a marito e figlia. Finalmente trovò la forza di andare al “Paradiso del Caffè”. Scelse l’orario giusto, anche per poter scambiare due parole con la cameriera/Caterina. — Prendo un latte macchiato e un dolce, cosa consiglia? — chiese Mila. — Il nostro millefoglie è ottimo — rispose Caterina. — Bene, allora millefoglie. Quando “l’amante” portò l’ordine, Mila a malapena lo toccò. La caffetteria era quasi vuota; aveva scelto apposta quell’ora. Caterina tornò dopo poco al tavolo: — Non tocca il dolce… non le piace? Vuole scegliere qualcos’altro? — No, non è il dolce. Non ho appetito. Sto pensando a tante cose… — Mi scusi, non volevo disturbare. — No, non disturba affatto, Caterina. Sto solo riflettendo su una scelta difficile: mangiarmi un altro boccone o andare a chiedere il divorzio. Lei, al mio posto, cosa sceglierebbe? Caterina restò un attimo senza parole. — Non mi è mai capitato… — Ma se capitasse? Se sapesse che suo marito la tradisce? Caterina non rispose. Mila cambiò argomento e le chiese della sua vita. Studia all’Università di Roma, indirizzo artistico; lavora per mantenersi. Alla fine della conversazione, Mila capì che comunque, qualsiasi cosa fosse successa, andare lì non avrebbe cambiato nulla. Non avrebbe versato il caffè addosso a nessuno né urlato. Non era tipo. Pagò e uscì in silenzio. In caffetteria, Mila prese una decisione. Avrebbe festeggiato i dieci anni di matrimonio come previsto — almeno per la figlia. Dopo di che avrebbe chiarito tutto con Alessandro. Arrivò il grande giorno, tutti al loro ristorante preferito a Trastevere. Cena, giochi per Eva, tanto amore di facciata. Ma quando arrivò la torta in sala, a portarla non fu un semplicissimo cameriere: era proprio Caterina. Alessandro sorrise affettuoso, poi si rivolse alla moglie: — Auguri, tesoro! Questa torta è tutta per te. Arrivò anche un animatore per la bambina, che si allontanò con entusiasmo. — Vedo che conosci già Caterina — disse Alessandro. Lei annuì. Poi, con tono solenne, aggiunse: — Il nostro amore supera qualunque prova. Grazie perché ci sei. Cercò di baciarla, ma Mila lo respinse. — Mi vuoi spiegare che significa tutto ciò? — Mila, era tutto uno scherzo! Sì, forse di cattivo gusto, ma uno scherzo! — rispose Alessandro. — Scherzo? — chiese incredula Mila. — Sì, mi sono rivolto a un’agenzia che organizza eventi bizzarri. Hanno scritto lo “scenario” apposta e trovato anche gli attori. “Il mio tradimento” era tutto orchestrato. Sei stata incredibile, coraggiosa, saggia… Non tutti avrebbero mantenuto la calma. Che donna straordinaria ho sposato! Caterina intervenne allora con un sorriso timido: — Sono solo all’inizio, studio recitazione e lavoro qui per mantenermi. In agenzia, poi, ho visto di tutto: mogli che mi hanno buttato addosso il cappuccino, altre che mi hanno insultata. Lei no, ha reagito con una calma impeccabile… e anche lasciato la mancia. Mila fissava il marito e l’attrice con un misto di rabbia e incredulità. — Ale, trovi divertente uno scherzo simile? Davvero pensi sia accettabile? È questa la tua idea di festa? Poi, nella confusione, Caterina si dileguò; Mila alzò la voce, cosa per lei inusuale: — Hai anche pensato a cosa ho provato in questi giorni? Proprio tu, prima del nostro anniversario… E tutto perché alla nostra relazione manca “un po’ di pepe”? Allora tieniti il tuo pepe! Sollevò il piatto con la torta e lo schiacciò in faccia al marito: — Ecco qui: un po’ di pepe… e panna! Così magari ti va di traverso! Alessandro imbarazzato si puliva la faccia, mentre Mila si alzò, salutò Eva, la prese per mano e uscì dal locale. — Meglio davvero se mi avessi tradito! — gridò, prima di dissolversi nella notte romana. Eva, perplessa, chiese alla madre perché ridesse. — Niente, tesoro. Mi è appena venuta in mente una barzelletta. — La racconti? — Certo. Ma prima dobbiamo parlare seriamente: per un po’, vivremo solo noi due, io e te. — Solo noi due? Per sempre? — Non lo so ancora, vedremo. Sei con me? — Eva annuì con coraggio. E camminarono mano nella mano per le strade della città, pronte a scrivere un nuovo capitolo.