Lamore non si ostenta
Annunziata uscì dalla cascina con un secchio pieno di pastone per i maiali, e passò imbronciata accanto a suo marito, Gennaro, che da tre giorni si affannava intorno al pozzo. Gli era venuto il pallino di intagliarlo con motivi decorativi, per renderlo bello, come se non ci fosse altro da fare! Lei si dava da fare con la casa e gli animali, mentre lui stava lì, scalpello in mano, coperto di trucioli, e la guardava sorridendo. Che tipo di marito le aveva mandato il Signore? Né una parola dolce, né un pugno sul tavolo per farsi valere, solo silenzio e lavoro; di tanto in tanto si avvicinava, la guardava negli occhi e le accarezzava la lunga treccia castana: tutta lì la sua tenerezza. Ma come desiderava sentirsi chiamare “stellina”, colombina”…
Si perse nei suoi pensieri di donna e per poco non inciampò su Carletto, il vecchio cane di casa. Gennaro si slanciò subito, afferrò la moglie e lanciò al cane un severo sguardo:
Ma cosa fai tra i piedi, Carletto? Rischi di far male alla padrona.
Carletto abbassò le orecchie, mortificato, e si ritirò nella cuccia. Annunziata si stupiva ogni volta di come gli animali capissero suo marito. Glielo aveva chiesto, tempo fa, e lui aveva risposto semplicemente:
Voglio bene agli animali, e loro me ne vogliono a loro volta.
Anche Annunziata sognava lamore: desiderava essere portata in braccio, sentirsi sussurrare parole calde allorecchio, svegliarsi con i fiori freschi sul cuscino ogni mattina Ma Gennaro era avaro di tenerezza, e Annunziata iniziava a dubitare che il marito la amasse davvero.
Dio ti assista, vicina! sbirciò oltre la siepe Basilio, il vicino. Gennaro, ancora con questi ricamini? Ma a chi servono i tuoi disegnini?
Voglio che i miei figli crescano amando la bellezza, rispose Gennaro.
Prima li dovresti fare, i figli! rise Basilio, strizzando locchio ad Annunziata.
Gennaro la guardò con tristezza, Annunziata invece si ritirò in casa, arrossendo. Non aveva fretta di mettere su famiglia: era giovane, ancora bella, voleva godersi un po la vita, e poi il marito così apatico! Basilio invece era un belluomo, alto, spalle larghe, mentre Gennaro, pur buono, non era così affascinante. Quando Basilio capitava nel cortile, la chiamava con quei suoi vezzeggiativi: “Rosellina, sole mio…”, roba che il cuore le saltava in gola. Ma Annunziata, fedele agli insegnamenti dei genitori, fuggiva via subito: aveva giurato fedeltà al marito, come mamma e papà che da decenni stavano uniti.
Eppure, quanto le piaceva sbirciare dalla finestra in cerca dello sguardo del vicino…
La mattina seguente, mentre portava la mucca Pasqualina al pascolo, si trovò davanti al cancello proprio Basilio:
Annunziatina, colomba mia, perché mi eviti così? Hai paura? La tua bellezza mi stordisce, ogni volta che ti guardo perdo la testa.
Vieni da me allalba. Quando tuo marito va a pescare, tu vieni e vedrai quanta tenerezza saprò darti, sarai la donna più felice del paese.
Annunziata arrossì, il viso infuocato e il cuore in tumulto, ma non rispose nulla, passando oltre in fretta.
Ti aspetterò, le sussurrò Basilio.
Tutto il giorno Annunziata pensò a lui. Davvero desiderava amore e tenerezza, e Basilio era proprio un uomo affascinante; ma prendere una decisione era difficile Mancava ancora un po allalba: forse…
Quella sera, Gennaro aveva acceso la stufa della piccola sauna di famiglia. Invitò persino Basilio a fare il bagno di vapore, così il vicino non avrebbe dovuto sprecare legna. Così i due uomini si scambiarono rami di betulla sulla schiena, godendosi il tepore e la compagnia. Dopo la sauna uscirono nella stanza dingresso per riposare. Annunziata portò loro un fiasco di grappa e qualche stuzzichino, ma si ricordò dei cetriolini in salamoia che aveva in cantina. Scesa a prenderli, nel tornare sentì, dalla porta socchiusa, che i due parlavano fitto, così si fermò ad ascoltare.
Ma che sei uno stoccafisso, Gennaro? diceva Basilio a bassa voce. Vieni con me, non te ne pentirai! Ci sono certe vedove che ti vizieranno come un re, belle da togliere il fiato! Non come la tua Annunziatina, una topolina grigia.
No, amico mio, udì Annunziata la voce bassa ma decisa di Gennaro, non mi interessano belle donne. Non ci penso nemmeno. Mia moglie non è una topolina anonima, per me è la più bella fra tutte. Non cè fiore, non cè frutto al mondo che la uguagli. Quando la guardo non vedo nemmeno il sole, solo i suoi occhi, il suo corpo sottile. Lamore che provo mi travolge come un fiume in primavera. Il problema è che non so dirle parole dolci, non riesco mai a farle capire quanto la amo Lei ci soffre, lo sento. Lo so che ho torto, ho il terrore di perderla, non potrei vivere nemmeno un giorno senza di lei, non potrei nemmeno respirare.
Annunziata ascoltava, il cuore che le martellava nel petto, una lacrima che le scendeva sulla guancia. Poi, si asciugò il volto, tirò su la testa e si fece avanti nella stanza annunciando ad alta voce:
Vai pure, Basilio vai a consolare le tue vedove, che qui abbiamo faccende più importanti. Nessuno per ora può guardare la bellezza intagliata da Gennaro. Perdonami, marito mio amato, per questi pensieri sciocchi, per la mia cecità: ho avuto la felicità in mano e non lho riconosciuta. Andiamo, che troppo tempo abbiamo già sprecato
Allalba, Gennaro non andò a pescare.
La vera felicità, capì Annunziata, non sono le parole sognate né i gesti plateali, ma quellamore silenzioso che ti accompagna ogni giorno e che, se impari a guardare davvero, è il dono più prezioso che la vita possa offrire.






