L’amore dei genitori: risate, magia di Natale, regali speciali e un’avventura al cardiopalma, tra la casa di famiglia, una sorpresa a quattro ruote e la forza indomita di una mamma italiana

Lamore dei genitori

I bambini sono i fiori della vita amava ripetere la mamma. E papà, ridendo, aggiungeva sempre:
Sulla tomba dei loro genitori! alludendo alle monellerie, ai capricci e al baccano perenne dei figli.

Oggi sono particolarmente stanca ma felice, mentre sistemo i miei bambini sul sedile posteriore del taxi. Mia figlia Bianca, quattro anni, e il piccolo Matteo, che non ha ancora compiuto due, hanno passato giorni meravigliosi con i nonni a Bologna: biscotti fatti in casa, coccole, favole e tutte quelle piccole libertà che a casa mai concederei così generosamente.

Anchio mi sono goduta davvero questa visita. La casa dei miei genitori, le mie sorelle, i nipoti: lì mi sento semplicemente accolta, senza bisogno di spiegazioni. Il pranzo di mamma, al quale non ci si può mai sottrarre. Lalbero di Natale che brilla di luci e decori antichi e buffi, teneri nella loro stranezza. Lungo i brindisi di papà, sempre un po prolissi, ma detti con il cuore. I regali di mamma: pensati, utili, sempre pieni daffetto.

Per un attimo mi sono sentita di nuovo bambina. Avrei solo voluto trovare il coraggio di dire:
«Mamma, papà, grazie di esistere!».

Questanno io e Marco abbiamo deciso di fare ai miei genitori un regalo speciale. Non per dovere, ma per gratitudine. Per la felicità dellinfanzia. Per tutto lamore e la premura con cui sono cresciuta assieme alle mie sorelle. Per la fiducia con cui hanno accolto Marco nella nostra famiglia, affidandogli ciò che avevano di più caro: la loro figlia. Per il loro sostegno, per la fiducia, per la dedizione ad ogni nostro passo importante.

Ho sempre sognato di regalare a mio padre una macchina mi ha confessato una sera Marco, quasi a bassa voce. Purtroppo mio papà non ha fatto in tempo a vederla.
Poi, dopo un momento di silenzio, ha detto deciso:
Ma tuo padre a lui la regaliamo di sicuro noi!

Lho guardato soltanto, con quellamore pieno di riconoscenza e rispetto, che abbraccia anche il domani.

Così come avevamo stabilito, sono andata dai miei genitori con i bambini. In mano tenevo contenitori trasparenti con insalate, arrosto e dolci preparati con pazienza in casa, come piace a me.

Matteo, tutto orgoglioso, ha portato alla nonna un mazzo di rose così grande che rischiava di portare via lui stesso. Io ho abbracciato il papà, gli ho dato un bacio e ho annusato quel profumo di casa che rievoca mille ricordi.

Ma Marco, dovè? si sono preoccupati subito i miei.
In quel preciso istante mi è squillato il telefono.
È Marco ho sorriso. Arriva con un po di ritardo, dice di cominciare senza di lui.

I bambini sono corsi subito in salotto. Sotto lalbero alto e pieno di ornamenti, cerano scatole e scatolette con nomi scritti sopra per chi era quel regalo che Babbo Natale aveva portato.

Bianca, ovviamente, ha ricevuto più di tutti. In una scatola la carrozza incantata di Cenerentola. In unaltra due cavalli bianchi come la neve con criniera dorata. Persino le scarpette di cristallo, degne di una principessa. E poi un vestitino leggerissimo con la gonna vaporosa, guanti lunghi pieni di brillantini. Gioiellini, uno specchietto magico, trucchi per bambine, materiale creativo, libri
A Matteo hanno regalato una scatola enorme con un garage a più piani: automobiline sfreccianti, rampe a spirale, luci dappertutto. Poi: un gigantesco dinosauro con occhi luminosi, arco e frecce giocattolo, una piscina di palline colorate, un blaster spaziale che lampeggia di mille colori, e chiaramente una montagna di album e pennarelli magici.

Non si sono dimenticati nemmeno di me!
In una scatolina con il fiocco cerano degli orecchini doro con pietrine preziose rilucevano di riflessi delle lucine dellalbero.
Sul tavolo, invece, troneggiava la mia torta preferita: il Monte Bianco, ricco di nocciole, uvetta, canditi e scaglie di cioccolato. Proprio come quando ero piccola.

Sotto lalbero, a parte, cerano i pacchi per Marco. Assolutamente vietato aprirli senza di lui, parola di nonni!

Io e i bambini abbiamo consegnato i nostri regali: alla mamma un cofanetto di profumo francese vero, al papà un bracciale dargento dal disegno particolarissimo. Bianca, tutta seria, ha regalato il suo ritratto dei nonni: un disegno buffo, un po da ricercati, ma con così tanto amore che tutti ridevano commossi.

Il regalo più importante stava però per arrivare!

Circa mezzora dopo, terminati i primi brindisi, mentre tutti osservavano i regali e io infilavo gli orecchini nuovi che scintillavano ai miei lobi, Bianca mi ha guardata attenta e, allimprovviso, ha chiesto:
Mamma, hai messo questi orecchini per farmi dire che sei bella?
Certo, proprio per questo le ho risposto sinceramente.
Sei davvero bellissima! ha proclamato convinta la mia bambina. E anchio! E papà! Anche Matteo! risate generali in salotto.
Ma dovè il nostro genero preferito? Si sta facendo troppo attendere!
Ed eccolo. Si è accesa la spia del cancello, il portone si è aperto e nel cortile è entrata una macchina bianca, nuova fiammante, sfavillante sotto i riflessi delle luci.

Tutti siamo usciti a vedere, tra risate e gridolini, rabbrividendo per il freddo leggero della sera.
Al cancello era parcheggiata lei. Unauto nuova, lucida, coi palloncini legati agli specchietti e al cofano.

Marco è sceso dallauto, tranquillo, senza parole inutili. Si è avvicinato a papà e gli ha teso le chiavi.
È per lei con tutto il nostro affetto.
E lo ha abbracciato, forte e sincero, senza troppa scena. Mio padre si è fatto indietro, confuso ma sorridente.
Ragazzi ma cosa avete combinato io davvero
Ma intanto lo accompagnavano gentilmente al posto di guida. Ha passato la mano sul volante, ha fissato la plancia illuminata, moderna come unastronave. Labitacolo nuovo, il profumo della pelle pregiata, tante avventure in attesa di iniziare.

Papà si è asciugato gli occhi quei suoi occhi che raramente conosco umidi di lacrime.
Ma siete matti è tutto ciò che ha saputo dire. Poi ha abbracciato tutti: me, Marco, i nipotini, la mamma.

Queste feste sono state meravigliose.
Due giorni di gioia vera, per grandi e piccoli. Ma, come ogni cosa, anche questa vacanza doveva finire.

La mattina dopo Marco è ripartito per Milano per lavoro. Papà lha accompagnato guidando la nuova auto fiero, deciso, come se avesse perso allimprovviso dieci anni e mille pensieri. Li ho osservati allontanarsi sorridendo: il nostro regalo iniziava la sua avventura, proprio come volevamo.

Dopo pranzo ho chiamato un taxi per tornare a casa con i bambini. Le valigie sembravano più leggere, ma il cuore invece era colmo. Bianca ha abbracciato ancora una volta la nonna, Matteo ha salutato il nonno stringendo forte la sua macchinina nuova.

Siamo saliti in taxi. I bambini erano esausti e si sono addormentati subito, abbracciati sul sedile posteriore sereni, sazi, felici.
Durante il viaggio ho chiesto allautista di fermarsi un attimo davanti a una bottega lungo la strada.
Un minutino solo. Devo prendere pannolini e acqua ho detto al tassista.

Dopo cinque minuti sono uscita, sono risalita in macchina e mi si è gelato il cuore.

I miei figli non cerano!

Sul sedile anteriore, il tassista chiacchierava allegramente con una ragazza che non avevo mai visto.
Eh? Che succede ho mormorato, spiazzata.

La ragazza si è girata di scatto:
Ehi, ma chi sei tu? Che vuoi?
Il tassista ha alzato le spalle, rivolgendosi a me:
Scusi, la conosco? Cosa vuole?

Ma siete impazziti?! Dove sono i miei bambini?!
Ma guarda tu! ha strillato la ragazza picchiando il tassista con la borsa. Pure i figli hai? Davvero!
Ma tu fai salire chiunque in macchina?! urlavo io. Dove sono i miei figli, rispondi!
Per tre-cinque minuti in auto è stato il finimondo: urla, insulti, mani che gesticolavano, la sensazione di uningiustizia cosmica.

Quando allimprovviso si è aperta la porta e un signore si è avvicinato calmo, dicendo:
Signora questa non è la sua auto. Il suo taxi è qualche metro più avanti.

Il mondo si è fermato. Ho chiuso la portiera con rabbia, mi sono precipitata al taxi identico parcheggiato poco oltre.
Ho spalancato la porta.

Sul sedile dietro, profondamente addormentati, cerano i miei bambini. Due piccoli angeli, ignari di tutto.
Ho tirato un sospiro che suonava come il ritorno da un precipizio. Sono salita, ho richiuso la porta e ho sussurrato:
Andiamo

Poi sono esplosa a ridere. Una risata nervosa, liberatoria. Anche il tassista è scoppiato a ridere, sollevato e felice che la storia fosse finita così senza tragedie, ma con un ricordo indimenticabile.

Guardando i miei figli addormentati, ho sentito dentro una verità semplice: i genitori nella vita di tutti i giorni sono dolci, stanchi, spesso un po distratti. Ma basta anche solo il lampo di un pericolo vicino e in loro si risveglia il leone.
Senza dubbi, senza pensare, senza paura. Solo un istinto: proteggere!

Così è lamore vero.
Silenzioso e umile, quando va tutto bene; ma incrollabile, quando si tratta dei figli.

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