Amore genitoriale.
I bambini sono i fiori della vita, amava ripetere mia madre. E mio padre, ridendo di gusto, aggiungeva sempre:
Sulla tomba dei loro genitori, alludendo alle birichinate, ai capricci e al continuo chiasso che si respirava in casa.
Oggi Maria, mia moglie, tirò un respiro stanco ma felice mentre faceva salire i bambini sul taxi. Bianca ha quattro anni, Matteo appena uno. Sono stati benissimo dai nonni: biscotti, coccole, fiabe e un pizzico di gioia più del solito concessa solo lì.
Anche per Maria quei giorni erano stati una vera boccata daria. Genitori, sorelle, cugini: la casa d’infanzia la accoglieva sempre, senza pretese e senza domande. Cibi della mamma, quelli che non si rifiutano mai. Lalbero, scintillante di luci e di quelle vecchie decorazioni tenere e strampalate. I brindisi di papà, sempre un po lunghi ma sincero, e i regali di mamma: utili, pensati, pieni damore.
Per un attimo Maria si era sentita di nuovo bambina. Avrebbe voluto dire soltanto:
Mamma, papà, grazie desistere!
Questanno avevamo deciso di fare ai suoi genitori un regalo speciale. Non per obbligo, ma per riconoscenza. Per quellinfanzia felice che hanno saputo regalarle. Per lamore e le attenzioni, per la fiducia con cui hanno accolto me e affidato la loro figlia. Per la presenza, il supporto in ogni momento importante.
Da sempre sogno di regalare una macchina nuova a mio padre avevo confessato una sera a bassa voce ma il mio papà non cè più.
Feci una pausa, poi aggiunsi più sicuro:
Ma a tuo padre la regaliamo di sicuro!
Maria mi sorrise con quegli occhi pieni di rispetto, gratitudine e sogni.
Come daccordo, Maria arrivò dai suoi genitori con i bambini. Nelle mani, delle vaschette trasparenti con insalata russa fatta in casa, arrosto, dolci: tutto preparato con cura.
Matteo consegnò con solennità a nonna un mazzo di rose così grande che quasi non si reggeva in piedi da solo. Maria abbracciò papà, lo baciò e respirò quel profumo di casa così familiare.
Ma Giovanni? Dovè Giovanni? chiesero i suoceri, preoccupati.
Proprio in quel momento suonò il telefono di Maria.
È Giovanni, sorrise lei, sta tardando un po. Dice di iniziare pure.
I bambini erano già corsi in salotto. Sotto lalbero alto e addobbato cerano scatole e scatoline con etichette, per chi era ogni regalo portato da Babbo Natale.
Bianca fu la più fortunata. In una scatola cera una carrozza da favola, nellaltra due cavalli bianchi con criniere dorate, e persino delle scarpette di vetro per la piccola principessa. Poi un vestitino leggero con la gonna ampia, lunghi guanti con pietruzze brillanti. Gioielli, uno specchietto magico, trucchi per bimbi, album e libri…
Matteo si vide recapitare unenorme scatola con un parcheggio a piani: minuscole macchinine che salivano col lift e sfrecciavano giù per le rampe a spirale. E ancora: un enorme dinosauro dagli occhi luminosi, un arco con frecce, una piscina di palline colorate, una pistola spaziale multicolore. E naturalmente una montagna di album da colorare, matite e pennarelli magici.
Anche per Maria cera un pensiero! Una piccola scatola con un fiocco e dentro degli orecchini doro, pietre che riflettevano le luci dellalbero.
Sul tavolo campeggiava la sua torta preferita: Monte Bianco, con noci, uvetta, canditi e scaglie di cioccolato. Proprio come da bambina.
Sotto lalbero cerano anche delle scatole per me, che nessuno doveva assolutamente aprire senza il genero preferito presente.
Maria e i bimbi abbracciarono tutti e consegnarono i loro doni: a mamma una boccetta di vero profumo francese; a papà un bracciale dargento intrecciato, particolare. Bianca porse con importanza un ritratto di nonna e nonno che aveva disegnato lei: un po buffo, sembrava la foto segnaletica di Ricercati, ma realizzato con tanto affetto che fece ridere e commuovere tutti.
Ma il vero regalo doveva ancora arrivare!
Dopo una mezzora, tra i primi brindisi e la confusione dei doni, Maria indossò gli orecchini nuovi. Brillavano e sottolineavano la sua felicità.
Bianca la osservò attenta e poi disse:
Mamma, li hai messi apposta perché volevo dirti che sei bella?
Proprio così, rispose Maria, sincera.
Sei bellissima! sentenziò seria Bianca. Anche io! Anche papà! E anche Matteo! risero tutti di gusto.
Ma il nostro genero dove si è cacciato? Sarebbe ora che arrivasse!
Ed eccolo. Si accese la spia del citofono, si aprirono i cancelli e nel cortile fece ingresso, tra i clacson, una grande macchina bianca lucente.
Tutti uscirono in cortile: chiassosi, intirizziti dal freddo ma pieni di gioia.
Lì, ai cancelli, la macchina nuova, scintillante di cromature e con palloncini attaccati agli specchietti e sul cofano.
Salìi sicuro dal posto di guida e avvicinandomi a mio suocero gli tesi le chiavi.
Per voi… Con tutto il cuore.
E lo abbracciai da uomo a uomo: forte, sincero, senza retorica. Mio suocero fece un passo indietro, spaesato.
Cosa avete combinato, ragazzi… Non posso accettare le parole si intrecciavano, quasi avesse paura di credere fosse vero.
Ma già lo avevano accompagnato al volante, seduto davanti al cruscotto moderno che pareva unastronave. Linterno nuovo odorava di pelle pregiata e di avventure future.
Si asciugò gli occhi e quelli non sono occhi abituati alle lacrime.
Siete matti, proprio matti sussurrò.
Poi si alzò, abbracciando tutti: Maria, me, i nipoti e sua moglie.
Insomma, una vera festa.
Tutti felici. Questi due giorni insieme hanno lasciato gioia nei cuori di adulti e bambini.
Ma tutto finisce bisognava ripartire verso casa.
La mattina, io andai via prima per lavoro. Il suocero mi accompagnò con la macchina nuova sicuro, soddisfatto, come se dun tratto si fosse scrollato di dosso anni e pensieri. Maria lo guardava allontanarsi e sorrideva: il regalo aveva trovato vita propria, proprio come speravamo.
Dopo pranzo, Maria e i bimbi chiamarono un taxi. Le valigie sembravano più leggere di quellandata, ma i cuori erano pieni zeppi. Bianca abbracciò la nonna una volta di più; Matteo salutò il nonno agitando in mano la sua macchinina da viaggio.
Salirono in taxi. Durante il tragitto, i bambini si addormentarono presto, stretti luno allaltra, beati e sazi.
A un certo punto Maria chiese una sosta davanti a un negozietto di paese.
Mi fermo un attimo a prendere pannolini e dellacqua, spiegò allautista.
Dopo cinque minuti uscì, salì sullauto e il cuore le andò giù.
I bimbi non cerano!
Davanti, il tassista chiacchierava allegramente con una ragazza sconosciuta.
NON CI CREDO… disse Maria, lenta.
La ragazza si voltò di colpo.
Ma questa chi è?! Che ci fai qui?
Il tassista alzò le spalle.
Non la conosco e rivolgendosi a Maria Ma lei chi è? Cosa vuole?
Ma siete impazziti?! Dove sono i miei bambini?!
Ah, maledetto! strillò la ragazza iniziando a colpire luomo con la borsetta Hai pure altri figli?!
Ma chi fai salire in macchina?! urlava Maria. DOVE SONO I MIEI BAMBINI?!
Per diversi minuti regnò una vera e propria scena da commedia allitaliana: urla, accuse, confusione, un senso dingiustizia universale.
A un certo punto, si aprì la portiera. Un uomo si sporse serafico:
Signora questa non è la vostra macchina. Siete salita in quella avanti.
Il tempo si fermò. Maria chiuse la portiera con un broncio furioso, scese e si precipitò allauto identica parcheggiata poco più avanti.
Aprì la porta.
Sul sedile dietro dormivano sereni i suoi figli. Due angioletti, nemmeno si erano mossi.
Maria sospirò forte, come se fosse appena tornata da un baratro. Si sedette, chiuse la porta e disse solo:
Andiamo
Poi scoppiò a ridere. Una risata nervosa, liberatoria, vera. Anche lautista rise forte, sollevato che tutto si fosse risolto così senza drammi, ma con una storia da raccontare per sempre.
Guardando quei due bambini che dormivano, Maria capì dun tratto quanto sia semplice la verità: i genitori, nella routine, sembrano stanchi, distratti, sempre sorridenti. Ma basta che sfiori unombra di pericolo, e diventano leoni!
Nessun dubbio, nessun pensiero, nessuna paura. Solo un impulso: proteggere!
Così funziona lamore.
Silenzioso quando tutto va bene, indistruttibile quando cè di mezzo un figlio.
Ed io, rientrato la sera poco dopo aver saputo di questa disavventura, mi sono detto che, se cè una certezza nella vita, è questa: un genitore non si arrende mai.
E questo, a casa nostra, vale più di qualunque regalo.






