L’amore dei genitori: tra risate, regali in famiglia e un’avventura indimenticabile – il Natale ital…

Lamore dei genitori.

I figli sono i fiori della vita amava ripetere la mamma. E papà, ridendo, aggiungeva sempre:
Sulla tomba dei genitori alludendo alle marachelle, ai capricci e al baccano perenne dei bambini.

Chiara tirò un sospiro stanco ma felice, sistemando i bambini sul taxi. Martina aveva quattro anni, Gabriele solo un anno e mezzo. Avevano passato dei giorni meravigliosi a casa dei nonni: biscotti, abbracci, fiabe e tutte quelle piccole indulgenze concesse un po più che a casa.

Anche Chiara era davvero contenta di essere tornata. Genitori, sorelle, nipoti la casa natale la accoglieva senza domande, con semplicità. Il cibo della mamma, a cui era impossibile dire di no. Lalbero di Natale, che scintillava tra le lucine e le vecchie decorazioni, quelle strane ma commoventi. I brindisi di papà, forse un po lunghi, ma sempre pieni di cuore. I regali di mamma: premurosi, necessari, fatti con amore.

Per un attimo, Chiara si sentì di nuovo bambina. E le venne voglia semplicemente di dire:
«Mamma, papà, grazie di esistere!»

Questanno Chiara e Matteo avevano deciso di fare un regalo davvero speciale ai suoi genitori. Non per dovere, ma proprio per gratitudine. Per linfanzia felice. Per tutto lamore e le cure con cui erano cresciute lei e le sue sorelle. Per la fiducia con cui i genitori avevano accolto Matteo e affidato a lui il loro bene più prezioso. Per il sostegno in ogni passo importante, per la fede nella loro famiglia.

Ho sempre sognato di regalare unauto a mio padre aveva detto un giorno, timidamente, Matteo Ma mio papà non ha fatto in tempo a vederlo.

Era rimasto in silenzio un attimo, poi aveva aggiunto con decisione:
Ma almeno a tuo padre lo regaleremo davvero!

Chiara aveva solo sorriso, guardando il marito con quellamore che contiene già gratitudine, rispetto e speranza per il futuro.

Come deciso, Chiara arrivò dai genitori con i bambini. Tra le mani, vaschette trasparenti di insalate, carne, dolci tutto preparato con le sue mani, con affetto.

Gabriele porse solennemente alla nonna un mazzo di rose enorme, che quasi lo sbilanciava. Chiara abbracciò il padre, gli stampò un bacio e inspirò quel profumo di casa così familiare.

E Matteo? Non è venuto? chiesero i genitori, un po preoccupati.

In quel momento il telefono di Chiara squillò.
È Matteo disse lei sorridendo Arriva con un po di ritardo. Dice di cominciare senza di lui.

I bimbi si erano già precipitati in soggiorno. Sotto lalbero alto e pieno di decorazioni, scatole e pacchetti con i nomi per chi era quel regalo portato da Babbo Natale.

Ovviamente, Martina era la più festeggiata. In un pacco, la carrozza incantata di Cenerentola. In un altro, due bellissimi cavalli bianchi con le criniere dorate. Persino le scarpette di cristallo per la principessina. Poi, un abito leggero con la gonna a balze e dei guanti lunghi pieni di brillantini. Gioielli finti, uno specchietto magico, trucchi per bambine, materiale per creare, librini

A Gabriele fu consegnata una gigantesca scatola con un parcheggio su più livelli: le macchinine luccicanti salivano in ascensore e scendevano a tutta velocità sulle rampe a spirale. Altri regali: un grande dinosauro con occhi luminosi, arco con frecce, una piscina asciutta piena di palline colorate, un blaster spaziale multicolore, e una montagna di album, matite e pennarelli magici!

Neanche Chiara fu dimenticata!

In una piccola scatola con il fiocco cerano orecchini doro con pietrine che riflettevano le luci dellalbero.

E in mezzo alla tavola, su un grande vassoio, il suo dolce preferito: la torta Formicaio con noci, uvetta, canditi e scaglie di cioccolato, proprio come quandera bambina.

Sotto lalbero erano impilati anche i regali per Matteo, proibito aprirli senza il genero.

Chiara e i bambini abbracciarono tutti e consegnarono i loro regali: a mamma una scatolina con un vero profumo francese, a papà un bracciale dargento fatto a mano con un intreccio particolare. Martina aveva disegnato un ritratto dei nonni un po buffo, un po da ricercati, ma fatto così col cuore che tutti si misero a ridere e commuoversi.

Ma il regalo più importante doveva ancora arrivare!

Dopo mezzora, tra brindisi e scoperta dei doni, Chiara indossò gli orecchini. Luccicarono ai lobi, esaltando la sua felicità.

Martina la fissò, poi chiese:
Mamma, hai messo gli orecchini perché io ti dicesse che sei bella?
Sì, proprio per questo rispose sinceramente Chiara.
Sei bellissima! dichiarò Martina seria E anchio! E anche papà! Persino Gabriele! risero tutti di gusto.

Ma dove sarà il nostro caro genero? È ora che si faccia vedere!

Ed ecco che si sentì il suono del clacson, il cancello si aprì e nel cortile fece ingresso una macchina bianca, nuova di zecca, con i riflessi che abbagliavano.

Tutti uscirono in fretta, travolti da un misto di risate e freddo pungente.

Al cancello li attendeva lei: nuova fiammante, coi nastri colorati agli specchietti e al cofano.

Matteo scese dallauto, tranquillo, come se niente fosse. Si avvicinò al papà di Chiara e porse le chiavi.
Per te Con tutto il cuore.

Lo strinse in un abbraccio virile, solido, senza troppa retorica. Il suocero fece un passo indietro, sorridendo stupito.
Siete proprio incredibili, ragazzi Ma io non posso le parole uscivano impacciate, come se avesse paura a crederci.

Ormai lo avevano già accompagnato al posto del guidatore. Passò la mano sul volante, guardò la plancia che sembrava uscita da un film di fantascienza. Lodore di pelle nuova prometteva lunghi viaggi e avventure.

Si asciugò gli occhi, lui che piangeva raramente.
Ma dai riuscì solo a dire sottovoce. Poi abbracciò tutti: Chiara, Matteo, i nipoti, la moglie.

In breve, le feste furono un successo.

Tutti erano felici. Quei due giorni dai nonni avevano riempito di gioia sia i bambini che i grandi. Ma tutto ha una fine era ora di tornare ciascuno a casa propria.

Al mattino Matteo tornò al lavoro. Il suocero lo portò alla stazione con la macchina nuova: sicuro, orgoglioso, come se avesse ringiovanito di colpo. Chiara li osservò di lontano sorridendo: il regalo ormai aveva preso vita, proprio come avevano sperato.

Dopo pranzo Chiara chiamò un taxi con i bambini. Le valigie erano più leggere di quando erano arrivate, ma i cuori molto più pieni. Martina abbracciò forte la nonna, Gabriele salutò con la manina il nonno, tenendo stretta la sua macchinina da viaggio.

Chiara salì in taxi coi figli. Il viaggio era tranquillo, i bambini si addormentarono veloci, abbracciati sul sedile posteriore pieni, appagati, felici.

A un certo punto Chiara chiese di fermarsi a un piccolo negozio sulla strada.
Solo un minuto, devo prendere dei pannolini e dellacqua disse al conducente.

Dopo cinque minuti uscì, rientrò nellauto E il cuore le balzò in gola.

I bambini non cerano!

Il tassista chiacchierava spensierato con una ragazza mai vista, seduta davanti.
Non ho capito balbettò Chiara piano.

La ragazza si voltò di scatto:
Ma tu chi sei?! Cosa vuoi?!

Il tassista fece spallucce:
Non so chi sei! poi rivolto a Chiara: Lei chi sarebbe? Che vuole qui?

Ma siete matti?! Dove sono i miei figli?!

Ma guarda che faccia tosta! strillò la ragazza Hai pure i figli?! e cominciò a picchiarlo con la borsa.

Ma tieni chiunque in macchina?! urlava ormai Chiara Dove sono, i miei bambini?!

Per tre-cinque minuti ci fu il caos più totale: urla, insulti, gesti, luniverso un po sottosopra.

Poi si aprì la porta… Un uomo si affacciò calmo e disse:
Signora questa non è la sua macchina. La sua è là avanti.

Il mondo si fermò. Chiara chiuse la portiera con rabbia e corse alla stessa identica vettura parcheggiata poco più avanti.

Aprì lo sportello.

Sul sedile posteriore i suoi bambini dormivano pacifici. Due angioletti, neppure un sussulto.

Chiara tirò un respiro così profondo da sembrare appena tornata dallorlo di un abisso. Si sedette, richiuse e brontolò:
Si riparte

E fu sopraffatta da una risata. Vera, nervosa, liberatoria. Anche il tassista scoppiò a ridere, pulendosi le lacrime e ringraziando il destino che era finita solo in una grande storia da raccontare e non in tragedia.

Chiara guardò i figli addormentati e intuì una semplice verità: i genitori nella vita di tutti i giorni sono teneri, spesso stanchi, sorridenti, a volte distratti. Ma basta il minimo pericolo, e diventano leoni!

Senza dubbi, senza pensarci, senza paura. Un solo istinto: difendere!

È proprio così, lamore.

Silenzioso quando tutto va bene, indistruttibile quando si tratta dei figli.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

nine − 7 =

L’amore dei genitori: tra risate, regali in famiglia e un’avventura indimenticabile – il Natale ital…